CIAO GIACINTO

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martedì, 30 maggio 2006

IL VIAGGIO SENZA RITORNO DELLA STREGA VERON

Fino alla partita contro la Juventus a San Siro era unanimemente considerato tra i migliori centrocampisti che giocano nei campionati europei per il rendimento offerto in tutta la stagione. Poi l’ infortunio alla mezzora del primo tempo, la lenta guarigione e la forma mai più ritrovata, con il punto più basso nella notte di Villarreal, con una prestazione sconcertante anche sotto il profilo comportamentale per le continue scaramucce con Sorin. Juan Sebastian Veron era tornato quel regista sopraffino, illuminato e tecnico dei tempi della Lazio, dopo le sfortunate annate inglesi; è un calciatore che ho sempre adorato e che probabilmente solo quest' anno era riuscito ad imporsi come fulcro del centrocampo e di una squadra. Probabilmente con la Strega in forma avremmo assistito ad un altro finale nel film di questa stagione, ma è ormai inutile pensare a quel che poteva essere e non è stato. Dopo Mihajlovic e Favalli, un altro dei fedelissimi del mister lascia l’ Inter e Roberto Mancini non può gioire di questa scelta che gli apre un altro buco nel settore nevralgico del campo. Buco che sicuramente non si può coprire con Dacourt o Barone, ma servirà un altro grande interprete capace di dettare i ritmi di questa squadra e un investimento altrettanto cospicuo. Oppure si dovrà puntare su Pizarro, che potenzialmente e come caratteristiche fisiche e tecniche non è così inferiore a Pirlo, ma necessita di assoluta fiducia per esprimersi al meglio. Non dimentichiamo che l’ arrivo di Veron in prestito gratuito dal Chelsea è stato uno degli affari di mercato più rilevanti dell’ era Moratti, una scommessa vinta contro lo scetticismo di molti. Si è scontrato apertamente con Adriano e non a torto, protestando a voce alta anche davanti alle telecamere per le mancanze comportamentali del brasiliano mal accettate dal gruppo e erroneamente tollerate dalla società e dal patron in particolare. Dire che Adriano non è paragonabile a Ronaldinho e Ronaldo e che se avesse giocato in campo quanto parlato con la stampa l’ Inter forse avrebbe vinto qualcosa è purtroppo una verità. La scelta di lasciare l’ Italia non è stata fatta per soldi perché in Argentina guadagnerà un decimo di quanto avrebbe potuto fare a Milano ed è stata comunicata molti mesi fa dal giocatore. Da lì il pressing quasi riuscito della società e dell’ allenatore per rimanere ancora un anno, ma la notte di Villarreal e le sue devastanti conseguenze nell’ ambiente hanno azzerato questa prospettiva. Adios Brujita !

postato da: chico75 alle ore 14:57 | link | commenti (8)
categorie: calcio, inter, mancini, veron
lunedì, 29 maggio 2006

CAPELLO SPUTTANA MORATTI

" Prima ho incontrato il figlio di Moratti (a Lugano), mi ha chiesto un sacco di cose, ma prima dell'ultima di campionato il patron mi ha detto che non se ne faceva più niente, inventandosi la scusa dello scandalo. In realtà, siccome non è la prima volta, ho avuto l'impressione che a Moratti piaccia fare l'allenatore e così gli ho fatto da consulente anche se di solito le consulenze si pagano. Con l'Inter non s'ha da fare matrimonio, sono stato contattato non so più quante volte da Moratti, prima di Lippi e prima di Mancini. Mi vien da ridere quando leggo che l'Inter sarà più italiana con i nomi dei giocatori indicati da me". Nell’ intervista di Fabio Capello rilasciata alla Gazzetta dello Sport vengono confermate le indiscrezioni riportate da molti quotidiani sportivi che giunsero alle orecchie di Roberto Mancini, il quale nelle interviste pre e post finale di ritorno di Coppa Italia parlò da ex allenatore dell’ Inter. Poi lo scandalo che ha travolto la Juventus ha convinto Moratti a cambiare per l’ ennesima volta idea e a rinunciare ad ingaggiare il tecnico più bravo del mondo, come lo ritiene. In quei giorni anche il sottoscritto scrisse che le percentuali di permanenza del Mancio in panchina erano bassissime, avendo avuto conferma dell’ incontro di Lugano da uno dei presenti all’ incontro in terra svizzera. Tenere il mister jesino è quindi una decisione non figlia di motivi tecnici e quindi già sbagliata in partenza, come scrissi all’ epoca. Non perché non sia personalmente contento di questa situazione, ma perché è una ulteriore dimostrazione dell’ approssimazione e del dilettantismo con il quale viene gestita questa società che sarà pure pulita ma è nelle mani di chi continua a gestirla come un giocattolo.

Guarda il video cult a sinistra nella home: Il Codice da Moggi

postato da: chico75 alle ore 11:49 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, moratti, mancini, capello

PINOCCHIO D'ORO 2006

Tre campioni, tre giocatori simbolo delle tre principali squadre di serie A. Negli ultimi giorni hanno fatto a gara a chi riusciva a far passare per fessi giornalisti e soprattutto tifosi, che in realtà lo sono molto meno di quanto credono i protagonisti del nostro calcio, in campo e fuori. A chi il premio PINOCCHIO D' ORO categoria Calciatori ?

FABIO CANNAVARO

" Mi sono reso conto che forse non avevo espresso il mio pensiero in maniera chiara. Sono convinto che chi ha sbagliato è necessario che paghi. Voglio un calcio pulito, ho fiducia nella giustizia ordinaria, in quella sportiva e soprattutto nel commissario Guido Rossi".

ANDRIJ SHEVCHENKO

" Londra scelta di vita: voglio imparare l' inglese per comunicare con mia moglie e trasmettere amore ai figli "

ADRIANO

" Quando sono con la Selecao mi diverto, all'Inter no. Qui sono in un ambiente più rilassato dove tutti i compagni mi vogliono bene. Io all'Inter devo rispetto perchè ho un contratto, nella Selecao c'è maggior allegria".

postato da: chico75 alle ore 11:13 | link | commenti (4)
categorie: calcio, milan, juventus, inter, cannavaro, adriano, shevchemko
sabato, 27 maggio 2006

NON RIDATECI CIRILLO E FERRARI

 

L’ ultima volta che si parlò della necessità di inserire più giocatori italiani nella rosa nerazzurra c’ era Marcello Lippi in panchina. Dopo un’ annata iniziata benissimo e terminata fra le polemiche con la doppietta del reietto Robi Baggio contro il Parma, l’ attuale ct chiese e ottenne più potere nelle decisioni di mercato e fece giungere a Milano giovani “promettenti” come Ferrari, Brocchi, Cirillo e Pirlo, nell’ ambito di una campagna acquisti disgraziata che comprendeva anche Hakan Sukur, Vampata, Robbie Keane, Farinos e Frey. Il progetto naufragò dopo Helsingborg e Reggina già a settembre. Ora Roberto Mancini, nell’ intervista rilasciata alla Gazzetta due giorni fa in cui coerentemente ha ricordato la sua antipatia verso Moggi e la poca propensione al sacrificio di Adriano nell’ ultima stagione, rilancia lo slogan pro italiani, ma lo fa sottolineando come servano solo grandi campioni o nazionali: Grosso, Toni, De Rossi. Aggiungerei Zambrotta, Buffon e perché no FrancescoTotti. Intrighi di calciomercato e inchieste della giustizia sportiva permettendo. La personalità, lo spirito di appartenenza sono qualità importanti, ma servono solo se abbinati a caratteristiche tecniche superiori alla media, che devono servire per far fare ai nerazzurri l’ ultimo salto di qualità. Non ho nostalgia di Cirillo e Ferrari, ma di Bergomi, Zenga, Serena, Berti e Ferri, ultimi italiani campioni e vincenti, non solo per il passaporto. Datemi undici Ronaldinho e chiedetemi se sono felice.

postato da: chico75 alle ore 15:34 | link | commenti (2)
categorie: calcio, inter, mancini, lippi
venerdì, 26 maggio 2006

PERSEVERARE E' DIABOLICO

  

Un minuto e mezzo. Il tempo necessario a Massimo Moratti per chiedergli se voleva andarsene o provare a vincere qualcosa in un campionato finalmente pulito e al Chino per rispondere che fosse per lui chiuderebbe la carriera all’ Inter e che vorrebbe solo essere maggiormente impiegato. Il patron che sorride, gli allunga la mano e gli dice che per lui è pronto da tempo nel cassetto un triennale da circa 2 milioni di euro l’ anno. Poi via a parlare di vacanze, famiglia, Mancini, intercettazioni e tutto il resto. Come appena successo per la conferma del mister non conta il responso del campo, solo l’ affetto e la fede incrollabile per le sue doti tecniche ed umane. Moggiopoli ha fatto molti danni all’ Inter: infatti il patron è tornato a vestire i panni dell’ innamorato tradito dal sistema e fiducioso di vincere con i suoi modi gentili e paternalistici nei confronti dei calciatori che, visto il possibile declassamento di top club come Juve, Fiorentina e forse Milan, fanno la fila per approdare in nerazzurro dove certi stipendi possono essere tranquillamente mantenuti. Chiedere a Luca Toni che si è visto proporre un triennale da 3,5 milioni di euro netti l’ anno, il triplo dell’ ingaggio attuale. Quel che era sbagliato alla Juve era la gestione delinquenziale del sistema, non il modus operandi manageriale nella conduzione di una società calcistica. Scrissi alcuni mesi fa che il destino dava un’ altra opportunità al Chino di poter dimostrare che la sua avventura all’ Inter avesse un lieto fine: trascinarla nel cammino europeo. Purtroppo sappiamo tutti come è finita e da lì l’ ennesimo infortunio muscolare gli ha risparmiato la deriva stagionale in campionato ma anche la finale di Coppa Italia vinta grazie ai gol di Cruz. Se in nove anni, anche non per colpa solo sua, non si è mai riuscito ad imporre a Milano, bisogna prenderne atto e voltare pagina. Come dirigenza e staff tecnico avrebbero legittimamente fatto se Massimo Moratti non si fosse opposto, scavalcandoli come fa sempre e delegittimandoli, dandogli indirettamente ragione quando non ci mettono mai il viso quando la barca affonda o è in mezzo ad una tempesta. Non solo Recoba, ma anche le stucchevoli dichiarazioni di Adriano dipendono da quest’ aria di impunità ed eccessiva libertà che si respira da anni ad Appiano. Non critichiamo il brasiliano se si comporta così, ma chiediamoci perché lo hanno fatto in passato Vieri, Ronaldo, Cannavaro e molti altri.

postato da: chico75 alle ore 09:59 | link | commenti (2)
categorie: calcio, inter, moratti, recoba, adriano
giovedì, 25 maggio 2006

MATERAZZI - MANCINI, O UNO O L'ALTRO

Risvolti interessanti anche sul piano tecnico e dei rapporti fra calciatori e allenatori nelle intercettazioni. Tra queste spicca anche la richiesta fatta da Marco Materazzi al suo procuratore Alessandro Moggi nel novembre 2004. Il difensore nerazzurro gli riferisce di avere seri problemi con Roberto Mancini e di non voler più essere allenato da lui. Gli comunica la sua volontà di cambiare aria e di trovargli una nuova sistemazione già nel mercato invernale per non perdere il treno della Nazionale. La prova che i rapporti fra il difensore e il mister erano già tesi dopo pochi mesi dal suo arrivo in nerazzurro, quando l’ Inter mise in fila una serie innumerevole di pareggi e la retroguardia non si era ancora assestata. I problemi in questa stagione sono tornati a galla, a causa dell’ arrivo di Samuel che di fatto ha conquistato la maglia da titolare al fianco di Cordoba. Le indiscrezioni di un Materazzi vicino al Milan dello scorso gennaio e comunque sempre più convinto ad andarsene trovano quindi una conferma datata nelle intercettazioni della Procura di Roma. Stavolta per Massimo Moratti e la dirigenza sarà dura ricucire uno strappo divenuto col tempo sempre più grande.

postato da: chico75 alle ore 18:36 | link | commenti (2)
categorie: calcio, intercettazioni, inter, materazzi, mancini

DA UN 25 MAGGIO ALL' ALTRO

Il 25 maggio sta diventando un incubo per tutti i tifosi milanisti, come fosse una beffa crudele del destino.Solo un anno fa a quest’ ora si era alla vigilia della finale di Champions League, affrontata con i crismi dei favoriti e suffragata da un sensazionale primo tempo in cui la rete di Maldini e la doppietta di Crespo avevano già chiuso la contesa. Nella ripresa i Reds trasformarono in leggenda la finale, rimontando 3 gol in 7 minuti e vincendo ai rigori grazie a quel pazzo del portiere polacco Dudek, che visse la sua notte da leone ipnotizzando i rigoristi rossoneri. Un 5 maggio moltiplicato per 5, in diretta tv mondiale nella competizione europea più importante. Ci vollero mesi per superare quel trauma, la società ha protetto allenatore e squadra nel migliore dei modi, bisogna riconoscerlo, come non sarebbe stata capace quella nerazzurra, e l’ ottimo finale di campionato e le vittorie prestigiose contro Bayern e Lione in Champions sono figlie di questo clima. Nessun successo in bacheca, Barcellona e Juventus sul campo sono stati superiori, o almeno questo si pensava. Ora, neanche il tifoso milanista più scaramantico, avrebbe potuto pensare che il 25 maggio 2006 potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti: la pubblicazione delle intercettazioni che coinvolgono il dirigente Meani di oggi fanno scricchiolare l’ ottimismo che tuttidispensavano a piene mani come da comandamento berlusconiano e, come se non bastasse, oggi Shevchenko potrebbe chiedere ufficialmente di considerare chiusa la sua lunga e felice esperienza in Italia, per volare a Londra per una di quelle scelte di vita tipiche dei calciatori. Si evince abbastanza chiaramente che per non essere vittime del sistema e per evitare di subire altri torti, la società rossonera avrebbe fatto pressioni sui designatori per ottenere arbitri ma soprattutto guardalinee più “intelligenti”. Galliani lasciava il lavoro sporco a Meani, il quale teneva i suoi rapporti con Mazzei, designatore dei guardalinee, e Manfredo Martino, segretario della commissione arbitrale. Particolarmente felice il rossonero per la designazione di Pugliesi, evidentemente tifoso perché intercettato alla vigilia della semifinale Champions in cui auspicava che “ l’ importante è che si riesce a fare il culo a sti interisti”. Poteva mancare la politica ? Spunta un dossier presentato dal vicepresidente rossonero a Gianni Letta, con conseguente telefonata del’ indefesso Meani all’ arbitro Paparesta per informarlo e per consigliargli di telefonare a Galliani per ringraziarlo dell’ interessamento della vicenda che lo riguarda. Ora le parole dei magistrati che parlavano di grumo di potere attorno a Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina cominciano ad avere un senso. La moglie di Sheva e lo stesso ucraino potrebbero avere un motivo in più per chiedere di andarsene. Un incubo? Sì, è il 25 maggio.

postato da: chico75 alle ore 10:15 | link | commenti (9)
categorie: calcio, milan, intercettazioni, galliani
mercoledì, 24 maggio 2006

TONI, UN GOLEADOR NON UN FUORICLASSE

I più grandi club europei hanno nel settore avanzato un goleador e un fuoriclasse. Penso al Milan che ha schierato Gilardino o Inzaghi al fianco di Shevchenko, alla Juve che al genio e sregolatezza Ibrahimovic ha affiancato lo spietato bomber Trezeguet. Gli stessi campioni d’ Europa, il Barcellona, hanno un animale da gol come il camerunese Eto’o e uno, se non fuoriclasse: Ronaldinho e Messi. All’ Inter nell’ ultima stagione non c’era il goleador e, vedendo il rendimento di Adriano, nemmeno il giocatore capace di risolvere da solo le partite. Le mancate vittorie, al di là di quanto si è scoperto successivamente per lo scandalo intercettazioni, sono principalmente dipese da questo sotto il profilo tecnico. Per questo Luca Toni, capace di segnare più di 50 reti elle ultime due stagioni di serie A, all’ Inter serve. Se il suo acquisto è però in alternativa a quello di Adriano, si dovrebbe tornare sul mercato per reperire quel giocatore che ti fa vincere da solo le partite quando serve. Un Ronaldinho, un Totti tanto per intenderci. Non un Ronaldo, capace ai tempi belli di avere entrambe le straordinarie qualità e ora ottimo realizzatore. Forse un Cassano che torni a fare la differenza, recuperato sotto tutti i profili. Personalmente vedrei con favore, nonostante non abbia disputato una stagione da ricordare, l’ arrivo di Ibrahimovic, magari dopo una retrocessione in serie B della Juve che ne abbatterebbe il valore di mercato. Toni ( o Van Nistelrooy ) – Ibra o un Adriano che abbia voglia di ricominciare a lavorare seriamente non solo con Mancini ma soprattutto per l’ Inter e di questo non sono affatto convinto. Un goleador e un fuoriclasse, la formula vincente.

GRANDE NOVITA’ !!!

GUARDA LA COMPILATION!!! IL VIDEO CON I GOL DI LUCA TONI !!

postato da: chico75 alle ore 23:56 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter, nazionale, toni, video gol
martedì, 23 maggio 2006

UN GIORNO DA LIPPI: LA MIA NAZIONALE

Un giochino che tutti fanno. In questi casi si dice che in Italia ci sono quasi 60 milioni di commissari tecnici. Mi sono anche io sbizzarrito e questa sarebbe stata la mia Nazionale.

PORTIERI :

Peruzzi , Abbiati, Amelia

Non avrei convocato Buffon: è coinvolto nello scandalo scommesse e psicologicamente rischia di pagare questa situazione, in un ruolo di per sè già molto delicato. Quindi spazio a Peruzzi e una riserva che dà garanzie come Abbiati, reduce da una stagione positiva a Torino, di esperienza e abituato a subentrare in corsa da riserva. Amelia la rivelazione dell’ anno.

DIFENSORI :

Nesta, Cannavaro, Pasqual, Zambrotta, Grosso, Oddo, Materazzi, Bonera

Dietro Nesta e Cannavaro c’è il vuoto: non si può non convocarli, anche se a Cannavaro ci penserei due volte prima di confermargli la fascia. Sulle fasce a destra Zambrotta titolare con Oddo come riserva e a sinistra ballottaggio tra Grosso e Pasqual, quest’ ultimo il migliore nel suo ruolo per rendimento in serie A. Materazzi è abituato a giocare ad alti livelli e avrei portato anche Bonera, che continuo a ritenere più bravo di Barzagli e ha più esperienza in azzurro, nonostante non sia reduce da una stagione molto brillante

CENTROCAMPISTI :

Pirlo, De Rossi, Gattuso, Camoranesi, Marchionni, Maresca, Perrotta, Totti

Totti se sta bene è un centrocampista offensivo con ampia libertà di movimento. Pirlo il regista con ai lati De Rossi e Camoranesi che danno qualità e quantità. Le alternative? Tutte di primo piano. Gattuso può sostituire tranne Pirlo tutti gli altri, Marchionni si fa preferire a Fiore per il suo ottimo stato di forma negli ultimi mesi e per la possibilità di essere utilizzato come esterno, Perrotta ha fatto benissimo come incursore vice Totti e Maresca poteva essere una di quelle novità che ai Mondiali fanno saltare il banco ed in più è reduce da una grande vittoria in Uefa.

ATTACCANTI

Toni, Gilardino, Del Piero, Inzaghi, Cassano o Lucarelli

C’è da fare una scelta: si ha fiducia in Del Piero ? Se la risposta è positiva, deve essere titolare, almeno in partenza. Altrimenti si rischia di ricadere nel solito equivoco della Juve capelliana. Toni e/o Gilardino in prima fila con il capitano della Juve. Inzaghi sa entrare a partita in corso e cambiare il volto del match. Cassano: lo porterei tutta la vita, ma previa una verifica sul suo stato di forma che doveva essere fatta mesi fa, magari programmando un allenamento mirato visto che al Real non ha avuto spazio come prevedibile. Altrimenti spazio a Lucarelli.

postato da: chico75 alle ore 10:05 | link | commenti (6)
categorie: calcio, nazionale, lippi, mondiali2006
lunedì, 22 maggio 2006

SE NE VA. DOPO I MONDIALI.

Non si è dimesso nemmeno il giorno dopo Reggina – Inter in cui gridò che tutti dovevano essere presi a calci in culo da Massimo Moratti e c’era qualcuno che pensava lo facesse oggi ? In fin dei conti, ha pensato il commissario della FIGC, sul piano penale non ha alcuna responsabilità, non si può escludere per ora che il figlio procuratore indagato dalla Procura di Roma cercasse di convincere in tutti i modi, anche queli più spregiudicati, i calciatori a passare sotto la tutela GEA e su quello sportivo sostituire un ct a 20 giorni dal Mondiale avrebbe azzerato le già minime speranze di vittoria. I dubbi erano e restano sul piano morale, di una certa sudditanza psicologica subita da chi l’ aveva portato al successo. Per alcuni di noi sarebbero sufficienti per alzarsi e salutare, anche se alla prova dei fatti non so quanti lo farebbero davvero. Marcello Lippi non è fra quelli. Incassata la conferma da Guido Rossi, è subito partito al contrattacco in maniera sanguigna e un po arrogante, come è nel suo carattere. Piuttosto che minacciare querele ai giornalisti dovrebbe prendersela con chi l’ha chiamato cane al telefono e che lo ricorda come fosse capace di parlare solo di pesca e fighe. Comunque la sua permanenza in Nazionale sarà ben che vada lunga meno di due mesi. Il suo successore potrebbe anche essere quel Fabio Capello che non seguirebbe la Juve in serie B. Dopo il ct, a seguito di un insuccesso tedesco o alla prossima scadenza del contratto, tornerà nella sua Viareggio o potrebbe tentare una avventura all’ estero, magari dopo un anno sabbatico a smaltire le tossine del Mondiale. A meno che da Torino qualcuno gli chieda a furor di popolo di tornare per dimostrare a tutti che sa vincere anche senza l’ ombrello protettivo di Moggi.

postato da: chico75 alle ore 15:33 | link | commenti (1)
categorie: calcio, nazionale, lippi, mondiali2006

LA PIOVRA A DUE TESTE

Dopo che si è cercato negli ultimi 3 giorni di prendere per i capelli l’ Inter per tirarla dentro nel calderone dello scandalo, solamente colpevole per ora di aver telefonato a Pairetto DOPO che sono stati fatti i sorteggi per chiedere quale era l’ arbitro europeo designato, e aver diffuso una lista di squadre e giocatori controllati dalla GEA, senza saper distinguere tra i casi di procura vera e propria e semplice consulenza giuridica per contratti pubblicitari, siam finalmente venuti a sapere la verità di Luciano Moggi. E’ stata pubblicata oggi da QN, quotidiano del gruppo che controlla La Nazione, Il Giorno e il Resto del Carlino, a firma di Giulio Mola, volto conosciuto anche dagli appassionati delle trasmissioni calcistiche dei network privati come esperto di calciomercato. La promessa fatta dal giornalista, nella logica clientelista che è alla base del sistema Moggi, era quella di pubblicarla quando sarebbe diventato palese che tutti erano coinvolti, che tutti sapevano che il calcio andava così. Premesso che non è vero e che ci sono diversi gradi di responsabilità, e se la Juventus è sicuramente ai vertici l’ Inter ma anche molte altre sono nel gradino più basso, e che le parole di quest’ uomo vanno prese sempre con il beneficio del dubbio ( ricordate quando si vantava di aver mentito così tante volte da permettersi ormai di dire la verità ? ), la parte più importante dell’ intervista è il perché questa vicenda, che Lucianone chiama “imboscata”, è diventata di pubblico dominio: è stata una faida fra le due mafie. Non ha usato queste parole, è solo la conclusione logica che tutti possono tirare: lui e la Triade, per proteggere la Juve, si sono dovuti comportare in quel modo per non essere sovrastati dal potere economico del gruppo delle televisioni, dell’ editoria che controllavano i diritti tv, il cui rappresentante ha un nome e un cognome: Adriano Galliani. Il quale, venuto a sapere dell’ offerta fatta a Moggi da Berlusconi nel famoso incontro dello scorso settembre per passare al Milan, avrebbe fatto scoppiare il bubbone, facendo arrivare a Carraro attraverso non si sa quali pressioni sulla Procura di Torino il faldone con le intercettazioni. A questo punto si aspettò fino a fine campionato, quando la Juve era ormai sicura del titolo, per dare in pasto alla stampa le intercettazioni, con la complicità dello stesso presidente federale e del suo segretario Ghirelli. Se non si parlasse di calcio, sono i classici sgarbi e ritorsioni fra famiglie della criminalità organizzata per il controllo dei traffici di droga, delle estorsioni, degli appalti. Oppure in termini più edulcorati, è tutto partito da una amicizia tradita. Credibile? Fino ad un certo punto, perché le intercettazioni delle Procure sono partite da denunce fatte da altri almeno due anni prima se non di più , come ho abbondantemente spiegato nell’ inchiesta che trovate su questo blog “I NEMICI DI MOGGI”. E’ chiaro che nel alcio italiano esistevano ed esistono ancora due centri di potere: quello che fa capo a Moggi e quello che fa capo a Galliani e Berlusconi, quest’ ultimo pronto a tornare in pompa magna nel calcio e che finalmente ha fatto capire a tutti come sia lui a decidere come possa muoversi Zio Fester ( “ gli ho detto che non si deve dimettere dalla Presidenza di Lega “). Al commissario Guido Rossi son già arrivati due “ consigli “ dell’ ex presidente del Consiglio: la restituzione di due scudetti e la non utilità di nuove regole, specie sul conflitto di interessi. Due consigli o meglio avvertimenti. L’ omertà la fa ancora da padrone, il muro è ancora saldamente in piedi: riuscirà la Federazione Giuoco Calcio liberata ad abbattere questa Piovra a due teste ?

postato da: chico75 alle ore 11:13 | link | commenti (5)
categorie: calcio, juventus, intercettazioni, moggi, galliani, carraro, gea
venerdì, 19 maggio 2006

LA RICONOSCENZA DI LIPPI

Marcello Lippi deve tutto alla Triade e alla Juventus e non se lo è mai dimenticato. Come ogni persona riconoscente dovrebbe fare. Luciano Moggi ha sempre creduto in quell’ uomo con la faccia da attore, che ci sapeva fare più con una canna in mano che con un pallone fra i piedi. Dopo le esperienze positive a Bergamo e Napoli lo ha portato nella grande piazza, ben sapendo che senza le spalle coperte da Lucianone non ce l’ avrebbe fatta. Lo ha difeso, sostenuto, indirizzato, plasmato. I successi in Italia ed Europa, poi dopo la prima stagione negativa ha rassegnato le dimissioni, perché la Juventus non è l’ Inter e voleva togliere i dirigenti dall’ imbarazzo di doverlo mandare via. Un anno alla guida della caotica squadra nerazzurra, senza le spalle coperte, salvato nello spareggio per la Champions dall’ odiato Roberto Baggio. Poi l’ Helsingborg e la Reggina, il famoso sfogo dei calci in culo da dare a tutti, giocatori e tecnico, ma senza rinunciare ai soldi che Moratti generosamente gli dava. Anche perché lui era sempre juventino, anche quando era all’ Inter. Lucianone gli lancia la ciambella di salvataggio, dà il benservito ad Ancelotti e lo riporta in alto. Vince ancora, solo in Italia però, avendo la Triade alle spalle sta tranquillo, mai una parola fuori dal coro e tantomeno quelle parolacce che per un toscano sono un normale intercalare. Fabio Capello, quello che non avrebbe mai allenato la Juve, cambia idea in mezzora e prende il suo posto, lasciandogli la strada spianata per la Nazionale, reduce dal doppio disastro trapattoniano. Il suo mentore al telefono non crede molto in lui senza la sua figura protettiva: al telefono dice al compare Giraudo che presto si farà raccomandare come un cane e che il suo successore non parla solo di pesca e fighe. Così Lucianone ci pensa lui e non manca di dargli i suoi preziosi consigli: non far giocare Cannavaro, fai fare solo un tempo a Zambrotta, Totti deve giocare al fianco di Gilardino. Nel supremo interesse della Juventus, mica siamo ancora all' Inter d'altronde. Gli sta vicino, come un padre fa col figliolo, per evitargli di sbagliare.E Marcello Lippi cosa fa? Gli da retta, come un cane con il suo padrone, perché sa che Carraro ha chiesto al suo iper protetivo papà di seguirlo più da vicino, forse anche al Mondiale come tutor per evitargli alcune fastidiose domande dei pochi giornalisti non allineati. Perché in fondo come ha pronunciato in una delle intercettazioni, forse anche in tono scherzoso, “…lui non è mica l’allenatore”. Il problema è che questa non è una battuta di un simpatico toscano, ma l’ amara verità.

postato da: chico75 alle ore 01:00 | link | commenti (6)
categorie: calcio, intercettazioni, nazionale, moggi, lippi
giovedì, 18 maggio 2006

INTER, SVOLTA A SINISTRA

  

Dopo due anni di relativa tranquillità, torna d’ attualità il refrain della fascia sinistra senza padroni dell’ Inter. Ieri è stata la giornata dell’ ufficializzazione dell’ addio dei due giocatori che nella stagione appena trascorsa hanno occupato quel ruolo: Giuseppe Favalli, approdato al Milan, nota squadra di gerontofili del reparto difensivo, e Pierre Wome, il camerunense noto più per le sue doti nascoste che per quello mostrato in campo, che è finito in Germania tra le file dei vice campioni del Werder Brema. Ci mancheranno? Sicuramente il terzino ex Lazio e Cremonese, pur senza essere Zambrotta, ha svolto in maniera più che sufficiente il suo compito, interpretando il ruolo in maniera prettamente difensiva come richiede Mancini e come ha imparato a fare sul lato opposto Javier Zanetti. Il mister, in bilico fino a pochi giorni fa, ha potuto spingere in maniera limitata per una sua conferma che la dirigenza gli ha proposto per una sola stagione, come consuetudine per i giocatori over 30( Favalli ha 34 primavere ). Il Milan che ha come termini di paragone Costacurta e Maldini, lo considera ancora un giovanotto e gli ha proposto un biennale. E’ stata quindi una scelta di convenienza più che tecnica, visto che tra Maxwell e Serginho forse avrebbe avuto più probabilità di giocare con il primo. Wome invece è stata una scommessa di Marco Branca, che gli ha fatto firmare un contratto di un solo anno, ma ha mostrato tutti i suoi limiti che gli sono stati sempre riconosciuti relativamente alla scarsa applicazione nella fase difensiva e di concentrazione. Più che un esterno di una difesa a 4 dà il meglio di sé come laterale di un centrocampo a 5, dove può prodursi in quale inserimento offensivo sfruttando anche un tiro che a Milano non ha mai mostrato. Nella seconda parte di stagione ha trovato più spazio, ma gli errori macroscopici nella partita d’ andata contro il Villarreal o a Parma in campionato sono stati fatali. E ora? Dopo essere stato parcheggiato ad Empoli per guarire dall’ infortunio al legamento crociato, arriverà il brasiliano Maxwell, ex Ajax, un altro affare a costo zero. Un giocatore di esperienza internazionale, più a suo agio in fase offensiva, dotato di un buon fisico, ma sulle cui condizioni fisiche ci sono molti punti interrogativi. Quindi si guarda alla Nazionale per Zambrotta e soprattutto Grosso, ma solo se l’ esborso non sarà molto elevato. Altrimenti Mancini si arrangerà con Cesar, il Serginho dell’ Inter, sperando che ritrovi un po dello smalto mostrato ad intermittenza nella Lazio.

postato da: chico75 alle ore 13:06 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter, mancini, maxwell

LA VENDETTA DEGLI EPURATI: I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 5 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.

GIUSEPPE GAZZONI FRASCARA



Nel 2004 il presidente del Bologna era fianco a fianco con Antonio Giaraudo e la Juventus. La battaglia era quella contro il doping amministrativo, termine con il quale si intende sia la manipolazione di alcune voci di bilancio per migliorare i conti delle dissestate casse delle società calcistiche sia i mancati pagamenti dei debiti tributari, come Irpef, Iva, Irap o altro. Per la prima, si presuppone che le società abbiano ceduto i propri calciatori a prezzi gonfiati, per migliorare il risultato netto dell'esercizio. Questo escamotage permette ai presidenti di attenuare il rosso cronico dei club calcistici e di sborsare meno soldi nel caso di una obbligata, perché prevista dal codice civile, ricapitalizzazione della società. Un'acrobazia finanziaria che per anni ha permesso di salvare le società dal fallimento, ma che tuttavia presuppone il reato di falso in bilancio. I nemici a quel tempo erano Franco Carraro e Roma, Lazio e Parma, salvate dal fallimento dal decreto spalma debiti e dalle dilazioni per l’ Irpef ottenute grazie al governo e al deus ex machina di Capitalia Cesare Geronzi. Sempre in prima linea nella battaglia per i diritti tv, in particolare per il digitale terrestre, la sua parabola è finita malamente, con la incredibile retrocessione di un anno fa che ha avuto come conseguenza anche il fallimento della sua attività di imprenditore. Tra i primi ad essere chiamato dai magistrati di Napoli per metterlo al corrente delle macchinazioni del sistema Moggi che han portato alla salvezza della Fiorentina, è ormai un fiume in piena, tanto da ricordare come fu comprata la rielezione di Galliani alla Lega promettendo una ricca mutualità ai club di serie B. “Comanda la Piovra, che manovra il calcio non attraverso la primitiva compravendita delle partite - dice oggi Gazzoni - ma con sistemi più scientifici e raffinati. E non gratis, se no sarebbe da stupidi. Magari più avanti scopriremo operazioni estero su estero. Moggi e Giraudo sono la testa. Quanto ai tentacoli, facciamo prima a dire chi non c'entra, e cioè Moratti, Berlusconi, Cellino e il sottoscritto. Gli altri sono o complici, o alleati o sparring partner. Poi ci sono tre società - Messina, Reggina e Siena - che sono i terminali ultimi della Piovra e, al tempo stesso, i pesciolini di cui essa si nutre. Infine, ma non per importanza, arbitri e giornalisti. La verità è che avevamo paura che Moggi ci mandasse in serie B e non parlavamo”.

KARL HEINZ RUMMENIGGE 



Ex grande giocatore degli anni Ottanta con le maglie di Bayern Monaco, Germania Ovest e Inter, è ora uno dei massimi dirigenti del club bavarese. La Juventus gli soffiò Kovac a parametro zero l’ estate scorsa e pochi mesi fa cercò di ripetere la stessa operazione con il francese Willy Sagnol, provocandone la reazione stizzita . “Luciano Moggi? Un mafioso. Ha agito in modo scorretto. Non mi e' piaciuto proprio come si e' comportato nella vicenda Sagnol, parlando al calciatore nei giorni delle partite di Champions che ci vedevano di fronte alla Juve. Doveva informare noi, come da regolamento. Cosa pensa, che a Monaco siamo tutti cretini? Tutti sanno chi e' Moggi e come lavora. L'unica replica che posso fare e' ripeterne il cognome: Moggi. Basta questo per qualificarlo". Negli ultimi giorni ha avuto la conferma di quel che già sapeva.

VINICIO FIORANELLI

E’ uno tra i molti procuratori che si sono opposti e hanno presentato decine di esposti alle Procure della Repubblica contro la GEA, a seguito delle quali fu aperta una inchiesta per abuso di posizione dominante e illecita concorrenza con minaccia e violenza. Migrato in Svizzera qualche anno fa per "andarsene dal calcio italiano", dice la sua sulla Gea:" Adesso lavoro solo coi club stranieri - spiegò Fioranelli al quotidiano La Repubblica lo scorso febbraio - In Italia non esiste un mercato libero, oggi la Gea usa con prepotenza inaccettabile il potere che ha accumulato grazie ai silenzi della Federcalcio. Chi ha alzato la voce per segnalare l´anomalia della società del figlio di Moggi, il suo rapporto privilegiato con la Juve, il suo controllo sul calciomercato ha perso il lavoro. Escluso...". Secondo Fioranelli ci sarebbero state molte "vittime" illustri dello strapotere Gea, tra queste Franco Baldini:" è uno dei migliori uomini di mercato che ci sono in Italia - continua Fioranelli -la Fiorentina di Della Valle, dico la Fiorentina che sta facendo una dura battaglia con i poteri consolidati, la scorsa estate non ha potuto tesserarlo. L´avrebbero voluto, i veti sono stati più forti... poi c'è Pieroni - conclude il procuratore - disperato, ha denunciato il sistema di potere organizzato da Luciano Moggi. Poi, sempre disperato, con le case all´asta e i beni sequestrati, ha accettato l´offerta dell´Arezzo, in serie B, società vicina a Luciano Moggi. E´ tornato a fare il direttore sportivo, ha smesso di raccontare quello che sa del calcio italiano".

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mercoledì, 17 maggio 2006

LA VENDETTA DEGLI EPURATI : I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 4 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Oggi vediamo chi sono i calciatori che hanno pubblicamente attaccato lo strapotere dei Moggi.

CORRADO GRABBI



Il più esplicito di tutti è Corrado Grabbi, 29 anni, a metà dei Novanta fenomeno delle nazionali giovanili: "Moggi mi ha distrutto perché non ho mai voluto lasciare l'agente che mi prese sotto tutela a 18 anni. Ho detto più volte "no" ad Alessandro Moggi e soprattutto al padre, presente, pressante. Ricordo il primo ritiro con la juve di Lippi, nel '94. Mi avvicinarono entrambi per dirmi: "Devi passare con noi, ti facciamo avere il contratto con la prima squadra". Altrimenti? "Te ne vai". Luciano mi convocava in ufficio sincerandosi sempre che fossi solo. Impazziva per i miei "no" alle sue intimidazioni: "Ci devi andare perché te lo dico io". Non era abituato ai rifiuti. Nel 1996 Luciano Moggi mi trattenne alla Juve fino alla chiusura del calcio mercato, per il gusto di lasciarmi senza squadra. Tentò di mandarmi al Prato, dove c'era il presidente Toccafondi, amico suo. Mi presentai a Milano mezz'ora prima della chiusura delle trattative e Toccafondi mi fece una proposta troppo bassa: non accettai. Moggi mi cacciò urlando: "Grabbi, giocherai solo nel giardino di casa tua" ". Profezia avverata. Quest’ anno Grabbi sta giocando nelle file del Genoa in serie C1

STEFANO ARGILLI



"Moggi controlla tutto il mercato, per chi non fa parte del suo giro è dura”. E’ storia recente, di poche settimane fa. Non ha peli sulla lingua Stefano Argilli. Lui, bandiera storica del Siena, che in maglia bianconera ha vissuto il doppio salto dalla C1 alla A, non avrebbe mai pensato di dover "cambiare aria". "La decisione non è dipesa da De Canio nè dal ds Perinetti - racconta dalle colonne dell' "Avvenire" - quanto invece dalla Gea. E precisamente dal signor Luciano Moggi. E' lui a fare il mercato del Siena e non solo. Lo sanno tutti che la sua Gea ha le mani in pasta un po' ovunque. Del resto al calcio italiano evidentemente fa comodo un accentratore. Quello che è mostruoso nell'organizzazione di Moggi è il conflitto di interessi che si crea. Se all'interno di un club sia il ds che il tecnico sono della Gea, è normale che sul mercato acquistino solo ed esclusivamente giocatori della loro scuderia. La Gea ha grande potere sui giocatori e le società di medio-basso livello. Chi ne è fuori deve arrangiarsi e cercare di disputare grandi campionati per emergere". Poi, sulla possibilità di "favori" da parte del Siena alla Juve, Argilli aggiunge: "Credo che un ragazzo di 20 anni, nato e cresciuto nella Juve, a livello psicologico la viva male questa partita. Il fatto che il Siena abbia detto che se la giocherà è un segnale importante, ma non penso che basti... Col Siena ho affrontato la Juve sei volte: quattro in campionato e due in Coppa Italia e abbiamo sempre perso...". Per la cronaca anche l’ ultimo Siena – Juventus finisce con un eloquente 0 a 3 maturato nei primi 9 minuti di gioco, a 3 giornate dalla fine di questo campionato.

ANDREA RUSSOTTO



Andrea Russotto, ex talento della Lazio ora in forza al Treviso, ad ottobre lanciò velenose accuse: "Mi dissero `senza la Gea non avrai futuro``. Il centrocampista offensivo due stagioni fa ha lasciato il vivaio biancoceleste per tentare l`avventura in Svizzera, al Bellinzona, ma a distanza di mesi ha chiarito come andarono le cose: "A dirmelo fu addirittura un dirigente della societa` Lazio, vicino a quella scuderia di procuratori. A quel punto allora ho preferito andarmene, questo non e` piu` calcio". Nel cercare di dare un volto a quel dirigente così prodigo di consigli, alcuni hanno pensato a Giuseppe De Mita, attuale direttore generale dell’Avellino, che all'epoca dei fatti ricopriva la stessa carica alla Lazio e che aveva in precedenza lavorato anche per la Gea. De Mita negò risolutamente: "Io non ho mai parlato con Russotto, né con i suoi genitori. E, in ogni caso, mi risulta che alla Lazio, sia in prima squadra sia nel settore giovanile, ci fossero giocatori rappresentati da diversi procuratori, non solo da quelli della Gea. Penso, quindi, che Russotto possa anche piantarla di fare certe dichiarazioni".
Uscì dalle nebbie il volto del dirigente laziale che avrebbe "consigliato" ad Andrea Russotto di farsi assistere dalla Gea per il bene della sua carriera. E' l'agente del giocatore a fare il nome: "Il papà del ragazzo mi ha riferito che Riccardo Calleri due anni e mezzo fa si recò presso la sua attività commerciale dicendo «sono un emissario della Lazio. La società biancoceleste farà il contratto al ragazzo se venite con me. Se accetterete, io posso anche portarlo all’estero». Il padre del ragazzo voleva invece che fossi io ad occuparmi del ragazzo e chiese un appuntamento ai dirigenti della Lazio, inviando diverse lettere al presidente Longo, Gardini, Cinquini, Patarca e Pasini. Quest’incontro non c’è mai stato e il ragazzo, a quel punto, ha fatto le sue scelte. È stato sbagliato da parte del ragazzo dire genericamente Gea. Ma Riccardo Calleri lavora per la Gea e questo è un fatto realmente accaduto".

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martedì, 16 maggio 2006

UNA CONFERMA FATTA COL CUORE

Roberto Mancini nei giorni scorsi aveva detto che era difficile trovare un allenatore migliore di lui, non tanto o almeno non solo sul piano tecnico, e che avrebbe continuato la sua avventura all’ Inter solo in caso di piena fiducia da parte di Massimo Moratti. Oggi il patron ai cronisti ha affermato che Fabio Capello è il miglior allenatore del mondo e che conferma il Mancio per l’ anno prossimo con l’ obbligo di vincere e che si sta comportando in maniera dignitosa e responsabile in un momento difficile per il calcio. Senza dover leggere troppo fra le righe, la scelta del patron è fatta col cuore e su un piano etico e morale, non su quello tecnico. Quindi se Fabio Capello non fosse stato coinvolto in questo affaire avrebbe scelto lui. E’ una deduzione logica che difficilmente può essere confutata. Cosa dirà ora il Mancio, dal momento che il proprietario della sua squadra non lo considera il migliore possibile per allenare l’ Inter? Quante volte abbiam chiesto che le decisioni nella società nerazzurra fossero prese basandosi su altri parametri? Lo scandalo intercettazioni ha quindi condizionato le scelte tecniche di Massimo Moratti e non ho problemi a dire che il modus ragionandi è ancora quello del tifoso e non del professionista e proprietario di una società per azioni. Quindi le premesse sono per l’ ennesima volta sbagliate.

MANCINOMETRO : Le percentuali di conferma salgono ancora e ormai sono attorno al 70 %. La palla passa ora a Roberto Mancini: potrebbe nemmeno tanto clamorosamente gettare la spugna ? Non è da escludere. Solo in questo caso rientrerebbero in gioco nomi come Eriksson e Prandelli.

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LA VENDETTA DEGLI EPURATI : I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 3 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.

FRANCO BALDINI



"Quello tra Moggi padre e figlio non e' un conflitto d'interessi, e' un concorso d'interessi. Potrei citare interventi concorsuali anti-Roma sulle storie di mercato, ma e' giunto il momento che siano i calciatori a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a denunciare. Il problema e' che la famiglia Moggi vive dentro un sistema, il calcio italiano, affetto da conflitto d'interesse permanente da Galliani a Carraro". Queste le dichiarazioni di Franco Baldini nel febbraio 205, quando era già ai margini del management della Roma su pressione del direttore generale juventino che, in cambio di un interessamento per favorire l’ accordo sui diritti tv per la società capitolina, ha chiesto un atteggiamento più morbido da parte della Roma nei suoi confronti. Con il patron Sensi malato e senza più forze per condurre battaglie contro il sistema, la figlia Rosella ha cambiato rotta e se non una alleanza ha stretto un accordo di non belligeranza con la Juventus, che le aveva appena portato via l’allenatore, Zebina ed Emerson. Le sue dichiarazioni contro comportamenti strani di certi arbitri sono la goccia che fa traboccare il vaso e dalla scorsa estate uno dei dirigenti più capaci del calcio italiano è senza squadra. Alessandro Moggi e Mariano Fabiani, all’ epoca ds del Messina e grande amico di Lucianone, si autocandidano al suo posto e gli arrivi di Kuffour, Nonda e Taddei, tutti già contattati e in orbita Juventus, dimostrano che l’ aria nella Capitale è davvero cambiata. Pochi giorni fa è stato sentito dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti e sembra abbia confermato sia le accuse di Pieroni sia ricostruito il clima nel quale si è trovato a lavorare negli ultimi suoi mesi di lavoro alla Roma.

GIGI SIMONI



Con i toni educati e mai sopra le righe che gli appartengono, Gigi Simoni ha provato sulla propria pelle cosa significhi avere a che fare con un sistema che controlla il calcio, sia ai tempi del famoso anno del contatto Ronaldo – Iuliano sia l’ anno scorso quando fu fatto fuori dalla panchina del Siena per far posto a Gigi De Canio, uomo GEA. Parlò così dopo l’ esonero: “La Gea ha colpito ancora. Non capisco come un tecnico possa affidarsi alla Gea. Anche perchè, a meno che un tecnico non sia davvero bravo, è difficile non avere dei disagi. I tecnici più giovani, magari, si trovano costretti ad accettare situazioni che io non condivido. Io ho lavorato per 31 anni di seguito, da solo. Forse mi sarebbe servito solo un buon avvocato. Ma sono contento così, ho sempre deciso quello che volevo in piena autonomia, ho la coscienza a posto. Anche a me, qualche tempo fa, era stato offerto di entrare a far parte della Gea, ma ho rifiutato. Sarebbe difficile poi non essere condizionati negli acquisti, e in tutto il resto”. Gigi Simoni in Italia non ricevette più serie proposte di lavoro.

ALDO AGROPPI



Il potere di Luciano Moggi si ramificava come ampiamente visto nelle intercettazioni anche nel mondo dei media. Così il direttore generale della Juventus si serviva del suo potere per eliminare dalle principali trasmissioni televisive opinionisti scomodi o poco asserviti. E’ stato il caso di Zibì Boniek ad esempio, ma anche di Aldo Agroppi, ex allenatore costretto al ritiro per il suo essere contro e anche allontanato dal palcoscenico della tv per un ricatto della Triade. “ Se c’è lui, nessun juventino in studio…” : finì come si può immaginare. In questi giorni ha rotto il silenzio a modo suo: “ E' troppo comodo parlare ora, lo fanno tutti, anche quelli che prima sapevano e stavano zitti. Io ho combattuto quando era il momento, ci ho messo la faccia e ho pagato".

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lunedì, 15 maggio 2006

LA CUPOLA BENEDETTA E IL FUNERALE DI BARI

Il sistema di potere che è stato svelato e che ruota attorno a Luciano Moggi e alla sua corte ricorda per molti versi quello della della criminalità organizzata. Un boss riconosciuto, temuto e che controlla i destini di milioni di persone attraverso una fitta rete di affiliati e connivenze, tanto da essere addirittura visto come endemico da chi in quel territorio vive. Talmente rispettato se non adorato che chi è stato abituato a crescere e proliferare con quelle regole e quei metodi non solo non può farne a meno ma nemmeno lo vuole. Si sa chi comanda e cosa bisogna fare se si vuole stare tranquilli, se si vuole ricevere di tanto in tanto qualche regalo e sentirsi protetti in caso di sgarri del destino o di qualche avversario scomodo. “ Stai tranquillo, ci penso io” : era una delle frasi tipiche di Luciano Moggi nelle migliaia delle intercettazioni delle procure. Anche Robin Hood troppo finti per essere veri, come Sensi prima e Della Valle e Lotito poi, si sono ben presto piegati a questa logica, accontentandosi di battaglie di retroguardia per incassare più soldi dai diritti televisivi. Una allenza sinergica con l’ altro potentato di turno, quello rappresentato da Berlusconi e dal suo braccio destro Galliani, per dividersi equamente soldi e onori, in modo tale che per tutti gli altri restassero solo le briciole. Ho descritto questo clima per far capire come mai finora nessuno degli indagati si sia deciso a parlare o ammettere le proprie colpe, anche davanti a prove schiaccianti nelle quali c’è ben poco da capire. Paura ? Piuttosto convinzione che dare addosso alla Cupola prima che sia seppellita non è conveniente. Quindi tutti sulla stessa linea del boss e negare tutto, come nelle migliori tradizioni malavitose. Sperando che finisca come Tangentopoli. A proposito epocale e patetica la figuraccia fatta da Diego Della Valle in tv prima a Matrix e poi a Controcampo, sbugiardato da Di Pietro e dal direttore de Il Romanista Riccardo Luna. Sullo stesso piano vergognoso l’ex presidente del consiglio in pectore che in un baleno si dimentica di essere iper garantista e rivendica da una posizione quantomeno poco trasparente quel che non merita: se l’ imputato è lui parla di toghe rosse, se lo sono altri è giustizialista e parla di furti subiti. Non intendo parlare di giornalisti come Mughini e Sposini, che spero siano solo obnubilati dalla cieca passione bianconera quando vanno in tv a difendere e ringraziare la Triade e non siano nei pensieri generosi di Moggi. Mi voglio soffermare piuttosto sull’ atteggiamento di migliaia di tifosi bianconeri che esultano per una vittoria finta e che espongono striscioni nei quali si ricorre a citazioni machiavelliche per giustificare il loro operato. La vittoria ad ogni costo, anche calpestando la regola base dello sport e della vita: la lealtà: questa la stella polare di tutti questi, juventini e non , che temono, come ho descritto all’ inizio, che senza la Triade e forse senza la Fiat, senza il sistema insomma, tornino ad essere uguali agli altri e non più i privilegiati. Alle scene di festeggiamento, in campo e fuori, e alle solite dichiarazioni senza pudore e presuntuose di Fabio Capello, Roberto Mancini, in collegamento da SKY, ha dissentito scuotendo la testa e con un sorriso amaro che valeva più di cento commenti. A Bari non c’è stata una festa, ma il funerale di chi crede nel calcio e nello sport.

MANCINOMETRO : I cambi di opinione di Massimo Moratti sono frequenti come quelli climatici nel Nord Europa. Preoccupato dal danno di immagine che avrebbero lui e l’ Inter nel portarsi a casa un allenatore che della Triade fino in fondo è stato convinto assertore, sembra che abbia congelato la trattativa per portarlo a Milano, iniziata con uno o più incontri fra le parti nelle ultime settimane. Ciò non significa la conferma automatica di Mancini, che potrebbe anche decidere di andarsene da vincente della situazione, sia come vittorie sia come nemico di Moggi ante litteram. Probabilità in risalita, ma non oltre il 50 %.

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venerdì, 12 maggio 2006

SONO STATI NOMINATI: CHI SARA' ELIMINATO?

Queste le 41 persone alle quali è in corso di notifica l'invito a comparire emesso dalla Procura di Napoli nell'inchiesta sul calcio: Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Paolo Bergamo, Pier Luigi Pairetto, Tullio Lanese, Innocenzo Mazzini, Francesco Ghirelli, Massimo De Santis, Maria Grazia Fazi, Gennaro Mazzei, Pasquale Rodomonti, Duccio Baglioni, Ignazio Scardina, Carmine Alvino, Francesco Attardi, Fabio Basili, Paolo Bertini, Franco Carraro, Enrico Ceniccola, Gabriele Contini, Andrea Della Valle, Paolo Dondarini, Marco Gabriele, Giuseppe Foschetti, Silvio Geminiani, Alessandro Griselli, Marco Ivaldi, Giuseppe Lasco, Claudio Lotito, Leonardo Meani, Sandro Mencucci, Domenico Messina, Alessandro Moggi, Narciso Pisacreta, Claudio Puglisi, Gianluca Rocchi, Salvatore Racalbuto, Paolo Tagliavento, Stefano Titomanlio e Pier Luigi Vitelli.

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DOMANDE SENZA RISPOSTA: NEL MEZZO DI UNA RIVOLUZIONE

Sto partendo per il weekend...dopo aver saputo gli ultimi sviluppi dell'ichiesta napoletana mi sono venute spontanee queste 10 domande...ci rileggiamo lunedì..a sensazione ci saranno molte cose da scrivere..

1 – De Sanctis arbitrerà ancora una partita? Non dico dopo il Mondiale, ma proprio a partire da ora.
2 – Chi viola il regolamento sportivo scommettendo sulle partite può vestire la maglia azzurra?
3 – Riuscirà l’ormai onorevole avvocato Buongiorno, dopo aver fatto assolvere Andreotti e Bettarini, a far passare per un simpatico buontempone Luciano Moggi ?
4 – Dopo Tosatti e Biscardi, chi saranno i giornalisti che finiranno presto sputtanati ? Si parla di uno che si occupa di Inter per Mediaset e che non perde occasione per linciare Mancini reo di non essere più alla GEA e di un altro di una tv privata che si occupa di Juventus e si fa comprare con qualche cena pagata e qualche pacca sulle spalle…
5 – Ora che sono entrati in azione pure i carabinieri è ancora un pissi pissi bau bau per Galliani?
6 – Vi fa davvero pena vedere Moggi così disarmato di fronte a Staffelli di Striscia la Notizia?
7- tifosi juventini avranno il coraggio di festeggiare questo finto scudetto? A leggere gli incredibili commenti in blog come questo parrebbe di sì : http://jbc.splinder.com
8- Cosa aspetta Massimo Moratti a schierarsi, lui che si è sempre battuto per il calcio pulito? Perché i dirigenti di Lazio,Fiorentina,Udinese,Roma e Milan fanno lo stesso?
9 – Non è che il Milan va in B per la terza volta ?
10 – Fabio Capello era così all’oscuro di tutto ?

LA COPPETTA CHE SI PUO' FESTEGGIARE

Tre vittorie in manifestazioni ufficiali in due anni ( non succedeva da oltre 30 anni ), due campionati che definire almeno non condizionati o indirizzati è quantomeno difficile( quale altra squadra italiana potrà festeggiare appieno qualcosa quest'anno?), un gioco spesso convincente e una identità di appartenenza alla società e ai colori certa e provata. Dall’ altra parte della bilancia la notte di Villarreal, che lo stesso Massimo Moratti, gli addetti ai lavori e gran parte dei tifosi hanno imputato ai calciatori. Basta questo per considerare negativo il bilancio di Mancini e puntare su Fabio Capello ? Evidentemente sì, se si leggono tra le righe le parole di un mister abbastanza abbacchiato nella conferenza stampa del dopo partita, l’assenza di Facchetti e degli altri dirigenti ai microfoni della stampa e lo sguardo imbarazzato e severo del patron in tribuna durante la premiazione. Una espressione del viso che purtroppo gli interisti conoscono bene, quella che ha quando deve fare una cosa di cui non è molto convinto e che gli costa a livello personale. Come mandare via un allenatore scelto da lui. Al di là dell’ atteggiamento polemico della curva, che non mi sento di condividere ma nemmeno di condannare perché espressa nei canoni della civiltà, considero ancora che il progetto tecnico debba continuare almeno per un altro anno, non tanto perché non c’è nessuno migliore del Mancio che possa sedere su quella panchina, ma per la convinzione che con questa rosa e con questa disorganizzazione societaria nessuno, nemmeno Capello, avrebbe potuto fare meglio. Non so come stia maturando questa decisione, forse nell’ ultimo mese Moratti ha scelto di delegare la gestione manageriale ad una persona che scopriremo lunedì e che mi auguro non sia ancora Luciano Terraneo, presente all’ incontro con Capello senior e junior ( anche lui procuratore ) e figlio di Moratti in quel di Lugano la settimana scorsa e subito spifferato alla stampa. Quel Terraneo che, scaricato per far posto a Marco Branca, informò il Chelsea di una clausola contenuta nel contratto di Adriano, allora al Parma,e che costrinse l’ Inter a spendere oltre 20 milioni di euro per evitare la beffa. Ero tra i pochi che continuava a ritenere meno probabile la conferma dell’ allenatore anche in queste ultime settimane, ma continuo a sperare in qualche ravvedimento, anche perché in caso di esonero ci sarebbero altri 7-8 milioni di euro lordo da sborsare, oltre ai ricchi emolumenti richiesti da Don Fabio. Per quanto riguarda la partita di ieri, l’ Inter ha fatto valere la maggiore esperienza dei suoi uomini chiave, rischiando pochissimo contro una buona Roma infarcita come sempre di riserve ma capace di mantenere un buon livello di gioco e una personalità da grande squadra nel prossimo futuro. Restano negli occhi gli splendidi gol di Cambiasso e Cruz, senza dubbio assieme a Figo, positivo anche lui seppur molto stanco, i migliori per continuità e impegno.

MANCINOMETRO: La vittoria in Coppa non avrebbe inciso sulle decisioni. Le percentuali di conferma, dopo alcuni segnali giunti ieri sera come descritti nell'articolo, fanno propendere per ua percentuale di conferma in discesa: siamo attorno al 25 %.

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giovedì, 11 maggio 2006

TRIADE R.I.P. ! SOLO GALLIANI NON MOLLA LA POLTRONA

11 maggio 2006: l’ era della Triade, travolta dallo scandalo, è finita. Esempio di efficienza e potere per oltre un decennio, Moggi, Giraudo e Bettega escono, speriamo non solo momentaneamente, dal calcio con un marchio di infamia difficilmente cancellabile. Il titolo Juve crolla di quasi il 10% in borsa, solo il 28 giugno si insedierà il nuovo Cda. Nel frattempo nella riunione della Lega a Milano, tra tanti bisbigli e rare prese di posizione, spicca la spaccatura tra Galliani e Zamparini. Per il presidente del Palermo sarebbe necessario un azzeramento dei vertici anche della Lega per affidarne la gestione a manager esterni, ma l’ amministratore delegato del Milan frena e minimizza la vicenda intercettazioni parlando solo di “pissi pissi bau bau”. Ha parlato di nuovo codice etico, ma visto il conflitto di interessi che lo investe da anni dubito che sappia cosa voglia dire. Della auspicabile ma probabilmente effimera rivoluzione che dovrebbe attraversare il nostro calcio Galliani è uno di quelli che avrebbe tutto da perdere. Cosa aspettarsi da uno che avrebbe respinto le dimissioni di Carraro, facendo finta che l’ ex presidente federale per mesi ha nascosto l’ intera vicenda e solo l’allontanamento di Pairetto dalla Uefa lo ha costretto a renderla pubblica?

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LA VENDETTA DEGLI EPURATI: I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 2 )

ERMANNO PIERONI



25 anni nel calcio in varie piazze d’ Italia come direttore sportivo, ma è a Perugia con Gaucci che ha la sua consacrazione. Alcuni affari come quello di Nakata, prelevato a Tokyo e rivenduto alla Roma per oltre 50 miliardi, restano il suo fiore all’ occhiello. E’ il presidente dell’ Ancona fallito nel 2004 quando viene cancellato dalla geografia calcistica per truffa e bancarotta fraudolenta. “Ho vissuto in un calcio corrotto, ma ho fatto il dieci per cento di quello che ho visto, a tutti i livelli. Ho pagato stipendi in nero, ho evaso le tasse, ma per questo ho fatto 53 giorni di carcere, 110 giorni di domiciliari. E la sera dell'arresto sono andato in ospedale con 43 agenti intorno". Coinvolto in sette inchieste, viene radiato ma poi riabilitato tanto che è tornato come dirigente in serie B nell’ Arezzo. Nel febbraio 2005 decide di vuotare il sacco e lo fa con una intervista a Repubblica. L'avversario più cinico, racconta, è stato Luciano Moggi, direttore generale della Juventus. Pieroni lo chiama il pescecane. E’ il direttore sportivo del Perugia gaucciano nella famosa partita contro la Juve che decise il campionato e anche lui finisce nel libro nero di Lucianone, tanto che convince Cimminelli, presidente del Toro ma amico di Giraudo, a fare marcia indietro e stracciare un contratto già depositato in Lega per farne il nuovo ds dei granata. Ecco uno stralcio di quella intervista: “Nella primavera 2002", una per tutte, "entrai in rotta di collisione con il figlio Alessandro sulla campagna acquisti. Io lavoravo per l'Ancona in serie B, Moggi junior procurava giocatori alla Ternana. "Se mi tocchi questa squadra", gli dissi, "ti porto dal pm Guariniello". Lui: "Lascia stare i tribunali, abbiamo conoscenze importanti, possiamo farti molto male"". “Luciano Moggi riesce a controllare attraverso suoi uomini otto squadre di serie A", assicura. "In queste settimane sta facendo pressioni per entrare nella Roma: vuole togliere di mezzo il direttore sportivo Franco Baldini per sostituirlo con Mariano Fabiani, oggi al Messina. Ha messo alla Lazio un "ds" fedele, Gabriele Martino. E ci sono suoi fidati all'interno di società apparentemente nemiche come la Fiorentina di Della Valle. Ha uomini - non solo rapporti stretti, uomini - in venti club tra serie B e C. Attraverso la Gea World presieduta dal figlio, duecento tra giocatori e allenatori sotto contratto, condiziona nemici e amici. Calciatori, dirigenti, qualche presidente. È storia di queste settimane: il Siena, penultimo in classifica, ha fatto il miglior mercato d'inverno. Ha preso sei uomini di peso, persino un difensore di prima fila della Juventus, Tudor, fin lì negato a tutti. Che cosa è successo? La Gea è riuscita a far cacciare Gigi Simoni, un gentiluomo del calcio italiano, per mettere in panchina un suo assistito, Luigi De Canio. Simoni si è sempre rifiutato di entrare nel parco Gea e ora paga. Moggi, sa, è riuscito a far litigare lo storico direttore sportivo del Siena, Nelso Ricci, con il presidente De Luca: la storia del rinnovo del contratto del brasiliano Taddei. Quindi, ha piazzato al suo posto il fido Perinetti, uno che di Moggi conosce tutti i segreti. Sono pronto a scommettere: Taddei a giugno finisce alla Juventus o alla Roma. Chiedete ai procuratori Canovi e Morabito come la Gea mette sotto contratto i giocatori. Li blandisce: "Se vieni con noi ti facciamo arrivare in nazionale". Poi li spaventa. Senta Grabbi, una promessa della Juventus, uno che con la Ternana in serie B ha fatto ventidue gol. Disse no a Moggi junior perché non voleva abbandonare il procuratore che l'aveva fatto crescere e adesso è a spasso". Padre manager e figlio procuratore, continua il racconto Pieroni, hanno sferrato l'attacco frontale la scorsa estate: "Ero con l'acqua alla gola e hanno tentato di portare l'Ancona sotto la loro ala. Erano quotidianamente informati dall'ex amministratore delegato, Vincenzo D'Ambrosio, e dal direttore sportivo Pietro Tomei. Agiscono così, ti sfiancano e ti sfilano la società. Tentai di rabbonirli prendendo in prestito un attaccante del giro Gea, Jardel, un pacco brasiliano in sovrappeso di 15 chili, 650 mila euro tra prestito e ingaggio". Di lui, ad Ancona, si ricorda la bellissima moglie. "Non è bastato. D'Ambrosio incontrò a mia insaputa Alessandro Moggi a Milano. E poi offrì all'antiquario vicentino Corona - l'imprenditore che aveva in mano la garanzia Iva da 13 milioni - un milione e 200 mila euro per comprare la sua quota in società: in contanti, tutti stipati in una valigia. Corona rifiutò". Nel calcio Luciano Moggi fa quello che vuole, chiude Pieroni. "Con me si è vantato di suggerire soluzioni all'attuale presidente federale, Carraro, tutti i giorni. Ha messo in pensione Picchio De Sisti e Aldo Agroppi, allenatori ostili. Il prossimo obiettivo è zittire Boniek, uno che alla Domenica sportiva ama dire la verità. Dal suo periodo trascorso a Torino ha ereditato amici decisivi: uno è il veterinario Pierluigi Pairetto, designatore degli arbitri. Oggi Moggi ha amicizie in tutti i gradi della Federcalcio: infatti non viene mai interrogato, deferito, punito".

Tanto per precisare molte cose dette da Pieroni nel febbraio 2005 si sono effettivamente realizzate : Baldini fu messo in un angolo e poi lasciò la Roma, Fabiani si spostò al Genoa ma tornò a Messina per la vicenda della combine, mentre alla Roma c’è Pradè, molto più morbido. Gigi Simoni ha confermato che il suo allontanamento fu deciso dalla GEA, Ricci lasciò anch’ esso il Siena, Taddei finì davvero alla Roma, Boniek non fu confermato alla Domenica Sportiva e l’ amicizia di Pairetto si è scoperto fin dove si era spinta..

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categorie: calcio, juventus, intercettazioni, inchieste, moggi, gea

IL FUTURO DEL MANCIO NON DIPENDE DALLA COPPA

Come un anno fa si disputa a San Siro tra Inter e Roma la finale di ritorno di Coppa Italia, ma cambia la cornice e l’ atmosfera in cui si gioca. Previsti non più di 40.000 spettatori, tutta l’ attenzione rivolta dai mass media allo scandalo delle intercettazioni e una eventuale vittoria non potrebbe più essere considerata come la ciliegina sulla torta di una stagione in crescendo e ricca di promesse per il futuro. Infatti l’ eliminazione dalla Champions League come più volte ricordato ha scombussolato tutto l’ ambiente nerazzurro, da Moratti fino all’ ultimo dei tifosi e per questo, nonostante le rassicurazioni dell’ ultimo periodo, una eventuale affermazione questa sera non rafforzerebbe la posizione di Roberto Mancini. Il finale di stagione è stato in netto calando, fisico, tecnico e motivazionale, e le evidenti crepe nello spogliatoio con alcuni calciatori del calibro di Adriano lasciano filtrare preoccupanti spifferi che la società, come sempre poco presente, non fa nulla o non vuole fermare. Le voci su un possibile approdo di Capello sono tornate in auge, ma l’ ostacolo maggiore restano le pretese di Don Fabio che chiederebbe un sostanziale stravolgimento della rosa, con investimenti cospicui che finanziariamente Massimo Moratti non sembra possa effettuare, vista la prossima scadenza del decreto spalma debiti. Ci si aggrappa alla cabala che vede Mancini vincente per nove volte in carriera della Coppa e alle assenze di Mexes, Perrotta, Taddei e alle precarie condizioni di Totti, Chivu e De Rossi dei giallorossi. La posizione di Spalletti sembra molto simile a quella del Mancio di un anno fa, ma due sconfitte tra oggi e domenica contro il Milan ridimensionerebbero la portata dell’ impresa, salvo il terremoto che potrebbe investire la Juve e le altre indagate. Nonostante quest’ anno l’ Inter non abbia ancora battuto la Roma nei 3 precedenti ( 2 – 3 a San Siro e 1 a 1 all’ Olimpico in campionato, 1 a 1 una settimana fa in Coppa ) sono fiducioso per stasera, con il solito Cruz e lo stesso Adriano( sarà la sua ultima partita a San Siro?) chiamati a far dimenticare per una sera il problema del gol.

MANCINOMETRO: Nessuna novità, le probabilità di conferma sono attorno al 40%. Facchetti ha parlato di un contratto che scade nel 2007 per l' allenatore jesino, ma di fatto la sua situazione resta ancora traballante. Si liberasse Capello o più probabilmente Prandelli, a seguito della vicenda delle intercettazioni, probabilmente la panchina cambierebbe titolare nella prossima stagione.

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categorie: calcio, coppa italia, inter, moratti, mancini
mercoledì, 10 maggio 2006

LA VENDETTA DEGLI EPURATI: I NEMICI DI MOGGI( PARTE 1 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco i primi 3 nomi.

LUCIANO GAUCCI

Travolto dal crac finanziario del Perugia, si è rifugiato a Santo Domingo, da dove pochi mesi fa ha sparato i suoi strali contro il sistema calcio, individuando in Carraro, Moggi e Geronzi i pupari del movimento. Nel 2000 spinse i suoi giocatori a giocare alla morte l’ ultima di serie A contro la Juve, consegnando di fatto lo scudetto alla Lazio, le cui azioni erano controllate da Capitalia, così come quelle del club perugino. Da allora la dirigenza juventina lo mise sul libro nero, ma dopo la battaglia giudiziaria combattuta per il ripescaggio del Catania in serie B anche il presidente Figc gliela giurò, convincendo anche Geronzi, suo principale in ambito lavorativo, a fare altrettanto. I suoi figli, arrestati per alcuni mesi, hanno confermato agli inquirenti le accuse del padre svelando in particolar modo i rapporti con la GEA nelle cessioni di giocatori come Liverani, Blasi, Nakata e Baiocco.

ZNEDEK ZEMAN

Il grande accusatore della Juve della Triade nella vicenda doping. Le sue dichiarazioni sull’ abuso dei farmaci spinsero il procuratore aggiunto di Torino Guariniello ad aprire l’ inchiesta che fece tremare le fondamenta della società juventina. Durante le intercettazioni per scoprire l’ abuso di sostanze nocive alla salute finalizzate alla frode sportiva si è scoperto questo nuovo filone di indagine, subito trasmesso ai vertici Figc e per conoscenza alla Uefa, per evitare un insabbiamento. Memorabile una sua risposta ad una frecciata della Triade: “ Non è vero che non mi piace vincere. Mi piace farlo rispettando le regole”. Dopo essere stato dimenticato dal calcio che conta per anni, l’ anno scorso va al Lecce e fa una stagione ottima, lanciando giocatori come Vucinic, Cassetti, Ledesma e Konan. I Semeraro però lo fanno fuori, probabilmente impauriti dalle conseguenze delle continue schermaglie verbali con la dirigenza juventina.

FRANCO DAL CIN

Il nome di Dal Cin è diventato famoso per gli appassionati di calcio la scorsa estate perché coinvolto, come amministratore delegato del Venezia, nella combine con il Genoa che costò al Grifone la retrocessione in serie C e ai lagunari il fallimento e la ripartenza dalla serie C2. Dal Cin fu squalificato per 5 anni a seguito di quella vicenda. L’ apice della sua carriera trentennale lo raggiunse negli anni Ottanta come direttore sportivo dell’ Udinese quando portò in Italia uno dei brasiliani più famosi di tutti i tempi, Zico, bandiera del Flamengo e della Nazionale verdeoro. Nell’ estate del 2004 Dal Cin dichiarò ai magistrati romani che nella vicenda legata al calcio scommesse che scoppiò quell’anno gli arbitri Gabriele e Palanca erano manovrati e facevano parte assieme ad altri fischietti di una “combriccola romana” della Can legata in qualche modo alla GEA WORLD di Alessandro Moggi. Da lì partì l’ inchiesta e le conseguenti intercettazioni che la procura di Roma ha portato avanti per oltre due anni e che vedono ora indagati i vertici della GEA, Moggi e alcuni arbitri.

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categorie: calcio, juventus, intercettazioni, inchieste, moggi, zeman, carraro, gaucci

I METODI GEA DI MISTER PERCENTUALE

I più bravi, i più potenti, i più introdotti, i migliori. Il gruppo GEA WORLD diventato in pochi anni una anomalia di successo nello stantio e deregolato mondo delle procure sportive in Italia aveva un metodo di lavoro efficiente e sicuro che le procure di Roma e Napoli stanno finalmente svelando agli appassionati di calcio. Perché chi in quel mondo già lavorava lo conosceva benissimo e, non potendo fronteggiarlo, non si opponeva: se non puoi sconfiggere il nemico, fattelo amico. D’ altronde chi poteva avere delle conoscenze così altolocate come il figlio di Moggi, il figlio di Calleri, la figlia di Tanzi, il figlio di De Mita, la figlia di Geronzi che negli anni hanno fatto parte di questa società ? Cerchiamo di approfondire questo famoso modus operandi, mettendo in luce quel che di non lecito c’è e ricordando come sia in arrivo anche una sentenza dell’ Antitrust sull’ abuso di posizione dominante della stessa. Un calciatore di una piccola squadra, legato ad un procuratore di seconda fascia, disputa una stagione ad alti livelli, attirando su di sé l’ interesse di alcuni grossi club di serie A. A questo punto, uno dei procuratori legati al gruppo GEA avvicina il calciatore, gli consiglia di affidarsi a loro in esclusiva, sventolando come garanzia il nome di Luciano Moggi e di altre figure che contano del nostro calcio e facendo credere al giocatore che se passa nella loro scuderia avrà più possibilità di vestire la maglia di una grande e di fare carriera. Nello stesso momento, quello stesso procuratore prende contatti con le squadre interessate e “chiede”, nel caso di positivo esito della trattativa, un riconoscimento economico per i loro buoni uffici e per la consulenza e mediazione. Da notare che sarebbe in teoria vietato fare pressioni o avvicinare giocatori che già hanno dato la procura ad altri e ricevere soldi da altri che non siano il calciatore assistito. Senza dimenticare che questi pagamenti delle società coinvolte avvenivano in nero e quindi non dichiarati, come ha fatto notare Luciano Gaucci nel caso del trasferimento di Fabio Liverani alla Lazio. In questo caso i soldi ai procuratori entrano dallo stesso giocatore come percentuale sull’ aumento dell’ ingaggio ottenuto, da Cragnotti per la preferenza accordata e dallo stesso Gaucci per avergli fatto guadagnare una cifra superiore per il cartellino di Liverani a seguito della loro, come dire, consulenza. Di questa anomalia ne approfittava primo fra tutti Luciano Moggi, che sfruttava la GEA per decidere i destini di giocatori, allenatori e dirigenti e,a chi avesse rifiutato questo status, avrebbe approfittato per mettergli bonariamente qualche bastone fra le ruota della carriera. Evidente il conflitto di interessi e la turbativa al corretto svolgimento del claciomercato: Lucianone è sempre stato un mago nel riuscire a piazzare i giocatori da cedere ma almeno negli ultimi anni ha avuto vita ancora più facile potendo garantirsi l’ aiuto e la copertura del figlio Alessandro e della sua società. Le indagini della Procura di Napoli stanno indagando anche sulla triangolazione di rapporti tra Moggi, GEA e sistema arbitrale e su eventuali aggiustamenti di partite del massimo campionato a partire dal 2004 – 05, che, se provati, configurerebbero senza alcuna possibilità di diversa interpretazione l’ illecito sportivo conclamato. Occhi puntati quindi sulle indagini delle due Procure del centro sud: il terremoto che potrebbe squassare il calcio italiano può venire solo da lì e non da Torino, dove a pagare sarebbero solo Moggi. Mazzini e Pairetto, mentre arbitri coinvolti e Juventus se la caverebbero sostanzialmente senza troppi problemi.

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categorie: calcio, intercettazioni, moggi, gea
martedì, 09 maggio 2006

FEDELI ALLA FAMIGLIA

E’ letteralmente disgustante vedere i protagonisti del mondo del calcio non prendere posizione nella vicenda delle intercettazioni o peggio non compiere uno dei pochi atti che in questi momenti sarebbero necessari: fare un passo indietro e recitare il mea culpa. Se ci fate caso nessuno di quelli coinvolti nello scandalo ha finora ammesso come ,almeno sul piano morale ed etico, ci siano stati grave mancanze, per usare un eufemismo. Anzi, in alcuni casi, come per Antonio Giraudo, si è pure indetta una conferenza stampa aggredendo verbalmente coloro che hanno montato questo processo mediatico senza prima informarli del contenuto delle intercettazioni. Nessuno dei componenti della Triade si è dimesso, Pairetto è stato fatto fuori dalla Uefa e dalla Figc, il vice presidente Mazzini è stato privato di ogni potere, Carraro ha sì presentato le dimissioni ma non esclude di poter tornare al suo posto se ciò gli venga chiesto, naturalmente per il bene del calcio. Persino alcuni componenti della GEA, come Franco Zavaglia, sulla cui scrivania è stato trovato un appunto in cui faceva riferimento alle minacce sui calciatori per cambiare scuderia di procuratori, ha trovato il modo di dichiarare che si sono stufati di essere nell’ occhio del ciclone e che eventualmente torneranno a svolgere la professione individualmente. Sperare che almeno la maggioranza degli altri addetti ai lavori, calciatori, dirigenti e giornalisti, si indignassero e protestassero apertamente contro questo status era lecito, ma la paura di possibili ritorsioni future e forse di essere correi fa tenere posizioni di apparente garantismo. Non parlo solo di giornalisti come Tosatti e Biscardi che si sono presentati normalmente in tv a pontificare e cavalcare la polemica, senza accennare alla loro scomoda posizione, o ai loro colleghi che per fregiarsi dell’ amicizia di Don Luciano e a non perdere il posto di lavoro erano disposti a farsi dettare i pezzi da scrivere o a chiudere entrambi gli occhi. Piuttosto, se si escludono i Prandelli, i Mancini e gli Ancelotti, i dirigenti come Gardini del Treviso retrocesso, nonché i reietti del sistema, come Gigi Simoni, Pieroni, De Sisti che hanno pagato per non essersi schierati con il potentato, il silenzio ma anche le parole di stima di Adriano Galliani verso Giraudo, Moggi e Carraro sono inaccettabili. Perchè il gerente del Milan aveva bisogno di chiedere agli avvocati che comportamento tenere? Una semplice ma ferma condanna morale era così difficile da pronunciare? Oppure è piuttosto il caso di pensare che il bue non possa dare del cornuto all’ asino? Dove sono finiti Facchetti, Moratti, Della Valle, Sensi, Lotito, Lippi e i suoi nazionali? Tutti chiusi nel loro silenzio pubblico, mentre forse in privato si informano preoccupati sugli sviluppi dell’ inchiesta di Roma e Napoli e telefonano agli accusati manifestando la loro solidarietà. Perché, in fondo, da questa situazione hanno tutti da perderci qualcosa.

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categorie: calcio, intercettazioni, moggi, galliani, carraro
lunedì, 08 maggio 2006

DIMISSIONI: CADE ANCHE LA TESTA DI CARRARO !

 

Effetto domino. Il presidente della Federcalcio ha visto crollare il suo castello fatto di protezioni e connivenze con il sistema e, senza più l’ ombrello di Silvio Berlusconi al governo, è rimasto solo. Petrucci, presidente del Coni, sembra abbia avuto carta bianca per mettere sotto pressione Franco Carraro, costretto a rassegnare le dimissioni, in quanto il suo conflitto di interessi avrebbe impedito di far luce sulle vicende in esame. Sarà Abete oppure Pagnozzi, segretario del Coni, a fare da nume tutelare per la Nazionale di Lippi, sempre più solo senza le sponsorizzazioni della dirigenza juventina, della GEA e dello stesso presidente federale ? Sono le avvisaglie delle intercettazioni della Procura di Napoli o un ulteriore scandalo che riguarderebbe alcune pesanti ipotesi di reato sul bilancio economico della Figc in una inchiesta promossa dal quotidiano QS in edicola nei prossimi giorni ? Solo Adriano Galliani, per ora, sembra resti saldo al suo posto, nonostante l’ evidente imbarazzo della sua duplice posizione di amministratore delegato del Milan e presidente di Lega.

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categorie: calcio, intercettazioni, moggi, lippi, carraro

SI LAVORA SU CRESPO E CASSANO

 

Tutta l’ attenzione è rivolta agli sviluppi dello scandalo intercettazioni e agli ultimi due impegni stagionali, tra cui la finale di ritorno giovedì a San Siro. Poi sapremo quali decisioni avrà assunto Massimo Moratti, specialmente se darà continuità al progetto tecnico di Roberto Mancini e all’ attuale management coordinato da Facchetti e Branca. Il mercato però è già iniziato e l’ attenzione è al mercato delle punte, che si preannuncia molto vivace già nelle prossime settimane. Al di là della conferma o meno di Adriano, Martins e Recoba, i nerazzurri opteranno per due arrivi nel reparto avanzato. Si sono fatti tanti nomi, tra cui il sogno Henry, che ha fatto sapere di non gradire una squadra che non è nemmeno sicura di fare la Champions League, dovendo prima affrontare lo scoglio dei preliminari. I nomi su cui c’è una convergenza di idee fra lo staff tecnico e gli operatori di mercato sono principalmente due: uno è quello di Hernan Crespo, 31enne argentino del Chelsea con una lunga militanza italiana, l’ altro è quello di Antonio Cassano, il 24enne talento di Bari Vecchia, che ha vissuto un anno travagliato prima alla Roma e poi al Real Madrid che gli è costato un posto al Mondiale. Crespo ha più volte ribadito di voler tornare nel nostro Paese, ha già vestito con discreto successo la maglia nerazzurra nella stagione 2002 – 2003, quando mise a segno 16 gol in 30 partite, nonostante uno strappo muscolare che gli costò oltre tre mesi di assenza forzata. Roberto Mancini lo stima, sa che garantisce sempre un buon numero di reti, non avrebbe problemi di ambientamento ed è molto duttile. Inoltre troverebbe molti connazionali e, fattore non trascurabile, il Chelsea dovrebbe metterlo in vendita ad un prezzo non superiore ai 6-7 milioni di euro, specie se dovesse riuscire a mettere le mani su un pezzo da novanta. Nel modulo ad una punta di Mourinho si è ritagliato lo spazio di vice Drogba, giocando circa 2200 minuti in 26 presenze con 13 gol e contribuendo alla conquista del bis in Premier League. Un usato sicuro insomma, che potrebbe giocare al posto o al fianco di Adriano. Il discorso su Antonio Cassano è diverso: a gennaio sembrava possibile un suo arrivo a Milano che a conti fatti sarebbe sicuramente servito, ma Florentino Perez volle aggiungere alla sua collezione di attaccanti l’ex barese sborsando 5,5 milioni di euro alla Roma. Sovrappeso e fuori forma, sappiamo tutti come è andata a finire, tanto che in Spagna è famosa soprattutto una sua imitazione grottesca che ne mette in risalto l’ amore per le merendine e la sua irascibilità. Difficile trovi ancora posto nello scacchiere della rifondazione madridista e per questo Branca si è mosso per avere in prestito con diritto di riscatto l’ attaccante italiano che in rosa prenderebbe il posto di Martins o Recoba. Potrebbe essere l’ occasione per una rivincita in grande stile. In alternativa ecco Tavano, che però costa oltre 10 milioni nel pacchetto con il centrocampista Almiron, soldi che sembrano eccessivi per una probabile riserva. Tutto però ruota attorno ad Adriano, che se puntasse i piedi per una cessione potrebbe essere accontentato; una nuova sconfitta per una società che non sa trattenere e gestire i giocatori di maggior prestigio, salvo poi pentirsene amaramente.

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categorie: calcio, inter, mancini, adriano, cassano, crespo
domenica, 07 maggio 2006

IL COERENTE E LA BANDA DEGLI IPOCRITI

  

Tutto si potrà dire di Roberto Mancini tranne che sia uno che è omologato o servo al potere di turno, che poi da anni è sempre lo stesso.Si è sempre comportato come si sentiva, pagando in prima persona nei casi in cui, specie quando calcava ancora i campi di calcio, è andato sopra le righe. Giustamente. Ero stupito anzi che nell’ intervista pre partita di sabato avesse voluto sostanzialmente glissare sull’ argomento usando l’ arma dell’ ironia, come già successo peraltro altre volte in occasione delle punzecchiature reciproche avute specialmente con Luciano Moggi. Si è voluto togliere qualche sassolino dalle scarpe l’ allenatore dell’ Inter ? In parte credo di sì e sarebbe pure normale. Esaminando nel merito quanto detto, ha espresso un pensiero che è condiviso da tutti quelli che non sono coinvolti direttamente dalla vicenda, ossia juventini che preferisconochiudere gli occhi perché temono che dietro ci sia molto altro e addetti ai lavori , giornalisti, dirigenti e calciatori, che con Moggi hanno avuto a che fare o che in futuro potrebbero ancora avere. E’ normale avere paura e rispetto nei confronti del boss del tuo mondo, anche quando la sua era potrebbe essere finita. La colpevolezza non sta ( ancora ) nell’ illecito sportivo vero e proprio, ossia la conferma che le partite sono state comprate. Lo sdegno è nel vedere che non è stato rispettato il principio base dello sport, quello della onestà e lealtà, perché l’ intreccio che è stato smascherato dimostra senza ombra di dubbio che non tutti partivano alla pari ad inizio stagione. Condizionamenti, ricatti, giochi sporchi, malcostume diffuso sul piano morale sono acquisiti e certi. Questo basta a dar ragione a Mancini quando sostiene che sono fatti gravissimi, sui quali bisogna vergognarsi. Non c’è da aspettare altre intercettazioni, interrogatori e indagini federali che stabiliscano concretamente quanto hanno inciso quelle parole sui campionati. Bastano i dubbi e i sospetti per chi vive lo sport come un fatto sentimentale e passionale, sia per chi ci gioca sia per chi lo segue. E il dubbio su tutto il periodo di gestione della Triade è pesante: dopo la chiacchierata tra Moggi e Baldas in cui il moviolista di Biscardi si faceva suggerire chi promuovere e bocciare in una trasmissione tv che ha la credibilità di un soldo bucato, come non ricordare che nel famoso anno del mancato rigore per fallo di Iuliano su Ronaldo il designatore fosse proprio Baldas ? Tanto per citare uno dei mille esempi che si potrebbero fare su cui avere dubbi è legittimo. “Io non ci sto”: una volta di più sto dalla parte di Mancini. Edè stridente che il presidente federale, che con i protagonisti di queste intercettazioni è sempre stato legato a doppio e triplo filo, si presenti davanti alla stampa per dire che farà una indagine seria e rigorosa. Ed è stridente che il presidente della Lega, nonché amministratore del Milan e legato a doppio e triplo filo con la Juventus della Triade,si faccia consigliare da un avvocato e non si dissoci almeno moralmente da questo andazzo. Forse perché in fin dei conti a questo sistema non è estraneo? Forse perché non può o non vuole ? Aspettiamo il lavoro delle Procure, ma la condanna morale dovrebbe impedire a queste persone di lavorare ancora nel calcio e nello sport. Ma una morale ce l’ hanno ?

postato da: chico75 alle ore 21:10 | link | commenti
categorie: calcio, juventus, intercettazioni, inter, moggi, galliani, mancini

LACRIME DA COCCODRILLO

Prima l’ esultanza per i gol della vittoria. Poi addirittura la commozione al momento del giro del campo dei giocatori. Si sentono accerchiati e vittime di un complotto quando perlomeno sono stati loro a condizionare pesantemente il regolare andamento del calcio italiano da quando guidano la Juventus. Le parole del giovane Elkann fortunatamente non lasciano dubbi: comunque vada, insabbiamenti o meno, la Triade, uno dei centri di potere più inscalfibili nel nostro Paese, da domenica sera non esisterà più. Vincere lo scudetto, ora, dovrebbe essere l’ ultimo dei loro pensieri, ma anche di tutti quei bianconeri, la curva Scirea e non solo, che si sono chiaramente esposti a favore di Luciano Moggi. Sono senza vergogna o semplicemente è un modo di esorcizzare la paura? Sono i titoli di coda di un film che speriamo sia davvero finito.

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categorie: calcio, juventus, intercettazioni, moggi
venerdì, 05 maggio 2006

I TONNI CHE STREPITANO E I FAZZOLETTI BIANCHI

 

Da una parte Franco Carraro, uomo di potere e di Palazzo, che cerca di arginare un malcostume se non uno scandalo in cui lui stesso è protagonista, promettendo una giustizia sportiva serena, seria, rigorosa ed autonoma. Dall’ altra uno sconvolto e tirato Antonio Giraudo, che parte al contrattacco e lancia i suoi strali contro l’ ennesima campagna mediatica contro la Juventus, colpevole di essere ancora troppo vincente e non più protetta dagli Agnelli, che sembra un tonno che strepita perché non vuole morire. Le loro sono le due patetiche facce della seconda giornata di pubblicazione degli interrogatori che vede, giornalisticamente parlando, Gazzetta dello Sport, La Repubblica e Corriere della Sera che hanno cavalcato la vicenda, con i soli Tuttosport e La Stampa, i due giornali di Torino, in posizione più morbida se non filo juventina come per il giornale sportivo. Una lotta di potere anche questa: è probabile che ci sia schierati dalla parte che si ritiene vincente o che questa vicenda venga presa come pretesto per far pagare qualcosa a Moggi e company, che negli anni hanno controllato tutto e tutti ma si sono creati anche parecchie inimicizie. Incrementate negli ultimi anni dopo la nascita della GEA diretta dal figlio Alessandro ma legata a doppio file a Lucianone, padrino influente ma anche un po macchietta di questo mondo. Vincenti ma antipatici e sporchi, una immagine che la stessa proprietà Juve, alle prese con il rilancio della Fiat, forse non può più avallare. Qualcosa si sta muovendo, stavolta sembra che non finirà con una bolla di sapone o con un insabbiamento, perché le intercettazioni che sono in mano ai giornalisti, anche quelle secretate, saranno pubblicate giorno per giorno. Come è appena successo per Ricucci e soci in un ambito solo in apparenza molto lontano. E’ assordante il silenzio di Galliani, presidente di Lega, ma anche di Massimo Moratti e della società Inter, già tirata pesantemente in ballo per la vicenda Cannavaro in cui più di una cosa ci sarebbe da chiarire. Chi può veramente dare un segnale forte, in attesa delle istituzioni, sono i tifosi, in ogni caso la parte più sana del calcio e che non ha, forse finora, più voce in capitolo. Quella che a stragrande maggioranza ha già considerato Luciano Moggi colpevole, come si evince dal sondaggio sul sito on line de La Repubblica. Quella che già domenica spero prenda una iniziativa clamorosa, quella di disertare gli stadi o, copiando quel che accade in Spagna, sventolando migliaia di fazzoletti bianchi, protestando contro questo andazzo di connivenze tipiche del mondo finanziario e non di questo che è ancora uno sport. Si è aperta una breccia nel muro, proviamo a sfondarla.

postato da: chico75 alle ore 16:35 | link | commenti
categorie: calcio, juventus, intercettazioni, moggi

DOMANDE SENZA RISPOSTA : SPUTTANATI PER SEMPRE

1 – Come è possibile che la proprietà Juventus non licenzi immediatamente Giraudo e Moggi che, dopo la vicenda doping, hanno ulteriormente e irrimediabilmente compromesso l’ immagine della Juventus in Italia e all’ estero, al di là di salvagenti legali e archiviazioni ?
2 – Pieroni, Russotto, Argilli, Gaucci, Mancini e Zeman : allora avevano tutti ragione ?
3 – Con che faccia Tosatti e la Biscardi band si presenteranno in tv nel fine settimana ?
4 – Come vi avevo anticipato mesi fa, capito come si fanno pressioni per convincere la società a cederti ? Che Cannavaro e Moggi avessero messo spalle al muro Branca e Facchetti, troppo deboli per poter contrastare Lucky Luciano, era una verità nota a molti. Cannavaro merita la fascia di capitano in Nazionale ?
5 – Quale motivo potrebbe mai avere Moggi a decidere quali arbitri promuovere o bocciare anche in una trasmissione tv, se non un interesse personale a livello di condizionamenti e favori per la propria squadra ?
6 – Come fa Pairetto ad affermare di essere in buona fede, se anticipa addirittura le convocazioni al compagno di merende ? Quale deontologia professionale può avere Pairetto nell’ intrattenere rapporti così stretti e perlomeno inopportuni con un alto dirigente verso cui dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia e imparzialità ?
7 – Credete ancora che un arbitro sia libero da condizionamenti quando va ad arbitrare una squadra influente ?
8 – Credete ancora che la GEA di Alessandro Moggi abbia solo normali rapporti di lavoro con la Juventus e che da questo conflitto di interessi non nascano clientelismi, turbative, condizionamenti e ingerenze su giocatori, arbitri e dirigenti ?
9 – Credete che la Juventus, ma anche il Milan, abbiano in partenza le stesse opportunità di vincere degli altri ? Perché Moratti e il suo staff non si è mai davvero schierato contro questo malcostume che sicuramente conoscevano ?
10 – Ha ancora credibilità il calcio italiano ?

postato da: chico75 alle ore 11:18 | link | commenti (8)
categorie: calcio, juventus, intercettazioni, moggi, domande senza risposta
giovedì, 04 maggio 2006

UN RIMPIANTO DI NOME CRUZ

Una delle poche colpe di Roberto Mancini, come lui stesso ha riconosciuto recentemente, è stata quella di non impiegare dall’ inizio Julio Cruz in alcuni crocevia importanti della stagione, prime fra tutti la sfida di San Siro contro la Juventus e la trasferta di Villarreal. Forse certe occasioni sprecate malamente dal duo della perdizione Adriano – Martins sarebbero state sfruttare meglio, ma si sa che l’ attaccante brasiliano preferiva come compagni di reparto il nigeriano o al massimo Recoba. L’ attaccante argentino ha segnato ieri il gol numero 18, uno solo in meno di Adriano, mantenendo l’ Inter in forte calo di quest’ ultimo periodo in corsa per bissare il successo in Coppa Italia. Vittoria che comunque non avrebbe gli stessi significati dell’ anno scorso, quando, unita ad una seconda parte di campionato promettente e con buona continuità di risultati, sembrava potesse essere la base di partenza per successi di ben altro spessore che non sono arrivati. Anzi, dopo aver visto la partita ieri sera, il progetto Spalletti nella Roma sembra essere più promettente di quello nerazzurro, molto sinceramente: l’ impianto di gioco creato dal tecnico viareggino è ben riconoscibile e ha saputo sfruttare l’ handicap di assenza delle punte in punto di forza per un gioco veloce, aggressivo e letale nelle ripartenze. Dopo il gol in apertura, la squadra del Mancio ha controllato con buona disinvoltura il possesso palla avversario, legittimando il vantaggio con le occasioni di Stankovic e di Cruz nel finale di tempo. Nella ripresa la difesa, poco protetta da un centrocampo in calo fisico evidente, ha sbandato più volte e bisogna accontentarsi di un pari che lascia aperti i giochi per il ritorno. Fortunatamente il rientro di Totti sarà controbilanciato dalla assenza di Mexes, Taddei, Perrotta e probabilmente di Chivu. Sul fronte del mercato, penso che gli arrivi nel reparto avanzato terranno conto sia della delicata situazione dei conti della società sia dell’ impegno mondiale: probabilmente almeno un paio delle punte a disposizione l’ anno venturo non dovrebbero essere presenti in Germania. Per questo si lavora ad un prestito di Cassano e all’ arrivo di una prima punta che potrebbe essere anche un cavallo di ritorno come Crespo, che non costa molto.

MANCINOMETRO : Le percentuali di riconferma a mio parere restano attorno al 40%, nonostante il suo staff tecnico abbia già fatto programmi di lavoro per il ritiro estivo con Carminati, preparatore nerazzurro. La vicenda Adriano e una eventuale pesante sconfitta interna contro la Roma sono ancora nuvole nere nell’ orizzonte del futuro nerazzurro del Mancio.

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L'ORA DI CAMBIARE

Non mi ha sorpreso il contenuto delle dichiarazioni delle intercettazioni. Lavorando nell’ ambiente ed essendo venuto a contatto con almeno un paio dei personaggi coinvolti nell’ indagine, so bene metodi e modus operandi di chi professionalmente è ai vertici in questo campo. La legge del più forte e del chi si conosce, a vari livelli di importanza, è ancora il lasciapassare indispensabile per chi si vuole avvicinare al calcio e ai suoi protagonisti. L’ irrisolto e palese conflitto di interessi, fenomeno purtroppo molto italiano anche in altri settori, che vede Luciano Moggi, ma anche Adriano Galliani, come protagonisti principali è la causa numero uno per il progressivo allontanamento e disamore del pubblico dal primo sport nel nostro Paese. La mancanza di credibilità che permea l’ intero sistema e che coinvolge pesantemente sia le strutture dirigenziali di Federazione e Lega, nei quali spiccano l’ uomo di tutte le stagioni Franco Carraro e l’ amministratore del Milan, sia i due club che stanno dominando da ormai vent’ anni in serie A , sia la più grande e influente società di procuratori, la GEA WORLD, è un cancro indebellabile dall’ interno. Nemmeno Massimo Moratti, nemmeno gli altri presidenti e calciatori, possono sottrarsi a questo status, perché avrebbero più da perdere che da guadagnarci, sia a livello sportivo che a quello economico, ben più importante. Al tifoso da bar, che compra la Gazzetta ogni giorno, che va allo stadio e che sta ore a partecipare a forum su internet o a seguire le molte trasmissioni calcistiche in tv, farà un certo effetto sentire dalla voce dei protagonisti dubbi e perplessità che tutti sospettavano ma a cui non volevano o potevano credere. Il giocattolo d’ altronde è socialmente importante per un Paese come il nostro e romperlo avrebbe effetti devastanti. Si è però giunti a un punto di non ritorno, nel quale se non si interviene a fare piazza pulita si dovranno regalare biglietti e abbonamenti SKY per rivedere la gente appassionarsi a questo sport. Come i tifosi senesi e ascolani hanno dimostrato nelle ultime settimane, scagliandosi contro i loro beniamini per comportamenti in campo non propriamente limpidi e chiari. Gli stessi tifosi della Juventus dovrebbero voler sacrificare qualche scudetto in nome di una onestà morale che, limitandoci alla gestione Giraudo – Moggi, è incrinata: le ombre sulle loro vittorie recenti, a partire dall’ abuso dei farmaci per finire a quest’ ultima, sono ineliminabili. Ben vengano i nuovi stadi, biglietti meno cari e uno spettacolo tecnico più interessante di quello mediocre degli ultimi campionati, ma sarebbe sbagliato nascondere quel che è sotto gli occhi di tutti. Non ho molte speranze che si riesca effettivamente a cambiare qualcosa ( per ora ha pagato solo Pairetto licenziato in tronco per violazione della lealtà sportiva dall’ UEFA ), ma la presa di coscienza di tutti renderebbe ineluttabile una rivoluzione. Prima o poi.

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"PREFERISCO IL COLTELLO ALLA PISTOLA "

Ecco la traduzione dell’editoriale di oggi a firma di Joaquin Maroto del sito del quotidiano spagnolo AS ( www.as.com )dopo le ultime notizie sulla vicenda delle intercettazioni telefoniche che coinvolge il direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. Un articolo che in Italia difficilmente sarebbe pubblicabile, ma che riscostruisce alcune passate situazioni poco chiare del deux ex machina del calcio italiano.

Quando negozio preferisco il coltello, la pistola fa troppo rumore." La frase è di Luciano Moggi, direttore sportivo della Juventus. C'arrivano notizie di un nuovo episodio sinistro di Moggi con gli arbitri. Niente di nuovo. Moggi fu già condannato a quattro mesi ed una multa di tre milioni di lire nella sua tappa nel Torino (1991-93); il giudice considerò che le traduttrici che metteva al servizio degli arbitri erano fin troppo sollecite. Ma le avventure di questo ex impiegato ferroviere provengono anche dal passato. In 1979 ci fu lo scandalo di un Ascoli-Roma nelquale gli arbitri danneggiarono pesantemente i marchigiani. La notte prima, il braccio destro del presidente della Roma (Moggi) aveva cenato col trio arbitrale. Durante l'UEFA di 1989-90, gli avversari del Napoli temevano di giocare al San Paolo; lì gli arbitri non erano casalinghi ( nel senso italiani ), bensì perfino casalinghi. Moggi, allora, lavorava per il Napoli.
Ora è stato Raffaelle Guariniello quello che ha scoperto l’andazzo. L'ha fatto nella sua doppia condizione di pubblico ministero antidroga ed antimafia di Torino. Perse il giudizio nel quale portò ai tribunali alla Juve per abuso dei farmaci, ed ora segue l'altra via. Guariniello, la frusta della Juve. Moggi, nel frattempo, prosegue, con Fabio Capello e Giraudo, tentando di portare avanti un campionato che si è fatto complicato. Un situazione limite. Un momento di quelli nei quali Luciano Moggi schiva il suo più temibile rivale, la dietrología: la scienza che studia le cause nascoste degli avvenimenti.

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INTERCETTAZIONI: I COMPAGNI DI MERENDE

      

Tutti le aspettavamo. Ecco il link con alcuni passi delle intercettazioni della procura di Torino su Luciano e Alessandro Moggi, di Pairetto e di Mazzini, di Giraudo e Biscardi. Uno scenario consueto per gli addetti ai lavori e per tutti quelli che si interessano di calcio senza farsi accecare dal tifo. In sostanza emerge che Luciano Moggi controllasse e benedicesse le designazioni arbitrali italiane ed europee, che con il figlio Alessandro, presidente della GEA, controllasse gran parte dei trasferimenti di mercato, che avesse rapporti strettissimi non sempre di natura solo sportiva con dirigenti federali, giornalisti e procuratori, che ci sia un conflitto di interessi palese che non può non avere riflessi sull’ andamento generale del calcio italiano. Ma non era quello che aveva detto anche quel reietto di Gaucci da Santo Domingo o lo stesso Argilli in riferimento a Siena – Juventus ?

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