CIAO GIACINTO

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martedì, 12 settembre 2006

NUOVO SITO. MI TRASFERISCO SU WWW.IOSTOCONMANCINI.COM

MI SONO TRASFERITO SU:

WWW.IOSTOCONMANCINI.COM

CON MANCINI. CON L' INTER.

WWW.IOSTOCONMANCINI.COM

 

postato da: chico75 alle ore 20:47 | link | commenti (16)
categorie: calcio, inter, mancini

MOURINHO, IL GUFO INTERESSATO

Parte la Champions League e parla Josè Mourinho, che ha l’ obbligo di vincerla come Indiana Jones aveva quello di trovare il Santo Graal. Non sono bastate due Premier League in due anni più una Coppa di Lega per soddisfare il magnate russo Abramovich, che non si accontenta di dominare in Inghilterra ma vuole conquistare l’ Europa. Specie se si considera che nelle ultime due edizioni Liverpool e Arsenal, squadre dal potenziale nettamente inferiore, sono arrivate a giocarsi la finale. E’ pur vero che i Blues in entrambi i casi sono stati eliminati da coloro che poi hanno vinto il torneo, Reds prima e Barcellona poi, ma al ricco proprietario dell’ est questo non interessa. Così ha messo mano al portafoglio e ha portato a Stamford Bridge Sheva, Ballack, Cole, Bouhlahrouz, Kalou e Mikel. L’ antipatico ma vincente Josè, che una coppa dalle grandi orecchie ha già nel suo ricco palmares ai tempi del sorprendente Porto, è con le spalle al muro. L’ Inter è una di quelle società che gli piacciono molto in vista di un futuro professionale lontano da Londra, probabilmente non così lontano come potrebbe sembrare. I dirigenti nerazzurri hanno già avuto negli scorsi mesi una chiacchierata molto proficua e voci molto ben informate danno proprio Mourinho in pole position per la panchina dell’ Inter in caso di naufragio di Roberto Mancini. Le parti si sono date appuntamento in primavera per verificare le rispettive situazioni e non è un caso che nelle ultime settimane si siano succedute le sue interviste che tiravano in ballo i campioni d’ Italia. Prima la polemica per non aver vinto il campionato ed essere comunque in prima fascia nei sorteggi Champions, ora le dichiarazioni riportate oggi dalla Gazzetta dello Sport in cui li indica come la squadra favorita per la vittoria finale in Europa. Parole che sanno di provocazione e stilettata verso il Mancio: con quella rosa io vincerei. Quei giocatori che forse tra un anno potrebbero essere suoi.

 

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categorie: calcio, inter, mancini, mourinho

RICORDARE VILLARREAL

Nella conferenza stampa pre partita allo stadio Arvalade di Lisbona Roberto Mancini è partito da dove aveva finito la scorsa primavera. Dal “ submarino amarillo “, dal Villarreal e da Arruabarrena, sicuramente la pagina più brutta da quando il Mancio si è seduto sulla panchina nerazzurra. Fu completamente sbagliato l’ approccio al secondo tempo di quella partita, quando nell’ intervallo successero scintille tra Veron, Adriano e compagni, raccontate all’ esterno da quel Cristiano Zanetti che da mesi si era accordato con la Juve e fu poi aggredito dai tifosi al ritorno della successiva trasferta ad Ascoli. Sbagliarono tutti quella notte, la società, i giocatori e Roberto Mancini. Per questo non bisogna cancellare Villarreal, ma tenerla ben presente per non ripeterla. E’ un’ Inter che sembra molto diversa, sia a livello di qualità che di personalità, grazie agli innesti di giocatori di grande spessore internazionale. Proprio da uno dei nuovi, Ibrahimovic, reduce anche lui da una deludente annata europea con la Juventus, mi aspetto una grande prestazione che sia determinante per la squadra e soprattutto per il suo compagno di reparto. Adriano, salvo sorprese, dovrebbe tornare a recitare da prima punta, dando quella profondità e pericolosità che Crespo ha assicurato finora, senza svariare troppo sulla sinistra. Oltre a quelle progressioni micidiali e al tiro potente che ne fanno, o facevano, un calciatore unico. I portoghesi sono squadra ostica sul proprio campo, aggressiva, veloce e molto tecnica, ma in difesa concedono qualche sbavatura. E’ qui che il brasiliano e lo svedese dovranno essere bravi, a concretizzare le occasioni che capiteranno, limite che talvolta entrambi hanno ma che in Europa si paga ancora di più.

postato da: chico75 alle ore 10:00 | link | commenti (1)
categorie: calcio, inter, ibrahimovic, mancini, adriano
lunedì, 11 settembre 2006

MOGGI, L' UOMO NERO E I SUOI COMPLICI

“ Vi chiedo la cortesia di non farmi domande, perche' non ho la voglia ne' la forza. Mi manca l'anima che mi e' stata uccisa. Da domani saro' dimissionario da direttore generale della Juventus e da stasera il mondo del calcio non e' piu' il mio mondo”. Era il 14 maggio 2006 e Luciano Moggi in piena recita teatrale stile melodramma napoletano, con la voce rotta dall’ emozione, brandiva i giornalisti nello stadio di Bari dopo la conquista sul campo dello scudetto, poi assegnato all’ Inter. Son passato 4 mesi e, dopo essere stato condannato al massimo della pena dalla giustizia sportiva e imputato in 3 processi che devono ancora iniziare, è già tornato nella perfetta forma del passato. Quella che prevedeva bugie, prepotenza, arroganza e mezze frasi con minacce più o meno velate. Ieri Simona Ventura, in teoria ancora una giornalista e sempre teoricamente costretta ad essere impaziale e corretta, gli ha regalato una patetica mezzora in una rete anche qui molto teoricamente del servizio pubblico, in cui ha risfoderato, senza dare la possibilità di controbattere all’ unico giornalista vero in sala, ,la litania del complotto ai suoi danni e le solite accuse a destra e a manca sui veri tenutari della cupola calcistica. Da stasera Fabio Ravezzani, direttore della redazione sportiva di un network di tv private che fa capo ad Antenna3 e Telelombardia, gli darà lo scranno di opinionista principale dei fatti del weekend pallonaro. Un po come se il cavalier Tanzi fosse invitato in una trasmissione televisiva che parla di risparmio o, fatte le debite proporzioni, il folle che ha tenuto segregata per otto anni la ragazza austriaca in una trasmissione sui diritti dell’ infanzia. In fondo etica professionale, coscienza critica e rispetto del pubblico sono valori ben meno importanti dell’ audience e della sudditanza più o meno interessata verso chi, dopo tutto quello che ha fatto, può ancora permettersi di parlare di calcio.

 

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categorie: calcio, moggi, calciopoli

LE CARTE DI FIORENTINA - INTER

CAMBIASSO: IL TRENO GIAPPONESE. Puntuale nell’ inserimento dei due gol interisti. Mai in ritardo contro i centrocampisti viola. Efficace in occasione dell’ assist a Ibra.

MATERAZZI: IL CHEWING GUM SOTTO IL TAVOLO. Mancini lo appiccica a Toni e rimane così per gran parte della partita senza che qualcuno trovi il modo per staccarlo. Lo metti lì e sai che quando lo guardi lo trovi. Finchè qualcuno o qualcosa ti costringe a toglierlo.

TONI: IL TONNO LIBERATO. Preso nella rete preparata da Mancini e gettata da Materazzi. Si dispera, lotta e si sbatte fino in fondo. Quando forse sta per arrendersi la rete si apre, torna libero e fa vedere che è sempre di prima qualità.

PRANDELLI: L’ALUNNO RIMANDATO A SETTEMBRE. E’ bravo, ma non ha studiato a sufficienza. Liverani trequartista, Gobbi ala destra, nessuna marcatura su Cambiasso, difesa imprecisa. Rimedia sul finire con i due cambi, ma è troppo tardi per ottenere subito la promozione.

 

FACCHETTI: L’ANGELO NERAZZURRO. C’è ma non si vede. Ispira l’ animo degli interisti con il ricordo del suo esempio. Protegge e custodisce le speranze dei tifosi.

 

 

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categorie: calcio, inter, materazzi, facchetti, mancini
domenica, 10 settembre 2006

COMPATTI, SUPERIORI, VINCENTI

A Firenze si poteva perdere, specie alla prima di campionato e con il Milan ancora sottozero. L’ importante era dare l’ impressione di essere una squadra di personalità, solida e matura per una stagione in cui tutti ti aspettano al varco. Roberto Mancini doveva puntare su chi gli dava maggiori garanzie e così ha fatto, senza chiedersi come avrebbero reagito i vari Samuel, Grosso, Stankovic e Adriano all’ esclusione. E’ stato un successo su tutta la linea, pieno, meritato, convincente, per l’ Inter e per l’ allenatore. Per buona parte della gara la Fiorentina del tanto celebrato Prandelli è andata a sbattere sulla difesa nerazzurra imperniata su un Materazzi implacabile e su un centrocampo potente e ben affiatato, in cui Cambiasso è stata l’ arma tattica che ha deciso di fatto la partita. Sganciato da compiti di copertura grazie alla presenza di Dacourt, l’ argentino ha potuto mostrare con più lucidità le sue straordinarie qualità di incursore, senza che lo stesso tecnico viola riuscisse a trovare un rimedio. Sempre presente Crespo e Ibrahimovic già in netta crescita rispetto alle prime uscite: un gol e un intelligente assist confermano che è lui l’ uomo in più di questa squadra, il fuoriclasse che può far fare all’ Inter il salto di qualità negli ultimi 16 metri, il vero dramma dell’ anno scorso. Non può essere tutto perfetto, siamo alla prima di campionato e si giocava a Firenze. Sul piano della manovra sono ancora da trovare i giusti movimenti in fase offensiva, serve maggiore lucidità nei passaggi e una maggior copertura e utilizzo delle fasce laterali, dove Mutu e Reginaldo hanno trovato più di un varco. Sul calo degli ultimi 20 minuti hanno pesato gli infortuni di Matrix e Cambiasso e la stanchezza di un Vieira che aveva disputato due partite in 4 giorni con la sua Nazionale. Eppure c’è chi imputa a Mancini anche questo, di aver sbagliato i cambi, senza sapere che sono stati i giocatori a chiederlo. E’ proprio vero che non tutti i nemici hanno maglie diverse da quella nerazzurra, anche fra i tifosi. Se poi qualcuno pensa che questa squadra raggiungerà straordinari picchi nella spettacolarità del gioco, significa che non ha ancora compreso il pregio principale di questa Inter molto capelliana: la solidità e la potenza.

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categorie: calcio, inter, mancini
sabato, 09 settembre 2006

FIORENTINA - INTER IN STREAMING

A meno di 24 ore dalla partita non si sa ancora se SKY darà la partita in diretta. Solo in Italia può succedere una cosa del genere. Quindi, per chi non ha la possibilità di vederla attraverso il digitale terrestre oppure non vuole acquistarla da Alice, resta un’ altra possibilità: quella dello streaming. Il sito di riferimento è www.coolstreaming.us  , al centro di una battaglia legale con la stessa tv satellitare di Murdoch solo qualche mese fa dalla quale ne è uscita vincitrice. E’ necessario avere innanzitutto una buona connessione ADSL, non 56k tanto per intenderci, dotarsi di Windows Media Player 10 e di Real Player. Sul sito in questione, troverete tutte le info preliminari necessarie e soprattutto il download del Mediacenter, una sorta di consolle che contiene già il link ad una serie di tv straniere ed italiane sul web. Per poter vedere le partite del campionato italiano e non solo dovrete scaricare una serie di software come Pplive, PpStream, Tvkoo, SopCast, TvAnts i cui link vedrete nel Mediacenter stesso una volta installato nella parte bassa della home. Dopo averli installati, potete consultare lo schedale degli eventi, previa registrazione sullo stesso Coolstreaming, oppure su siti come www.rojadirecta.com , in cui trovate anche il link degli stessi software con le tv cinesi e americane che trasmettono la nostra serie. Fiorentina – Inter è trasmesso su Shanghai Sports ( contenuto nel bouquet TvAnts, Pplive, Tvkoo ), Guangdong Sports ( PpStream, SopCast, Mysee, TvAnts ), Fortune Sports ( PCast ), Shandong Sports ( PpLive ), 7Msport2 ( Pplive ). Ciccate sul canale corrispondente nel menu delle tv a disposizione dei vari software, collegandovi almeno mezzora prima dell’inizio della partita, e godetevi Fiorentina Inter, magari togliendo l’audio ed aiutandovi con InterChannel, programmi delle tv private o canali radiofonici.
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categorie: calcio, inter
venerdì, 08 settembre 2006

FIORENTINA-INTER: L' OBBLIGO DI SCEGLIERE I MIGLIORI, NON DI VINCERE

Finalmente campionato, finalmente Fiorentina. Il debutto più difficile sotto il profilo tecnico ed ambientale che ci potesse capitare è in realtà un vantaggio per Roberto Mancini, da qualunque parte la si analizzi. In caso di vittoria o di pareggio con una prestazione positiva, il morale ma soprattutto la convinzione di essere una grande squadra crescerà in maniera esponenziale, dando lo slancio per affrontare un girone di Champions in cui,se si sbaglia all’ inizio,le possibilità di recupero sono drasticamente minori. In caso di debacle, si potrà assorbire meglio la sconfitta guardando il Milan, il vero rivale per lo scudetto, ancora sotto il livello del mare, anche se l’ arbitrato CONI condonerà buona parte della penalizzazione. Sarebbe un passo falso ampiamente rimediabile, tenendo presente che comunque quest’ anno tutti i non interisti saranno sempre pronti a soffiare sul vento delle polemiche. Una vittoria della Fiorentina amplificherebbe queste voci, ma i giocatori devono essere consapevoli che sarà il leit motiv della stagione. Roberto Mancini può perdere, ma non deve fare scelte azzardate, né di schemi né di uomini. Visto che si gioca contro la Fiorentina e non contro l’ Ascoli in campo deve andarci chi da’ più garanzie. Quindi schema a rombo, che ha permesso la rimonta in Supercoppa, con Maicon , Cordoba e Crespo titolari. A far loro posto uno tra Grosso e J. Zanetti, uno tra Samuel e Materazzi e Adriano, sebbene le voci provenienti da Appiano lo diano reduce da una ottima e fruttuosa settimana di allenamenti. Scegliere chi sta meglio a livello di condizione toglie una opportunità ai cecchini di professione di sparare sul nostro mister. Spazio per tutti ce ne sarà a sufficienza, con 27 partite da qui alla pausa
invernale.E’ bene ricordare che il Franchi per i nerazzurri è un campo stregato: una sola vittoria negli ultimi 17 anni e i viola sono sempre andati a segno nella gestione Prandelli sul proprio terreno. Se a ciò aggiungiamo le motivazioni extra calcistiche per l’ affaire Toni e Calciopoli, aspettiamoci un arrembaggio all’ arma bianca nella prima mezzora. E’ probabile che se riusciremo ad arginarlo, tornare a casa con un risultato positivo sarà molto più facile.

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categorie: calcio, inter, fiorentina, mancini
giovedì, 07 settembre 2006

DONADONI HA MENO COLPE DI LIPPI

Non potevano cambiare le cose in quattro giorni. E’ stata una sconfitta tanto netta quanto inevitabile che però non pregiudica le nostre possibilità di qualificazione. Perdere in Francia il 6 settembre senza aver cominciato il campionato, altra conseguenza negativa di Calciopoli, ci sta: la lotta sarà con Scozia e Ucraina e su di loro si dovranno fare i calcoli. In questo caso il calendario ci dà una mano proponendo subito la nostra sfida con gli ucraini e i transalpini per gli scozzesi: il 7 ottobre potremmo già aver ripreso in mano la situazione. Roberto Donadoni, a cui va concesso un periodo di apprendistato come accaduto ai suoi predecessori, non può inventarsi una condizione fisica ed agonistica che non c’è, non avendo mai visto all’ opera i suoi calciatori in una serie di partite ufficiali. Non è un caso che anche la Spagna, con un sola giornata di Liga alle spalle, sia crollata a Belfast contro l’ Irlanda del Nord. Si può discutere sulla scelta di inserire Semioli o di far entrare Inzaghi troppo tardi, ma viste le prestazioni dei vari Zambrotta, Cannavaro, Grosso, Gattuso, Perrotta e Cassano sperare di fare meglio nel catino parigino era difficile. A pesare sulla Nazionale non sono le capacità o l’ esperienza dell’ ex tecnico del Livorno, o meglio non solamente. Come non ricordare lo sdegnoso ed egoistico rifiuto di Marcello Lippi di proseguire il lavoro così brillantemente portato avanti ai Mondiali quando c’era una nazione intera a chiederglielo, lasciando Rossi ed Albertini nei guai a metà luglio? Sapeva, forse troppo bene, delle insidie del girone di qualificazione agli Europei e che salto nel buio sarebbe stato cambiare la guida tecnica dopo aver vinto una manifestazione così importante. La sua conoscenza del gruppo lo avrebbe aiutato a gestire al meglio la sbornia post Berlino, sapendo già su quali nuovi innesti puntare e da dove ripartire in relazione ai punti fermi nello schema e nella formazione titolare. Invece ci troviamo di fronte ad un cantiere aperto che inevitabilmente ci costringerà ad affrettare i lavori. Con il rischio che, senza le giuste fondamenta, il castello crolli alla prima folata di vento.

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categorie: calcio, nazionale, lippi, donadoni
mercoledì, 06 settembre 2006

STILE INTER

postato da: chico75 alle ore 15:13 | link | commenti (1)
categorie: calcio, inter, facchetti

SE PAPARESTA PAGA PIU' DI GALLIANI E CARRARO

Cornuto e mazziato. Non è bastato essere stato chiuso da Giraudo e Moggi nello spogliatoio dopo Reggina - Juventus, senza prima essersi sorbito le loro offese e minacce e poi poterlo denunciare, aver dovuto telefonare per scusarsi e confessare a Borrelli e alla Procura di Napoli che per far carriera nel mondo arbitrale non si poteva andare contro alla Juve. Gianluca Paparesta, arbitro dichiaratamente piegato al sistema, si prende nel processo dell’ Associazione arbitrale altri 8 mesi di squalifica che, sommati ai 3 che gli ha inflitto la Corte Federale per omessa denuncia, fanno 11 mesi tondi tondi. Campionato finito ancora prima di cominciare e l’ avvertimento, nemmeno tanto velato, di non farlo più. Non di essere accondiscendente col potente di turno, ma di parlare e cercare di fare luce sul marcio del calcio in Italia. Perché se Carraro, presidente FIGC, come da intercettazioni, scomoda persino il ministro dell’ Interno affinché con Moggi faccia pressioni sulla sua rielezione o se dice chiaramente al designatore che è necessario dare una mano alla Lazio, viene condannato dai giudici che lui stesso aveva nominato a pagare una multa di 80.000 euro. Perché se Galliani, parlando con il kamikaze Meani, da lui profumatamente pagato per i suoi servigi con oltre 300.000 euro l’ anno, lo appoggia nelle sue pressioni per l’ elezione di alcuni vertici arbitrali o per la designazione di guardalinee amici, viene condannato a nove mesi di inibizione e comunque vola in Spagna per trattare Ronaldo. Non che l’ arbitro internazionale di Bari meritasse una pena più leggera, anzi, ma quel che sconcerta e disgusta è che chi ha il coraggio di alzare la testa trova sempre sulla sua strada chi, con nomi e volti diversi, gliela ricaccia sotto la sabbia. Vedere e dimenticare, sapere ma negare. Sempre. Poi si fanno inchieste sui perché siano crollati gli abbonati in Italia…

postato da: chico75 alle ore 10:14 | link | commenti (2)
categorie: calcio, milan, carraro, calciopoli
martedì, 05 settembre 2006

COS'HA PROMESSO DELLA VALLE A TONI?

Oppure c’è ancora qualcuno che crede che Luca Toni sia rimasto volentieri a Firenze ? Alle dichiarazioni riportate oggi dal quotidiano La Nazione fatte dal centravanti a Londra alla presentazione del palinsesto SKY, che parlavano di una permanenza in viola almeno fino a gennaio, hanno replicato le classiche smentite ufficiali da parte dello stesso giocatore. In questi casi ci si chiede se il giornalista si sia inventato sua sponte lo scoop. Succede in alcuni casi, ma spesso si tratta di confidenze fatte a microfoni spenti o fatte filtrare dal procuratore che vuol mandare determinati messaggi a destinatari più o meno individuabili. Probabilmente questo è uno di quei casi e ci riporta direttamente al triangolo più chiacchierato dell’ estate Toni - Moratti – Della Valle. Inter e Toni avevano trovato l’ accordo molto prima del Mondiale, ma i rapporti fra le due società, su due fronti opposti nella vicenda Calciopoli, si sono incrinati a tal punto da far saltare il trasferimento. A tutto questo ha contribuito anche la sentenza della Corte Federale che ha riportato in A i viola e alla certezza del proprietario della Fiorentina che, o ricorrendo al TAR o attraverso un accordo in sede di conciliazione, aveva scommesso su una penalizzazione meno pesante di quella odierna, come alla fine sarà. Sono bastate queste convinzioni a far tornare nei ranghi Toni e fargli abbassare l’ ascia di guerra? Sicuramente no. Un adeguamento dell’ ingaggio e la promessa che se in futuro fosse arrivata un’ altra offerta economicamente importante, anche non al livello di quella nerazzurra, sarebbe stata presa in considerazione. Le parole di Londra, vere o suggerite da qualcuno, nonostante la smentita, servivano proprio a ricordare che almeno una di queste promesse non era stata ancora mantenuta.

postato da: chico75 alle ore 15:16 | link | commenti (5)
categorie: calcio, inter, toni
lunedì, 04 settembre 2006

IL CAMPIONE, IL PRESIDENTE, L' UOMO

Sarti, Burgnich, Facchetti…Per quelli che sono stati come me adolescenti negli anni Ottanta e Novanta, avari di grande soddisfazioni, cresciuti a pane e Inter in una famiglia nerazzurra, i ricordi del nonno e della mamma partivano sempre così. Negli anni Sessanta la formazione tipo era ancora un dogma immutabile, come i numeri sulle maglie, le partite alla domenica pomeriggio e i giocatori bandiera. Quanta invidia per chi aveva vissuto il ciclo della Grande Inter di Angelo Moratti, di Italo Allodi, di Helenio Herrera e di quei campioni che ho scoperto poi nei libri, nelle videocassette in bianco e nero che periodicamente venivano messe in commercio, come se riscoprire il passato fosse la spinta per dimenticare il presente e guardare al futuro con ottimismo e fiducia. Mi sedevo e ascoltavo, a bocca aperta, i loro racconti e la mia fantasia di bambino volava. Di Giacinto Facchetti mi dicevano che aveva inventato il ruolo di terzino goleador con le sue continue discese sulla fascia, i suoi cross, i suoi gol. Tutti i terzini sinistri che puntualmente venivano ad occupare quel ruolo nell’ Inter non erano lontanamente paragonabili a quell’ elegante atleta che spese tutta la sua carriera in nerazzurro. Che era sempre corretto in campo e fuori, che era stato espulso solo una volta ma per un eccesso di protagonismo dell’ arbitro. Quelli come me hanno conosciuto il Facchetti dirigente, riportato nell’ Inter da quel Massimo Moratti con cui ha condiviso la giovinezza, le gioie e i dolori degli anni Sessanta e Settanta. Ricordo anni fa le contestazioni alla società che aveva nei ruoli chiave gli ex giocatori di quella Grande Inter, ritenuti troppo compiacenti e troppo poco competenti per riportare l’ Inter al livello del Milan berlusconiano e della Juve degli Agnelli. Ricordo anche che prima di diventare presidente era l’ ambasciatore dell’ Inter nei rapporti con l’ Uefa e la Fifa, esempio di uomo leale, onesto, corretto, pacato, di classe. Un vero signore, nell’ aspetto e nei comportamenti, che non amava mostrarsi ma che sapeva prendere la scena solo con la sua presenza. Ricordo che quando divenne presidente ero poco convinto che Moratti davvero delegasse a lui le scelte più importanti ma ero fiero che occupasse quella poltrona lui, un vero interista. Come Peppino Prisco, come lui uomo d’ altri tempi e dall’ altro stile. Sapevo della malattia che lo aveva colpito e ne ero rimasto rattristato, avendo perso da pochi mesi un amico per lo stesso male incurabile, sapevo che non ce l’ avrebbe fatta. Ho provato rabbia e sconcerto quando personaggi a lui nemmeno accomunabili l’ hanno tirato in ballo nelle intercettazioni, lui, uomo lontano come la sua Inter da ogni truffa, da ogni slealtà, da ogni illecito, da ogni prepotenza. Ora provo la stessa commozione di tutti quelli che hanno questa squadra nel cuore e non mi sorprende che lo stesso sentimento sia comune ai tifosi di altri colore. Facchetti non era solo il campione o il presidente. Era l’ uomo da rispettare perché onesto ed educato. Al di là di qualunque bandiera. Proprio lui, una delle bandiere più belle dell’ Inter.

postato da: chico75 alle ore 19:37 | link | commenti (3)
categorie: calcio, inter, facchetti

ADDIO E GRAZIE GIACINTO

E' stato il simbolo di un' Inter vincente e onesta, leale e corretta, educata e con stile. Lo stile Inter che soprattutto negli ultimi mesi ci ha fatto capire quanto siamo differenti dagli altri e sentire orgogliosi di appartenere a questa maglia e a questa società. GIACINTO FACCHETTI non poteva che essere INTERISTA.

postato da: chico75 alle ore 16:29 | link | commenti (2)
categorie: calcio, inter, facchetti

QUANDO IL MERCATO LO FA DIO

 

C’è chi ha lasciato Torino per Madrid perché la moglie voleva abitare in un posto di mare ( Zidane ). Chi la lasciato Milano per Londra per imparare l’ inglese ( Shevchenko ). Chi ha rifiutato Montecarlo perché non c’era un ranch per i cavalli amati dalla figlia ( il turco Okan, ai tempi dell’ Inter ). Non è così raro accettare o rifiutare un trasferimento per i motivi più strampalati da parte dei calciatori, famosi o meno che siano, ma la storia di Lee Young Pyo è proprio da raccontare. Il terzino sinistro sudcoreano, che era in campo contro l’ Italia nella disfatta nippo coreana di 4 anni fa, gioca nel Tottenham con buon risultati, dopo una esperienza altrettanto positiva nel Psv Eindhoven. Era stato scelto da Rosella Sensi e Daniele Pradè per sostituire Cufrè come terzino nella Roma della nuova stagione e avevano trovato l’ accordo sia con la società londinese che con il procuratore del ragazzo. Addirittura era stato già prenotato il volo per l’ indomani. Poi nella notte nei sogni del religiosissimo Lee si era palesato Dio che gli aveva consigliato di non andare a Roma; telefonata riparatrice, contratto stracciato, giallorrossi senza l’ esterno sinistro. Sicuramente non era un Dio cristiano perché altrimenti non si spiegherebbe il no alla città del Papa, anche se nessuno è profeta in patria. Un caso isolato? Macchè. Anni fa capitò una cosa simile a Marcello Lippi, appena arrivato alla corte di Massimo Moratti a Milano. In quegli anni, per chi non se lo ricorda, nell’ Inter giocavano due nigeriani: Nwankwo Kanu, protagonista della famosa operazione al cuore e tornato miracolosamente al calcio giocato, e Taribo West, difensore fisicamente impressionante, ma un po fuori dalle righe, sia in campo che fuori. E’ noto a molti come in quei giorni West, alle prese con una conversione mistica che lo porterà anche alla predicazione, chiese un incontro con Lippi per parlare del suo futuro a Milano. Si presentò con una lunga tunica e con la Bibbia in mano. Disse al futuro ct campione del mondo che Dio gli aveva detto che doveva rimanere all’ Inter. Con il solito graffiante humour toscano l’ allenatore gli rispose che stranamente a lui non aveva detto nulla. Risultato: andò al Milan. Non tutti ascoltano Dio.

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categorie: calcio, inter

SE LO SQUILIBRATO NON POTEVA CHE ESSERE INTERISTA

La notizia è che Gianluca Galliani, famoso per essere sempre a fianco del padre che esulta come uno scalmanato nelle partite del Milan, è stato aggredito mentre cenava a Portofino, mica ai bagni Piero di Loano. La precisazione, che la Gazzetta dello Sport non ci fa mancare in prima pagina, è che non era solo uno squilibrato ma uno squilibrato tifoso dell’ Inter. Non poteva essere altrimenti. Nell’ estate in cui Guido Rossi è interista e ha dato lo scudetto alla sua squadra del cuore e in cui ci sono molti ignoranti, purtroppo solo ignoranti e non squilibrati, che pensano che Calciopoli sia stata una macchinazione di Massimo Moratti e di Tronchetti Provera con le intercettazioni, il tifoso interista si trova al centro di un tiro al bersaglio che ora è pure superiore a quello subito dagli juventini nei primi 2 mesi di questa triste vicenda. Al di là della campagna mediatica orchestrata da chi era coinvolto nell’ inchiesta per spostare l’ attenzione sugli altri, dalla dirigenza Juve vecchia e nuova alle reti Mediaset passando per la Fiorentina del “povero” Della Valle, il casus belli è stato dare lo scudetto all’ Inter. Scudetto che per dovere di cronaca la maggioranza degli stessi supporters nerazzurri non voleva e che è stato a norma di regolamento assegnato da una commissione nominata ad hoc e che ha agito sulla base dell’ interpretazione delle norme Uefa. Senza una squadra campione l’ Italia avrebbe perso un posto in Champions League. Naturalmente di questo “piccolo” dettaglio tutti si sono dimenticati. Spazio allora ad avvocati, allenatori, calciatori, attori, ballerine e chi più ne ha più ne metta: basta dire che lo scudetto è stato ingiustamente e proditoriamente dato all’ Inter che ci scatta l’ intervista di ordinanza, specie sul Tuttosport. Con questo clima entriamo nell’ ultima settimana che precede l’ inizio della stagione e dappertutto ( tv, quotidiani, radio, internet ) si parla della crisi di Adriano, dell’ incostanza di Ibrahimovic, dei problemi di abbondanza, della mancanza di un regista, di Grosso che non sarà mai più quello del Mondiale, perfino dei rimpianti per le cessioni di Martins e Pizarro e del mancato arrivo di Ronaldo. Addirittura ci si ricorda solo del primo tempo della Supercoppa contro la Roma e non si fa più accenno alla rimonta della ripresa. Mettiamoci l’ elmetto e andiamo alla guerra: Calciopoli, senza esserne coinvolti, la pagheremo cara più noi del Milan.

postato da: chico75 alle ore 09:28 | link | commenti (4)
categorie: calcio, inter, galliani
venerdì, 01 settembre 2006

RONALDINHO-MILAN: TRATTATIVA CHE NON ESISTE

Quale modo migliore per far digerire ai tifosi rossoneri un mercato senza il grande nome e l’ arrivo di Ricardo Oliveira al posto dei vari Ibrahimovic, Henry, Eto’o, Drogba e Ronaldo? Far credere, con la complicità di canali di informazione più o meno consapevoli e informati, che aver ingaggiato l’ attaccante brasiliano del Betis Siviglia che ha come procuratore Roberto de Assis, fratello di Ronaldinho, sia un modo per ottenere fra un anno una sorta di pole position per acquistare il fuoriclasse blaugrana. La realtà è molto diversa. Innanzitutto proprio oggi sul quotidiano spagnolo Sport lo stesso procuratore ha affermato che non ha mai fatto riferimento alla possibilità che vesta la maglia rossonera, semplicemente perché una trattativa non è mai esistita e il giocatore sta benissimo a Barcellona. Anzi i campioni d’ Europa e di Spagna, attualmente il club numero 1 al mondo, sono pronti a ridiscutere e prolungare il contratto che ha già scadenza nel 2011. Il presidente Laporta ha in mano il giocatore più famoso del pianeta, che con il suo sorriso e le sue magie incarna l’ ideale del calcio, una macchina da gol e da soldi, nonché il suo erede Lionel Messi: non avendo problemi economici e avendo appena ottenuto un plebiscito per la sua rielezione, pensate che abbia anche solo pensato a discutere una sua cessione al Milan? Sottolineare una lite tra Ronaldinho e Rijkaard e prenderlo come spunto per riaffermare che sia un ulteriore segnale di rottura verso i blaugrana e apertura verso i rossoneri, come ha fatto certa stampa, non è altro che la riproposizione dello stesso atteggiamento tanto criticato dalla società di via Turati e dagli stessi giornalisti italiani tenuto dai media spagnoli nella vicenda legata a Kakà e al suo passaggio al Real. Spazzatura insomma.

postato da: chico75 alle ore 16:46 | link | commenti (7)
categorie: calcio, milan, ronaldinho

NO A RONALDO: IL GRANDE SACRIFICIO DI MORATTI

Ora qualcuno crede che in realtà la trattativa per far tornare Ronaldo a Milano sia stata solo una invenzione giornalistica. Non è stato così, anzi il brasiliano è stato davvero sul punto di fare il percorso inverso rispetto a 4 anni fa. Chi si è tirato indietro? Cosa ha fatto saltare quello che sarebbe stato il trasferimento dell’ estate? Dalla Spagna i giornali vicini al Real parlano di un mancato accordo fra il Fenomeno, che chiedeva lo stesso trattamento economico garantitogli dal Milan, e la società di via Durini come causa principale del fallimento delle trattative. Pur nella complessità di un contratto con un giocatore che è ancora uno dei nomi più importanti del calcio mondiale, risulta difficile credere che Moratti e il suo staff si possano essere fermati davanti ad un problema di ingaggio. In realtà è stata proprio il patron a fare marcia indietro, facendo uno dei più grandi sacrifici da quando è subentrato a Ernesto Pellegrini. Scartata l’ ipotesi del semplice scambio di prestiti da parte delle merengues, la dirigenza blanca ha proposto la stessa formula che ha portato Reyes in Spagna e Baptista in Inghilterra: un duplice diritto di riscatto per trasformare a fine stagione i prestiti in acquisti veri e propri. In considerazione dell’ età e del potenziale ancora inespresso di Adriano, lo staff operativo nerazzurro pretendeva che il suo centravanti fosse valutato in maniera più importante dal punto di vista economico rispetto al campione del Real Madrid, che va verso i 30 anni e ha una storia clinica alle spalle sempre a rischio ricadute. Mijatovic e Baldini non hanno ceduto, valutando addirittura maggiormente il proprio giocatore rispetto all’ Imperatore. A questo punto è parso chiaro a tutti che un accordo sarebbe stato impossibile e Massimo Moratti ha ordinato lo stop alle trattative, anche in considerazione del poco tempo a disposizione prima della chiusura del calciomercato. Una scelta sentimentalmente difficile per lui, ma tecnicamente ed economicamente corretta per il bene dell’ Inter: si può ragionevolmente dire che il Moratti dirigente ha avuto la meglio sul Moratti tifoso. Finalmente.

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giovedì, 31 agosto 2006

RONALDO - ADRIANO: NON SI FA

Nessun accordo tra i club e trattativa chiusa. Bocciato sia lo scambio di prestiti da parte del Real sia la cessione definitiva dei due giocatori più conguaglio da parte della società di Massimo Moratti che non voleva perdere definitivamente Adriano. Il responsabile delle relazioni esterne della Saras, azienda della famiglia del petroliere nerazzurro, ha smentito ogni trattativa. Personalmente ritengo che la società nerazzurra abbia fatto bene a non perdere il controllo del cartellino di un giocatore come l’ Imperatore che ha 6 anni e molti guai fisici in meno di Ronaldo. Come scritto in precedenza, l’ ipotesi dello scambio con due prestiti senza diritti di riscatto era stata bocciata dal Real fin da subito.

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RONALDO-ADRIANO: SI TRATTA AD OLTRANZA

Come avevo anticipato il Real Madrid ha detto no all’ ipotesi dello scambio di prestiti. Secondo notizia di agenzie si punterebbe alla cessione di entrambi i giocatori. Il Real Madrid sembra avere la meglio nella trattativa, non essendosi mosso dalla richiesta di Adriano più un conguaglio in milioni di euro tra i 10 e i 20 milioni di euro. L’ Inter però starebbe cercando in tutti i modi di negoziare una clausola che permetterebbe di riprendere Adriano ad un prezzo stabilito fra un anno.

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RONALDO ENTRO LE 19, ADRIANO ENTRO MEZZANOTTE

La sessione di calciomercato che sta per terminare chiude ad orari diversi in Italia e in Spagna, chissà poi perché, essendo ormai il calciomercato di dimensioni globali. In ogni caso se l’ Inter raggiungerà un accordo con il Real Madrid, dovrà depositare il contratto in Lega entro le ore 19 di oggi, mentre per il passaggio di Adriano al club allenato da Fabio Capello c’è tempo fino alle ore 24. C’è da segnalare uno strano silenzio dei principali media spagnoli sulla vicenda, non si sa se interpretabile come la quiete prima della tempesta oppure per mancanza di indizi certi sul buon esito della trattativa. Marca e AS sono i due giornali sportivi di Madrid . il primo dedica solo 4 righe alla trattativa tra Inter e Real parlando generalmente come di uno dei possibili fronti aperti di mercato delle merengues, mentre il secondo non ha ancora aggiornato l’ articolo di questa mattina in cui parlava della telefonata di Massimo Moratti di ieri per trattare lo scambio. Secondo AS sarebbe necessaria una contropartita economica a favore del club iberico per arrivare ad un accordo che comunque viene definito come probabile, mentre i nerazzurri avrebbero proposto solo uno scambio di prestiti con diritto di riscatto. Solitamente i media spagnoli soffiano sul fuoco nelle trattative che ritengono importanti ed è per questo che sembra strana questa loro inattività, seguita alla anticipazione di ieri sera di Radio Cadena Ser, solitamente molto bene informata sugli acquisti di casa Real. Smentita sia la presenza di Ronaldo su un aereo in arrivo a Milano alle ore 18 e poco fondamento anche quella che potrebbe posticipare lo scambio al mercato invernale. Intanto mancano ormai meno di 3 ore…

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RONIE-ADRI: MORATTI CONFERMA.ECCO LA SOLUZIONE

La dichiarazione di Massimo Moratti di pochi minuti fa diffusa dall’ ANSA lascia aperto più di uno spiraglio al clamoroso scambio fra i due brasiliani. “Tutto può essere ma le cose non dipendono solo da noi. Noi non stiamo spingendo, è un qualcosa che è in aria da un po di tempo ma non credo che si possa concludere entro stasera”. Fra le righe viene esplicitamente confermato che la trattativa esiste e che sta andando avanti. L’ Inter è interessata perché è seduta al tavolo delle trattative e sta ascoltando le proposte del Real Madrid per giungere ad un accordo che accontenti le molte parti in gioco. Se è vero infatti che né Ronaldo né Adriano disdegnerebbero un cambio di maglia, come anche i rispettivi allenatori Fabio Capello e Roberto Mancini, si sta lavorando ad una ipotesi molto più complessa di un semplice scambio di prestiti, ipotesi scartata fin dall’ inizio dalle merengues. Si va verso la fissazione di un diritto di riscatto molto alto per il Real se volesse tenersi fra un anno Adriano oppure verso una compensazione economica di Massimo Moratti da versare al Real come incentivo per accettare il semplice scambio di prestiti, ossia un prestito oneroso solo per la parte nerazzurra. Intanto Julio Baptista è andato ufficialmente all’ Arsenal in uno scambio di prestiti con l’ Arsenal con diritto di riscatto per entrambi. La strada è forse segnata.

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ADRIANO - RONALDO: LO SCAMBIO E' SERVITO!!!!

Lo avevo scritto. Al di là delle dichiarazioni ufficiali su Ronaldo si è continuato a trattare. Lo ha fatto il Milan, lo ha fatto l’ Inter. La società rossonera non ha voluto inserire Kakà nella trattativa né versare i soldi richiesti dal Real Madrid. L’ Inter invece aveva una pedina che Fabio Capello ha sempre voluto allenare: Adriano. La radio Cadena Ser squarcia a tarda sera il velo sul clamoroso intreccio di mercato che porterà prima Reyes dall’ Arsenal alle merengues in cambio dell’ attaccante Julio Baptista e 3 milioni di euro. In questo modo si libera un posto per un extracomunitario: l’ ostacolo al trasferimento dell’ imperatore Adriano viene a cadere. La notizia è stata ripresa dall’ ANSA e dalle edizioni on line dei principali media del mondo, ma, mancando l’ ufficialità, intoppi sulla trattativa Reyes – Baptista o clamorosi dietrofront sono ancora possibili. Proprio nelle ultime ore Massimo Moratti e Roberto Mancini si erano espressi in maniera convinta sulla sua permanenza a Milano, ma le sibilline parole di Ronaldo da Montecarlo facevano presagire che qualcosa di grosso stesse bollendo in pentola. Il Fenomeno aveva l’ atteggiamento di chi da una parte professa amore eterno alla moglie flirtando nel contempo con l’ amante. I tifosi nerazzurri nella notte hanno letteralmente invaso i siti delle agenzie di stampa internazionali e i forum di tifosi interisti, spaccandosi letteralmente a metà su questo clamoroso ritorno di uno dei giocatori più amati ed odiati allo stesso tempo. Quel che è certo e che personalmente mi lascia perplesso è che quando un giocatore del calibro di Adriano, 24enne, lascia l’ Inter per trasferirsi in un club importante come il Real difficilmente tornerà indietro. Toccherà allo staff medico della società milanese, all’ ambiente societario con Moratti in testa, che si gioca tutto il credito che aveva ripreso in questa campagna acquisti, e allo stesso Ronaldo dimostrare che non si è trattato di un clamoroso abbaglio dettato dalla nostalgia.

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mercoledì, 30 agosto 2006

BRAIDA - GALLIANI, TURISTI PER CASO?

Ronaldo, o quel che ne resta, e Ricardo Oliveira, non Lulù ma quasi. Prima ancora Buffon, Zambrotta, Henry, Eto’o, Ibrahimovic, Sobis. Cosa succede a Galliani e Braida, considerati dopo Moggi e Giraudo la coppia di dirigenti più capace e determinata del calcio italiano e ora sbeffeggiati in terra di Spagna non solo dalla dirigenza del Real Madrid ma anche dal vulcanico numero uno del Betis Siviglia? La mannaia di Calciopoli e il conseguente cazziatone privato di Berlusconi per il danno di immagine al Milan non può spiegare questa impasse e questa confusione nella individuazione degli obiettivi della società rossonera sul mercato. Dire che un altro Shevchenko non esiste è da un lato vero perché ha caratteristiche uniche, essendo una seconda punta che sa giocare al calcio e fare una trentina di gol a stagione, ma dall’ altro lato esistono altri attaccanti potenzialmente capaci di non farlo rimpiangere. Ibrahimovic era sul mercato, così come lo è Tevez, tanto per fare due nomi a caso. Invece, come ha dichiarato nel pomeriggio Ancelotti, o Oliveira o niente. 15 milioni di euro più lo svizzero Vogel è una valutazione sicuramente importante per un calciatore che finora si è dimostrato inferiore ad Inzaghi e Gilardino, paragonando gol fatti e trofei vinti. Quindi perché spendere così tanto per chi sulla carta è destinato a partire in seconda fila nel valzer delle punte? Acquistare Ronaldo a 25 milioni, accettandone tutti i rischi del caso, a questo punto era probabilmente più conveniente a livello tecnico ed economico: se raggiungesse anche solo il 70% del Fenomeno che fu sarebbe più decisivo di un Oliveira al 100%. Pronto a cospargermi il capo di cenere se il brasiliano di Andalusia di Oliveira avesse solo il cognome.

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UN ALTRO GONZALEZ PER L'INTER

Un altro argentino all’ Inter. Non è Camoranesi, ma Mariano Gonzalez, 25enne ala destra, da due anni in Italia nelle file del Palermo. La società nerazzurra, vista l’ impossibilità di raggiungere il brasiliano Mancini e il campione del mondo juventino, ha rivolto le sue attenzioni sull’ esterno che seguiva da tempo e che aveva chiesto a Zamparini già lo scorso gennaio nel mercato invernale. Allora il patron rosanero aveva detto no, ma, dopo l’ arrivo di Diana e quello probabile di Semioli, non c’era più spazio per Gonzalez, bocciato anche dallo stesso Guidolin che lo aveva avuto nella sua prima annata a Palermo. L’ argentino ha dunque una seconda possibilità per dimostrare le sue doti che, nelle sue stagioni al Racing Avellaneda e con la Nazionale Olimpica che sconfisse l’ Italia ad Atene, erano sembrate davvero notevoli. Ala veloce e tecnica, dotata di un ottimo dribbling e di un pericoloso tiro dalla distanza, ha patito più di altri il suo ambientamento con il calcio italiano, con 30 presenze e 2 gol nell’ ultimo campionato, partendo però spesso dalla panchina. Roberto Mancini ha così un’ arma in più nel suo arco, che gli consentirà di far rifiatare Luis Figo quando il fuoriclasse portoghese ne avrà bisogno. Non sono ancora noti i termini dell’ accordo tra le due società, ma l’ annuncio ufficiale dovrebbe essere dato già nella mattinata di oggi. Salvo colpi di scena difficilmente pronosticabili, Gonzalez chiuderà la campagna acquisti in entrata dei campioni d’ Italia, che ora penseranno a sistemare Coco, Carini, Choutos, Cesar e uno tra Burdisso e Andreolli.

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martedì, 29 agosto 2006

RONALDO CON I PIEDI IN DUE SCARPE

L’ occasione è stata la serata a Montecarlo per ritirare il premio Golden Foot e lasciare le impronte dei suoi piedi sulla Promenade dedicata agli altri grandi campioni del presente e del passato del calcio mondiale. La vicenda Ronaldo, come avevo anticipato, non è chiusa, nonostante le dichiarazioni dell’ altra sera del presidente Calderon. La stampa spagnola oggi riporta le parole dell’ attaccante brasiliano che dichiara che rimarrà a Madrid ancora per molti anni, senza alcun accenno a quanto leggiamo oggi sui nostri quotidiani sportivi. Le parole di apertura verso un ritorno a Milano, sebbene un po forzate, non sembrano solo di cortesia, anche se siamo molto lontani dal clima che aveva preparato il suo addio all’ Inter. Non ha scatenato una guerra stavolta Ronaldo, tiene semplicemente il piede in due scarpe, in modo tale da non pregiudicare il rapporto con i tifosi del Bernabeu se dovesse rimanere. Il Milan avrebbe alzato l’ offerta economica, portandola ad una cifra superiore ai 20 milioni di euro, senza però mettere sul piatto della bilancia Kakà. Prima di accettare gli spagnoli dovrebbero essere sicuri di avere in mano una alternativa credibile e il nome sarebbe quello del francese Trezeguet. L’ Inter non si sarebbe spinta oltre un semplice scambio di prestiti per un anno con Adriano, ma la dirigenza merengue avrebbe chiesto anche il diritto di riscatto sull’ Imperatore. Giustamente il Real è il Real e non può rilanciare un calciatore facendolo tornare un campione e poi riconsegnarlo ai nerazzurri riprendendosi Ronaldo con un anno in più. Massimo Moratti sembra tentato, ma teme molto l’ idea di vedere esplodere lontano da San Siro Adriano. La situazione in queste ore si fa sempre più interessante e i fuochi di artificio potrebbero esplodere molto presto. Non saprei cosa augurarmi. Certo che i tifosi che hanno ancora negli occhi quel che fece in maglia nerazzurra, nel bene e nel male, sanno che non sarà facile perdonare e abituarsi al diverso modo di giocare, da centravanti d’area, del brasiliano.

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lunedì, 28 agosto 2006

MANCIO, L'ESECUZIONE E' SOLO RIMANDATA

Riponete i fucili, per questa volta. C’erano già giornalisti e tifosi schierati e con il mirino puntato su Roberto Mancini legato mani e piedi alla porta difesa da Toldo a San Siro, per lo più bendato e girato di spalle. Quale modo più vergognoso e più ottuso per iniziare la stagione prendendosela con il solito allenatorino presuntuoso e incapace, sbeffeggiato dal fenomenale Spalletti? Che, tanto per puntualizzare, se fossi il suo presidente si sarebbe preso un sonoro cazziatone perché, se la squadra non poteva reggere certi ritmi, doveva impostare la partita diversamente e non bruciare tutte le energie in 45 minuti. Succede poi che viene rimontato uno 0 a 3 creando almeno 10 limpide occasioni da rete e che il merito sia solo dei singoli, mentre per la figuraccia del primo tempo solo dell’ allenatore. Equilibrio e onestà intellettuale per favore. Non me la aspetto dai tifosi avversari e fintanto nemmeno da giornalisti ai quali Mancini non regala biglietti nè mette a disposizione barche o appartamenti per i weekend come normalmente succede in serie A. Però da quelli che si dichiarano interisti sicuramente sì, specie nei confronti di un allenatore che forse non sarà Capello, Ancelotti, Prandelli o Spalletti, ma che negli ultimi due anni negli almanacchi e quindi per la storia ha vinto 5 titoli. Cosa che all’ Inter NON è la regola, ma assomiglia molto ad un miracolo. Per quanto riguarda la partita contro la Roma, è indubbio che nel primo tempo non ha funzionato nulla, non solo in difesa dove Materazzi e Grosso in particolare sono lontanissimi da una forma accettabile e Samuel e J. Zanetti non sono molto più brillanti. Il problema era riuscire a tenere la palla davanti, perché né Adriano né Ibra si proponevano come punti di riferimento, consentendo agli avversari di recuperare palla, ripartire velocemente, prendendo d’ involata centrocampisti e difensori che erano troppo fermi sulle loro posizioni lasciando scoperto molto campo. Giallorossi comunque impeccabili, a dimostrazione che l’ anno scorso si sono gettati semi importanti. Nella ripresa con lo spostamento di Figo sulla trequarti, di Ibra a mezzapunta sinistra e con Maicon a spingere a destra e Crespo a fare il centravanti, la musica è cambiata. Mosse di Mancini, obbligate quanto si vuole perché peggio sarebbe stato impossibile fare ma comunque decisive. Tra l’ altro se il mister schiera Adriano sbaglia perché non è in forma e se lo tiene fuori è colpevole per la sua involuzione e dimostra che non conta su di lui. Comunque fa sbaglia insomma. Io mi tengo l’ ennesima emozionante vittoria, lascio lavorare la squadra e l’ allenatore fiducioso per la stagione che andremo ad affrontare. Guardo l’ erba del vicino e scopro che la Juve è in B e appena stata eliminata dal Napoli prendendo un gol al 122’, il Milan è sull’orlo di una crisi di nervi per la punta, la Fiorentina spera di salvarsi e la Roma dura 45 minuti. La mia erba mi sembra più verde.

 

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IL TRIDENTE, SALVATAGGIO PER ADRI

Si è dato da fare, ma non ha brillato. Si è mosso molto, ma non ha mai tirato nello specchio della porta. Ha cercato l’ intesa con Ibra, ma non si sono trovati mai. Voleva iniziare la stagione con un gol decisivo, ma quando è uscito l’ Inter si è risvegliata e il suo sostituto ha subito trovato la via della rete. Non si può dire che Adriano abbia vissuto una bella serata a San Siro sabato, fatto purtroppo nell’ ultimo anno e mezzo gli capita piuttosto frequentemente. Cosa può fare Roberto Mancini per farlo tornare a essere protagonista? Prima di tutto è il brasiliano che si deve “aiutare”. Il fisico imponente non gli consente di trovare rapidamente una buona condizione di forma, anche se è pur vero che qualche chiletto in eccesso deve ancora essere smaltito sui campi della Pinetina. Sudare, sudare, sudare. Tatticamente poi è sotto gli occhi di tutti che il giocatore non può considerarsi una prima punta alla Toni, alla Trezeguet o appunto alla Crespo: non sa giocare spalle alla porta, gli piace partire da lontano dove si sottrae alle marcature e può puntare gli avversari in progressione, almeno quando ne ha le forze. Quindi Ibrahimovic con lui si trova in difficoltà perché non ha un punto di riferimento davanti che faccia da boa e sponda per le sue giocate. Idem dicasi per la squadra che non ha profondità offensiva e sabato non riusciva a tenere una palla davanti, favorendo le ripartente in velocità degli uomini di Spalletti. Un tentativo potrebbe essere quello di provare lo svedese come trequartista, ruolo che è nelle sue corde e che lo libererebbe dall’ ansia da gol, dietro all’ argentino e appunto Adriano. In questo modo potrebbe assecondare la sua natura partendo dalle fasce e puntando palla al piede i difensori avversari. Chi sacrificare? Uno tra Stankovic o Figo e, soprattutto vedendo la prestazione del portoghese, ora non sembra possibile. Ora. La stagione è lunga e un patrimonio come il brasiliano deve essere recuperato in tutti i modi. A meno di clamorose sorprese entro il 31 agosto.

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venerdì, 25 agosto 2006

I RETROSCENA DELL' AFFAIRE BUFFON

Non ci fosse stato Calciopoli Gigi Buffon sarebbe già diventato il nuovo portiere del Milan. Questa è la verità che tutti sanno e che anche lo stesso portiere campione del mondo nell’ ultima intervista rilasciata a Repubblica ha di fatto confermato. La decisione di lasciare Torino l’ aveva già presa lo scorso inverno quando faticava a riprendere dall’ infortunio alla spalla patito nel Trofeo Berlusconi. Christian Abbiati l’ aveva sostituito più che degnamente e sia Capello che Moggi erano soddisfatti del suo rendimento tanto da considerare la presenza di Gigi non più indispensabile per continuare il ciclo di vittorie. Inoltre il bilancio in rosso, in assenza dei soldi della proprietà, necessitava almeno una cessione illustre e il nome scelto era proprio quello del portiere. Il quale non aveva per nulla gradito sia la mancata difesa della società nel periodo del suo difficile rientro dalle accuse di svogliatezza e scarsa concentrazione per il suo amore con Alena Seredova, sia un paio di battute al veleno mezzo stampa di Fabio Capello, che tra l’ altro usò forse troppa cautela nel rilanciarlo in campo. Il suo procuratore Martina così bussò alle porte di Inter e Milan: Branca ed Oriali si dimostrarono interessati al suo ingaggio, ma dissero di avere altre priorità nel rafforzamento della squadra, specie davanti e a centrocampo in caso di addio di Veron. I rossoneri, alle prese con la scarsa forma di Dida e forte del rapporto preferenziale con la dirigenza juventina, trovarono un accordo con entrambe le parti che prevedeva un esborso in denaro, attorno ai 20 – 25 milioni di euro, più la cessione definitiva di Abbiati. Poi scoppiò Calciopoli che finì per rimescolare il tutto: spazzati via i vertici della Juve e Fabio Capello, veramente ad un passo dal sostituire Mancini prima del dietrofront di Moratti, e il Milan a rischio serie B fino a poche settimane fa. Il Mondiale ha riproposto Buffon come il miglior portiere del mondo e, tornato da Berlino, visto l’ esempio di Del Piero e Nedved, ha scelto di restare ancora un anno in bianconero, contro il volere del suo procuratore. La società ha apprezzato questa scelta, ma ancora non sa se sarà costretta a cederlo per motivi di bilancio e in quel caso, come detto proprio a La Repubblica, il giocatore non si opporrebbe. Alcune settimane fa infatti si è mosso direttamente il patron nerazzurro, informando il giocatore che in caso di cessione loro avrebbero presentato una offerta di assoluto rilievo e chiedendogli la disponibilità a vestire il nerazzurro. Un corteggiamento serrato, ingaggio faraonico e disponibilità ottenuta, ricordandogli però che avrebbe lasciato la Juve solo se fosse venduto dalla società e non chiedendo lui direttamente di andare via. Branca e Oriali hanno così parlato con la Juve nell’ ambito della trattativa per Ibra, ottenendo però un rifiuto non definitivo e condizionato agli eventi. La situazione resta molto fluida, perché entrambe le milanesi sono alla finestra per sapere se la società Juve, alle prese anche con le vicende di Trezeguet e Camoranesi e il ricorso al TAR, sarà “costretta” a sacrificare Buffon, inimicandosi tra l’ altro gran parte della tifoseria. Il Milan non ha più un canale preferenziale con la Juve come dimostra sia la cessione di Ibra all’ Inter, sia quella di Abbiati al Toro, ma nemmeno alcuna pregiudiziale a trattare. Se e sottolineo se, la Juve metterà sul mercato il portiere, ci saremo anche noi con una offerta complessiva attorno ai 35 milioni che comprende anche un paio di giocatori della rosa, tra Toldo, Cruz e Burdisso

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BREAKING NEWS: ECCO IL CONTRATTO RONIE-MILAN

Non potevano venire che dal Brasile le notizie sui particolari del contratto di Ronaldo con il Milan. 5 anni di contratto per il brasiliano, il diritto a mantenere il 100 % dei diritti di immagine in cambio di un sostanzioso sconto sull’ ingaggio annuale che dovrebbe aggirarsi attorno ai 4 – 4,5 milioni di euro. Sono previsti altre clausole che prevedono bonus in termini economici legate al raggiungimento da parte di determinati risultati da parte dei rossoneri nella prossima stagione, ma soprattutto sono messe per iscritto alcune regole di comportamento che l’ ex Fenomeno dovrà rispettare, sia nella vita privata, sia negli allenamenti, sia nel sottoporsi completamente alle scelte fatte dallo staff medico di Milan Lab. Manca ancora l’ accordo fra i club, ma è probabilmente questione di ore se non di giorni con l' inibito Galliani che sta conducendo le trattative. Il Real non considera incedibile il brasiliano, i rossoneri lo considerano l’ obiettivo numero 1, lui vorrebbe partire: ritenete possibile che non si trovi un punto di incontro?

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MANCIO: CHE CULO IL MILAN

Non ha detto proprio così, ma il succo è questo. Un sorteggio fortunato per i rossoneri come quello dei nerazzurri un anno fa onestamente, anche se la squadra di Mancini non fu mai convincente nel suo cammino europeo tanto che sprecò l’ occasione della vita facendosi eliminare dal Villarreal. Un motivo in più per Ancelotti per rallegrarsi, partecipazione regalata alla Champions compresa grazie alle sentenze. Per i campioni d’ Italia urna meno benevola ma la qualificazione a braccetto con il Bayern Monaco non deve sfuggire. Visto che la corsa si fa sulla terza, non è importante aver trovato i tedeschi piuttosto che il Chelsea, il Lione o il Valencia. La difficoltà del girone è determinata dalle squadre pescate nelle urne 3 e 4 e Sporting Lisbona e Spartak Mosca sono club di buon livello che specie a casa loro possono dare fastidio. Più che la loro forza però i motivi di preoccupazione possono venire dal fatto di affrontare la prima partita di Champions con solo una o due partite ufficiali alle spalle e dalla compilazione del calendario. Bisognerà partire bene perché un passo falso nella prima a Lisbona potrebbe rendere il successivo match casalingo con il Bayern Monaco già decisivo. A proposito chi non ricorda tra noi tifosi di almeno 25 – 30 anni quella incredibile doppia sfida in UEFA contro i tedeschi nell’ anno dello scudetto del Trap? La cavalcata da centrocampo di Nicola Berti all’ Olympiastadion per firmare il 2 a 0 è uno dei ricordi più vivi ed emozionanti della mia militanza nerazzurra. Purtroppo al ritorno ci fu il suicidio collettivo con la sconfitta per 3 a 1, ma Zenga, Bergomi, Matthaeus, Brehme, Diaz, Serena e tutti gli altri si tolsero molte altre soddisfazioni quell’ anno dominando quel campionato con il record dei punti. A Mancio il compito di farci rivivere quelle emozioni.

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giovedì, 24 agosto 2006

CHE FA, CONCILIA?

La dicevano quei vigili nei film in bianco e nero agli automobilisti fermati che avevano appena trasgredito una norma del codice della strada. Ora è la nauseante preghiera che i rappresentanti della FIGC, gli arbitri del CONI, istituzioni politiche e sportive si vedono costretti a chiedere alle società coinvolte e condannate nei processi sportivi. Una aberrante assurdità, che purtroppo è realtà. Ha cominciato la Juventus dei legittimi eredi dello stile Agnelli – Moggi – Giraudo. Ha chiesto la A, financo con penalizzazione. Come se un omicida avesse chiesto la stessa pena prevista per il ladro. Mi sono stupito che non avesse chiesto anche di condannare l’ Inter, Facchetti, Moratti. Sì, perché quel che si sta diffondendo tra la maggior parte dei tifosi juventini, milanisti, fiorentini e laziali è che i colpevoli sono da ricercare fra i nerazzurri, rei di essersi visti assegnare uno scudetto non richiesto, di aver messo un ex consigliere di amministrazione come capo della FIGC e di aver materialmente intercettato le telefonate grazie alla TELECOM di Tronchetti Provera. In qualunque altro Paese e ambito, non calcistico, si penserebbe subito all’ estremo tentativo di un condannato a morte di evitare la sedia elettrica: sposto l’ attenzione sugli altri per distoglierla dai crimini che ho compiuto io. In Italia invece si riescono persino a convincere di queste assurdità centinaia di migliaia di ignoranti, veri e presunti. Con l’ aiuto di politici interessati ad acquisire notorietà e consenso, di superiori interessi economici e di giornali compiacenti, come Tuttosport di Torino, ribattezzato giustamente Ruttosporc, che ha trasformato un giornalista illuminato come Giancarlo Padovan nell’ ultimo dei vassalli da quando ne ha assunto la direzione. Si è dimostrato che la pantomima dei vari Cobolli Gigli, Blanc, Lapo ( sì, proprio lui!! ) e John Elkann nelle settimane successive allo scandalo di accettare di ripartire dalla B con un profilo basso e di rispetto per tutti gli appassionati di calcio, accettando i verdetti, era finta e studiata. Cambiano i nomi al vertice della Juventus, ma il modus operandi arrogante e pretenzioso, insomma lo stile Juve, è ormai endemico in questa società e fra i suoi sostenitori. Ricorda un po quei bordelli mascherati da locali notturni in cui le ballerine sono in realtà prostitute che, anche dopo essere stati scoperti e chiusi dalle forze dell’ ordine, cambiano nome e proprietà ma tornano esattamente come prima. Ora il ricorso al TAR , in barba alle richieste del mondo sportivo, della governarce del calcio europeo, alla credibilità del calcio. Sì perché riammettere la Juve in A sarebbe la fine del concetto di sport inteso come lealtà, correttezza, rispetto delle regole. In realtà si tenterà un estremo tentativo alla Camera di Conciliazione del Coni di evitare la strada della giustizia ordinaria, che potrebbe travolgere il fragile apparato del codice di giustizia sportiva, ormai obsoleto e lacunoso nell’ epoca delle società senza fini di lucro e quotate in borsa. Da più parti si auspica una soluzione del genere, che trasformerebbe il ciclone di Calciopoli in un semplice temporale estivo. Ingiustizia sarà fatta e i campionati potranno cominciare. A meno che i tifosi delle squadre pulite non si alzino e facciano sentire la loro voce, anche se ai risvegli delle coscienze comincio a non credere più.

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OBA OBA VE VELOCE. AL NEWCASTLE.

Il calcio italiano è un po come la società dei nostri tempi. Va veloce. Pensieri, ideologie, azioni, esaltazioni, delusioni e soprattutto gli uomini: il tempo fagocita e trasforma tutto. La storia di Martins con l’ Inter è il classico paradigma di questa realtà e il fatto che l’ arma principale del nigeriano fossero proprio gli scatti e le accelerazioni non fa altro che confermarlo. Solo due anni fa le sue capriole erano addirittura il simbolo della campagna abbonamenti nerazzurra, stampate in ogni tessera, in ogni quotidiano, in ogni poster. Lui, africano piccolo e nero, rapido come un furetto, costato solo 300.000 euro ed esploso nella Primavera a suon di gol. Massimo Moratti gongolava per aver formato la coppia gol giovane del presente e del futuro, con due ragazzi che potenzialmente potevano ambire ad ogni traguardo, personale e di squadra. Non solo. Il lato umano dei loro percorsi di vita, Adriano cresciuto nelle favelas in Brasile e Martins sulle strade polverose di Lagos, aumentava affetto e attenzioni da una parte di una tifoseria in cerca di nuovi idoli umili e gioiosi, dopo il patrimonio di amore tradito da Ronaldo, per un caso della vita proprio in questi giorni al centro delle vicende di mercato che probabilmente lo riporteranno a Milano. Sull’ altra sponda del Naviglio. Come mai si è arrivati alla cessione del nigeriano, che sarà ufficiale oggi,  per circa 17 milioni di euro al Newcastle? E’ successo che la sua crescita tecnica e personale si è arrestata: il salto di qualità da buon giocatore a campione e da ragazzo a uomo non è avvenuto come tutti auspicavano. I gol mangiati in serie, le capriole sempre più rare se non bandite per i problemi alla schiena, i controlli di palla sbagliati, le cadute da solo davanti al portiere: il credito che Oba Oba si era costruito è svanito alla prova dei fatti, proprio nell’ anno in cui le sue reti avrebbero potuto mascherare la crisi nera del reparto avanzato, con Adriano alla continua ricerca della forma perduta. Proprio i problemi dell’ Imperatore hanno amplificato quelli di Martins, che non sarà mai un fuoriclasse ma nemmeno il giocatore impreciso e pasticcione che sembrava planato da un campo di atletica. Fuori dal campo, le voci sulla sua vita notturna, spesso anche in compagnia del compagno d’ attacco, si sono moltiplicate e in questi casi è bene sottolineare che qualcosa di vero c’è sempre. La tentacolare Milano e qualche amicizia sbagliata hanno distratto Oba Oba. Non è stato il solo, non sarà l’ ultimo: gli è mancata quella maturità necessaria per gestire il benessere economico e la popolarità che possono stordire chiunque. Figurarsi un ragazzo che in Nigeria non aveva i soldi per comprarsi un paio di scarpe. Con i milioni di euro incassati i tifosi si potranno godere Ibrahimovic, scusate se è poco, lui sì un fuoriclasse, dal potenziale ancora inesplorato e inespresso. Nel cambio ci abbiamo guadagnato, poche storie, almeno sulla carta. Eppure quelle capriole un po ci mancheranno.

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mercoledì, 23 agosto 2006

BENVENUTO IN EUROPA, MILAN

Più di Inzaghi e di una Stella Rossa impresentabile hanno potuto le sentenze della giustizia sportiva. Il Milan rientra in Champions League dalla porta secondaria dei preliminari, porta che è stata riaperta sulla scia delle minacce di politici, sindaci, potentati economici e addetti ai lavori che stanno contribuendo a ridurre il più grande scandalo del calcio moderno in una tragicommedia all’ italiana. Ero partito per le vacanze con l’ auspicabile convinzione che pur tra mille difficoltà si sarebbe evitato di portare in Europa tutte e 4 le squadre coinvolte nell’ inchiesta, sia per il rispetto alla funzione affittiva della pena e ai dettami del codice di giustizia sportiva sia per presentare al mondo una immagine finalmente pulita e credibile del nostro Paese, pallonaro e non. Invece, in piena bagarre TAR e Camere di Conciliazione, non è stato così e la curva della Stella Rossa ha sinteticamente espresso il pensiero che in Europa hanno di noi e del Milan come nostro rappresentante. Non solo i tifosi ma anche le massime istituzioni della governance europea calcistica: come non ricordare le conclusioni dell’ Emergency Panel della Uefa che ha fatto chiaramente capire di non avere gli strumenti giuridici per escludere i rossoneri dalle loro manifestazioni, pur ritenendolo eticamente sacrosanto? Blatter, uno che di scheletri nell’ armadio ne ha parecchi, sta cercando in tutti i modi di farci capire di fermare le battaglie legali per evitare guai peggiori. Inutilmente. Così commentare una qualificazione della squadra di Ancelotti che non ci sarebbe dovuta essere, nel senso opposto a quello che ha dichiarato il mister, mi risulta difficile, essendone nauseato. La speranza che giustizia, in un modo o nell’ altro, sia fatta è quasi anche una certezza: non basterà acquistare Ronaldo per essere al livello delle grandi d’ Europa a questo Milan che, con Berlusconi tornato al timone e Galliani che ha ancora diritto di muoversi all’ interno del nostro calcio, potrà finalmente fregiarsi del titolo che merita. Quello scritto nello striscione ieri sera.

DA SETTEMBRE GRANDI NOVITA': IOSTOCONMANCINI DIVENTA SITO!

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sabato, 22 luglio 2006

SPERANDO CHE NON SIANO SOGNI DI MEZZA ESTATE

Nelle prossime settimane  mi aspetto molte belle notizie.

JUVENTUS SOTTOZERO IN B O C

IL MILAN GIUSTAMENTE PUNITO ( Vignette di Totone )

QUEL CHE CI SPETTA

GRANDI GIOCATORI

   

 

...E CHE SIA UN PUNTO DI PARTENZA !!!!

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categorie: calcio, inter
venerdì, 21 luglio 2006

VIEIRA: PER VINCERE SUBITO, PUBALGIA PERMETTENDO

Chi c’era di meglio per sostituirlo? Per Gerrard il Liverpool ha detto no a 45 milioni offerti dal Chelsea, dal quale non si muove Lampard. Mascherano? Il Corinthians non ha bisogno di soldi e tra i suoi finanziatori c'è ben nascosto Abramovich, che ha una sorta di prelazione. Emerson? Si era promesso da tempo a Capello e costava di più. Diarra? Quotato dai 30 milioni in su. Deco? Incedibile. Riquelme? Il Villarreal non lo molla e lui non vuole partire. Ballack? Impossibile competere con il Paperone russo che gli garantisce all’ anno 3,5 milioni di euro in più del tetto salariale nerazzurro dei suoi migliori giocatori. Fabregas? L’ Arsenal non ha ceduto neppure alle lusinghe del Real Madrid. L’ addio di Veron aveva aperto un buco nel centrocampo che andava coperto o puntando su Pizarro o trovando un altro che avesse caratteristiche diverse e garantisse più personalità, più fisico e più esperienza internazionale del cileno. In sostanza Vieira è un grande giocatore, seppure in declino, Pizarro ancora no, e non escludo che possa anche chiedere di essere ceduto. Nell’ anno trascorso alla Juve ha convinto? Tecnicamente sì, ha dimostrato che può essere un giocatore determinante anche in serie A. Fisicamente? Purtroppo ha se possibile fatto peggio delle previsioni pessimistiche della vigilia. La pubalgia lo ha pian piano fatto passare in secondo piano nella cavalcata degli uomini di Capello, non ha mai ritrovato la forma mostrata nei primi mesi, se non ai Mondiali, conclusi però con un infortunio muscolare. Una casualità o un altro segnale preoccupante? Ho dei timori, di rivivere angosce antiche sul piano degli infortuni di alcuni giocatori fondamentali. Non è un regista come Veron, non ha il lancio né il passaggio smarcante, ma sa dettare i tempi giusti, ha senso della posizione e va a inserire centimetri e potenza in un settore in cui eravamo carenti. Consentirà a Cambiasso di sganciarsi ancora più spesso in area avversaria, senza contare che di testa in avanti sa fare male. Un investimento economico importante, destinato vista l’ età a non essere recuperato,
per un giocatore che solo per le condizioni fisiche è una incognita. Non è una colonna su cui si costruirà l’ Inter del futuro, ma viene per fare la differenza e per vincere subito. Se per i motivi più diversi non ci riuscirà si tratterà di una scommessa persa.

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categorie: calcio, inter, vieira

LUCA TONI SEGNA PER NOI !

Luca Toni è in Thailandia a godersi le vacanze dopo il titolo di campione del mondo in Germania. Al suo ritorno non si unirà ai viola in ritiro a Folgaria, ma ai nerazzurri a Riscone di Brunico. Le conferme si sprecano nell’ ambiente del mondo del calcio. Si lavora per chiudere la trattativa entro il mese di luglio e ormai la differenza tra domanda e offerta è davvero minima. La Fiorentina sa dell’ accordo tra il giocatore e la dirigenza nerazzurra, che gli offre uno stipendio di 3,6 milioni di euro netti l’ anno, e le schermaglie verbali di questi giorni sono solo un tentativo per far avvicinare il più possibile Massimo Moratti alla richiesta di partenza di 25 milioni di euro. La Fiorentina pensa anche che vendere Luca Toni ad una cifra più che doppia rispetto ad un anno fa, per un giocatore prossimo ai 30 anni e che difficilmente raggiungerà la quota gol dell’ ultimo campionato quando tutti giocavano per lui, sia un affare a cui comunque difficilmente avrebbero rinunciato. Ecco il goleador che è mancato ai nerazzurri, italiano e campione del mondo. Come Grosso. Come Materazzi. Non è un fuoriclasse e quindi toccherà o ad Adriano o ad un eventuale altro acquisto dare quel qualcosa in più in termini di tecnica, classe, fantasia, colpi ad effetto ad un reparto che continuerà a contare sull’ utilità di Cruz, sugli scatti da centometrista di Martins ( sui piedi continuo a sperarci poco ) e su qualche invenzione di Recoba, quando non è infortunato. Solo in caso di cessione del brasiliano, per il quale le offerte concrete latitano, si affonderà il colpo per Ibra, ma su di lui presto parlerò in maniera specifica. Benvenuto Luca, a te toccherà quel ruolo di bomber puro, predatore delle aree di rigore, opportunista spietato, che dal tramonto di Vieri in poi è rimasto vacante. Forse il prezzo non sarà quello giusto, ma in attacco uno così nell' Inter non c'è.

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giovedì, 20 luglio 2006

FRANCIA 3 ITALIA 2 : CI BATTONO SOLO COSI'

Nessuno soddisfatto, tutti soddisfatti. La sentenza sul caso Materazzi – Zidane ( 3 giornate di squalifica per il francese, 2 per l’ italiano, che salterà il 6 settembre la sfida per gli Europei a Parigi ) viene presa dalla FIFA sulla base di considerazioni geopolitiche che col calcio e i suoi regolamenti non hanno nulla a che fare e quindi è sbagliata. Tipico esempio in cui la legge non è uguale per tutti: il nome Zidane in qualche modo si doveva proteggere, specie se la stessa organizzazione internazionale pensa di sfruttare il suo nome come uomo immagine in futuro. Serve rimarcare agli smemorati che la manata di De Rossi a McBride, meno plateale e avvenuta durante uno scontro di gioco, è costata 4 turni. Per non parlare di quella famosa gomitata di Tassotti a Luis Enrique sfuggita agli arbitri ma non alle telecamere durante USA 94: 8 turni. In qualche modo la stucchevole vicenda si chiuderà, finalmente. I francesi continueranno a lamentarsi per la provocazione subita da uno dei pochi simboli della loro sbandierata integrazione, che poi visto quel che succede nelle periferie non deve funzionare così bene, e a considerare Materazzi un provocatore da stroncare se non peggio. Gli italiani faranno i conti con una giustizia palesemente ingiusta, giudicheranno più razionalmente Zidane come un grande giocatore ma con pesanti limiti caratteriali, ma si terranno stretta la Coppa del Mondo. La numero 4 della loro storia contro l’ unica della Francia, tra l’ altro vinta in casa. Coppa nella quale proprio Materazzi è stato decisivo in positivo e Zizou in negativo: il primo l’ ha sollevata fra le mani, il secondo è uscito a testa bassa vicino al tavolo che la sorreggeva durante i supplementari. Cancellandosi dai rigori, che, forse, sarebbero finiti diversamente. Questo resterà, oltre al successo dei siti fioriti da ogni dove ( l’ ultimo di grande seguito è www.difendiamomaterazzi.it ) sulla famosa testata. Tra l’ altro non nuova nel repertorio dell’ ex juventino ed ex madridista nella sua carriera. La prossima campagna della FIFA, dopo quelle contro il razzismo e il gioco duro, avrà come obiettivo la protezione delle madri e delle sorelle dei calciatori: offenderle è grave come prendere una gomitata in faccia o una testata sullo stomaco. Tranquilli ragazzi, basta saperlo: delle cugine e delle zie non importa nulla a nessuno. Per ora.

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ADDIO GERMANIA 2006: I VIDEO PIU' BELLI

Continuano fino alla chiusura estiva del blog on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Fabio Caressa e Beppe Bergomi, coppia di telecronisti SKY ITALIA, nel video che ripercorre il cammino mondiale. Andiamo a Berlinoooo!

 

 

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BOBO STOP ?

La notizia piomba nella tarda serata di un mercoledì in cui tutta l’ attenzione è per lo scandalo di Calciopoli e delle conseguenze, di mercato e non, sui club coinvolti. Sky Sport annuncia che Bobo Vieri sta pensando di ritirarsi dal calcio giocato. Ritiro di Bobo Vieri, nonostante solo pochi giorni fa sorridesse alla presentazione della sua nuova avventura in blucerchiato. Del vero Bobo Vieri si erano perse le tracce dalla fine della stagione 2002 – 2003. L’ anno in cui, nonostante gli infortuni e le 23 presenze totali, fece 24 gol in campionato. Senza contare i 3 in Champions League. Il 5 maggio era alle spalle ed Hector Cuper ancora in sella. L’ Inter finirà alle spalle della Juve, seconda, seppur mai veramente in corsa per il titolo, ma soprattutto ha la grande occasione di battere il Milan nelle semifinali di Champions League. Senza Bobo infortunato e con Crespo a mezzo servizio, il miracolo non riesce. Da allora inizia il progressivo declino del centravanti più prolifico degli ultimi 20 anni di storia nerazzurra, con un palmares molto inferiore al suo reale valore. Sì, perché se si escludono gli ultimi 2 anni in cui la media realizzativa è stata inferiore a causa dei ripetuti infortuni, Vieri ha segnato quasi un gol a partita in campionato in maglia nerazzurra. Eppure pochi ora se ne ricordano. I suoi bronci, le sue polemiche, il suo carattere introverso e un po presuntuoso, il suo passaggio al Milan con ricca buonuscita pagata da Moratti, i pochi mesi a Montecarlo nella vana ricerca dell’ ultimo Mondiale hanno cancellato nella mente di molti i suoi anni migliori. Come la sua vita non proprio da atleta, ma molto da calciatore famoso, da una velina all’ altra, dalla moda ai quotidiani di gossip: Bobo era ed è ovunque. In realtà è stato un centravanti goleador come pochi che è stato sfortunato: ha cambiato squadre nel momento sbagliato, anche per colpa sua ma non solo, perdendosi gran parte del ciclo lippiano, di quello milanista e di quello manciniano, come sembra. Anche in Nazionale: Lippi l’ avrebbe portato in Germania, ma un infortunio lo ha tolto di scena. Pochi giorni fa l’ inizio della sua avventura in maglia Samp, senza partire per il ritiro per continuare in Liguria il recupero dall’ infortunio al ginocchio. Ora, non vedendo la fine del tunnel, la voglia di dire basta. D’ altronde senza calcio non si annoierà, ma molti interisti per un attimo, vedendo la stagione appena conclusasi di Adriano e Martins, rimpiangeranno quel testardo e antipatico bue che però sapeva fare gol.

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mercoledì, 19 luglio 2006

ADDIO GERMANIA 2006 : I VIDEO PIU' BELLI

Continuano fino alla chiusura estiva del blog on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Oggi tocca allo speciale di SKY SPORT NEW ZEALAND, con una colonna sonora di un grande artista italiano. Clicca sulla freccia per vedere il video

 

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martedì, 18 luglio 2006

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATRIX ( TERZA PARTE )

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la terza parte.

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI

La stagione del ritorno di Materazzi al Perugia incomincia presto. Infatti il club umbro partecipa all’ Intertoto per volere di Gaucci che vuole conquistare l’ Europa. Mazzone, appena arrivato, non è molto convinto e scagliona gli arrivi dei giocatori, in modo tale da non spremere troppo le forze in vista del campionato. Purtroppo l’ avventura sarà sfortunata: dopo i macedoni del Pobeda capitano i turchi del Trabzonspor che, dopo aver perso in casa per 2 a 1, grazie ai gol di Olive e Nakata, ribaltano la situazione nel ritorno ai supplementari. Partita drammatica, con il gol del 2 a 1 giunto a due minuti dal termine dei tempi regolamentari, e chiusura anticipata per lancio di oggetti verso il guardalinee per due gol annullati ai padroni di casa in sospetto offside. Il campionato inizia con qualche alto e basso come risultati, ma Matrix nelle prime tre giornate è già a quota 2 gol realizzati, contro Milan e Cagliari. Gioca centrale con Calori nella difesa a 4 schierata da Mazzone, con Olive e Tedesco che fanno da cerniera di centrocampo e Nakata e Rapajc ad assicurare qualità dietro l’ unica punta, Amoruso o Melli. La svolta in negativo avviene a gennaio, quando Gaucci prima tratta e poi cede alla Roma il giapponese per qualche decina di miliardi, facendo infuriare il tecnico e sconvolgendo gli equilibri di formazione raggiunti in 6 mesi. Arrivano tra gennaio e febbraio 5 sconfitte, tra cui due 0 a 5 contro Inter ed Udinese, 3 pareggi e solo 2 vittorie, contro Parma e Venezia. La squadra scivola in classifica, arriva il terzo gol stagionale di Matrix, contro il Piacenza, e grazie alla vena realizzativa di Amoruso riuscirà comunque a conquistare un posto che vale l’ Intertoto. E’ l’ ultima giornata di quel campionato che rimarrà nella storia del calcio: la Juve, nella famosa partita del nubifragio dell’ intervallo che ha costretto Collina ad una lunghissima interruzione, perde partita e scudetto al Curi grazie al gol di Calori nel secondo tempo a favore della Lazio. L’ impresa non basta a Mazzone che si lascia con Gaucci in malo modo. Il vulcanico presidente umbro sceglie di lanciare il semi sconosciuto Serse Cosmi, proveniente dall’ Arezzo in C1: sarà la rivelazione dell’ anno e con lui Matrix, che giocherà centrale in una difesa a 3, diventa il più prolifico difensore della storia della serie A. La stagione non era iniziata nel migliore dei modi, con l’ eliminazione dallo Standard Liegi al primo turno di Intertoto e dalla Salernitana in Coppa Italia, ma nelle prime 5 giornate la banda degli esordienti, da Liverani a Monaco, da Pieri a Baiocco, ha già castigato il Parma di Malesani e la Fiorentina di Terim dopo un esaltante 4 a 3 al Franchi. Il greco Vryzas e il brasiliano Ze Maria si mostrano giocatori in grado di fare la differenza, ma è soprattutto capitan Materazzi a diventare l’ uomo in più. Insuperabile in difesa, bravo nell’ impostazione, diventa anche straordinario goleador: di testa, su punizione, su rigore. L’ anno solare si chiude addirittura con la vittoria sul campo del Milan per 2 a 1, risultato ribadito al ritorno. Qualche gol subito di troppo fa perdere alla Cosmi band qualche posizione, ma a 2 giornate dalla fine arriva la matematica salvezza, a cui in pochi l’ estate scorsa avrebbero creduto. Indimenticabile sarà l’ anno di Matrix: record di gol per un difensore, 12, in 30 presenze, debutto in Nazionale con il Trap nell’ amichevole vinta per 1 a 0 nel febbraio 2001 contro il Sudafrica e il trasferimento all’ Inter per 18 miliardi. Un nuovo capitolo nella sua storia si era aperto.

FINE TERZA PARTE

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categorie: calcio, inter, nazionale, materazzi

ADDIO GERMANIA 2006 : I VIDEO PIU' BELLI

Da oggi fino alla chiusura estiva del blog, metterò on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Con la colonna sonora dei Pet Shop Boys, Go West, le immagini delle donne più belle viste al Mondiale negli stadi tedeschi. Tutte da vedere, anche se le svedesi....

 

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lunedì, 17 luglio 2006

QUANDO CAINO DEVE MORIRE

Si è toccato il fondo dello squallore. Luciano Moggi, alla deriva professionale in quel di Follonica ( a quella umana come si è visto ci era già arrivato da tempo ), sceglie Repubblica per scagliarsi con ancora più ardore contro l’ Inter. Accuse generiche, false, qualunquistiche, in linea con il personaggio. Fa parte di una strategia difensiva ad ampio raggio, della quale si fanno portavoce squallidi lacchè come Padovan e il suo giornale Tuttosport e altri personaggi rispettabili solo in apparenza, che serve per creare un clima favorevole per ottenere pene sempre più miti per lo scandalo di Calciopoli, sia in sede sportiva che quella ordinaria. Fumo negli occhi di chi non vuole o non sa guardare alla realtà, e purtroppo in Italia di gente così, incapace di farsi una propria opinione e che preferiscono mischiarsi in un gregge, ce ne sono troppe. Pecore al soldo dei pastori: molti tifosi juventini, fiorentini, laziali e milanisti sono di questa specie. Finalmente Massimo Moratti negli ultimi giorni ha abbandonato come auspicavo da tempo la tradizionale linea di aplomb e rispetto e oggi ha annunciato che querelerà Moggi per le sue dichiarazioni infamanti. Accusare Facchetti di essere coinvolto nella fideiussione falsa che ha usato la Reggina per difendersi, l’ Inter di essere la mente dietro al deflagrare di Calciopoli e addirittura di essere coinvolta in maniera più grave perché il presidente nerazzurro interloquiva con Bergamo, oppure rivangare ancora la storia del passaporto falso di Recoba per il quale l’ Inter ha già pagato, è troppo. Spero che ci si decida anche a far partire una causa civile risarcitoria verso la Juventus e i club coinvolti nello scandalo, perché in presenza di una colpevolezza accertata, ce ne sarebbero tutti i presupposti. Restino in B o in A, ma seppelliti da centinaia di milioni di euro da pagare come risarcimento danni. Voglio vedere poi dove troveranno questi soldi. Sicuramente non li tirerà fuori Moggi che ha scelto di non difendersi davanti alla giustizia sportiva non avendone la possibilità. Ora, da fuori, vuol diventare il rompicoglioni libero da condizionamenti e il depositario della verità assoluta. Troppo semplice, troppo facile, troppo nauseabondo. Moratti ha parlato di persone sempre più disperate che si difendono come possono cercando di deviare le attenzioni dell’ opinione pubblica, ossia coinvolgendo più persone possibili. La parte buona del Paese deve avere la forza di liberarsi di gente così. Lo si è parzialmente già fatto con Berlusconi, ora tocca all’ ex direttore generale della Juve e ai suoi compari. Prendamoci scudetto, i loro giocatori e i loro soldi. Tutto quello che si può, perchè di altro, ossia rispetto, onestà e dignità, in alcune persone e società non vedo traccia.

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INTER, VOLA COME HOWE!!!

Piacevole sorpresa a Riscone di Brunico. Ad allenarsi c'è anche Howe Besozzi, il giovanissimo reatino, una delle più grandi speranze italiane e mondiali dell' atletica leggera. Un saluto a Mancini e alla squadra, una intervista per Inter Channel e per il sito ufficiale www.inter.it da cui è riprodotta questa foto.

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categorie: calcio, inter

ADDIO GERMANIA 2006 - I VIDEO PIU' BELLI

Da oggi fino alla chiusura estiva del blog, metterò on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Non perdeteveli. Per una volta anche RaiSport si distingue e per ripercorrere la straordinaria cavalcata dell' Italia monta il video Italy, One Love. Ancora U2, ancora One, stavolta nella recente versione con May Jo Blidge.

 

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categorie: calcio, nazionale, video gol, mondiali2006
domenica, 16 luglio 2006

GLI ULTRAS IN ABITO SCURO E LA SPERANZA CHE NON MUORE

Le sentenze di primo grado sono arrivate e chi aveva letto i deferimenti di Palazzi aveva già da tempo intuito come sarebbe terminato il processo davanti alla CAF. Scrivere che la Juventus rischiasse la C o una pesante penalizzazione in B era nell’ ordine delle idee, in relazione alla gravità delle violazioni contestate. Anzi, si può sostenere senza termini di smentite che sia una sentenza che ha tenuto conto della storia e della situazione economica dei bianconeri, quindi particolarmente favorevole. Un paradosso? Solo in apparenza. Se sul piano sportivo concretamente non c’è questa differenza, specie in ottica futura, poiché l’ obiettivo dei giudici era quello di impedire che tornasse in A in un anno, finanziariamente la retrocessione in terza serie avrebbe significato quel fallimento che la B in ogni caso scongiura, sia per i maggiori introiti sia per la possibilità di tenere un numero maggiore di suoi calciatori sotto contratto. Inizia male la neo dirigenza juventina che prima con il suo avvocato fa capire di gradire una situazione di penalizzazione in B e poi grida allo scandalo puntando a portare avanti all’ infinito le sentenze di Calciopoli, ben oltre la giustizia sportiva. Il neo presidente Cobolli Gigli mi ricorda già quel Giraudo di cui si sono frettolosamente liberati, con la differenza che questo si deve far conoscere ed è in cerca di consensi: per questo si presenta davanti ai microfoni e ai tifosi radunati davanti alla sede per ergersi a paladino della causa juventina. Una recita patetica, non c’è che dire. Giustamente infuriati possono dirsi i tifosi viola e laziali perchè la pena comminata non rappresenta sufficientemente la grande differenza di colpevolezza tra la loro posizione e quella della Juve. Erano Moggi e Giraudo a tessere i fili, loro si sono piegati al potente di turno. In sé la sentenza è condivisibile ( non possono rimanere in A le squadre i cui presidenti hanno chiesto protezione per salvarsi ) ma cessa di esserlo se confrontata con quelli che ha ottenuto la Vecchia Signora, anzi la Vecchia Puttana ormai. Ma i motivi per cui non si è mandata la Juve in C li ho appena spiegati. Si deve ancora aprire il filone dei risarcimenti: e dove non ha fatto la giustizia sportiva potrebbero fare ancora più pesantemente le cause civili. Per il Milan il discorso è diverso: è stato furbo Galliani che ha lasciato Meani a sporcarsi le mani per poi disfarsene in sede processuale. Il deferimento per responsabilità oggettiva scelto da Palazzi difficilmente si sarebbe potuto punire con la stessa serie riservata alle altre accusate di illecito sportivo. Resta una indelebile vergogna, non la prima in verità, per i rossoneri: 44 punti di penalizzazione per lo scorso torneo, 15 per il prossimo, senza Coppe per un anno e l’ amministratore delegato nonché presidente di Lega inibito per un anno: mica male. Senza dimenticare la caduta di stile di chi si è preoccupato di fare i conti e sottolineare come sia possibile disputare la UEFA al posto dell’ Empoli. Uno squallore degno di Marsiglia. Come ha sottolineato Moratti nessuno tra i vari Moggi, Giraudo, Della Valle, Lotito, Carraro, Mazzini, Pairetto ha minimamente provato a chiedere scusa se non altro ai propri tifosi. “ Ho visto un aumento di arroganza, mentre è totalmente assente la vergogna…”. Chapeau Massimo. Vergogna che non manca anche ai parlamentari tifosi e ai sindaci delle città coinvolte, da Domenici a Chiamparino: tutti in cerca di popolarità e soprattutto di consenso e voti. Da tempo sono entrati anche loro sulla scena e promettono di farlo ancora più pesantemente una volta che sarà stata interpellata la giustizia ordinaria e amministrativa. Usando se necessario anche gli ultras da curva, pronti a scendere in piazza, da cui non sono molto diversi per prepotenza e arroganza. Non è finita per il nostro calcio e il Mondiale sembra già lontano, dopo soli 7 giorni. Quel che resta intatta è la speranza di farcela, contro pronostico come han fatto gli azzurri. Credo sia questo quel che di più bello ci abbia lasciato l’ avventura di Germania 2006.

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venerdì, 14 luglio 2006

MANCINI 3: LA RIVINCITA

Si è radunata l' Inter alla Pinetina con soli 3 volti nuovi e senza gli eroi mondiali. Tutte le attenzioni su Roberto Mancini, alla prima intervista della nuova stagione. Ma cosa ha detto di importante? Al di là dei complimenti per la vittoria della Nazionale, non sono mancati come sempre gli spunti interessanti. Eccoli, tratti da www.inter.it , come la foto.

Calciopoli

- Non credo che ci sarà il preliminare.  Mi aspetto che i prossimi campionati siano regolari. Mi aspetto che le regole siano uguali per tutti e che le cose siano fatte per bene in tutti i sensi. Ma credo che questo ora possa accadere. Lo scudetto di due anni fa credo sia giusto non assegnarlo perché è passato troppo tempo. Quello di quest'anno, visto che la stagione si è conclusa da due mesi, credo sia giusto assegnarlo all'Inter. Ma non lo vogliamo tanto per festeggiarlo, credo che sia giusto perché in tutti gli sport, se qualcuno vince barando, il premio va a quello che arriva dopo. È giusto premiare la squadra che ha fatto le cose per bene e che si è classificata dietro a chi non le ha fatte.

Adriano

- Adriano vuole giocare come unica punta? Vedo che iniziamo la stagione come l'avevamo finita, con domande su Adriano. In ogni caso le scelte tattiche spettano a me, lui deve solo impegnarsi e dare il massimo per la squadra, dentro e fuori il campo.

Materazzi

- E' sempre stato un giocatore importante per l'Inter, nonostante ogni tanto si lamenti perché non gioca. Marco è anche migliorato moltissimo negli ultimi anni ed ha acquisito esperienza. Raggiungere un obiettivo così importante come un Mondiale, può aiutarlo a migliorarsi ancora, non solo in campo ma anche fuori con certi comportamenti. Potrà essere molto più importante per la sua squadra. Lo scontro con Zidane ? Sono cose che non dovrebbero capitare, né la provocazione né la reazione. Ma purtroppo succedono e, a volte, bisogna subirle.

Tre punte

- Dipende anche da chi saranno i nuovi arrivi, attaccanti, centrocampisti o eventuali esterni. Quando avremo la rosa al completo valutremo le soluzioni migliori. Giocare con due o tre punte o con due moduli differenti non cambia più di tanto. Ho sempre pensato che una squadra forte deve saper giocare in più modi.

Mercato

- Moratti dice che arriverà un attaccante tra Toni, Ibrahimovic e Trezeguet? Se arrivano in due è meglio, qualcosa ancora manca alla squadra.

Avversari più pericolosi

- Non lo so, bisogna aspettare per dirlo. Però credo che la Roma sia una squadra forte con un tecnico bravo che ha già fatto bene la passata stagione. Sicuramente saranno competitivi. Per parlare degli altri bisognerà aspettare quello che succederà nei prossimi giorni.

Il calcio italiano senza Moggi

- Mi astengo da questa risposta

In sostanza, per Adriano e Materazzi nessuno sconto. Nessuna fiducia nelle punte a disposizione. Il 4-4-2 resta il modulo favorito. Non si aspetta di vedere Juventus e Milan in serie A. Crede in un campionato scorso fortemente condizionato e si aspetta che gli venga assegnato lo scudetto. Sta godendo come un riccio per quel che è capitato a Moggi.

In bocca al biscione Mancio!


 

 

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ADDIO GERMANIA 2006 : I VIDEO PIU' BELLI

Da oggi fino alla chiusura estiva del blog, metterò on line i clip e i video più belli del Mondiale di calcio che si è appena concluso. Per ricordare e non dimenticare i momenti più belli, i più brutti, i più curiosi, i più emozionanti di Germania 2006. Non perdeteveli. Oggi tocca allo speciale della BBC che riassume i momenti significativi della Nazionale inglese in terra tedesca. Una spedizione mediocre per il gioco espresso, pur in presenza di campioni autentici specie a centrocampo. Eriksson quindi capro espiatorio, ma con la giustificazione di aver perso nel momento clou Owen, Beckham e Rooney per vari motivi. I rigori e il Portogallo ormai stanno diventando un incubo per i supporter d' Oltremanica. Colonna sonora meravigliosa affidata ai Pet Shop Boys.

 

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giovedì, 13 luglio 2006

LIPPI, IL SUO ADDIO E UN GRAZIE DIMEZZATO

Chi vince ha sempre ragione. Soprattutto agli occhi dei ciechi. Il calcio in Italia non fa eccezione, specie se si tratta di riportare in Italia la Coppa del Mondo dopo 24 anni e una lunga serie di delusioni. Non conta nulla come si è vinto, la vittoria ha la capacità di trasfigurare i vincitori e trasformarli in eroi nazionali, cancellandone i vizi ed esaltandone le virtù. Marcello Lippi lo sa e non ci ha pensato due volte a lasciare l’ incarico di ct all’ indomani di Germania 2006. In realtà se ne sarebbe andato comunque: pochi giornalisti e questo blog ( vedere nei post sulla Nazionale “ Lippi se ne va. Dopo i Mondiali” in data 22 maggio ) lo avevano già anticipato quando gli azzurri erano ancora in ritiro a Coverciano. Una persona così orgogliosa come il nostro ct non aveva sopportato gli attacchi, financo legittimi, dell’ opinione pubblica e dei mass media per lo scandalo legato a calciopoli. Si era addirittura dovuto presentare ai giudici per difendere se stesso e suo figlio, procuratore GEA in attesa di giudizio che millantava corsie preferenziali per la Nazionale in caso di passaggio sotto l’ ala protettiva della società di procuratori ormai in liquidazione. Il ct non si è mai presentato e mai lo farà in conferenza stampa per chiarire bene se fosse a conoscenza di come si muovessero i suoi dirigenti e tutori alla Juventus. Si è sempre sottratto al fuoco di fila che è toccato agli altri coinvolti a vario titolo nell’ inchiesta. L’ ha salvato il Mondiale, prima e anche dopo, perché ora nessun giornalista avrà il coraggio di sporcare in qualche modo l’ immagine del ct campione del mondo. E’ anche questa una forma di amnistia, sotto certi aspetti. I tuoi peccatucci caro Marcello, qualunque essi siano, ti sono stati perdonati. Amen. Con questa uscita è inattaccabile, la sua impresa rimarrà scolpita nella storia come qualcosa di impensabile alla vigilia, nel pieno del ciclone che ha sconvolto il calcio italiano. E’ stato bravissimo, nulla da dire: in un Mondiale in cui, parole sue, nessuna squadra tecnicamente è stata superiore alle altre ha vinto chi ha mostrato quelle doti, umane, tattiche ed agonistiche, che in una competizione così corta fanno la differenza. Il suo gruppo le ha mostrate e ha vinto meritatamente. La sfida, forse, ancora più affascinante sarebbe stata quella di ringiovanire questa squadra e di presentarsi fra due anni agli Europei dimostrando al mondo che un certo atteggiamento coraggioso e propositivo è entrato stabilmente nel nostro DNA, riprendendo quel cammino interrotto dopo il Ghana a seguito delle non ottimali condizioni di forma di Totti e di molti altri azzurri chiamati a fare la differenza. Tanto per chiudere la bocca a quelli che paragonano questa impresa a quella della Grecia 2 anni fa, sia per estemporaneità che per qualità complessiva della competizione. Forse sarebbe stato troppo chiedere questo a Lippi: si è già tolto tutte le rivincite contro i suoi detrattori. Ha vinto, anche senza Moggi, lontano da Torino. Rimettersi in gioco, essere un sicuro punto di riferimento del nostro calcio in questo periodo delicato, specie dopo tutte le critiche ricevute per il suo brutto carattere e la sua maleducazione, sarebbe stato più simile ad un martirio che all’ ennesima sfida. Tranquilli, non gli spunterà l' aureola. Certo mister la avrei ringraziata più se avesse continuato che per la vittoria della Coppa in sé. Si accontenti per quel che vale dei miei complimenti e dell’ augurio di buone vacanze. E non si dimentichi di chiudere la porta quando esce.

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mercoledì, 12 luglio 2006

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATRIX ( SECONDA PARTE )

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la seconda parte.

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI

E’ il 15 luglio quando il trasferimento di Marco Materazzi all’ Everton diventa ufficiale. Luciano Gaucci accetta 10 miliardi delle vecchie lire per il suo difensore che, nonostante fosse dispiaciuto di non poter giocare in serie A, accettò con entusiasmo di misurarsi in un calcio che considerava molto compatibile con il suo modo di giocare. Firmò un quadriennale e fu il primo colpo di mercato del manager Walter Smith, appena arrivato dal Glasgow Rangers, club nel quale aveva apprezzato l’ esuberanza e la grinta del giovane Gennaro Gattuso, che consigliò a Matrix di provare l’ esperienza nel calcio britannico. Proprio il futuro milanista e il futuro interista avevano intrecciato le basi della loro amicizia due anni prima nel Perugia in serie A, quando entrambi erano solo due giovani di belle speranze. L’inizio della stagione fu abbastanza problematico: nel tour estivo in Belgio e Olanda Marco ebbe molti problemi di ambientamento nella difesa inglese, specialmente nei cambi di ritmo e nel mettere in moto le sue lunghe leve. A settembre però una serie di buone prestazioni e il gol decisivo in Coppa di Lega contro il Worthington gli permisero di ricevere i primi applausi e la nomina a giocatore del mese. Particolare curioso: nei Blues di Liverpool giocava anche un certo Olivier Dacourt, che salvo sorprese ritroverà come compagno in maglia nerazzurra la prossima stagione. La sua capacità di impostare il gioco e l’ abilità nelle chiusure, unita ad un fisico particolarmente adatto per il calcio inglese, erano una rarità nel panorama della Premier. Il problema era rappresentato però dall’ elevato numero di cartellini gialli e rossi che in quella stagione collezionò Materazzi. Alla fine furono complessivamente oltre 20, fatto che lo costrinse a saltare anche parecchie giornate di campionato. La stagione, iniziata con grandi speranze, finì con un mediocre quattordicesimo posto, ma rischiò di essere ben più drammatica per i problemi finanziari del club che obbligarono la dirigenza alla cessione della stella Duncan Ferguson a novembre. Arrivò in inverno Kevin Campbell dal Trabzonspor e con il 18enne Jeffers contribuì in maniera determinante alla salvezza. Matrix venne prima coinvolto nel momento nero della squadra per poi terminare in crescendo, con il secondo titolo di giocatore del mese a maggio. La necessità di fare cassa e i problemi della famiglia che non riuscì ad ambientarsi nella fredda e inospitale Liverpool posero fine alla sua avventura inglese e proprio Luciano Gaucci lo riprese per la stessa cifra con la quale l’ aveva ceduto un anno prima. A Perugia ritrova il calore dei tifosi e un allenatore, Carletto Mazzone, esperto e dal carattere forte, che sarà fondamentale per la sua crescita.

FINE SECONDA PARTE

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RECOBA E UN MOTIVO PER CONFERMARLO

Mi sono posto tante domande, tante possibili chiavi di lettura per capire e giustificare il rinnovo del Chino Recoba. Ho trovato un solo motivo gestionale comprensibile, al di là delle possibili implicazioni sentimentali di Massimo Moratti per il giocatore da lui stesso scoperto in videocassetta 9 anni fa quando era considerato uno dei massimi talenti uruguaiani. Per arrivare alla conclusione più logica, il motivo è esclusivamente finanziario, ho dovuto prima scartare tutte le ipotesi più prettamente tecniche. Recoba non è apprezzato né da Roberto Mancini, che gli ha concesso chance importanti nel momento clou della stagione ( l’ ultima in Champions nel doppio turno contro il Villarreal ), né dai responsabili dell’ area tecnica Branca ed Oriali, i quali, dopo aver ricevuto l’ input dal patron, stanno trattando da settimane al ribasso per trovare l’ accordo economico con Paco Casal. Recoba non è mai stato un titolare inamovibile e se questo accade da 9 anni, con diversi allenatori, significa che ci sono diverse motivazioni alla base: poco impegno negli allenamenti, ripetuti infortuni muscolari, indolenti prestazioni in campo, continuità nulla. Recoba non è uno dei leader dello spogliatoio, a livello caratteriale anzi ha una delle sue pecche, e nei momenti delicati raramente ci mette la faccia o la gamba. Recoba segna sempre meno ed è sempre meno decisivo con i suoi colpi: è da sei anni che non supera quota 10 gol in campionato e nell’ ultima stagione non si ricorda nemmeno uno di quei gol belli e impossibili che hanno fatto innamorare i suoi fan. Recoba non è stato un affare dal punto di vista economico, perché qualche anno fa Casal riuscì abilmente a spuntare un contratto pluriennale ricchissimo che ha poi scoraggiato qualsiasi altro club interessato ad acquistarlo; è stato sempre vittima del suo ingaggio, si potrebbe parlare di una prigione dorata nerazzurra per lui. Recoba ha litigato con tutti gli allenatori, spesso a mezzo stampa, contribuendo a minare la tranquillità nello spogliatoio. E allora? Perché proporre un triennale da 2 milioni di euro l’ anno, ad un giocatore che ha compiuto 30 anni? Tre anni fa l’ uruguaiano scelse autonomamente di ridursi l’ ingaggio e di spalmarne una consistente parte nell’ ultimo anno di contratto, ossia quello appena trascorso. Era la filosofia del piano Moretti, l’ allora direttore generale nerazzurro. Quindi, come è successo ad esempio con Toldo, la società ha preferito allungargli il contratto, diluendo quel che gli sarebbe ancora dovuto a livello di emolumenti in 3 anni e aggiungendo solo un piccolo sforzo economico per l’ ultimo anno, potendo al contempo contare sulle sue prestazioni. Recoba non perde quel che gli era dovuto ed è garantito fino ai 33 anni, quando potrà decidere di tornare in Uruguay. E’ pur vero che nella stessa situazione Moratti un anno fa preferì pagare la buonuscita a Vieri pur di non vederlo più in nerazzurro, ma i motivi in quel caso furono extracalcistici. La stragrande maggioranza dei tifosi che sono stanchi di aspettarlo se ne faranno una ragione: non c’è Moratti senza Recoba.

 

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martedì, 11 luglio 2006

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATRIX ( PRIMA PARTE )

Perchè ? Perchè scrivere la storia di Marco Materazzi? Perchè è il protagonista di questo Mondiale, in positivo e in negativo, perchè o lo si odia o lo si ama, perchè non ha peli sulla lingua, perchè ha sempre dovuto lottare non avendo la classe dei vari Cannavaro e Nesta, perchè anche nella favola che sta vivendo c'è sempre un aspetto negativo, perchè è un po come Dottor Jekill e Mister Hyde, perchè, forse, insieme a Gattuso, è il più simile a noi comuni mortali. Ecco la prima parte.

DA MARSALA A BERLINO: LA STORIA DI MATERAZZI

Non c’ era molta erba a Marsala nel 1993. Sicuramente molta meno di quella verdissima e prestigiosa di Berlino 2006. La città siciliana e la capitale tedesca distano molto più dei 2.500 km che riportano le mappe stradali: è la distanza che passa tra il sogno e la realtà. Marco Materazzi lo sa bene perché nei 13 anni che sono trascorsi non gli ha regalato niente nessuno e ha dovuto lottare giorno per giorno per dimostrare fin dall’ inizio di non essere il solito raccomandato che gioca perché ha il padre allenatore. Beppe Materazzi è un tecnico serio e stimato, una buona carriera specialmente nella serie cadetta, con il picco della salvezza della Lazio nell’ annata del meno 9 in B. Marco inizia così nelle giovanili del club capitolino, quindi a Messina per poi finire addirittura nel Tor di Quinto nei dilettanti. Pochi credevano in lui e il cognome non è un lasciapassare ma probabilmente una zavorra. Il padre ha amici nel club del Marsala che milita nella vecchia Interregionale, ora CND, e chiede loro di visionare quel ragazzo testardo che si è messo in testa di diventare un calciatore professionista. Per capire la rabbia agonistica del neo campione del mondo, e fa un certo effetto chiamarlo così, bisogna partire da queste necessarie premesse. Da quelle 25 presenze e 4 gol di quell’ annata sui campi caldi e polverosi del sud, dove i tifosi sono così vicini che li senti respirare, quando va bene. Altrimenti è anche peggio. Materazzi si fa notare tanto da fare il doppio salto in serie C1 nelle file di un’ altra siciliana, il Trapani. A quel punto gli osservatori del Perugia lo seguono e poi a fine stagione lo acquisteranno; da lì, dopo una esperienza in C1 in prestito al Carpi dove fa 7 gol in 18 partite da difensore, la svolta nella sua carriera perché nel 1996 torna in Umbria, in serie A. Il club del vulcanico Gaucci è una neo promossa, in panchina c’è il profeta Galeone, e dal mercato arrivano rinforzi importanti come Di Chiara, Kocic, Rapajc, Kreek, Gautieri e Manicone. Ci sarebbe anche Vierchowod, ma se ne va già in estate. Sarà un anno tribolato, Scala subentra a Galeone ma non eviterà la retrocessione. L’ ex allenatore del Parma dei miracoli lancia Materazzi il 2 febbraio 1997 proprio contro l’ Inter e ditemi se non è destino. Un anno di B, con Castagner mister, è forse quel che gli serviva perché gioca da titolare e si fa apprezzare per le sue doti di elevazione ed agonistiche che attirano l’ attenzione dei principali club italiani e non solo. E’ l’ anno in cui i perugini a 3 giornate dalla fine sono distanziati di 5 punti dal Torino, quarto e all’ ultimo posto utile per salire in A. Lo scontro decisivo avviene al Curi alla penultima, preceduto da un clima incandescente con i tifosi locali che aggrediscono Casazza nell’ albergo del ritiro, portiere di riserva dei granata. Finirà 2 a 1 per il Perugia, con Materazzi che entra in maniera scomposta su Gigi Lentini, provocando le ire degli avversari. Sarà un drammatico spareggio fra le due squadre nel neutro di Reggio Emilia, finito ai rigori, a decidere l’ ultima promossa e l’ errore dal dischetto dell’ inglese Dorigo condanna i granata ad un altro anno di purgatorio. Sotto la curva Marco festeggia in mutande sventolando una enorme bandiera con il grifone perugino. I tifosi lo amano perché non molla mai, ma ancora non sanno che nell’ anno del ritorno in A proprio Materazzi non ci sarà. Destinazione Liverpool, sponda Everton, Premier League.

FINE PRIMA PARTE

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ECCO COSA SI SONO DETTI ZIDANE E MATERAZZI ( VIDEO )

E' l' episodio che rimarrà nella storia del Mondiale, tutto il mondo ne parla. Senza quasi ricordare che sono stati anche i due marcatori dei gol che hanno sancito la parità nei tempi regolamentari. Non sono così interessato a sapere cosa si siano detti i due, perchè qualunque cosa abbia detto Materazzi, un calciatore esperto come Zidane non doveva reagire: le provocazioni nel rettangolo verde fanno parte del gioco. Da segnalare che impazzano sul web anche video con i suoi falli e una ondata di antipatia, stavolta fuori dai nostri confini, si sta abbattendo su di lui. Però questo video scovato su You Tube penso possa fare definitivamente luce sull' episodio perchè ha una visuale frontale del dialogo in italiano fra i due. Sembra confermato che Zidane abbia detto a Materazzi che dopo gli avrebbe dato la maglietta, visto che gliela stava tirando in un contrasto, e che l' italiano abbia risposto che preferirebbe togliere la maglietta alla moglie del francese. Poi un altro insulto che un esperto di labiale potrebbe facilmente leggere e il vaffa finale, prima della testata di Zizou. Il miglior video per capire cosa Materazzi ha detto a Zidane: clicca  qui

 

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ITALIA - FRANCIA ( CRONACA IN SPAGNOLO )

Anche per la finale la bellissima e divertentissima telecronaca dei giornalisti sudamericani. Tutta da vedere e sentire. Italia campeon del mundo!!!

 

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lunedì, 10 luglio 2006

UNA VITTORIA, TANTI VINCITORI

Tra i tanti luoghi comuni specchio della realtà del nostro Paese uno molto in auge è che le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte son figlie di nessuno. Per una volta è bello che sia davvero così e che nella notte azzurra di Berlino e di ogni piazza d’ Italia si possano riconoscere tante storie che meritano di essere raccontate e a cui dire un riconoscente grazie.
E’ stata la vittoria del famoso gruppo, parola abusata e banale ma terribilmente efficace, dei calciatori azzurri, per una volta non sex symbol con veline al seguito ma uomini, veri, leali, seri, che dopo le vicende legate a Calciopoli hanno voluto dimostrare di poter essere la parte buona del nostro calcio da cui ripartire assieme ai milioni di tifosi delusi ma ancora innamorati del pallone.
E’ stata la vittoria di Marcello Lippi, presuntuoso, fortunato e arrogante, a cui si chiedeva di far vedere la propria bravura anche senza l’ ombrello protettivo della Juve e di Moggi in particolare; nell’ infuriare della tempesta mediatica e di piazza, ha saputo cementare una squadra solida, versatile, molto matura tatticamente, non dipendente dal singolo fuoriclasse perché fuoriclasse veri e propri non ce ne sono e coloro che erano chiamati a fare la differenza o erano reduci da un infortunio, Totti, oppure nella parabola discendente, Del Piero. Capendo di non avere la condizione fisica per proseguire nel progetto che prevedeva le due punte più un trequartista alle spalle, su suggerimento dei giocatori ha puntato ad ottenere il massimo dalla organizzazione difensiva inventandosi di volta in volta il match winner decisivo. Ora anche chi non gli mai risparmiato nulla, come il sottoscritto, ammette che ci troviamo di fronte a un allenatore che di diritto è nella storia del nostro calcio e dal quale, almeno nella gestione del gruppo, anche Roberto Mancini dovrebbe imparare.
E’ stata la vittoria dei Cannavaro e Buffon che, sebbene siano ancora eticamente criticabili per quanto è emerso dalle intercettazioni, sono i numeri uno nel loro ruolo e lo hanno dimostrato al Mondiale dopo averlo fatto nella Juve. Per il comportamento esemplare tenuto in Germania, il capitano azzurro è stato degno erede di Dino Zoff nell’ onore di poter alzare la Coppa.
E’ stata la vittoria di Marco Materazzi, il calciatore più odiato d’ Italia al quale la stessa Italia dovrà dire grazie. Certi eccessi in campo non saranno mai rimossi, ma a livello di nervi e personalità ha vissuto una trasfigurazione inimmaginabile, non protestando mai anche quando, contro Australia e Francia, ne avrebbe avuto ben donde, e facendo perdere la testa addirittura a Zidane. Tecnicamente poi è stato protagonista assoluto: sicuro dietro, 2 gol pesantissimi contro Rep. Ceca e Francia davanti. Sarà dura preferirgli Samuel caro Mancio.
E’ stata la vittoria di un buon terzino fluidificante scopertosi in un mese campione. Fabio Grosso e non Totti è la favola del Mondiale che ci ha portato a Berlino: conquistando un rigore contro gli aussie, segnando un gol da cineteca contro la Germania e mettendo l’ ultima e storica firma in finale. Un viso da ragazzo per bene, umile gregario con un bel sinistro e con una ottima facilità di corsa. Meno bravo dei campioni Facchetti e Maldini, ma nella storia come loro.
E’ stata la vittoria di Ringhio Gattuso, un altro che a volte trascende nei comportamenti in campo ma è mai banale nei 90 minuti e soprattutto fuori. Un trascinatore nato, un combattente che sa cosa sono i sacrifici e con quelli ha costruito la sua carriera. Non ha avuto in sorte i piedi di Zidane ma una famiglia che gli ha insegnato i valori della vita. Non è poco ed è un esempio da imitare.
E’ stata la vittoria degli attaccanti operai, che hanno messo più fiato per aiutare i centrocampisti che reti nelle porte avversarie. Un Mondiale sofferto per loro, tanti piccoli Ravanelli e Vialli di lippiana memoria, fra i quali anche un rapace come Inzaghi ha trovato poco spazio pur potenzialmente meritandone molto.
E’ stata la vittoria di una intuizione, di un trequartista schierato davanti alla difesa una estate e diventata segnale di una rivoluzione culturale. Andrea Pirlo ha cucito, ricamato e rammendato nella zona nevralgica del campo come un campione. A dispetto del nome e di un fisico non da Terminator, è stato il centrocampista più completo di Germania 2006.
E’ stata la vittoria, seppur non come loro sognavano, di due simboli romanisti e juventini come Totti e Del Piero, a cui la maglia azzurra rischiava una volta smesso col calcio
di lasciare loro solo ricordi negativi. A loro modo una traccia l’ hanno lasciata, anche se è stato il gruppo a trascinare loro e non viceversa.
E’ stata la vittoria di tanti tecnici italiani che continuano ad essere una elite nel mondo: penso ai vari Capello, Prandelli, Ancelotti e Guidolin che hanno plasmato molti dei novelli campioni.
E’ stata la vittoria del professor Rossi che, catapultato in un mondo mafioso e allo sbando culturale che non conosceva, ha preso decisioni sofferte ma giuste, come la riconferma di Lippi, facendo sentire la propria presenza, discreta ma forte, in tutta l’ avventura tedesca. Continui così, la strada è purtroppo ancora lunga. Al suo fianco la battagliera ministro dello sport Giovanna Melandri che, sebbene aspettiamo al varco per quel che farà per questo mondo, incarna un presente di onestà, bellezza e pulizia che ci fa dimenticare personaggi luridi e loschi come Franco Carraro, uomo di potere politico e di sport di un passato che spero non ritorni.
E' stata la vittoria della gente che aveva voglia di trovare un motivo per festeggiare e che andava nelle piazze già dopo la vittoria inaugurale con il Ghana. Il loro, il nostro entusiasmo e amore per questo sport, che ha finito per trascinare anche chi gufava per partito preso oppure per un forte sentimento tradito da Moggi e compagni, è il trade d’ union con i ragazzi di Lippi. Per una volta non c’ era tutta questa differenza tra campione e tifoso: il Gattuso che getta il cuore oltre l’ ostacolo non è nel gesto in sé molto diverso dall’ operaio che si fa un mazzo così dodici ore in fabbrica. Almeno per la magica notte di Berlino che ricorderemo per tutta la vita, come si fa con il giorno del primo bacio, del matrimonio, della laurea, del figlio che sta nascendo.
E’ il Mondiale di chi lotta e di chi alla fine vede riconosciuti e premiati i propri sforzi. Non succede sempre, anzi quasi mai, ma è bello sapere che ogni tanto, come nei sogni, accade. Perché dà speranza ad ognuno di continuare ad avere la forza e il coraggio di inseguirli. Sebbene siano irraggiungibili.

Simone Nicoletti ( chico75 )

( il post è dedicato a chi ha lottato, come il mio amico Enrico, e a chi continua a farlo )

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categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali

INTER-NAZIONALE CAMPIONE DEL MONDO

Grazie Marco. Grazie Fabio. La vittoria della Nazionale si colora di nero azzurro perchè sono proprio i difensori interisti a decidere la finale con la Francia con il gol del pari e l' ultimo rigore. Assieme al tricolore può legittimamente sventolare la bandiera nerazzurra e nessuno lo avrebbe mai creduto possibile.

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categorie: calcio, nazionale
domenica, 09 luglio 2006

GIOCHIAMOCELA!!!

La Coppa del Mondo non è solo un evento sportivo. Non può esserlo una manifestazione che paralizza non solo le tre nazioni che sono direttamente coinvolte nella finale, come Francia, Italia e Germania, ma tutto il mondo con oltre 4 miliardi di persone che guarderanno Berlino. Dall’ Alaska all’ Australia, dalla Svezia al Sudafrica che stasera raccoglierà il testimone in nome di un intero continente, l’ Africa. E’ un momento di festa planetaria, di divisione sportiva ma paradossalmente uno dei rarissimi momenti di unità nazionale, specie in anni in cui le grandi ideologie nei Paesi democratici sono superate e obsolete. E’ il calcio, quel calcio che alcuni hanno tentato di uccidere decidendone le sorti al telefono e non su un rettangolo verde. In Italia infatti il cammino dei Lippi e dei Cannavaro è partito in sordina, oscurato dalle intercettazioni e dal più grande scandalo sportivo che si ricordi non solo a queste latitudini. Ma anche coloro che non sono riusciti a godersi l’ atmosfera mondiale per colpa di Moggi e compagni, non hanno potuto trattenere un urlo di gioia al momento del gol di Fabio Grosso, uno che fino a qualche anno fa giocava trequartista nel Chieti e su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fatto che potesse non solo approdare in Nazionale ma anche giocare in serie A. Giusto così, la partita con la Germania entrerà nella storia di questo sport e chi l’ ha vista se la ricorderà per sempre: capita sempre con le emozioni più forti. Stasera si deve ripartire da lì, da quel patrimonio di convinzione ed entusiasmo costruito nei supplementari della semifinale. Anche tatticamente e come approccio mentale: potrebbe non bastare aspettarli e sperare che il goleador di turno inventi il gol decisivo. Se è vero che Domenech schiererà Trezeguet centravanti con Henry, Zidane e Ribery alle spalle è un chiaro segnale di voler fare la partita e giocarsi tutta la propria forza offensiva per vincere la partita più importante di tutte. Marcello Lippi,anche se il ct francese non lo farà, faccia lo stesso: un’ altra punta o un atteggiamento più coraggioso sono indispensabili. Le vittorie che entrano nella storia si compiono rischiando di perdere, non mi stancherò mai di ripeterlo. 90 lunghissimi minuti per dare un sorriso e una speranza per una notte ad una Nazione che ne ha bisogno e che da domani tornerà a fare i conti con i molti problemi di ogni suo cittadino. L’ Italia merita la Coppa, gli azzurri possono regalarcela. Si vince con il cuore, chi marcherà Zidane non mi interessa. Sognamocela, giochiamocela, andiamo a prendercela.

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categorie: calcio, nazionale, fuorigioco mondiali
venerdì, 07 luglio 2006

RINUNCIAMO ALLA CHAMPIONS

Rinunciamo alle coppe. Se è il prezzo da pagare per ottenere alla fine dei diversi gradi di giudizio, sportivo prima e amministrativa poi, un calcio italiano finalmente credibile. Per un anno o financo per tre, per quanto la Uefa riterrà opportuno. Gli strali di Della Valle e Lotito, espressioni della nuova imprenditoria che è terribilmente simile alla vecchia, i complotti politici evocati da Berlusconi e dal Milan, refrain trito e ritrito adattabile alle diverse situazioni, e l’ avvertimento della società Juve che fa capire che al di là di una pena accettabile o congrua che dir si voglia sarebbe disposta a dare battaglia fino all’ ultimo. Senza contare uomini politici e di sport in caccia di consensi, giornalisti leccaculo e tifosi accecati dal machiavellico fine che giustifica i mezzi. Un esercito di benpensanti e garantisti a comando che fa ribrezzo. Prepariamoci a questo teatrino che durerà tutta l’ estate non facendo un passo indietro dalla certezza che quelli del quartierino e dei salottini buoni devono pagare. Ed essere estromessi dal calcio. Quelli che schierano battaglioni di avvocati che presentano i loro clienti come buffoni patetici ed ignoranti. Sacrifichiamo la partecipazione alla Champions conquistata sul campo senza favori né imbrogli e poi chiediamo i danni a chi viola la clausola compromissoria e si rivolge alla giustizia ordinaria. Un risarcimento milionario a Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina e pazienza se qualcuno rischierà il fallimento. Un campionato con anche solo una di queste in serie A, tanto per capirci i rossoneri, senza una pesantissima penalizzazione, sarebbe una sconfitta epocale che non ci possiamo permettere. Sarebbe un modo per far uscire un Moggi dalla finestra oggi per farne rientrare un altro fra 2 o 3 anni. I tifosi delle squadre coinvolte che si schierano con i loro dirigenti sono pericolosi mezzi di pressione sull’ opinione pubblica e sulla libertà di giudizio di chi sarà chiamato ad esprimersi in camera di consiglio. Vanno disinnescati, con un movimento di opinione compatto, in primis da noi supporters nerazzurri, che dobbiamo sapere di poter perdere e vincere ma solo per demeriti o meriti della nostra società, dei giocatori e di Roberto Mancini. Noi tutti dobbiamo vigilare: l’ esercito dei disonesti è sempre più ampio e in questi giorni si mescola con gli italiani che festeggiano i successi della Nazionale. In una mano il tricolore, in tasca il passamontagna.

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E' SBARCATO A MILANO MAICON

E’ arrivato a Milano da due giorni e si è già incontrato con Dacourt nell’ hotel del centro che li ospita. Visite mediche per entrambi in vista del ritiro che comincerà la prossima settimana. Quindi la società nerazzurra ha sciolto gli ultimi dubbi e non potrà tesserare un nuovo extracomunitario avendo già Douglas Seisenado Maicon, 25 anni, prelevato dal Monaco per circa 6 milioni di euro dopo una lunga trattativa con il suo procuratore Mino Raiola. Contratto quadriennale, 1 milione di euro di ingaggio, entrerà in competizione con J. Zanetti e Figo per un posto sulla corsia destra, sia di difesa che di centrocampo. Due totem nerazzurri, una impresa non facile per l’ esterno verdeoro che è già da due anni nel giro della Nazionale, ma che ha perso il ballottaggio con Cicinho per il ruolo di vice Cafu a questi Mondiali, al termine di una stagione non brillantissima come tutto il club transalpino. Molto amico di Adriano che ne ha caldeggiato l’ acquisto, con il quale ha condiviso la vittoria della Coppa America e della Confederations Cup. Corsa, velocità, potenza e grandi capacità offensive: è così Maicon, che deve migliorare sia a livello tattico che in fase di copertura. Roberto Mancini intende proporre l’ anno prossimo una maggiore spinta sulle fasce e in questa via si inseriscono gli ingaggi anche di Grosso e Maxwell, al posto dei vari Favalli, Ze Maria e Wome a cui non è stato rinnovato il contratto. Poche parole in italiano di rito per Maicon, che ha espresso felicità e curiosità per la sua nuova avventura nerazzurra, dribblando qualsiasi domanda su Calciopoli. Potenzialmente sembra che non farà la fine di Gilberto, passato come una meteora da Milano e affermatosi altrove, ma il Mancio dovrà lavorarci ancora parecchio.

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giovedì, 06 luglio 2006

DIFESE D' ITALIA

Un gol subito su autogol in sei partite, nonostante sia cambiata per due quinti rispetto alla partita d'esordio, complici l' infortunio di Nesta, la squalifica di Materazzi, l' accantonamento di Zaccardo.

Avvocato Juventus : "Una pena congrua ? Direi come le altre squadre coinvolte, retrocessione in serie B e penalizzazione". ( Non ci giurerei, ma mi sembra una ammissione di colpevolezza di illecito sportivo ).

Avvocato Milan : "Meani non era dirigente del Milan. Nemmeno un dipendente. Si può quasi dire fosse un precario" ( a oltre 250.000 euro all' anno, mica male ). "Galliani sta a sentire ma non reagisce, non dice nulla. Ci sono dei suoni totalmente insignificanti che si usano nell'intercalare, che sono senza alcun significato. Galliani non commenta. L'accusa non esiste nel mondo reale, nel mondo fisico dei suoni". ( quando dice spinga spinga a Meani per la raccomandazione di alcune nomine arbitrali che suono usa?)

Lotito: " ”Sono entrato in Lega calcio per la prima volta l’8 ottobre del 2004 e ho inaugurato questa linea di rottura rispetto al sistema, e per questo mi hanno dato del matto e del suonato. Ho parlato di moralizzazione, di calcio didascalico e di nuova genesi di questo sport". ( Uno che parla così in effetti un po suonato lo deve essere). "Mazzini e` un personaggio toscano di reminiscenza boccacesca. Non potevo certo utilizzare un linguaggio aulico e per questo sembra che ci sia una grande familiarita` nelle conversazioni telefoniche. per me era diventato una sorta di psichiatra, mi tranquillizzava. D' altronde è un medico e si sa, i medici tranquillizzano. Emerge che sono un po strano, lo so, ma ho voluto anche avvicinare il calcio alla cultura. Ho istituito anche il cappellano della Lazio, che officia la Santa Messa ogni giorno" ( Uno così non levatecelo, vi rego!)

Della Valle: "Nel deferimento ci sono un sacco di errori, Palazzi mi ha confuso più volte con un'altra persona. Poi scrive che sono stato a mangiare con Bergamo a Coverciano mentre ero altrove. Quando ero a Bagno a Ripoli, Palazzi scrive Bagno a Rivoli. Fa pure gli stessi refusi dei carabinieri. Chiedono la mia testa sulla base di un teorema, il teorema Palazzi, costruito attorno al disegno di tre carabinieri che hanno cucito le intercettazioni così come hanno voluto. Contro di noi ci sono solamente alcune intercettazioni di Innocenzo Mazzini, un personaggio che con noi faceva la parte del vicepresidente della Figc, poi alle nostre spalle millantava qualsiasi cosa. Non c'è nient'altro. E pensare che noi Mazzini lo tolleravamo solo perché sapevamo che era quello che era.Io sono convinto che ci sia un filo conduttore con l'uscita della Roma dalla corsa alla Champions League. E non è un caso che le intercettazioni siano uscite sul Romanista proprio quando noi siamo entrati in Champions". ( Quella sul complotto l' ho già sentita...uhm..dove...)

Berlusconi: " Le indagini di Borrelli e le richieste di Palazzi dimostrano un movente ed una volontà politica assolutamente inaccettabili nell'ambito dello sport" ( Ah già..ecco chi gridava al complotto..ma Berlusconi e Della Valle sono davvero così diversi ?).

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mercoledì, 05 luglio 2006

IL GOL DI GROSSO ( CRONACA IN LINGUA ARABA )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla divertente e unica telecronaca in lingua araba.

 

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GOL DI GROSSO ( CRONACA IN LINGUA CINESE )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca agli incredibili telecronisti in lingua cinese.

 

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I GOL DI GROSSO E DEL PIERO ( CRONACA IN INGLESE ESPN )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla telecronaca in inglese della rete americana ESPN.

 

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I GOL DI GROSSO E DEL PIERO IN SPAGNOLO ( SUDAMERICA )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla inconfondibile telecronaca in spagnolo dei giornalisti sudamericani.

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GOL DI GROSSO E DEL PIERO ( CRONACA IN INGLESE BBC )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Tocca alla telecronaca in inglese della BBC.

 

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IL GOL DI GROSSO ( CRONACA IN TEDESCO )

Risentiamo come i telecronisti dei vari Paesi hanno raccontato gli ultimi momenti della semifinale Germania Italia e in particolare il gol del neo interista Fabio Grosso. Cominciamo, noblesse oblige, proprio dai toni funerei del telecronista tedesco.

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FUORIGIOCO MONDIALI: AUF WIEDERSEHEN DEUTSCHLAND

Finalmente l’ impresa. Dopo un cammino senza troppi squilli serviva la prestazione straordinaria per cambiare la storia del nostro mondiale tedesco. Grosso con un tiro e un urlo alla Tardelli e Del Piero con una rivincita sul destino l'hanno resa possibile. Non è un caso che sia arrivata contro i tedeschi e soprattutto nei supplementari. Come nel 1970 in Messico e come nel 1982 in Spagna. Marcello Lippi ha incominciato a vincerla quando ha rischiato di perderla, inserendo una seconda punta al posto di uno spento Camoranesi e addirittura una terza, Del Piero, al posto dell’ altro centrocampista di quantità Perrotta. Sono venuti due legni e due gol in 30 minuti quando le energie erano al lumicino: non è stata una casualità anche se anche Buffon con quella parata su Podolski ci ha messo del suo. Nei 90 minuti Italia e Germania si erano sostanzialmente equivalse con un tempo a testa: nel primo meglio gli azzurri con un superiore possesso palla e nella ripresa meglio i padroni di casa che specie negli ultimi 20 minuti sembravano averne di più, contemporaneamente al calo fisico di Camoranesi e Totti. La partita non è stata delle migliori tecnicamente, sulla scia di quasi tutte in questa manifestazione: ritmo basso, poche conclusioni verso la porta, molto agonismo e esasperati tatticismi. Sia Lippi che Klinsmann hanno cercato prima di tutto di non perderla, con gli unici due che potevano fare la differenza, Totti e Ballack, troppo lontani dalla porta avversaria per poter incidere. Così Toni è stato fermato nella morsa di Mertesacker e Metzelder che fisicamente gli sono simili, mentre Podolski e Klose si sono visti di più ma hanno sbattuto sulla nostra difesa, con Buffon e Cannavaro ancora sugli scudi. Se il man of the match è stato Pirlo per la Fifa, è Fabio Grosso ad avere deciso la partita con un sinistro che i giornalisti di qualche anno fa avrebbero descritto di rara bellezza. Il neo terzino interista, specificamente richiesto da Mancini dopo che Zambrotta ha informato di preferire il Milan, è sorprendentemente l’ uomo che nei momenti decisivi fa la differenza: con l’ Australia conquistò un rigore in pieno recupero con gli azzurri in 10 e con la Germania ha colpito all’ ultimo minuto evitando la roulette dei rigori. Anche questo non è un caso: in una squadra senza fuoriclasse Lippi ha costruito un gruppo solido e versatile che può mandare sotto i riflettori un personaggio diverso ogni volta. Gli manca una sola partita, la più importante, per entrare nella storia e ricevere i complimenti e i ringraziamenti da chi, come il sottoscritto, dichiaratamente non lo ama. Si ricordi del potenziale offensivo di questa squadra: provi a vincerla rischiando magari di perderla. I supplementari di Italia Germania ce lo hanno insegnato.

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martedì, 04 luglio 2006

CALCIOPOLI: LE 10 FAQ DEL PROCESSO SPORTIVO IN CORSO

1 - Che valore hanno le richieste di Stefano Palazzi ? Come si svolgerà il processo ?

Nel processo sportivo Stefano Palazzi rappresenta la Procura federale e di fatto svolge il ruolo della pubblica accusa con cui si dovranno confrontare gli avvocati delle difese di tutti gli imputati. Dopo la requisitoria iniziale che si è svolta oggi e nella quale ha spiegato l’impianto accusatorio e in linea generale le sanzioni che richiederà, comunque ancora modificabili, hanno iniziato ad essere ascoltati gli imputati, a partire da Moggi, che non si è presentato, e Giraudo. Dopodiché ci sarà la requisitoria finale dell’ accusa ( ancora Palazzi ) e le arringhe degli avvocati delle 4 società coinvolte nonché dei singoli imputati, prima che il collegio giudicante si ritiri in camera di consiglio per la decisione. Da ricordare che Stefano Palazzi svolse il ruolo di pubblica accusa anche nel caso Genoa chiedendo per i Grifoni la retrocessione in serie C.

2 - Nel processo sportivo le sentenze dei giudici sono molto diverse dalla pubblica accusa?

Normalmente no. Può esserci una minore pesantezza nel quadro di una sanzione specifica ma pensare che arrivi una assoluzione, ad esempio per il Milan, è quasi impossibile. Questo vale soprattutto per questo grado di giudizio, ma non mi aspetto grandissime differenze nemmeno in secondo grado, anche se è nella facoltà dell’ organo giudicante di secondo grado riformare in tutto o in parte la decisione impugnata. Il fatto che per essere accusati di un illecito non sia necessario che esso sia andato a buon fine ma basti il semplice tentativo, fa sì che il valore e il peso giuridico delle intercettazioni sia decisamente maggiore rispetto ad un processo ordinario. E non sia semplice confutarlo. Infatti nel giudizio sportivo vige l’ inversione dell’ ordine delle prove per cui spetterà agli imputati difendersi portando le prove della propria innocenza e non alla Procura portare le prove della colpevolezza.

3 - Ma dove sono le prove dell’ illecito?

Come già scritto nel processo sportivo per essere condannati per illecito è sufficiente che esso sia anche solo tentato. Il fatto che sia consumato effettivamente è una aggravante. Comunque Palazzi è convinto che il sistema partisse da Moggi e Giraudo e, quindi, dalla Juventus: "La sofisticazione di questo sistema - spiega nella sua requisitoria - si desume dall'intervento favorevole degli arbitri soprattutto nei casi dubbi. Questo va valutato in modo particolare. La maliziosità del sistema si evince dal sistema di condizionamento finalizzata a non creare un'evidenza di favori nell'opinione pubblica. Una condotta anche a livello mediatico che lo stesso Moggi portava avanti". Quindi il fatto di telefonare ai designatori, di incontrarsi in luoghi segreti o a cena aveva lo scopo di determinare arbitraggi favorevoli alla società bianconera. E’ quello che hanno svelato le intercettazioni che hanno spiegato ad esempio come fosse possibile in anticipo già per i carabinieri sapere gli arbitri prima del sorteggio.


4 - Quali saranno gli altri gradi di giudizio?

In questo caso straordinario il commissario Rossi ha previsto, come da sua facoltà, che l’ organo giudicante di secondo grado sia la Corte Federale e non sia prevista la possibilità di rivolgersi alla Camera di conciliazione e arbitrato del Coni. E’ però probabile che le difese, specie in presenza di pene molto severe, violino la clausola compromissoria relativa all’ autonomia dell’ ordinamento sportivo e si rivolgano al TAR e ai giudici amministrativi per la violazione di interessi legittimi extrasportivi. In questo caso il TAR potrebbe bloccare la sentenza sportiva e farla disapplicare. Se lo stesso TAR desse però ragione alla giustizia sportiva, i club che hanno violato la clausola compromissoria si vedrebbero applicati ulteriori penalizzazioni.

5 - Per la Juve è stata chiesta la serie C1?

No, ma l’ esclusione dal campionato di competenza, una delle pene più gravi del codice di giustizia sportiva. Spetterà al commissario Rossi decidere a quale campionato assegnarla e quindi ipoteticamente anche alla serie C2.

6 - Come mai Moggi non è stato radiato?

Perché in questa fase del procedimento il procuratore Palazzi poteva solo prevedere la possibilità di preclusioni come ha fatto, ossia la radiazione, e non richiederla direttamente. E’ probabile comunque che lo faccia nella requisitoria finale. Non solo per Moggi.

7-  Perché per il Milan è stata chiesta la serie B ? Potrebbe rimanere ancora in A ?

Perché secondo Palazzi Galliani sapeva, come risulta da alcune telefonate, e approvava la condotta di Meani, tesserato Milan addetto agli arbitri e non collaboratore esterno, per fare pressione sui designatori per ottenere guardalinee compiacenti. La prova che i magheggi di Meani sono andati a buon fine è stata l’ assegnazione di Babini e Pugliesi richiesta a Mazzei dallo stesso Meani e puntualmente verificatasi. Quindi il Milan per responsabilità oggettiva diretta è stato condannato alla B. Le probabilità che rimanga in A con penalizzazione restano comunque buone, anche perché la tendenza è sempre quella di sentenze più morbide delle richieste della accusa.

8 - Napoli, Bologna e Brescia potrebbero essere ripescate?

In base alla normativa vigente, recentemente modificata da Carraro, non ne hanno i requisiti. Potrebbero però rivalersi economicamente.

9 - Alcune società rischiano il fallimento ?

Teoricamente sì, specie la Lazio, quotata in borsa, che ha già un piano di rateizzazione ultradecennale col fisco e che potrebbe vedere ridiscussi i contratti in essere e quindi non poter contare su entrate fino a poco tempo fa sicure e probabilmente già messe a bilancio. Se a ciò si aggiunge che l’ anno prossimo il decreto spalma debiti non sarà più in vigore, gli azionisti di riferimento dovranno probabilmente ricapitalizzare per evitare problemi.

10 - Perché uno scudetto è stato revocato e uno non assegnato alla Juve ?

Quello del campionato 2004 – 2005 è stato revocato perché considerato falsato come provato dalle intercettazioni. Sul campionato appena concluso non sono state fatte intercettazioni ma si presume che sia stato pesantemente condizionato dal sistema ancora in vigore. Viene lasciata la scelta al commissario Rossi se assegnarlo alla prima squadra in classifica non coinvolta nello scandalo o lasciato vacante.
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ULTIM' ORA CALCIOPOLI: PALAZZI SMANTELLA LA CUPOLA

Dopo la requisitoria iniziale in cui Stefano Palazzi, contrariamente alle attese, è stato durissimo nei confronti del sistema orchestrato da Moggi, ecco le richieste di sanzione del procuratore federale che sostanzialmente avallano le indagini di Borrelli e del suo staff:

JUVENTUS : Serie C e 6 punti di penalizzazione. Revoca scudetto 2005 e non assegnazione scudetto 2006.

FIORENTINA e LAZIO : Serie B e 15 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno

MILAN : Serie B e 3 punti di penalizzazione, cancellata partecipazione alle Coppe Europee per il prossimo anno

MOGGI, GIRAUDO, CARRARO, BERGAMO, PAIRETTO, LANESE, MAZZINI, LOTITO, I DELLA VALLE, MEANI: 5 anni di squalifica più sanzioni pecuniarie

GALLIANI : 2 anni di squalifica

DE SANTIS, BERTINI, DONDARINI, RODOMONTI, MESSINA, ROCCHI E TAGLIAVENTO: 5 anni di squalifica con preclusione

PAPARESTA : 1 anno di squalifica

Tendenzialmente nel processo sportivo le richieste del procuratore federale vengono sostanzialmente accolte dall' organo giudicante, ma vista l'eccezionalità del caso, è probabile che le sentenze della CAF si possano anche discostare verso una minore linea dura. Certamente se le stesse venissero confermate sia in primo che in secondo grado, è sicuro il ricorso al TAR e alla giustizia ordinaria di tutte e quattro le società coinvolte, violando la norma compromissoria di recente istituzione e aprendo nuovi delicati scenari per il calcio italiano.

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FUORIGIOCO MONDIALI: USCIAMO DALL'OMBRA

Dei nostri scandali. Dei nostri limiti tecnici. Di una serie di prestazioni buone per andare avanti ma non per entusiasmare. Della nostra atavica furbizia. Delle polemiche per una squalifica di Frings mai chiesta alla Fifa ma benedetta dall’ iniziativa di SKY e Repubblica. Della storia che ormai è datata per cominciare finalmente a scriverne un’ altra. Delle divisioni fra chi tifa Italia e chi, dopo Calciopoli, non riesce ancora a farlo. Della eccessiva prudenza e della mancanza di coraggio. Dell’ incapacità di pensare in grande. Stasera a Dortmund in una atmosfera quasi totalmente avversa serve una di quelle imprese che segnano la svolta e il fatto di poterla compiere contro una avversaria tradizionale come la Germania deve essere un ulteriore motivo di spinta. Non ci odiano ma nemmeno ci amano in quella terra, non mancando occasione di sottolineare i nostri difetti e trasformando anche i pregi in insulse macchiette. Calcisticamente ci temono perché profondamente diversi dal loro modo di giocare ma si sentono superiori e sono sicuri di batterci. Ho scritto che in questi Mondiali la Nazionale di Lippi è sembrata più teutonica nella filosofia calcistica, più collettivo e forza fisica che sprazzi di genio e fantasia del campione di turno, come era stato in passato con Roberto Baggio ad esempio. Stasera servirà un colpo di teatro del ct per sorprenderli ( due punte? Inzaghi a partita in corso? Spostare Zambrotta a sinistra quando entrerà Odonkor?) e una invenzione del Totti di turno ( un cucchiaio o un intero set con coltelli e forchette?) per cambiare la storia di un match in apparenza abbastanza bloccato e prevedibile con la Germania a spingere senza scoprirsi troppo e gli azzurri a cercare di imbrigliarli. Non ci sarebbe nulla di peggio di tornare a casa senza avere provato a giocarcela sfruttando le nostre qualità, che non sono solo Buffon, Cannavaro e organizzazione difensiva. Ci sono Inzaghi, Gilardino e persino Del Piero che, in caso di stallo o addirittura di svantaggio, devono essere sfruttati. Berlino non è così vicina, ma nemmeno così lontana come si poteva pensare un mese fa quando Lippi e gli altri entravano e uscivano dalle Procure. Forza Italia e, per una sera, forza Marcello. Come amava dire Hitchcock, non c’è terrore nello sparo, ma solo nella sua attesa.

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lunedì, 03 luglio 2006

VIDEO DI IERI: ITALIA GERMANIA 1982

Sperando che la tradizione positiva ai Mondiali sia rispettata, ecco i gol dell' ultima sfida tra Italia e Germania allora Ovest, perchè la caduta del muro di Berlino era ancora ben lontana dall' avvenire.  Era l' 11 luglio 1982 e tutti sappiamo come finì. Allora le imprese contro Argentina e Brasile diedero fiducia e convinzione a una squadra partita tra mille difficoltà e che ringraziò un pareggio che ai molti parve aggiustato contro il Camerun per non tornare dalla Spagna già nella prima fase.  La semifinale contro la Polonia venne superata di slancio grazie al solito Rossi e in finale i tedeschi, reduci dalla massacrante sfida contro i francesi, vennero travolti dagli uomini di Bearzot.

Nella home page sulla sinistra il video di Italia Germania 1982.

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sabato, 01 luglio 2006

JUVE MARCIA

Tra poche ore il popolo bianconero sfilerà per le vie di Torino per urlare al mondo il proprio orgoglio juventino. Al di là del fatto che personalmente non sia un sostenitore delle manifestazioni di piazza e dei possibili confronti con la marcia granata di tre anni fa che vide una partecipazione oceanica quando il Toro retrocedeva ancora in B, la speranza è che tra coloro che sfideranno la calura di un sabato di luglio non ci siano quelli che festeggiarono l’ ultimo scudetto nonostante lo scandalo fosse già deflagrato e si fosse capito come quella vittoria fosse in realtà pesantemente taroccata. Quelli che si schierarono con la Triade e che ancora oggi credono che ci sia un complotto anti juventino alla base di quanto successo. La cultura della vittoria ad ogni costo è la filosofia che ha ispirato Moggi e Giraudo da più di dieci anni e che è diventata la realtà della squadra più amata e odiata in Italia. E’ questa l’ eredità più deleteria che proprio la Triade ci ha lasciato e che dovremo combattere non solo fino alla fine dei processi sportivi ma soprattutto dopo. Sventolino le bandiere come auspicio per un futuro diverso: la Juve del recente passato è stata la mela più marcia di un raccolto da buttare e da non ripetere. I tifosi juventini se lo ricordino e non trasformino una marcia di speranza in una patetica esibizione di fede ad ogni costo. Sarebbe davvero un incubo ben più grave di una retrocessione in B.

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FUORIGIOCO MONDIALI: CARRARMATO ITALIA

Quasi senza accorgersene siamo nella semifinale Mondiale. In un girone con Usa, Rep. Ceca e Ghana potevamo eliminarci solo per nostra incapacità. Idem dicasi per Australia e Ucraina che dell’ elite calcistica non hanno mai fatto né faranno mai parte. Si arriva alla infinita sfida contro la Germania che storicamente, sia nel 1970 che nel 1982, ci ha detto sempre bene( Lippi e compagni pensino a toccarsi) senza un vero banco di prova della nostra forza. La prima sfida di un certo livello è proprio quella che ci attende e se la fallissimo sarebbe giustificato dire che abbiamo disputato comunque un buon Mondiale? Non credo. E’ una Nazionale che si fa apprezzare per una straordinaria compattezza e solidità difensiva, uno spirito di gruppo raramente così coeso e per la intercambiabilità di uomini e schemi senza che il risultato cambi. Una squadra che trae la sua forza dal collettivo più che dal singolo fuoriclasse: un filo conduttore abbastanza estraneo nella storia azzurra. Non ha però ancora offerto una prestazione travolgente, trascinante, per meglio dire emozionante. Il passo è stato quello del carrarmato, lento, sicuro, inesorabile: più tedesco che italiano. L’ occasione per dare la svolta a questo tran tran capita martedì contro una scuola che di guerre e carrarmati è più esperta di noi per storia e DNA, non solo futbolistico. Non basterà controllare le operazioni dall’ alto della propria superiorità difensiva e tattica perché questa superiorità non c’è. Ci vorrà più coraggio per sorprenderli, così come capitato nell’ amichevole di marzo, una mentalità più offensiva e più tecnica stile Ghana per far saltare i panzer sul tereno minato di gioco. Pensare di lasciare a Cannavaro, Zambrotta e Buffon, i nostri fuoriclasse qui in Germania, il compito di disinnescare Klose e Podolski come arma principale per ottenere la qualificazione sarebbe deleterio e pericoloso, a meno di pensare di essere sempre accompagnati da una buona dose di fortuna. Gira e rigira si torna a Totti e agli attaccanti: il primo dovrà essere più continuo e inventarsi quella personalità che negli appuntamenti importanti gli è sempre mancata, gli altri, a chiunque tocchi, dovranno sfruttare al massimo le occasioni che saranno create come ha fatto Toni stasera. Appuntamento al 4 luglio a Dortmund in uno stadio che sarà quasi completamente ostile: la notte ideale per aggiungere un nuovo capitolo al romanzo popolare che è sempre stato Italia – Germania.

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mercoledì, 28 giugno 2006

RIDATECI PINOCCHIO

Ne provo nostalgia. Sì, del vero Pinocchio, quello uscito dalla fantasia e dalla penna di Carlo Collodi. La trasfigurazione umana di un Pinocchio dei tempi nostri che ieri era ospite di Ballarò è stata deprimente, spudorata, esagerata. Le lacrime di un Moggi tutt’ altro che pentito di aver taroccato chissà quanti campionati, minando alla base i principi di onestà e lealtà sportiva, non hanno intenerito nessuno. Anche perché probabilmente fanno parte di una strategia complessiva, di una linea difensiva concordata con avvocati e con le altre parti in causa. Negare tutto, anche l’ evidenza, e contrattaccare sulle ali del solito refrain tipicamente italiano: mi volevano fregare e ho dovuto comportarmi di conseguenza. L’ assunzione di responsabilità è un esercizio difficile perché presuppone coraggio, coerenza e personalità: tutte qualità che personaggi come Bergamo, Pairetto, De Santis, Carraro per finire a Moggi non hanno. Televisivamente è stato un bel colpo quello di Floris di avere l’ ex direttore generale disponibile per una intervista ma speravo calcasse un po più la mano. Si è trovato di fronte un muro di omertà, un giustificazionismo imbarazzante e messaggi che alcuni hanno definito di stile mafioso indirizzati a lobby di potere non nominate esplicitamente , ma nemmeno tanto oscure ( Carraro e Geronzi per la parte economica, Galliani e Berlusconi per la parte relativa ai diritti tv ). Le schede telefoniche slovene regalate agli arbitri? Per evitare di essere intercettati dai giornalisti. Paparesta chiuso nello stanzino? Lo ha fatto anche Stankovic nel sottopassaggio. Le indicazioni sulle griglie arbitrali? Consigli ad amici di lunga data che puntualmente facevano poi di testa loro. Conflitto di interessi con la GEA? Mai trattato con suo figlio, lo facevano Giraudo e Bettega. Controllava la Federazione? Tutt’altro, era Carraro, notoriamente appoggiato da Juve e Milan, che gli faceva la guerra. I suoi rapporti con i designatori? Rapporti di amicizia, anche Facchetti li aveva, anche Meani parlava con Collina. Le accuse di Baldini? Lui regalava Rolex agli arbitri. In questo quadro sconcertante, il rinnovato amore per la Juventus e i suoi tifosi: per dimostrarlo per l’ ultima volta ha ammesso che i vertici sapevano tutto quello che combinava( e in effetti ricordando quando chiedeva a Lapo delle macchine Fiat da avere per la società a prezzo stracciato da regalare sarebbe arduo pensare al contrario). Il dolore che questa vicenda ha portato alla sua famiglia non è paragonabile alla rabbia di milioni di appassionati delusi. Lui e suo figlio rimarranno fuori dal calcio ma anche dalla galera e potranno godersi i milioni guadagnati negli anni con le loro furberie. Ai tifosi nessuno potrà restituire la favola.

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martedì, 27 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: GROSSO REGALO

Nel referendum dei Mondiali è un SI’ stentato e risicato per la qualificazione dell’ Italia ai quarti di finale in compagnia dell’ elite futbolistica. Una sola grande emozione per il rigore di Totti al 94’ in una partita tutto sommato non molto intrigante sul piano spettacolare , come molte finora a Germania 2006. Marcello Lippi alla vigilia aveva alzato i toni della polemica contro i giornalisti, sintomo di non molta serenità e grande arroganza, fatto non insolito nelle conferenze azzurre alla fase finale di grandi manifestazioni: come non ricordare lo show, benedetto dalla Federazione, di Vieri contro i giornalisti proprio pochi giorni prima dell’ eliminazione ad Euro 2004? Il timore di un deja vu dello scorso Mondiale c’era eccome a Kaiserslautern: lo stesso furbo allenatore contro, Hiddink, come avversarie due squadre con simili caratteristiche atletiche e tattiche, notevoli, e tecniche, scarse, la stessa inferiorità numerica, allora Totti, oggi Materazzi, gli stessi supplementari, allora una realtà oggi solo un incubo. Quel che di diverso c’è stato è una compattezza di gruppo e anche caratteriale che riconosco questa Nazionale sembra avere, oltre ad una organizzazione difensiva che ha in Cannavaro, Buffon e Zambrotta straordinari baluardi. Per il resto è entrato in campo il fattore fortuna che si è materializzato in pieno recupero quando Grosso ha messo fuori il naso dalla sua zona per una penetrazione tanto incisiva quanto coraggiosa in area ed è stato stoltamente steso da una scivolata che un difensore intelligente non deve mai fare contro un avversario in dribbling. Che non vede l’ ora di trovare un rigoriretto, come ha detto Gattuso, un po generoso ma tecnicamente che ci può stare. Stessa leggerezza commessa 35 minuti prima da Materazzi che non ha toccato Bresciano nel suo intervento ma dovrebbe imparare( anche se oramai è senza speranza..) che le entrate a piedi uniti in campo internazionale sono severamente punite. Confesso che mi chiedevo ad un certo punto della partita come fosse possibile avere in campo in un momento chiave come punte Iaquinta e Del Piero, e fuori tutte le altre quattro che sono a loro superiori. Qualcosa non è funzionato nelle scelte del mister. Non ci spero ormai più di rivedere una partita arrembante come contro il Ghana, mi arrendo alla tecnica attendistica predisposta da Lippi con l’ avallo dei giocatori con improvvise fiammate offensive anche contro nazionali sicuramente inferiori tecnicamente. Più per una condizione fisica approssimativa che per mancanza di coraggio, forse. Certo che giocare in questo modo e lasciare fuori l’ unico che pur camminando può avere quelle invenzioni che ti risolvono la partita, ossia Totti, è una palese incongruenza. Ora l’ Ucraina, per un’ altra probabile vittoria di misura senza troppi squilli, prima di arrivare al “redde rationem” in semifinale contro tedeschi o argentini. Quando un “rigoretto” al minuto 94 non basterà.

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sabato, 24 giugno 2006

PERCHE' PALAZZI HA SALVATO IL MILAN?

Le indagini di Borrelli sono pubblicate e scaricabili dal sito on line di Repubblica e particolarmente interessante è la parte che riguarda il Milan. Il procuratore Palazzi si è sostanzialmente uniformato alle indagini condotte dall' ex capo di Mani Pulite con una sola notevole eccezione: la posizione dei rossoneri e del loro vice presidente. Rispondere al motivo per cui si sia discostato in maniera così netta, provocando lo stupore se non l' irritazione dello stesso Borrelli e del suo staff e non seguendo la prassi, non è dato saperlo e forse lo scopriremo nei prossimi giorni. Giova però ricordare cosa ha scritto proprio Borrelli nella sua relazione relativamente alla posizione del Milan per dimostrare che quelle pubblicate dai giornali erano indiscrezioni fondate e non parte di un complotto per colpire i rossoneri come alcuni vorrebbero far credere.

Galliani e Meani
Per quanto riguarda il Milan, Borrelli certifica "l'emersione di una influenza, diretta ed efficace, sugli organi designatori arbitrali (...) Per il Milan non può parlarsi di una organizzazione strutturata come quella juventina: ciò non toglie, comunque, l'emersione di una influenza diretta ed efficace, sugli organi designatori arbitrali". Adriano Galliani "si è sforzato di prendere le distanze dal suo collaboratore Meani, riconducendo le sue attività ad iniziative di carattere personale... dove il ruolo del Meani risulta essere parte integrante (al di là della qualificazione formale) del Milan".

La morte del Papa
Per Borrelli la dimostrazione dell'influenza che il Milan poteva esercitare per il tramite dei suoi dirigenti diventa palese in una conversazione tra Galliani e Meani in cui "si ricorda che, nel corso della telefonata, lo slittamento del campionato, motivato dalla morte del Papa, viene determinato anche per consentire il recupero dei calciatori del Milan infortunati".

Anti Juve ma non solo
"Meani collaboratore con specifiche mansioni di addetto agli arbitri attiva il proprio giro di conoscenze, derivante dalla sua precedente attività quale arbitro, con il fine non solo di compensare i favoritisimi voluti dalla squadra bianconera, ma di fatto tentando di ottenerne favori ed a vantaggio del Milan (...)
Proprio perché Meani non ricopriva cariche dirigenziali sarebbe immotivato ed inspiegabile l'iperattivismo dimostrato nell'avvicinare ed istruire arbitri ed assistenti, attività che invece trova significato nell'affidamento di tale incarico ad un semisconosciuto come Meani senza esporre direttamente la società".

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venerdì, 23 giugno 2006

GALLIANI HA FATTO I CONTI CON L'OSTE

 

(Super - Mean è un' idea degli amici di Interisti.org )

Non ci sono dubbi. O è più furbo di Lupin o più fesso di Gatto Silvestro. Adriano Galliani ieri sera ha perso la poltrona da presidente di Lega che legittimamente, perché votato dai presidenti, ma in palese conflitto di interessi, perché massimo dirigente del Milan, occupava dal 9 luglio 2002. Dallo scandalo intercettazioni però ne esce quasi pulito e comunque senza alcun addebito di illecito sportivo. Si finge indignato ed arrabbiato davanti ai giornalisti, nell’ ufficio dell’ avvocato Cantamessa ha tirato un sospirone di sollievo. Di quelli tipici di chi pensava di finire in galera perché ha fatto una rapina in banca e invece lo accusano di aver rubato una mela al mercato. Metafore a parte, il castello accusatorio messo in piedi dai carabinieri di Napoli da una parte e da Borrelli dall’ altra è stato per metà smontato dal procuratore Palazzi. O almeno non considerato sufficientemente suffragato dai fatti per un deferimento per illecito sportivo in base all’ Art.6. Il mostro a due teste, Juventus con gli arbitri e i dirigenti federali e Milan con guardalinee e tv, che governava il calcio italiano non esisterebbe. Esagerando Moggi era Polifemo e Galliani solo un occhio dello stesso mostro: sapeva, si arrabbiava, avallava, ma non faceva direttamente. Il buon Meani che prometteva trapianti di capelli ma anche nomine ai vertici delle strutture della CAN si muoveva motu proprio, non eseguiva ordini del vice presidente rossonero. Che è stato deferito perché conosceva questi metodi ma non faceva nulla per fermarli. Se non si trattasse di calcio, argomento tremendamente serio in Italia, mi verrebbe da liquidare il tutto con una sonora risata. E’ possibile che in una società organizzata, efficiente, rigorosa come quella milanista un semplice ristoratore come Meani potesse decidere autonomamente di combattere il sistema Juve, formato da Moggi, Giraudo, Carraro, Mazzini, De Sanctis, Pairetto e Bergamo, insomma non proprio da timide verginelle, da solo? E’ possibile che Galliani ne fosse solo sommariamente informato, che fosse convinto che il suo collaboratore millantasse molto ma combinasse poco, tanto da non avere voce in capitolo per avere un trattamento più favorevole per il Milan? Un manager a detta di tutti così capace come Galliani così poco avveduto? Oppure semplicemente preferiva dire certe cose a quattr’occhi, magari davanti a un risotto, nel ristorante del suo tesserato? Finirà che Meani si occuperà solo di vini e dessert e cancellerà i numeri di telefono degli arbitri. Lui, Zio Fester, lascerà il proscenio al ritorno di Cocoon Berlusconi alla guida del Milan ed esulterà come sempre come un pazzo invasato ad ogni gol del Milan in tribuna a San Siro o nello stadio che vuol costruire Ligresti a sud di Milano. Con buona pace di Borrelli e della Procura di Napoli.

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DEFERIMENTI: ECCO IL QUADRO COMPLETO PER LE SQUADRE

Il comunicato FIGC era incompleto. Ero rimasto molto stupito che per nessuna delle squadre deferite fosse prevista la responsabilità oggettiva, in particolare per il Milan. Il giorno dopo le indiscrezioni e i deferimenti il quadro si fa più chiaro.

JUVENTUS: come avevo anticipato nelle indiscrezioni di ieri pomeriggio è stato proposto il pugno duro. Ho già scritto ieri degli art. 1 e 6, ma il deferimento riguarda anche altri articoli del codice di giustizia sportiva. Dell’ art. 2 già avevo accennato: semplicemente si tratta della responsabilità diretta della società per i reati commessi dai legali rappresentanti, e quindi dei suoi massimi dirigenti Giraudo e Moggi. E’ spuntato anche il riferimento all’ Art.9 comma 3, per il quale le società sono presunte responsabili degli illeciti sportivi a loro vantaggio effettuati da persone ad essa estranee: specificatamente è il caso dei favori ottenuti dai designatori Bergamo e Pairetto, nonché dal vice presidente Mazzini e dall’ arbitro De Santis. Ed è anche il caso della Lazio, come vedremo. Fa paura l’aggravio delle sanzioni ( Art.6 comma 6 ) previsto per la pluralità di illeciti.
Scontate le pene più dure per Moggi e Giraudo: per il primo è sicura la radiazione.

FIORENTINA: la scappatoia legale disperata dei viola era quella della responsabilità oggettiva perché Diego Della Valle è presidente onorario e quindi non è legale rappresentante. Ma il deferimento per illecito sportivo anche di Andrea Della Valle e del consigliere Mencucci, pesantemente coinvolti dalle intercettazioni, hanno fatto svanire questa ipotesi e il deferimento riguarda sia i casi di illecito diretto che oggettivo per i viola, oltre alla responsabilità presunta per i favori ottenuti da non suoi tesserati. In sostanza gli arbitri scelti per le gare dei viola contro Lazio, Bologna e Chievo erano manovrati dal sistema dei designatori e di Moggi per favorire la squadra di Della Valle. A ciò si aggiunge Lecce Parma, magistralmente condotta sul pari da De Santis. Senza contare la proposta di combine in via presunta fatta a Lotto. Se solo Della Valle avesse registrato le telefonate fatte da Mazzini e con i designatori e li avesse portati alla magistratura sarebbe stato dalla parte della ragione. Non lo ha fatto, pagherà.

LAZIO: Messa malissimo. Illecito sportivo plurimo del legale rappresentante, ossia Lotito, quindi responsabilità diretta. A ciò si aggiunge la mancata denuncia della combine proposta da Della Valle e la responsabilità presunta per i favori ottenuti da Carraro e dai designatori nella scelta degli arbitri( vedi Juve ). Sotto esame i match contro Brescia, Chievo, Bologna e Parma. La situazione economica della società è meno florida di quella juventina e in caso di B potrebbe diventare drammatica.

MILAN: Quale è la grande differenza con le altre? Semplice: negli altri casi gli illeciti li hanno compiuti i legali rappresentanti e invece per i rossoneri li ha fatti un tesserato addetto agli arbitri. Quindi responsabilità oggettiva per la società, illecito per Meani. Erano iniziative di Meani che Galliani conosceva ma che non denunciava né fermava: da qui il deferimento per l’ ex presidente di Lega solo per l’ Art.1. Il Milan è responsabile direttamente solo perché Galliani sapeva e non denunciava. Per le sanzioni il dubbio riguarda l’ entità delle penalizzazioni e in riferimento a quale torneo verranno scontate.
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giovedì, 22 giugno 2006

FACCIAMO UN PO DI CHIAREZZA: ECCO COME SARANNO LE SENTENZE!!!

Facciamo un po di chiarezza. Prima di tutto il comunicato FIGC : è volutamente vago per due motivi. Primo: necessità di dare comunicazione prima alle società coinvolte che, soprattutto nei casi di Juve e Lazio, sono società quotate in borsa. Secondo: necessità di fare un passo indietro e non spettacolarizzare in sé l’ evento oltre quel che è già successo. Sia Rossi, sia Borrelli, sia Ruperto vogliono al massimo evitare un processo di piazza e seguire per una volta i crismi giuridici.

Poi più in particolare arriviamo ai deferimenti. La violazione dell’ Art. 1 è abbastanza normale ( anche Figo fu giudicato per violazione dello stesso articolo quando disse che Moggi salì dagli arbitri) e generica nella sua formulazione. Riguarda tutti i tesserati e tutte le squadre coinvolte. Le sanzioni? Molto variabili: si va da una ammonizione o una ammenda in su, sia per le società coinvolte ( Art.13 ) sia per i singoli tesserati ( Art. 14 ). In una scala di responsabilità essere deferiti solo per la violazione dell’ Art.1 è sicuramente meno grave che per la violazione dell’ Art. 6 che si sostanzia nell’ illecito sportivo e nella sua mancata denuncia.

Il fatto che nel comunicato FIGC si faccia riferimento ad “art.1 o art. 6” significa che una delle squadre coinvolte non è deferita per l’ Art. 6 e che quindi non ha compiuto un illecito. Domanda: può comportare la retrocessione una violazione dell’ Art. 1 da parte di un legale rappresentante della società, come può essere per Galliani? In casi gravissimi sì. Come detto perle sanzioni si va da una semplice multa passando per penalizzazioni e retrocessione.

Attenzione: il fatto che nessuna società sia stata deferita per violazione dell’ Art. 9 comma 1, ossia la norma sulla responsabilità oggettiva, significa che il Milan non è considerata responsabile nemmeno per il comportamento di Meani, il quale sarebbe deferito personalmente anch’ esso per violazione dell’ Art.1.

Veniamo all’ Art. 6, per il quale al comma 1” Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, costituisce illecito sportivo”. In questo caso, ed è sicuramente quello della Juventus, che in base all’ Art.2 risponde direttamente dell’ operato di chi legalmente la rappresenta, ossia Giraudo e Moggi, se viene acclarato il reato, ha come sanzione minima la retrocessione all’ ultimo posto del campionato di appartenenza e in caso di reiterazione plurima anche l’ assegnazione ad un campionato a scelta del Consiglio Federale e la perdita degli scudetti. Quindi potenzialmente la C1 o la C2.

Inoltre, e probabilmente è il caso della Fiorentina e forse della Lazio, in base al comma 2 dello stesso art. 6, “Le società, i loro dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati che commettono direttamente o che consentono che altri compiano, a loro nome o nel loro interesse, i fatti di cui al comma 1, ne sono responsabili”. Qundi se sarà dimostrato che Della Valle ha chiesto protezione a Moggi, subirà come minimo la retrocessione in quanto è legale rappresentante della società.

In sostanza la posizione del Milan sembra davvero molto meno grave e difficilmente si può pensare ad una retrocessione, mentre la Juve si deve aspettare il peggio. Intermedia la posizione di viola e laziali.

SENTENZE PROBABILI :

Juve in C1 o in B con penalizzazione, revoca degli scudetti

Fiorentina in B, con o senza penalizzazione

Lazio in B

Milan in A senza Champions e con penalizzazione per il prossimo campionato


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COMUNICATO FIGC ANCORA TROPPO VAGO

30 indagati, 4 squadre deferite per violazione dell’ Art. 1 ( slealtà ), ed era scontato, e/o quattro società Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina per violazione dell’ Art. 6, per illecito sportivo. Le indiscrezioni di IOSTOCONMANCINI di oggi pomeriggio restano ancora valide.
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FUORIGIOCO MONDIALI: LA PAURA FA ITALIA

Italia – Repubblica Ceca è una questione di teste. Quella d’ oro di Materazzi, probabilmente il calciatore più odiato del Bel Paese pallonaro, che spiana la strada alla qualificazione e che si toglie una rivincita contro tutti quelli che eufemisticamente non lo amano, chiamandolo sì testa, ma di altro. Quella più veloce della luce di Inzaghi che sa sempre dove andrà il pallone e che sbaglia due gol quasi fatti ma uno poi lo fa sempre. Quella vuota di Marcello Lippi, che fa tutto per far uscire subito la Nazionale trasmettendo paure antiche e nuove ai suoi giocatori. Solo poche ore fa temevo che il ct sbugiardasse se stesso rinnegando un progetto tecnico tattico lungo due anni e facendo ripiombare gli azzurri nel Medioevo calcistico. Così è stato, purtroppo. Difesa a oltranza, poca personalità, iniziativa agli avversari che hanno permesso a Buffon di ritornare Superman e abbandonare i panni del fesso che perde un milione e mezzo nelle scommesse, non si sa ancora quanto legali. I cechi, trascinati da un Nedved protagonista di un superbo canto del cigno, hanno avuto sei occasioni sei da rete, l’ Italia se escludiamo le due reti ha sporcato i guanti di Cech solo con un tiro da fuori di Totti. A proposito del romanista, in perdurante ritardo di condizione e a volte irritante nel provare cucchiai e chinchevaglie varie poco utili alla manovra. Lippi si asciughi la fronte per il pericolo scampato e ritrovi in fretta quel coraggio perso cammin facendo e che è l’ unico che può proiettarci avanti in questo torneo. A proposito, anche l’ Inter doveva arrivare agevolmente in semifinale di Champions League: giocando così Australia o Croazia faranno rima con Villarreal.

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INDISCREZIONE : ECCO I PRINCIPALI DEFERIMENTI

Ecco una indiscrezione tutta da verificare sui deferimenti della Procura federale sullo scandalo intercettazioni di Stefano Palazzi.

JUVENTUS: Responsabilità diretta ( Moggi direttore generale e consigliere di amministrazione e Giraudo amministratore delegato ) per violazione plurima dell’ Art. 6 del Codice di giustizia sportiva. Si configura come illecito sportivo realizzato la creazione di un sistema che permetteva il controllo delle designazioni, degli arbitri con la connivenza di dirigenti federali. Ciò risulta dalle intercettazioni effettuate, dalle dichiarazioni incrociate di Paparesta e Martino, nonché dalle indagini dei carabinieri che sapevano definire in anticipo con certezza le designazioni successive.

Sanzione: In base all’ Art.13 comma g,h,i viene prevista la retrocessione all’ultimo posto dell’ultimo torneo di serie A, revoca degli scudetti 2004-2005 e 2005-2006 , predisposta l’assegnazione al campionato di serie C1 per l’aggravio delle sanzioni

FIORENTINA : Responsabilità diretta ( Della Valle presidente ) per violazione dell’ Art. 6 del Codice. Si configura come illecito sportivo realizzato l’aver consentito che altri compiano a proprio interesse fatti che rientrano nella tipologia dell’ illecito sportivo, nonché il mancato obbligo di denunzia. La prova è dedotta dalle intercettazioni e dalla partita Lecce – Parma. Si configura inoltre come illecito presunto il tentativo, denunziato dal giudice …. su confidenza del presidente Lotto, di addomesticare la partita Lazio – Fiorentina.

Sanzione : In base all’ Art. 13 comma g e h, è prevista la retrocessione all’ ultimo posto dell’ ultimo torneo di serie A, nonché la penalizzazione di punti 6 da scontare nel prossimo campionato di serie B.

LAZIO : Responsabilità presunta ( Lotito presidente ) per violazione dell’ Art. 6 del Codice. Si configura come illecito sportivo presunto l’aver consentito che altri compiano a proprio interesse fatti che rientrano nella tipologia dell’ illecito sportivo, nonché il mancato obbligo di denunzia. Ciò risulta dalle intercettazioni del presidente Lotto con il vice presidente federale Mazzini, facente parte del sistema che condiziona il campionato.

Sanzione : In base all’ Art. 13 comma f, è prevista una penalizzazione in classifica da scontare in parte nel campionato appena trascorso con perdita della zona Uefa e in parte nel prossimo campionato di serie A, di punti 12.

MILAN : Responsabilità oggettiva ( Meani dirigente ) e responsabilità presunta ( Galliani vicepresidente ) per violazione dell’ Art. 6 del codice. Si configura come illecito sportivo realizzato quello di Meani per ottenere i guardalinee desiderati in due partite. Si configura come illecito sportivo presunto quello realizzato da Galliani nell’essere a conoscenza e aver assecondato la nomina di alcuni dirigenti della CAN come provato dalla telefonata con il Meani stesso.

Sanzione : In base all’ Art. 13 comma g, è prevista la retrocessione all’ ultimo posto della classifica del torneo appena concluso e disputa del prossimo campionato di serie B.

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TUTTO QUELLO CHE C'è DA SAPERE SULLA GIUSTIZIA SPORTIVA

A partire da oggi IOSTOCONMANCINI seguirà le varie fasi del processo sportivo nella sezione della tag CALCIOPOLI.

Cominciamo, a poche ore dai deferimenti del giudice Palazzi, a sapere qualcosa di più sulla giustizia sportiva. 

Cos'è la Giustizia sportiva?

La giustizia sportiva non è nient'altro che l'espressione del diritto sportivo. Diritto che disciplina l'intera vita dello sport.


Com'è organizzata la Giustizia sportiva?

L'organizzazione della Giustizia sportiva è strettamente connessa con quella della Giustizia ordinaria. Vi sono tre gradi di giudizio con i Giudici sportivi per il 1° grado, la Commissione disciplinare per il 2° grado e la Commissione d'Appello Federale (C.A.F.) per il 3° grado. Accanto ai giudici, come avviene nella giustizia ordinaria, c'è chi fa le veci della Polizia giudiziaria e del Pubblico Ministero. Questi due compiti sovrintendono, rispettivamente, l'Ufficio Indagini e la Procura Federale.


Chi sono i Giudici sportivi?

I Giudici sportivi sono persone estranee alla struttura della Federazione e delle Leghe. Vengono scelti, prevalentemente, in ambito delle professioni forensi. Hanno il compito di giudicare eventuali violazioni al codice di giustizia sportiva.


La giustizia sportiva, per il suo operato, si basa esclusivamente sui rapporti dei giudici tecnici?

Il referto arbitrale è un atto avente "fede privilegiata". Pertanto quello che succede in campo è "fotografato" dal rapporto dell'arbitro. Da qualche tempo ci si avvale della cosiddetta prova televisiva, ma che è circoscritta a determinate fattispecie. Un altro aspetto molto importante è la responsabilità oggettiva delle Società per i fatti che accadono dentro e fuori dal terreno di gioco. In ultimo l'Ufficio Indagini può iniziare un procedimento in modo autonomo o su richiesta di un associato.


Giustizia ordinaria e Giustizia sportiva, quali i rapporti e quali le differenze?

Tutto quello che non è previsto dalla normativa sportiva, per analogia ci si rifà sia ai principi del Diritto civile, sia al Diritto amministrativo, sia al Diritto penale a seconda del problema.


La Giustizia sportiva è sovrana rispetto alla Giustizia ordinaria? Es. Se si colpisce un avversario, questo può ricorrere alla Giustizia ordinaria?

Normalmente tutti i tesserati del mondo dello sport sottostanno ad una cosiddetta clausola compromissoria, nel senso che possono adire l'autorità giudiziaria ordinaria, sia nel civile che nel penale, solo ottenendo l'autorizzazione dal Presidente della Federazione. Senza autorizzazione si incorre in sanzioni, ovvero il tesserato viene deferito e quindi condannato ad ammende o periodi di sospensione dalle attività sportive.

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FUORIGIOCO MONDIALI: PREVIEW ITALIA - REPUBBLICA CECA

1 – Non aspettatevi che la Repubblica Ceca si scopra e parta subito all’ attacco. Aspetterà gli azzurri che dovrebbero partire bene per riscattare l’inizio con gli Usa e punterà a irretirli con un pressing alto su Pirlo e Totti con Galasek e Nedved.
2 – Giocheranno Grosso e Zambrotta sulle fasce e particolare attenzione al neo interista che avrà un duello molto combattuto con Poborsky che in attacco sa fare molto male. 5 maggio insegna.
3 – Come frenare Rosicky e Nedved che supporteranno con i loro devastanti inserimenti l’unica punta? Lippi ha paura dei loro centrocampisti che sanno tutti muoversi senza palla e quindi inserirà giocatori che sul piano della corsa e della quantità non si facciano sorprendere. Aspettatevi quindi in campo anche Camoranesi, uno a cui i nervi cedono anche più in fretta di De Rossi
4 – Inzaghi giocherà. Anche un solo spezzone di partita ma giocherà.
5 – Perrotta, Totti, Toni. Ne giocheranno solo due dall’ inizio. La speranza è che Lippi come ho scritto nel post precedente mandi all’ aria due anni di lavoro e sposti il romanista come punta.

FORMAZIONE ITALIA CONTRO REP. CECA

SICURI : Buffon, Zambrotta, Nesta, Cannavaro, Grosso, Pirlo, Gattuso, Camoranesi, Gilardino.

IN BALLOTTAGGIO : Perrotta ( 60 % ), Totti ( 80 % ), Toni ( 40 % ), Inzaghi ( 10 % ), Iaquinta ( 10 % )

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FUORIGIOCO MONDIALI: USCIAMO DAL VICOLO CECO

Siamo maestri nel complicarci la vita. E’ un vizio nazionale, non solo degli azzurri. La Repubblica Ceca, che poteva essere affrontata senza troppi patemi, diventa un anticipato appuntamento con il dentro o fuori che le grandi squadre dovrebbero conoscere dagli ottavi in poi di questa manifestazione. E’ evidente che l’ Italia di Lippi una grande squadra non sia, come non è la Francia che rischia più di noi l’ eliminazione, in una prima fase di Germania 2006 caratterizzata da poche sorprese e da molte conferme. Argentina, Inghilterra, Germania, Brasile, Spagna, Portogallo, Olanda erano già al sicuro dopo due partite, tanto per fare dei nomi. Il gruppo E è un girone equilibrato perché non c’è una nazionale che prevale sulle altre, che ha valori tecnici e tattici così superiori da poter chiudere la contesa dopo 180 minuti. Marcello Lippi, senza un tutore come Moggi alle spalle e senza una Federazione forte, rischia di fare naufragio visto che non sa gestire le situazioni con una componente emotiva elevata, come paradossalmente è stata quella contro gli Stati Uniti in cui l’ approccio mentale fu completamente sbagliato. In un editoriale sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport di oggi si consiglia al ct di fare le scelte di testa propria, senza sentire i suggerimenti di chi vorrebbe Totti o Inzaghi in campo, le tre punte piuttosto che le un centrocampo più folto. Il problema è proprio questo: che farà di testa sua. Sacrificare una punta per presentare un centrocampo più fisico significa togliere le poche certezze che si erano create in questo biennio di lavoro, ossia quelle di una squadra con 3 giocatori offensivi sempre in campo. Inoltre togliere una punta ad una formazione che finora non ha ancora fatto un gol su azione è anche sbagliato tecnicamente. Il limite, da Maldini a Trapattoni, è stato quello di adattarci agli avversari, non quello di imporre comunque il proprio modo di giocare e lasciare agli altri questa preoccupazione. Lippi non cada in questa falsa tentazione. Forse che Parreira ha tolto uno tra Ronaldo e Adriano? Pur se la squadra forse ne avrebbe beneficiato ha preferito non buttare a mare lo schema su cui ha puntato fin dall’ inizio e i fatti gli daranno ragione. Dopo il Ghana finalmente ci si sentiva orgogliosi di una Nazionale che finalmente aveva una mentalità offensiva e che se la giocava puntando sui propri giocatori migliori. Ora, se si abiurerà questa filosofia, torneremo nel ghetto in cui siamo finiti dopo le figuracce negli ultimi Mondiali ed Europei. Anche in caso di qualificazione.

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mercoledì, 21 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: LA NAZIONALE ORFANA DI MOGGI

Cassano? Panucci ? De Rossi ? Un Totti in forma ? Niente di tutto questo. Contro la Repubblica Ceca a Marcello Lippi mancherà soprattutto Luciano. Non il giocatore del Chievo. Proprio Moggi, il suo mentore, l’ unico che lo avrebbe protetto nei confronti dell’ opinione pubblica e indirizzato nelle scelte e nella gestione del gruppo dei giocatori. Proprio Luciano ai Mondiali doveva esserci. Il ruolo ufficialmente di team manager ma di fatto responsabile della spedizione azzurra insieme a Carraro: si è lavorato per mesi su questa ipotesi. Peccato che le intercettazioni si siano fermate nel giugno 2005 perché sicuramente ne avremmo avuto quella conferma che forse scopriremo più avanti nel tempo. Nel famoso incontro a Palazzo Grazioli si parlò anche di questo: Silvio Berlusconi era favorevole a questa opzione e riteneva che la sua benedizione a questa candidatura gli avrebbe anche assicurato un buon ritorno d’ immagine in vista delle elezioni. Il presidente operaio, elettricista ecc ecc. che ama la Nazionale e pensa a come renderla vincente come fatto col Milan. Ora può sembrare assurdo, ma la Cupola scoperchiata dai magistrati voleva mettere un tutore a Marcello Lippi, che era nell’ occhio del ciclone della critica, quando stentava nelle qualificazioni e le partite amichevoli contro Olanda e Germania erano ancora ben lontane dal regalargli una certa serenità nei mesi pre-mondiali. La stampa, o buona parte di essa, è stato dimostrato era succube se non connivente del sistema Moggi e avrebbe evitato qualche siluro o qualche mal di stomaco che togliesse la serenità al ct, che, parole dello stesso ex dg juventino, si sarebbe presto sputtanato senza il loro ombrello protettivo. Ci siamo persi decine di puntate del Processo di Biscardi con Moggi in collegamento da Duisburg e chissà quante migliaia di telefonate con il cellulare in cui decideva gli ospiti e suggeriva ai moviolisti cosa far vedere. Chi ce le restituirà? Probabilmente avremmo anche saputo gestire meglio i peana di mass media e tifosi che hanno finito con il far perdere la giusta concentrazione a Totti e compagni che pensavano di essere diventati il nuovo Brasile. Probabilmente De Rossi sarebbe stato preso da parte da Moggi nel ritiro per ricordargli che con la maglia della Nazionale ci si comporta con meno foga e più professionalità. Probabilmente Oddo e Inzaghi non sarebbero sempre stati sempre in panchina dopo le prime due partite. Probabilmente Del Piero sarebbe partito dalla panchina ma non avrebbe dichiarato di essere al 100% della forma e di sentirsi come il nuovo Achille. In fondo, come detto in una telefonata da Lippi, chissà quanto scherzando, non era lui il ct dell’ Italia. Senza Moggi quindi abbiamo perso anche il vero allenatore.

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VIDEO DI IERI E DI OGGI

  

( nella foto Owen nel 2002 e purtroppo oggi )

L' Inghilterra è approdata ieri sera agli ottavi dove incontrerà una delle rivelazioni, l' Ecuador. Ma cosa successe 4 anni fa? Gli inglesi vennero eliminati dal Brasile al termine di una partita bellissima in cui fecero la differenza sia Ronaldinho, con un assist per il gol di Rivaldo e con la punizione decisiva, ma soprattutto l' infortunio di Rooney e la paera di Seaman. Rivediamo nella sezione video nella home in alto a sinistra proprio quell' Argentina Brasile di 4 anni fa, in cui Owen segnò il suo ultimo gol mondiale.

Vuoi rivedere e scaricare gratis tutte le partite del Mondiale? Vuoi sapere come vedere in diretta tutte le partite gratis on line ? Clicca  qui

 

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lunedì, 19 giugno 2006

INTERVISTE NERAZZURRE: FILNAX

mancio2     

( nella foto la storia e la cultura dell' Inter )

Io sto con Mancini intervista Filnax

1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )

Però!


2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?

Juventus in B, Milan in A con penalizzazione


3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?

No, titoli revocati e non assegnati


 

4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?

Fessi no, poco avveduti sì.

5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?

Sì, basta che Moratti non ci faccia vedere il solito film di una conferma fatta con poca convinzione e con la cacciata dell'allenatore dopo poche giornate (vedi Simoni, Lippi, Cuper)

6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?

Mandarlo al Barca, e prendere Messi.

7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?

Why not?

8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?

Pizarro alla Roma dal suo mentore Spalletti, gli aggiungiamo Cruz e prendiamo De Rossi.

9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.

Moggi perlomeno è un guascone dotato di ironia. Gli altri no.
.

10 – Dì' qualcosa di interista.

Nati per soffrire


Sei un tifoso nerazzurro, hai un sito/blog o account splinder e vuoi partecipare alle interviste nerazzurre?

Scrivimi alla mail nicoletti.simone@tiscali.it oppure attraverso splinder!

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VIDEO DI IERI E DI OGGI

 

Restiamo sempre nel 1982. Quarti di finale: Italia Argentina. La partita entrata nella storia per la famosa cura Gentile a Diego Armando Maradona, martoriato dalla ferrea marcatura del terzino della Juventus che, al confronto, quelle odierne sono da educande. Probabilmente con il metro di giudizio di questi Mondiali non avrebbe finito la partita, ma fu una delle chiavi della vittoria azzurra. Le reti di Tardelli e Antonio Cabrini ( nelle foto com' era e com' è ) posero le basi per lo storico 3 a 2 contro il Brasile. Rivivi quel match nel video nella home page.

Se invece vuoi rivedere e scaricare gratis anche un' intera partita dei Mondiali clicca qui

 

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domenica, 18 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: DIS - UNITI

Ritorno al passato. Alla disorganizzazione, tattica e di manovra. Alle crisi di nervi incomprensibili a certi livelli, addirittura in una situazione di risultato e di classifica non certo drammatica. All' approccio molle derivante dalla sicurezza di essere comunque superiori ai rivali, che nelle due ultime edizioni dei mondiali, giova ricordarlo, son andati meglio di noi. Allo scarso livello tecnico complessivo di una Nazionale tra le più povere della storia. Agli errori del ct, che non ci ha capito nulla, sia prima della partita, non accorgendosi del mancato recupero fisico di alcuni reduci della partita col Ghana, sia durante ' incontro, con i mancati ingressi di Camoranesi e di un Inzaghi che nelle partitelle a detta dei presenti è sempre tra i migliori. Onore agli Stati Uniti che, come avevo indicato nella preview del gruppo E, si sarebbero giocati con noi il passaggio del turno. Non pensavo che i cechi crollassero in maniera tanto netta contro il Ghana, ma l' assenza di Koller e Baros ha pesato e la freschezza fisica di una Nazionale giovane e tecnica si è rivelata un ostacolo insormontabile. Tornerò al più presto su un dato tecnico che non può passare inosservato. Le Nazionali che stanno facendo meglio, Argentina, Spagna, Olanda, Germania, si sono presentati con una rosa dall' età media bassa e che può vantare talenti con un tasso tecnico molto alto. Quello che l' Italia non ha e se si lasciano a casa i Cassano, i Marchionni e i Maresca, tra i pochi giovani in grado di fare la differenza, certo non aiuta a fare molta strada.

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venerdì, 16 giugno 2006

VIDEO DI IERI E DI OGGI: GERMANIA - FRANCIA 1982

 

In Italia ci si ricorda quasi solamente della finale tra Italia e Germania nel 1982. Ma in semifinale ci fu una delle più spettacolari e drammatiche partite del mondiale: l' allora Germania Ovest del mitico portiere Harald Schumacher, di Littbarski e di Rummenigge contro la Francia di Michel Platini ( nella foto ieri e oggi ), di Battiston, Giresse..

Uno spettacolo unico, terminato ai rigori , dopo un entusiasmante 2 a 2 al termine dei supplementari: rivivilo nella home page nella sezione video, 10 minuti di highlights.

Vuoi rivedere una delle partite del Mondiale e scaricarla interamente gratis da internet ? Oppure vuoi vedere Argentina - Serbia e Olanda - Costa d' Avorio on line in streaming? Trovi tutto qui

 

 

 

postato da: chico75 alle ore 10:51 | link | commenti (1)
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INTERVISTE NERAZZURRE: BIBLE BLACK

mancio2        interchannel

( nella foto la voce ufficiale nerazzurra, Interchannel)

Io sto con Mancini intervista Bible Black

1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )

Scusami Dio se ho dubitato della Tua esistenza...


2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?

Spero che la Juve sia in C1 (ma sarebbe ancora troppo poco...) ed il Milan nel suo habitat ideale: la B
 

3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?

Certo! Fosse per me farei una petizione per riappropriarci anche degli scudetti 97-98 e 2001-02 (tra i tanti!)
 

4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?

Si... ma certo volte anche un fesso ti rende orgoglioso!
 

5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?

Sì. Anche perchè mi è piaciuto molto nelle sue esternazioni antijuve e se poi consideriamo che l'alternativa poteva essere Capello (brrr... ho i brividi!) allora il Mancio me lo tengo stretto!

6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?

Mandandolo di corsa al Real (ma in cambio di un bel pacco di soldi!)

7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?

VADE RETRO SATANA!!!

8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?

Va bene anche Pizarro... tanto l'anno prossimo la concorrenza non dovrebbe essere così agguerrita...

9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi. 

Biscardi se mi fa uscire con la valletta del Progesso

10 – Dì' qualcosa di interista.

Beccalossi e Brehme vi amo!

Sei un tifoso nerazzurro, hai un sito/blog o account splinder e vuoi partecipare alle interviste nerazzurre?

Scrivimi alla mail nicoletti.simone@tiscali.it oppure attraverso splinder!

 

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categorie: calcio, inter, interviste nerazzurre
giovedì, 15 giugno 2006

MANCIO, DALLA SARDEGNA SENZA FURORE

Riappare Roberto Mancini, dalla Sardegna, in vacanza con la moglie Federica. Ai microfoni del programma sui Mondiali di Ivan Zazzaroni su Radio Deejay, l' allenatore nerazzurro è tornato a parlare di tutto, da Germania2006 a Toni, da Adriano a Calciopoli. Nell' intervista che potete trovare anche qui spicca la preferenza per Toni, un certo catenaccio su Calciopoli e soprattutto su Adriano, parso come sempre impresentabile sotto il profilo fisico, e il dispiacere per la perdita di Veron. Sotto il sole di Porto Cervo quindi si sta godendo le partite dei Mondiali e le rivincite verso chi, come Moggi e la sua combriccola di giornalisti e financo arbitri, non ha mancato occasione per fargli pagare quel suo non aver paura del sistema e combatterlo dall' interno. In fondo lo ha fatto più Mancini che la stessa società Inter, che si accontentava di avere una ricca fetta dei soldi dei diritti tv in cambio di un mantenimento dello status quo che non prevedeva vittorie sportive. Per il Mancio l' estate si preannuncia più tranquilla perchè, con il probabile declassamento almeno della Juve in classifica, si aprono le porte della Champions senza passare dai preliminari. La terza stagione, quella che deve essere della vittoria, può essere preparata con più calma. Ora non si può davero più sbagliare, da Moratti e Mancini in giù.

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mercoledì, 14 giugno 2006

INTERVISTE NERAZZURRE: ADRIANO BLOG

mancio2        

( nella foto due che spero si scordino il passato )

Io sto con Mancini intervista Adriano Blog

1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )

Ecco lo sapevo...

2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?

Juve serie B, Fiorentina serie B, Roma penalizzata, Milan penalizzato

3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?

No vorrei la faccia di Moggi dietro le sbarre :)

4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?

No Moratti è una persona per bene e da tutto questo ne esce come vincitore morale .

5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?

Sì, Mancini è un bravissimo allenatore e una bravissima persona è un onore averlo all'Inter

6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?

Adriano è pagato 4m di euro all'anno io fossi in lui riderei dalla mattina alla sera

7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?

Un regalo!

8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?

Veron è stato un grande leader, non se ne vedevano così dai tempi di Simeone, dobbiamo prenderne un altro così


9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.

Galliani

10 – Dì' qualcosa di interista.

Certe sere il cielo è proprio neroazzurro

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MONDIALE2006: PREVIEW GRUPPO H

TEAMS  :Spagna , Ucraina , Tunisia , Arabia Saudita  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : Medio bassa. Un buon rodaggio per la Spagna che sembra matura finalmente per arrivare tra le prime 4, forte anche di un calendario non impossibile almeno fino ai quarti. La debuttante Ucraina, se Shevchenko non ritrova la forma rapidamente dopo l’ infortunio, non costituisce un ostacolo rilevante e se le altre componenti del girone si chiamano Tunisia, falcidiata dagli infortuni, e Arabia Saudita, si capisce come Germania2006 possa essere il Mondale delle Furie Rosse

LA STELLA : Con lo sbiadito Raul degli ultimi mesi e Sheva non completamente recuperato, Fernando Torres, bandiera dell’ Atletico Madrid, ha tutti gli occhi addosso. Deve dimostrare di essere pronto al grande salto nell’ elite europea, magari lasciando i colchoneros e approdando in una squadra che può farlo lottare per vincere qualcosa.

IL CAPOCANNONIERE : Il Toni di Spagna si chiama David Villa, implacabile goleador valenciano. Non un fuoriclasse, ma uno che vede e sente la porta come pochi.

LA RIVELAZIONE : Tymoschuk è l’ uomo dal quale passano tutte le azioni della Ucraina. Centrocampista con grande senso tattico e molto disciplinato, è dotato di un ottimo tiro e sa inserirsi pericolosamente in area. A 27 anni è nel pieno della maturità

IL GIOVANE : A 18 anni è sulla bocca di tutti per aver fatto dimenticare ai Gunners in poco tempo un certo Vieira. Cesc Fabregas è l’ uomo più atteso in Spagna anche se deve affrontare la concorrenza de vari Senna e Xavi a centrocampo.

DA VEDERE : quali spazi avranno Reyes e Joaquin, il crepuscolo di Raul, come sta Shevchenko, se Tunisia e Arabia Saudita riusciranno a fare la sorpresa

QUALIFICATE : Se oggi supera il fortino Ucraina, squadra molto compatta, conquisterà 9 nove su 9. La Spagna è un grande mix tra esperienza dei veterani e talento dei giovani. Ucraina comodamente seconda, specie con Sheva dentro nelle ultime due partite. Poi Tunisia e Arabia nell’ ordine.

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categorie: calcio, mondiale2006

VIDEO DI IERI E DI OGGI

 

Da oggi potrete ammirare sempre nella home page i video di alcune storiche partite dei Mondiali.

Si parte con Brasile - Argentina del 1982 in Spagna, nello storico girone di qualificazione alle semifinali che comprendeva anche l' Italia.  Zico ( nelle due foto nel 1982 e oggi ),Eder,Junior, Socrates..un Brasile paragonabile per talento e propensione offensiva a quello odierno.

Se invece volete scaricare gratis e rivedere per intero le partite di Germania 2006 o le azioni principali cliccate qui

 

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categorie: calcio, mondiali, video gol

FUORIGIOCO MONDIALI: QUELLI CHE SI COMPLICANO LA VITA

  

Vedere Trezeguet 90 minuti in panchina e Adriano e Ronaldo in campo sono uno di quei misteri del calcio che si possono spiegare solo facendo riferimento a situazioni che esulano da questioni tecniche. Come rinunciare ad uno dei goleador più prolifici per eccellenza in una partita che non si riesce a sbloccare? Semplice, il clan dominante nella nazionale transalpina che supporta Domenech è convinto che Henry si esprima meglio giocando da unica punta, come avviene nell’ Arsenal, e che con Trezeguet non ci sia feeling. Tecnico e caratteriale. Meglio Wiltord, Saha o il debuttante Ribery. Nel Brasile di ieri le sconcertanti prestazioni dei due attaccanti, l’ arrancare del povero Emerson in copertura e l’ affollamento di giocatori nel mezzo avrebbero dovuto suggerire a Parreira che c’ era da cambiare qualcosa. Non togliendo una punta fantasma per un’ altra punta, ma far entrare uno come Juninho, Ricardinho o Gilberto Silva per riequilibrare lo schieramento e liberare l’ estro di Ronaldinho e Kakà. Ma il Brasile è la patria del calcio offensivo ed economico e tifosi e sponsor male avrebbero visto una mossa del genere. Ai verdeoro è bastata una prodezza di uno dei loro fuoriclasse per vincere, la qualificazione era assicurata già prima di giocare. A proposito di complicarsi la vita, anche in Italia siamo maestri. Ci si sorprende del nervosismo di Del Piero, ma è pienamente comprensibile. O si punta su di lui oppure, dopo le fallimentari esperienze precedenti negli Europei e nei Mondiali, in cui ha fatto la spola tra campo e panchina, si lasciava a casa. Qui non siamo alla Juve in una stagione lunga 8 mesi, possibilità di risalire nelle gerarchie ce ne sono poche in una manifestazione che al massimo dura un mese, specie dopo un debutto del genere. Se non avesse un ricco contratto milionario con una azienda che da mesi lo porta nelle case italiane con l’ ex miss Italia probabilmente si sarebbe fatto da parte da solo. Evidentemente non può, ma che brutto vederlo sbagliare un gol fatto e falciare un ragazzino nella partitella a Duisburg....

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martedì, 13 giugno 2006

PREVIEW MONDIALI 2006: GRUPPO G

TEAMS  :Francia, Svizzera , Corea del Sud , Togo  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : Se la Francia è quella vista nel girone di qualificazione, lo spettacolo sarà abbastanza modesto. Se ritorna al livello che la potenzialità della rosa impone, potrebbe chiudere a 9 punti. Solo la Svizzera appare in grado di creare qualche problema, mentre la Sud Corea non potrà più sfruttare l’ effetto Hiddink e il fattore campo. Del Togo si conosce pochissimo e punterà tutto sul match con gli asiatici per evitare lo zero nei punti fatti.

LA STELLA : Thierry Henry è il leader in campo e fuori, tanto da decidere persino chi preferisce avere al suo fianco. Reduce da una stagione eccezionale con l’ Arsenal, deve confermarsi in una squadra che, Zidane compreso, riconosce in lui l’ unica stella.

IL CAPOCANNONIERE : Henry stesso, ma i francesi sono una squadra capace di andare in gol con molti effettivi. Trezeguet parte dalla panchina ma sembra impossibile che non lascerà un segno in questi Mondiali. Un altro nome? Lo svizzero del Rennes Alexander Frei

LA RIVELAZIONE : Tornato a casa Vonlanthen per infortunio, è il 21enne centrale Senderos, che nelle file dell’ Arsenal ha sostituito nel migliore dei modi Campbell, a candidarsi come uno dei pochi giovani difensori centrali di grande prospettiva del torneo.

IL GIOVANE : Restiamo nei Blues. A furor di popolo Domenech sembra deciso a lanciare il talento del Marsiglia Ribery, il Tevez di Francia, che con i suoi dribbling e le sue accelerazioni può sorprendere.

DA VEDERE : Chi sarà l’ allenatore del Togo, la potenza di Adebayor, l’ ammazza Italia Ahn, se Advocaat farà il miracolo come Hiddink con i coreani, Zidane prima del ritiro, la pelata di Barthez, come stanno gli juventini francesi Vieira e Thuram

QUALIFICATE : Francia e Svizzera. In questo ordine. Un altro nome sarebbe tra le sorprese assolute di questa prima fase.

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categorie: calcio, mondiali2006

FUORIGIOCO MONDIALI: SBILANCIATI E FELICI


Un calcio alla tradizione. Un gioco offensivo, anche gradevole e coinvolgente, con annessi contropiede subiti potenzialmente letali, un trequartista libero di inventare e prendersi le sue pause partecipando ben poco alla fase difensiva, due punte vere che stanno vicino all’ area e si preoccupano del gol e di poco altro, un regista dai piedi buoni davanti alla difesa che fino a qualche anno fa giocava trequartista, due centrocampisti che sanno contrastare ma soprattutto essere pericolosi incursori. Questa l’ Italia del debutto mondiale contro il Ghana, più vicina come mentalità alla scuola olandese e brasiliana che a quella di Bearzot, Maldini e Trapattoni. Meglio così, è quel che serviva ad una nazione stanca di essere schiava di catenacci tattici in campo e dialettici fuori, che si ritrova in strada a festeggiare una vittoria di buon auspicio ma per nulla indicativa sul proseguio del torneo. La voglia di liberarsi dal tunnel in cui ci ha ficcato la sporca combriccola di Moggi è evidentemente forte. Quindi diamo a Lippi quel che è di Lippi, l’ aver tenuto fede al suo ciclo azzurro e non aver abiurato questo dna offensivo pur con un Totti che ha limitato parecchio il suo raggio d’ azione, giocando poco la palla e cercando spesso il passaggio di prima, indice di una condizione ancora approssimativa. Non è una bestemmia calcistica dire che proprio il fatto di aver toccato pochi palloni da parte del capitano romanista ha favorito Andrea Pirlo, match winner con un gol e un assist e unico punto di riferimento per la manovra. Una regia illuminata e autorevole anche sotto il profilo della continuità, ben spalleggiato da un Perrotta inesauribile, in forma campionato. Un altro gallone al merito per il lavoro di Spalletti nella capitale. Contro un Ghana spuntato e dalla mira sballata, non si sono pagate certe situazioni in cui ci si è fatti prendere d’ infilata dalle penetrazioni dei centrocampisti che si sono trovati liberi di mirare alla porta di Buffon. Giocare con un centrocampo così tecnico e di default in inferiorità numerica è un rischio calcolato che si può prendere se come ieri Cannavaro e Nesta sono stati perfetti o se davanti Toni e Gilardino sono cecchini inesorabili, cosa che ieri invece non è successa. Lasciare questi spazi a Rosicky e Nedved non è consigliabile, quindi la scelta della ripresa di arretrare il raggio d’ azione è stata molto saggia e da allora, pur non creando molto, non si è corso più alcun rischio, con Essien, quasi sempre lui, costretto a tirare da fuori area. Non mi sorprenderei se nell’ ultima contro i cechi si rivedesse in campo Gattuso per puntellare la fase di contenimento. Per ora godiamoci questa cartolina che la Nazionale e i suoi appassionati tifosi spediscono in Italia da Hannover: l’ immagine del nostro calcio per una sera non è più quella furba e sparagnina del presente e del recente passato.

Vuoi rivedere e scaricare on line l' intera partita Italia - Ghana ? Oppure Repubblica Ceca - USA ? Tutte le partite del Mondiale e non solo ?

Clicca qui

 

 

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categorie: calcio, nazionale, mondiali2006, fuorigioco mondiali
lunedì, 12 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: LA EX NAZIONALE BIANCOROSSONERA

A poche ore dal debutto mondiale, leggendo la probabile formazione che sarà schierata stasera ad Hannover, spunta un dato eclatante: l’ Italia del blocco biancorossonero non c’è più. Spazzata via da infortuni, cali di forma e forse anche dallo scandalo intercettazioni, che ha prosciugato più di altri le energie psicofisiche degli azzurri di Juventus e Milan. Sono sopravvissuti a questa perestrojka calcistica solamente Buffon, Cannavaro, Nesta, Gilardino e Pirlo, e per ognuno di loro c’è chi, financo a ragione, invoca di far giocare un altro al loro posto. Il capitano della Nazionale travolto dalle dichiarazioni pro Moggi, Buffon dalle scommesse, Nesta che è stato praticamente sempre fermo ai box durante il ritiro premondiale,Gilardino che non è così intoccabile e il regista rossonero che non sembra in grado di reggere le sorti del centrocampo e sul quale non sono fugate le perplessità dell’ impiego simultaneo con Totti. Gli altri? Gattuso e Zambrotta out per guai muscolari, Camoranesi ha lasciato il posto a Perrotta, Del Piero novello Achille tornato nel posto che gli è stato abituale anche alla Juve, cioè in panchina, e Filippo Inzaghi che sembra addirittura superato nel gradimento del ct da Iaquinta, in ballottaggio con Lucarelli fino all’ ultimo per partecipare ai Mondiali. Se quindi ora ci sono come titolari tre romanisti, due palermitani e un fiorentino, perché tifare contro l’ Italia ? Fino a prova contraria più di calciopoli sembra aver fatto Marcello Lippi, non si sa quanto liberamente, per presentare una Italia nuova e si spera vincente e convincente.

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INTERVISTE NERAZZURRE: INTER EMOTIONAL SITE

mancio2        

( nella foto uno slogan davvero emozionante )

Io sto con Mancini intervista Inter Emotional site

1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )

Non mi sono stupito, ero solo in attesa del momento in cui il gioco
sporco della Juve venisse scoperto!

2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?

Juve in B, le altre ancora in A con penalizzazione

3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?

Assolutamente no, non voglio scudetti attribuiti da sentenze.

4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?

Mi sono (ma solo in parte..) ricreduto. Avanti con Moratti. 

5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?

Tutto sommato sì, soprattutto se l'alternativa era Capello

6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?

Una domanda veramente difficile... Il problema è solo lui.

7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?

Credo che sarebbe un pacco, e ricordiamo che i tifosi dell'Inter non
dimenticano...

8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?

Io darei fiducia a Pizarro, senza Veron credo che farà bene.

9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.

Biscardi, ma solo per rispondere alla domanda.

10 – Dì' qualcosa di interista.

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Scrivimi alla mail nicoletti.simone@tiscali.it o mandami un messaggio attraverso splinder

Sempre più orgoglioso dei nostri colori, e ci aggiungo un grande FORZA INTER
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categorie: calcio, inter, interviste nerazzurre
domenica, 11 giugno 2006

FUORIGIOCO MONDIALI: L'AMARA VERITA' DI PARREIRA

Gioca. Non gioca. La margherita che sta sfogliando Marcello Lippi non sarebbe nemmeno presa in mano dal ct del Brasile Parreira. Che ha detto una verità che a chi ama il calcio italiano non può non far male. Nel Brasile dei Kakà e dei Ronaldinho Francesco Totti starebbe a guardare. In panchina, probabilmente con meno probabilità di entrare di Junino Pernambucano, stella del Lione, e di Robinho, l’ uomo dei prossimi Mondiali in Sudafrica. La considerazione sulla povertà tecnica di questa Nazionale, non a caso allenata da Marcello Lippi, uno che alla Juventus ha sempre puntato più sulla forza che sul talento, è esercizio di onestà intellettuale e calcistica che tutti dovrebbero fare. Il romanista, di gran lunga il migliore sotto il profilo tecnico dei nostri in Germania, è stato tra l’ altro nel biennio lippiano più una speranza che una certezza: tra un infortunio e l’ altro è stato presente per meno del 50% delle convocazioni. Senza dare mai l’ impressione di essere un leader del gruppo, né in campo con le sue prestazioni, né fuori, con l’ esempio comportamentale e le sue dichiarazioni. Il girone di qualificazione, l’ unico che conta poiché le amichevoli pur prestigiose non fanno mai testo, era impossibile da non superare per la modestia dei nostri avversari, ma già un gruppo con Repubblica Ceca, Stati Uniti e Ghana suscita molti timori. Come non sottolineare che Essien e Nedved nel nostro centrocampo sarebbero titolari? Senza scomodare Ronaldinho. Quindi le speranze di fare strada sono nei piedi degli uomini gol, su Toni e su Gilardino. Francesco Totti, atleticamente poco presentabile, è l’ anima e il leader della Roma in Italia, ma in campo internazionale e in azzurro, se si esclude la breve parentesi di Euro2000, rappresenta il Godot della situazione. Quello che tutti sperano, aspettano, ma non arriva mai.

Da oggi i post sul Mondiale anche su

http://germania2006.splinder.com

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categorie: calcio, nazionale, totti, fuorigioco mondiali
venerdì, 09 giugno 2006

W IL MONDIALE, DALLA GERMANIA ALL'IRAQ

 fototifosi2

L’ alba. Alle 18, orario inconsueto per il sole che sorge. Il calcio può anche questo. L’ alba del Mondiale 2006 è fra poche ore e gli appassionati di calcio, football, soccer, futbol di mezzo mondo, letteralmente perché si pensa che la platea planetaria sarà di oltre tre miliardi di persone, per un mese sconvolgeranno almeno un po le loro abitudini per dare un occhio ad una o più delle 64 partite n programma. Il potere taumaturgico dello sport più conosciuto e praticato della Terra è immenso, tanto che popoli e nazioni che si fanno la guerra da decenni si sono sfidati lealmente su un campo di calcio accettandone serenamente il verdetto. Come non ricordare le sfide tra Iraq e Usa alle Olimpiadi, tra Iran e Usa ai Mondiali, tra le due Coree ? E’ di queste ore la notizia che il capo delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa a Jenin in Palestina, un capo ultras un milione di volte più pericoloso di uno qualsiasi delle nostre curve, ha annunciato una tregua mondiale di un mese perché la popolazione sarà completamente assorbita dai Mondiali. Si lavora pesantemente, si fanno sacrifici e non si mangia per il calcio. Molti tifosi ghanesi, quasi tutti decisamente al di sotto della più bassa soglia di povertà di una qualsiasi Nazione europea, hanno fatto una colletta per permettere alla spedizione della Nazionale di calcio di pagarsi le spese di viaggio e di albergo. Staranno a casa, con un posto in duecentesima fila davanti alle tv, da chi se la può permettere. Stanno invece arrivando in Germania i tifosi della Torcida brasileira, che mostreranno al mondo il loro spettacolo di colore e ballo, un inno alla gioia alla vita attraverso il futbol. Certo, avendo Ronaldinho, Ronaldo, Kakà, Adriano e Robinho come punte aiuta. Anche per l’ Italia e gli italiani sarà una occasione speciale. Lo scandalo che sta spazzando via i vertici di questo sport e uccidendo le passioni e i sogni di milioni di persone, sia per quello che è venuto alla luce sia per la faccia tosta di presentarsi davanti ai magistrati come se nulla fosse successo, ha dato una grande picconata alla credibilità generale di questo mondo. Non c’è una attesa spasmodica come in passato per l’ evento, le bandiere sono nei cassetti, i giornali puntano più su Moggi, Borrelli e Galliani che su Totti e Del Piero per vendere le loro copie, interpretando alla perfezione il sentimento generale. L’ Italia come il Vietnam, anzi peggio, visto che uno scandalo di minori proporzioni sulle partite truccate che ha coinvolto allenatori e dirigenti per una valore complessivo di 600 euro rischia di costare a questi personaggi20 anni di galera. Un partito abbastanza numeroso tiferà per un’ altra squadra, anche piccola, ma espressione di una assoluta pulizia di valori. Almeno finchè suonerà l’ inno nazionale in quel di Hannover dove mi recherò fra poche ore. A quel punto, per 90 minuti e oltre, i Moggi e i Galliani usciranno dalla mente e dagli occhi. 90 minuti che molti semplici appassionati di calcio non potranno nemmeno gustarsi in Iraq, se non rischiando di incorrere in una fatwa, ben peggiore di una squalifica, lanciata da uno dei signori della guerra di una fazione islamica. Perché in certi luoghi del mondo esporre una bandiera brasiliana e sognare un giorno di poter tifare in uno stadio significa rischiare la vita. Buon Mondiale a tutti, iracheni compresi.

DOMANI PARTO PER LA GERMANIA PER SEGUIRE ITALIA GHANA. IL RACCONTO DEL DEBUTTO DEGLI AZZURRI E DELL' ATMOSFERA DEL MONDIALE SARA' ON LINE MERCOLEDI' !

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categorie: calcio, mondiale2006

INTERVISTE NERAZZURRE: BLOGINTERNAZIONALE

mancio2        

( nella foto 4 giocatori stranieri dell' Inter: più internazionale di così... )

Io sto con Mancini intervista Blog internazionale

1 – La prima cosa che hai pensato dopo aver letto le intercettazioni? ( non censuro nulla )

Dio esiste!

2 – Quando gli ombrelloni si chiuderanno, in che serie saranno Juventus, Milan e compagnia?

In serie B

3 – Sulla maglia nerazzurra a settembre vorresti il triangolino accanto alla coccarda tricolore?

No, voglio una scritta MAI IN B

4 – Dopo quel che è successo, pensi ancora che Moratti e i dirigenti siano ancora i più fessi della serie A ?

Sì, gli onesti sono sempre fessi in questo mondo.

5 – Sei contento di rivedere sulla panchina la sciarpa azzurra di cachemire e quel ciuffetto perfettamente spettinato?

Sì, se poi non vedo più Recoba e Wome su quella panchina, sono ancora più contento!

6 – Come si fa a far sorridere Adriano ?

Si compra tutto il Brasile!

7 – Ronaldo di nuovo all' Inter : un regalo oppure un pacco ?

Un pacco-ne

8 – Veron in Argentina per la famiglia. All' Inter basta Pizarro o chi servirebbe per il centrocampo?

Emerson anche se è un uomo di M.

9 – Il gioco della torre: salvane uno tra Moggi, Galliani, De Santis e Biscardi.

Biscardi, in fondo è il classico italiano che Sordi ha spesso interpretato nei suoi film. Sta dalla parte dei potenti ma in fondo è buono.

10 – Dì' qualcosa di interista.

Basta citare Prisco, l'interista numero 1. Dopo che ho stretto la mano a un milanista mi lavo la mano, dopo che l'ho stretta a uno juventino, controllo se ho ancora il portafoglio...

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MONDIALI2006: PREVIEW GRUPPO F

TEAMS  :Brasile, Giappone , Australia , Croazia  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : I campioni del mondo alzano il livello di un girone equilibrato tecnicamente ma verso il basso. Ci sono due squadre come Australia e Giappone che si candidano al ruolo di sorprese, ma la Croazia è tra le più deboli europee di seconda fascia che brasiliani potessero pescare. In sostanza lo spettacolo sarà veder giocare i vari Kakà Ronaldinho, Ronaldo, e Adriano insieme, alla faccia di compatibilità tecnico tattiche.

LA STELLA : E’ il mondiale di Ronaldinho, negli ultimi 4 anni cresciuto considerevolmente fino a diventare indiscutibilmente il numero 1 nella considerazione planetaria. Chissà che Kakà, anche lui diventato nel frattempo una star mondiale, gli rubi un po di scena.

IL CAPOCANNONIERE : Ronaldo, se vesciche e infortuni muscolari lo permettono. E’ motivatissimo e deciso a diventare il più prolifico goleador della storia dei Mondiali. All’ ultimo appuntamento internazionale della sua carriera che ancora gli interessa. L’ Adriano visto negli ultimi giorni, con un impegno e una professionalità che all’ Inter non aveva, si candida per un posto dietro all’ ex Fenomeno. Una sorpresa? Voto il croato Klasnic e il giapponese Oguro..

LA RIVELAZIONE : Juninho Pernambucano parte dalla panchina ma quando è entrato ha fatto sempre vedere che potrebbe tranquillamente essere un titolare. Con Emerson e Ze Roberto davanti, specie se il primo non ha recuperato dalle fatiche juventine, si potrebbero aprire spazi interessanti.

IL GIOVANE : Se Adriano o Ronaldo avessero dei problemi, toccherebbe a Robinho e, dopo un anno di Liga positivo ma non strepitoso, potrebbe esplodere. Il suo Mondiale dovrebbe essere quello in Sudafrica, ma potrebbe lasciare il segno prima. Un altro nome? Kranycar, 21enne fantasista dell’ Hajduk, di cui tutti dicono un gran bene.

DA VEDERE : la colonia italiana dell’ Australia, la coppia di attaccanti Klasnic – Prso, quanto corrono i giapponesi e se Zico avrà infuso un po del suo talento ai vari Santos, Nakata e Nakamura, lo spettacolo del calcio bailado del Brasile e dei suoi tifosi.

QUALIFICATE : Brasile prima, con la possibilità concreta di fare percorso netto, tre vittorie su tre. Mi aspetto una sorpresa: il Giappone alla terza partecipazione di fila potrebbe approfittare del fatto che incontra l’ Australia al debutto, che ritorna ai Mondiali dopo 30 anni, anche se con quel vecchio volpone di Hiddink in panchina le cose potrebbero cambiare, come ben ricordiamo con i coreani 4 anni fa. Alla Croazia do leggermente meno chances di qualificazione delle altre.

postato da: chico75 alle ore 10:25 | link | commenti
categorie: calcio, brasile, mondiali2006
giovedì, 08 giugno 2006

STAI CON MANCINI ? FALLO VEDERE!

mancio2

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postato da: chico75 alle ore 17:57 | link | commenti (1)
categorie: calcio, inter, mancini

MONDIALI 2006 : PREVIEW GRUPPO E

TEAMS  :Italia , Repubblica Ceca , Stati Uniti , Ghana  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : Per colpa dell’ Italia molto equilibrato. Repubblica Ceca, Usa e Ghana non arriveranno tra le prime 4 del Mondiale ma, a causa dello scandalo intercettazioni, degli infortuni, della scarsa condizione atletica e di una bassa qualità media della squadra, Lippi dovrà sudarsi la qualificazione fino in fondo con il rischio concreto di fare peggio del Trap.

LA STELLA : Dovrebbe essere Totti, ma purtroppo per noi è in condizioni fisiche al momento impresentabili e nelle grandi occasioni in Nazionale ha mostrato ben poco. Idem Del Piero. Il vero fuoriclasse di questo girone è un portiere: il ceco Cech, che milita nel Chelsea, e che è il migliore nel suo ruolo.

IL CAPOCANNONIERE : Toni o Gilardino, se avranno qualche palla buona, potrebbero essere letali in attacco. Hanno il gol nel sangue e per il fiorentino è stata una stagione straordinaria.

LA RIVELAZIONE : La coppia di centrocampisti della Repubblica Ceca, Polak e Rosicky, può stupire. Specie il primo, sconosciuto ai più, reduce da una annata molto positiva nelle file del Norimberga. Il ghanese Essien cerca riscatto dopo un impatto difficile con la Premier League e quindi se si riproponesse ad altissimi livelli potrebbe essere una sorpresa.

IL GIOVANE : Gli americani Donovan, folletto dei Los Angeles Galaxy, e Dempsey, metronomo dei N.E. Revolution, sono pronti per l’ Europa. Si preparano da 6 mesi per questo appuntamento e sono dati in grande forma.

DA VEDERE : il comportamento in campo degli italiani, Del Piero e Totti all’ ultimo treno della carriera in azzurro, i vecchietti terribili Nedved e Poborsky, Asamoah dal Modena al Mondiale, il centrocampo ghanese, la voglia di emergere degli States.

QUALIFICATE : Pronostico solo all’ apparenza facile, in realtà le incognite che pesano sull’ Italia stravolgono il giudizio. La Repubblica Ceca mi sembra quella che dà più garanzie, strenua lotta tra Usa e Italia per il secondo posto. Solo con una vittoria all’ esordio il Ghana potrebbe inserirsi.

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mercoledì, 07 giugno 2006

MONDIALE 2006 : PREVIEW GRUPPO D

TEAMS  :Portogallo , Messico , Iran , Angola  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : Tecnicamente uno dei gironi meno interessanti. Il Portogallo, reduce dal secondo posto nell’ Europeo casalingo, può confermarsi e fare molta strada. Il Messico ha gli ottavi nel mirino, ma occhio all’ Iran, le cui motivazioni si spingono ben al di là dello sport e che può contare su calciatori che già giocano in Bundesliga. Per l’ Angola essere al Mondiale è già una vittoria.

LA STELLA : Luis Figo ha dimostrato che il suo viale del tramonto è ancora lastricato di stelle: una stagione più che positiva nelle file dell’ Inter e una leadership ancora forte in una squadra che può contare anche su Deco e Cristiano Ronaldo.

IL CAPOCANNONIERE : Pauleta finalmente ha trovato con continuità la via del gol anche in Nazionale, colmando la lacuna storica dei portoghesi. Punto su una sorpresa: l’ iraniano Hashemian, l’ airone dell’ Hannover, oppure il messicano Borgetti, che in Premier nel Bolton non ha avuto molta fortuna, ma nella Tricolor è una sicurezza.

LA RIVELAZIONE : Uno dei segreti dell’ Amburgo è stato il centrocampista Mahdavikhia, che sa abbinare qualità e quantità. Chi non lo conosce lo farà presto.

IL GIOVANE : Si va sul sicuro nell’ indicare Cristiano Ronaldo, ala del Manchester United, che se in Inghilterra non ha forse avuto una squadra all’ altezza delle aspettative, in Nazionale può consacrarsi.

DA VEDERE : i dribbling di Figo e di Ronaldo, il panchinaro di lusso Simao, la sfida fra barcellonisti Marquez contro Deco, le motivazioni dell’ Iran, se l’ Angola riuscirà a fare un gol.

QUALIFICATE : Il Portogallo ha un allenatore grandissimo come Felipe Scolari che è campione mondiale in carica e vicecampione europeo. Portoghesi primi nel girone, Messico secondo quasi certamente, ma l’ Iran è tutt’ altro che una vittima sacrificale.

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ESCALATION ROSSONERA

 

Prima Giraudo e Moggi erano due amici, la vicenda solo un pissi bau bau. Poi Berlusconi ha invocato la restituzione degli scudetti meritati sul campo e Luciano Moggi ha dichiarato che il vero potere è quello di chi detiene i diritti televisivi e che le intercettazioni sono state tolte dall’ insabbiamento della FIGC per una ritorsione di Galliani per un suo approdo in via Turati. Prima non c’ era nessuna intercettazione che riguardava Zio Fester, dimettersi dalla presidenza di Lega era impensabile e vietato da Berlusconi, Leonardo Meani era un ristoratore di Lodi che nel tempo libero si occupava degli arbitri che transitavano da San Siro. Poi son venute fuori le pressioni sistematiche su Mazzei e sui guardalinee, Meani è a tutti gli effetti tesserato col Milan, sentiva spesso l’ amministratore delegato rossonero facendosi portavoce delle sue incazzature e ottenendo l’ assenso per la nomina di dirigenti arbitrali e per le designazioni, Borrelli e Rossi sono l’ espressione dell’ occupazione isituzionale della sinistra, da ogni dove chiedono le dimissioni dalla Lega per l’ evidente coinvolgimento nello scandalo e l’ insostenibile conflitto di interessi. Siamo agli ultimi giorni: da Villasimius, nell’ occasione in cui vengono coccolati sponsor e giornalisti amici, ancora Zio Fester grida al complotto di una certa stampa per coinvolgere a tutti i costi il Milan, l’ avvocato Leandro Cantamessa è intervistato ogni giorno nella fascia pomeridiana di Studio Sport su Italia Uno dal fido Pellegatti per tranquillizzare i tifosi del Diavolo e Silvio Berlusconi, dall’ alto o dal basso della sua posizione di ex presidente del consiglio trombato per la legge elettorale voluta a tutti i costi, che, facendo spregio di ogni elementare principio democratico e giuridico, sbraita che “ o è colpa di tutti o di nessuno”. Delle due l’ una: o l’ ignaro e indifeso Milan, espressione di uno dei centri di potere più influenti in Italia, è al centro di una cospirazione che al confronto quelle narrate dal Codice da Vinci sono barzellette, oppure, usando una metafora, il ladro è stato scoperto con le mani nella marmellata e si giustifica dicendo che lo fanno tutti. Si salvi chi può.

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MONDIALI 2006 : PREVIEW GRUPPO C

TEAMS  :Argentina , Costa d'Avorio , Olanda , Serbia e Montenegro  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : Il girone di ferro di Germania 2006, assolutamente da non perdere perché potenzialmente tutte e 4 le squadre hanno la possibilità di qualificarsi. C’è l’ Argentina che nel girone di qualificazione sudamericana è stata al livello del Brasile, rifilandogli anche un sonoro 3 a 1. C’ è la Serbia che ha costretto agli spareggi la Spagna, grazie ad una difesa di ferro. C’è la migliore africana, la Costa d’ Avorio, alla prima esperienza mondiale. C’è la giovanissima Olanda di Van Basten, che ha puntato sulla freschezza e sul talento lasciando a casa senatori come Davids e Seedorf.

LA STELLA : Non parte titolare, ma probabilmente non ci metterà molto a conquistarsi il posto. Lionel Messi, superato il problema muscolare che gli ha fatto perdere gli ultimi 3 mesi con il Barcellona, a 18 anni può già lasciare una traccia indelebile. Alla sua età Ronaldinho non era così forte, è una delizia per gli occhi.

IL CAPOCANNONIERE : Hernan Crespo, Ruud Van Nistelrooy, Didier Drogba: uscirà fuori da questo lotto. Se dovessi proprio scommettere punterei sull’ africano, più continuo e più brillante degli altri due reduci da una stagione con molta panchina.

LA RIVELAZIONE : Date un occhio a Dirk Kuiyt, ala del Feyenoord e degli orange. Ha tecnica, fantasia, dribbling, un ottimo tiro, un grande senso tattico. Van Basten stravede per lui. Meno conosciuto è il bombardiere della Stella Rossa allenata quest’ anno da Zenga, quel Nikola Zigic alto quasi 2 metri, su cui si scatenerà il mercato.

IL GIOVANE : Dire Messi è facile, quindi dico Arjien Robben, terzo alfiere dell’ attacco olandese con Van Nistelrooy e Kuijt. Nel Chelsea Mourinho l’ ha un po accantonato, ma vorrà riscattarsi ai Mondiali. Se Messi non stesse bene, Carlos Tevez, 22 anni, potrebbe sostituirlo degnamente.

DA VEDERE : tutte le partite promettono spettacolo e gol, i numeri di Messi, il derby interista tra Cambiasso, Cruz e Stankovic

QUALIFICATE : Pronostico difficilissimo. Dico Argentina e Costa d’ Avorio, leggermente favorite sull’ Olanda che potrebbe pagare una certa inesperienza e qualche infortunio dell’ ultima ora. La Serbia, squassata dalle polemiche, difficilmente ce la farà. Attenzione: gli argentini sono capaci di complicarsi la vita e l’ abbondanza di campioni, unita alle rinunce incomprensibili a Samuel, Zanetti e De Michelis, potrebbe rivelarsi un boomerang.

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martedì, 06 giugno 2006

MONDIALI 2006 : PREVIEW GRUPPO B

TEAMS  :Inghilterra , Svezia , Paraguay , Trinidad e Tobago  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : Una delle favorite alla vittoria finale, l’ Inghilterra, una squadra sempre difficile da affrontare, la Svezia, una sudamericana più forte delle ultime due edizioni in cui ha sempre raggiunto gli ottavi, il Paraguay, e una cenerentola del torneo, Trinidad e Tobago. Media difficoltà, potrebbero esserci sorprese solo se gli inglesi si complicassero la vita nell’ esordio contro i biancorossi.

LA STELLA : Con Rooney a mezzo servizio, si contendono lo scettro gli inglesi Lampard e Gerrard, tra le migliori coppie di centrocampo del mondo. A livello di talento puro però il mio preferito resta un certo Ibrahimovic…

IL CAPOCANNONIERE : Nelle occasioni importanti Michael Owen sa fare la differenza. Se sta bene, punto su di lui. In alternativa lo stesso Lampard o quel vecchio volpone di Henrik Larsson, al canto del cigno di una splendida carriera come goleador.

LA RIVELAZIONE : Il lungagnone del Liverpool Peter Crouch è dato in splendida forma e potrebbe sfruttare gli spazi lasciati da Rooney in attacco.

IL GIOVANE : A 23 anni, da ben 7 in Germania, il paraguaiano Santa Cruz non può più rinviare la sua definitiva esplosione. Poco conosciuto ma molto apprezzato in Europa il cervello del Rennes Kallstrom

DA VEDERE : la pettinatura di Beckham, se Rooney recupera dall’ infortunio, se Walcott debutterà in un Mondiale a 17 anni, i numeri di Ibra, il vecchio Yorke ex Manchester United, le critiche che riceverà Eriksson se non vincerà.

QUALIFICATE : Inghilterra più seconda che prima, la Svezia se Ibra sarà stellare potrebbe anche vincere il girone. Il Paraguay ha un cammino in salita, ma se ferma gli inglesi all’ esordio potrebbe gasarsi. Trinidad punta a non essere la squadra materasso del torneo.

Guarda il video di Zlatan Ibrahimovic nella home page !

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CE L' ABBIAMO GROSSO

Da Favalli e Wome a Grosso e Maxwell. Non saranno due fenomeni i titolari della fascia mancina dell’ Inter 2006 – 2007 ma mi pare un passo avanti abbastanza deciso sotto il profilo della qualità complessiva. Entrambi hanno una predisposizione più offensiva che difensiva, sono più fluidificanti che marcatori insomma, ma compensano il deficit con il grande fisico e un piede sinistro molto sensibile, specie l’ ex palermitano. Se l’ ex Ajax è arrivato a parametro zero, Grosso è costato 5,5 milioni di euro più DellaFiore, prodotto del vivaio e nel giro della prossima Under: un investimento considerevole in un mercato bloccato per colpa di Calciopoli. Tutti sanno che ritengo molto più importante per una squadra formare un asse centrale portante di grandissimo livello e quindi gli esterni sono meno essenziali per stabilire le potenzialità di una grande squadra. In questo senso stiamo a vedere chi saranno i due campioni, uno a centrocampo e uno in attacco, che arriveranno nei prossimi mesi. E il passaporto mi interessa relativamente.

Profilo Fabio Grosso

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lunedì, 05 giugno 2006

MONDIALI 2006 : PREVIEW GRUPPO A

TEAMS  :Germania , Polonia , Ecuador , Costarica  

DIFFICOLTA’ DEL GRUPPO : Tra i più poveri tecnicamente. La Germania non sfuggirà alla regola che vuole il Paese organizzatore sempre oltre il primo turno. La Polonia non supera il primo turno da 20 anni, l’ Ecuador lontano dagli oltre 2000 metri di Quito non ha mai fatto grandi cose e la Costarica non sembra in grado di ripetere i miracoli di Italia ’90.

LA STELLA : Michael Ballack, capitano e trascinatore dei tedeschi già 4 anni fa in Corea e Giappone, squalificato in finale. E’ il motore del centrocampo, l’ unico in grado di decidere una partita con le sue accelerazioni e di fare la differenza nel gioco monocorde dei padroni di casa.

IL CAPOCANNONIERE : Uno tra Klose e Podolski, coppia d’ attacco della Germania. Con il solito Ballack in agguato. Possibili sorprese il costaricano Wanchope e il polacco Zurawski.

LA RIVELAZIONE : Schweinsteiger, il 21enne centrocampista del Bayern, l’erede di Ballack. Ha l’ occasione e le qualità per imporsi definitivamente.

IL GIOVANE : Lukas Podolski, neo acquisto dello stesso Bayern. 7 reti in 13 partite ne fanno il Gilardino di Germania.

DA VEDERE : il tifo dei padroni di casa, la flemma di Klinsmann in panchina, la rivalità tra tedeschi e polacchi, se Lehmann non farà rimpiangere Kahn,

QUALIFICATE : Germania sicuramente prima, la Polonia si fa preferire all’ Ecuador per il fatto di giocare in Europa e per la maggiore esperienza internazionale di giocatori come Kosowski, Krzynovek e Zurawski.

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JUVE E MILAN: ECCO LE PROVE DELL' ILLECITO

Molti, non solo tifosi poco avvezzi di regolamenti e di giustizia sportiva, non riescono o vogliono capire dove sta la prova dell’ illecito, quella che volgarmente viene chiamata la valigetta con i soldi. Premesso che nel 2006 questi sono mezzi obsoleti, se escludiamo quel che è accaduto l’ anno scorso al Genoa e che fa capire come nel mondo del calcio si fosse così sicuri di una impunità diffusa da commettere reati alla luce del sole, lo scandalo delle intercettazioni ha mostrato come la rete messa in piedi da Moggi e Giraudo per primi e da Meani e Galliani come conseguenza, fosse di tipo sistemico o ambientale che dir si voglia. Ossia chi voleva far carriera nel mondo arbitrale o nel calcio in generale, doveva piegarsi alle regole imposte da quella Piovra a due teste che ho già descritto nei post precedenti. La Federazione, la Lega Calcio, i designatori, gli arbitri, i guardalinee, financo i calciatori e gli allenatori attraverso la GEA, per finire ai giornalisti e ad uomini dello Stato o delle istituzioni: tutti sapevano a chi dovevano raccomandarsi. Torniamo all’ illecito sportivo e alle prove che tutti invocano della colpevolezza di Juventus e Milan. L'Art. 6 dal titolo ILLECITO SPORTIVO E OBBLIGO DI DENUNZIA recita quanto segue:
1. Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, costituisce illecito sportivo.
2. Le società, i loro dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati che commettono direttamente o che consentono che altri compiano, a loro nome o nel loro interesse, i fatti di cui sopra, ne sono responsabili.
E’ stato provato dalle indagini dei carabinieri e dalle intercettazioni che Luciano Moggi, legale rappresentante della Juve in quanto direttore generale, interveniva direttamente, tramite telefonate e incontri, sui designatori per indirizzare il sorteggio, tanto che gli stessi uomini dell’ Arma riuscivano in anticipo ad indovinare gli abbinamenti. Cosa avevano in cambio Pairetto e Bergamo? Rimanere al loro posto, ossia guadagnare qualche centinaia di migliaia di euro, più regalie e favori vari, dalla Maserati in giù. Gli stessi arbitri sapevano che per fare carriera, e quindi guadagnare con i gettoni presenza, dovevano avere un occhio di riguardo per la Vecchia Signora, e la prova è nella sistematica squalifica che ricevevano i diffidati avversari nel match precedente a quello contro la Juve. Nella seconda parte del paragrafo 2 dell’ Art. 6 c’è l’ ipotesi che inchioda Fiorentina e Lazio, ma anche a quanto sembra Reggina, Siena, Empoli: Lotto e Della Valle, ad esempio, chiedendo protezione a Moggi e ai designatori, consentono che altri compiano a loro nome o nel loro interesse fatti che alterano il risultato di una gara. Lo stesso pari tra Lecce e Parma all’ ultima giornata decisivo per la salvezza dei viola, gestito da De Santis, è una prova schiacciante.
Veniamo al Milan. I toni di Adriano Galliani si fanno man mano più alti e severi, quindi significa che il rischio di pesante coinvolgimento sta crescendo. Il fatto che sia Leonardo Meani, dirigente rossonero, a influenzare le scelte soprattutto nelle designazioni dei guardalinee, il cui ruolo è sempre più importante nel calcio moderno, rientra nell’ ipotesi di responsabilità oggettiva e non diretta della società ( Art. 9 comma 1. Le società sono responsabili, a titolo di responsabilità oggettiva, dell’operato e del comportamento delle persone comunque addette a servizi della società e dei propri sostenitori sia sul proprio campo, intendendosi per tale anche l’eventuale campo neutro, che su quello delle società avversarie). Le frequenti telefonate fra Galliani e Meani dimostrano in maniera all’ apparenza inequivocabile come l’ amministratore delegato del Milan fosse a conoscenza e anzi spingesse il suo dirigente a fare pressioni. In questo caso starebbe alla società dimostrare nel processo sportivo il contrario: se non ci riuscissero ai rossoneri sarebbe applicabile lo stesso articolo del codice che inchioda la Juventus. La designazione degli assistenti secondo i voleri di Meani è la prova dell’ illecito, non conta che effettivamente sul campo sia avvenuta in maniera palese. Certo la gravità è sicuramente minore rispetto alla Juve, che rischia davvero la serie C. I due scudetti che voleva Berlusconi sembrano cronaca di mesi fa…

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giovedì, 01 giugno 2006

GERMANIA2006 : TUTTE LE MAGLIE DELLE NAZIONALI

Comincia l' avventura del Mondiale 2006 In Germania e IOSTOCONMANCINI vi farà arrivare all' appuntamento iridato con una serie di articoli per sapare tutto quel che serve.

Clicca sui link dei gironi ad un sito molto speciale per vedere tutte le maglie ufficiali delle Nazionali e partecipare ad un sondaggio per votare la più bella !!

Dalla maglia del Brasile a quella del Togo, dalla maglia dell' Inghilterra a quella dell' Argentina..tutte ma proprio tutte!

Gruppo A : Germania, Costarica, Polonia, Ecuador

Gruppo B : Inghilterra, Paraguay, Trinidad e Tobago, Svezia

Gruppo C : Argentina, Costa d’ Avorio, Serbia, Olanda

Gruppo D : Messico, Angola, Iran, Portogallo

Gruppo E : Italia, Ghana, Usa, Repubblica Ceca

Gruppo F : Brasile, Croazia, Australia, Giappone

Gruppo G : Francia, Svizzera, SudCorea, Togo

Gruppo H : Spagna, Ucraina, Tunisia, Arabia Saudita

 

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categorie: calcio, nazionale, mondiali2006

PUTTANE E SPOSE

Le donne del mondo del calcio non sono solo veline o bellezze da calendario. In un ambiente ancora quasi esclusivamente machista, nel giornalismo, nell’ arbitraggio, nell’ organigramma dei club e nei Palazzi del potere lentamente stanno guadagnando spazi sempre più importanti figure femminili di spessore. Penso a Rosella Sensi nella Roma, alla Cini guardalinee, a Laura Alari al Giornale, a Maria Josè Falciccia vice di Borrelli all’ Ufficio Indagini della FIGC. Nelle ultime settimane tre sono le donne al centro delle cronache calcistiche, con storie alle spalle molto diverse fra loro e nell’ occhio del ciclone non per il seno rifatto o per le gambe chilometriche. Donne furbe, scaltre, senza peli sulla lingua e condizionanti, nel bene e nel male. La copertina la merita la dark lady dello scandalo intercettazioni, la fantomatica e misteriosa Maria Grazia Fazi, fino allo scorso campionato dipendente della FIGC nella CAN A e B, stretta collaboratrice dei designatori arbitrali di cui conosceva virtù e i molti vizi. L’ unica donna capace di far spegnere i sei cellulari a Luciano Moggi nell’ ormai famoso incontro a Roma nel Santuario del Divino Amore, filmato dai Carabinieri, nel quale si vantava di aver intimorito, udite udite, il plenipotenziario della Cupola del calcio. Sì, perché di come funzionavano le cose la Fazi sapeva tutto, era parte integrante del sistema e minacciava di rivelarlo ai giornali, se non fosse stato trovato un posto al figlio in Federazione e, dopo il cambio dei designatori, anche a lei. Odiata da Pairetto e amata, non si sa fin quanto profondamente, da Moggi e Bergamo, al quale spesso imponeva addirittura correzioni nella scelta di arbitri e guardalinee. Per inciso, le fu trovato un posto come segretaria nel neo costituito ufficio per la candidatura dell’ Italia ad Euro 2012, agli ordini di Ghirelli. Un potere che va oltre a quello della giarrettiera o di uno stacco di gambe, una vera e propria eminenza grigia indispensabile per tenere i contatti con gli arbitri assieme a Massimo De Santis. Mai sottovalutare le segretarie. Sonia Maria Ferriera è invece una donna tradita che non vuole farsi prendere ulteriormente in giro dall’ ex marito calciatore, lo juventino Emerson. Così, se l'inchiesta della procura di Torino è virata sui conti cifrati, se i magistrati hanno ordinato ed eseguito perquisizioni a tappeto nella sede della Juve e nelle case dei suoi tesserati (Cannavaro e Ibrahimovic, oltre a Moggi), se insomma si cercano le prove di una gigantesca frode fiscale, il me­rito (o la colpa, dipende dai punti di vista) è appunto di Sonia Maria. Un anno fa curiosò nell'agenda del marito e scoprì che, con la Juve aveva due contratti. Solo in quello regolare, guadagnava 120 mila euro al mese, nell'altro «in nero» guadagnava molto di più. «Ma a me passava un assegno di soli 25 mila euro. Il 20 per cento di quel che percepiva. Ne parlai con il mio avvocato e poi lo denunciai». Un pentolone che potrebbe essere ulteriormente scoperchiato e di cui si sa finora poco o nulla. Mai sottovalutare le ex mogli. Più conosciuta delle altre è Kristen Pazik, americana, ex modella ed ex di Costacurta, moglie di Shevchenko, ex milanista. Tranquilli, con gli ex si finisce qui. Il bailamme che si è creato attorno ai motivi del divorzio con i rossoneri l’ ha portata in primo piano, come causa principale della separazione. Crescere i bambini a Londra, magari facendo nel frattempo lo shopping con la giovane moglie di Abramovich, e insegnare a loro e a Sheva l’ inglese: ecco i desiderata di una giovane mamma stufa della inospitale Milano. I paragoni con la signora Zidane che voleva per la famiglia una città di mare e poi scelse Madrid pare alquanto adeguato. I 9 milioni netti di ingaggio per 4 anni garantiti dal Chelsea passano in secondo piano, almeno è quanto si vuole fare credere ai tifosi, trattati alla stregua di minorati o bambini immaturi, incapaci secondo loro di capire le scelte ancorché legittime di un professionista. Mai sottovalutare le donne con gli occhi color del cielo e con gambe lunghe come la Tour Eiffel, anzi tutte le donne.

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categorie: donne, calcio, intercettazioni
martedì, 30 maggio 2006

IL VIAGGIO SENZA RITORNO DELLA STREGA VERON

Fino alla partita contro la Juventus a San Siro era unanimemente considerato tra i migliori centrocampisti che giocano nei campionati europei per il rendimento offerto in tutta la stagione. Poi l’ infortunio alla mezzora del primo tempo, la lenta guarigione e la forma mai più ritrovata, con il punto più basso nella notte di Villarreal, con una prestazione sconcertante anche sotto il profilo comportamentale per le continue scaramucce con Sorin. Juan Sebastian Veron era tornato quel regista sopraffino, illuminato e tecnico dei tempi della Lazio, dopo le sfortunate annate inglesi; è un calciatore che ho sempre adorato e che probabilmente solo quest' anno era riuscito ad imporsi come fulcro del centrocampo e di una squadra. Probabilmente con la Strega in forma avremmo assistito ad un altro finale nel film di questa stagione, ma è ormai inutile pensare a quel che poteva essere e non è stato. Dopo Mihajlovic e Favalli, un altro dei fedelissimi del mister lascia l’ Inter e Roberto Mancini non può gioire di questa scelta che gli apre un altro buco nel settore nevralgico del campo. Buco che sicuramente non si può coprire con Dacourt o Barone, ma servirà un altro grande interprete capace di dettare i ritmi di questa squadra e un investimento altrettanto cospicuo. Oppure si dovrà puntare su Pizarro, che potenzialmente e come caratteristiche fisiche e tecniche non è così inferiore a Pirlo, ma necessita di assoluta fiducia per esprimersi al meglio. Non dimentichiamo che l’ arrivo di Veron in prestito gratuito dal Chelsea è stato uno degli affari di mercato più rilevanti dell’ era Moratti, una scommessa vinta contro lo scetticismo di molti. Si è scontrato apertamente con Adriano e non a torto, protestando a voce alta anche davanti alle telecamere per le mancanze comportamentali del brasiliano mal accettate dal gruppo e erroneamente tollerate dalla società e dal patron in particolare. Dire che Adriano non è paragonabile a Ronaldinho e Ronaldo e che se avesse giocato in campo quanto parlato con la stampa l’ Inter forse avrebbe vinto qualcosa è purtroppo una verità. La scelta di lasciare l’ Italia non è stata fatta per soldi perché in Argentina guadagnerà un decimo di quanto avrebbe potuto fare a Milano ed è stata comunicata molti mesi fa dal giocatore. Da lì il pressing quasi riuscito della società e dell’ allenatore per rimanere ancora un anno, ma la notte di Villarreal e le sue devastanti conseguenze nell’ ambiente hanno azzerato questa prospettiva. Adios Brujita !

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categorie: calcio, inter, mancini, veron
lunedì, 29 maggio 2006

CAPELLO SPUTTANA MORATTI

" Prima ho incontrato il figlio di Moratti (a Lugano), mi ha chiesto un sacco di cose, ma prima dell'ultima di campionato il patron mi ha detto che non se ne faceva più niente, inventandosi la scusa dello scandalo. In realtà, siccome non è la prima volta, ho avuto l'impressione che a Moratti piaccia fare l'allenatore e così gli ho fatto da consulente anche se di solito le consulenze si pagano. Con l'Inter non s'ha da fare matrimonio, sono stato contattato non so più quante volte da Moratti, prima di Lippi e prima di Mancini. Mi vien da ridere quando leggo che l'Inter sarà più italiana con i nomi dei giocatori indicati da me". Nell’ intervista di Fabio Capello rilasciata alla Gazzetta dello Sport vengono confermate le indiscrezioni riportate da molti quotidiani sportivi che giunsero alle orecchie di Roberto Mancini, il quale nelle interviste pre e post finale di ritorno di Coppa Italia parlò da ex allenatore dell’ Inter. Poi lo scandalo che ha travolto la Juventus ha convinto Moratti a cambiare per l’ ennesima volta idea e a rinunciare ad ingaggiare il tecnico più bravo del mondo, come lo ritiene. In quei giorni anche il sottoscritto scrisse che le percentuali di permanenza del Mancio in panchina erano bassissime, avendo avuto conferma dell’ incontro di Lugano da uno dei presenti all’ incontro in terra svizzera. Tenere il mister jesino è quindi una decisione non figlia di motivi tecnici e quindi già sbagliata in partenza, come scrissi all’ epoca. Non perché non sia personalmente contento di questa situazione, ma perché è una ulteriore dimostrazione dell’ approssimazione e del dilettantismo con il quale viene gestita questa società che sarà pure pulita ma è nelle mani di chi continua a gestirla come un giocattolo.

Guarda il video cult a sinistra nella home: Il Codice da Moggi

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categorie: calcio, inter, moratti, mancini, capello

PINOCCHIO D'ORO 2006

Tre campioni, tre giocatori simbolo delle tre principali squadre di serie A. Negli ultimi giorni hanno fatto a gara a chi riusciva a far passare per fessi giornalisti e soprattutto tifosi, che in realtà lo sono molto meno di quanto credono i protagonisti del nostro calcio, in campo e fuori. A chi il premio PINOCCHIO D' ORO categoria Calciatori ?

FABIO CANNAVARO

" Mi sono reso conto che forse non avevo espresso il mio pensiero in maniera chiara. Sono convinto che chi ha sbagliato è necessario che paghi. Voglio un calcio pulito, ho fiducia nella giustizia ordinaria, in quella sportiva e soprattutto nel commissario Guido Rossi".

ANDRIJ SHEVCHENKO

" Londra scelta di vita: voglio imparare l' inglese per comunicare con mia moglie e trasmettere amore ai figli "

ADRIANO

" Quando sono con la Selecao mi diverto, all'Inter no. Qui sono in un ambiente più rilassato dove tutti i compagni mi vogliono bene. Io all'Inter devo rispetto perchè ho un contratto, nella Selecao c'è maggior allegria".

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categorie: calcio, milan, juventus, inter, cannavaro, adriano, shevchemko
sabato, 27 maggio 2006

NON RIDATECI CIRILLO E FERRARI

 

L’ ultima volta che si parlò della necessità di inserire più giocatori italiani nella rosa nerazzurra c’ era Marcello Lippi in panchina. Dopo un’ annata iniziata benissimo e terminata fra le polemiche con la doppietta del reietto Robi Baggio contro il Parma, l’ attuale ct chiese e ottenne più potere nelle decisioni di mercato e fece giungere a Milano giovani “promettenti” come Ferrari, Brocchi, Cirillo e Pirlo, nell’ ambito di una campagna acquisti disgraziata che comprendeva anche Hakan Sukur, Vampata, Robbie Keane, Farinos e Frey. Il progetto naufragò dopo Helsingborg e Reggina già a settembre. Ora Roberto Mancini, nell’ intervista rilasciata alla Gazzetta due giorni fa in cui coerentemente ha ricordato la sua antipatia verso Moggi e la poca propensione al sacrificio di Adriano nell’ ultima stagione, rilancia lo slogan pro italiani, ma lo fa sottolineando come servano solo grandi campioni o nazionali: Grosso, Toni, De Rossi. Aggiungerei Zambrotta, Buffon e perché no FrancescoTotti. Intrighi di calciomercato e inchieste della giustizia sportiva permettendo. La personalità, lo spirito di appartenenza sono qualità importanti, ma servono solo se abbinati a caratteristiche tecniche superiori alla media, che devono servire per far fare ai nerazzurri l’ ultimo salto di qualità. Non ho nostalgia di Cirillo e Ferrari, ma di Bergomi, Zenga, Serena, Berti e Ferri, ultimi italiani campioni e vincenti, non solo per il passaporto. Datemi undici Ronaldinho e chiedetemi se sono felice.

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categorie: calcio, inter, mancini, lippi
venerdì, 26 maggio 2006

PERSEVERARE E' DIABOLICO

  

Un minuto e mezzo. Il tempo necessario a Massimo Moratti per chiedergli se voleva andarsene o provare a vincere qualcosa in un campionato finalmente pulito e al Chino per rispondere che fosse per lui chiuderebbe la carriera all’ Inter e che vorrebbe solo essere maggiormente impiegato. Il patron che sorride, gli allunga la mano e gli dice che per lui è pronto da tempo nel cassetto un triennale da circa 2 milioni di euro l’ anno. Poi via a parlare di vacanze, famiglia, Mancini, intercettazioni e tutto il resto. Come appena successo per la conferma del mister non conta il responso del campo, solo l’ affetto e la fede incrollabile per le sue doti tecniche ed umane. Moggiopoli ha fatto molti danni all’ Inter: infatti il patron è tornato a vestire i panni dell’ innamorato tradito dal sistema e fiducioso di vincere con i suoi modi gentili e paternalistici nei confronti dei calciatori che, visto il possibile declassamento di top club come Juve, Fiorentina e forse Milan, fanno la fila per approdare in nerazzurro dove certi stipendi possono essere tranquillamente mantenuti. Chiedere a Luca Toni che si è visto proporre un triennale da 3,5 milioni di euro netti l’ anno, il triplo dell’ ingaggio attuale. Quel che era sbagliato alla Juve era la gestione delinquenziale del sistema, non il modus operandi manageriale nella conduzione di una società calcistica. Scrissi alcuni mesi fa che il destino dava un’ altra opportunità al Chino di poter dimostrare che la sua avventura all’ Inter avesse un lieto fine: trascinarla nel cammino europeo. Purtroppo sappiamo tutti come è finita e da lì l’ ennesimo infortunio muscolare gli ha risparmiato la deriva stagionale in campionato ma anche la finale di Coppa Italia vinta grazie ai gol di Cruz. Se in nove anni, anche non per colpa solo sua, non si è mai riuscito ad imporre a Milano, bisogna prenderne atto e voltare pagina. Come dirigenza e staff tecnico avrebbero legittimamente fatto se Massimo Moratti non si fosse opposto, scavalcandoli come fa sempre e delegittimandoli, dandogli indirettamente ragione quando non ci mettono mai il viso quando la barca affonda o è in mezzo ad una tempesta. Non solo Recoba, ma anche le stucchevoli dichiarazioni di Adriano dipendono da quest’ aria di impunità ed eccessiva libertà che si respira da anni ad Appiano. Non critichiamo il brasiliano se si comporta così, ma chiediamoci perché lo hanno fatto in passato Vieri, Ronaldo, Cannavaro e molti altri.

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giovedì, 25 maggio 2006

MATERAZZI - MANCINI, O UNO O L'ALTRO

Risvolti interessanti anche sul piano tecnico e dei rapporti fra calciatori e allenatori nelle intercettazioni. Tra queste spicca anche la richiesta fatta da Marco Materazzi al suo procuratore Alessandro Moggi nel novembre 2004. Il difensore nerazzurro gli riferisce di avere seri problemi con Roberto Mancini e di non voler più essere allenato da lui. Gli comunica la sua volontà di cambiare aria e di trovargli una nuova sistemazione già nel mercato invernale per non perdere il treno della Nazionale. La prova che i rapporti fra il difensore e il mister erano già tesi dopo pochi mesi dal suo arrivo in nerazzurro, quando l’ Inter mise in fila una serie innumerevole di pareggi e la retroguardia non si era ancora assestata. I problemi in questa stagione sono tornati a galla, a causa dell’ arrivo di Samuel che di fatto ha conquistato la maglia da titolare al fianco di Cordoba. Le indiscrezioni di un Materazzi vicino al Milan dello scorso gennaio e comunque sempre più convinto ad andarsene trovano quindi una conferma datata nelle intercettazioni della Procura di Roma. Stavolta per Massimo Moratti e la dirigenza sarà dura ricucire uno strappo divenuto col tempo sempre più grande.

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DA UN 25 MAGGIO ALL' ALTRO

Il 25 maggio sta diventando un incubo per tutti i tifosi milanisti, come fosse una beffa crudele del destino.Solo un anno fa a quest’ ora si era alla vigilia della finale di Champions League, affrontata con i crismi dei favoriti e suffragata da un sensazionale primo tempo in cui la rete di Maldini e la doppietta di Crespo avevano già chiuso la contesa. Nella ripresa i Reds trasformarono in leggenda la finale, rimontando 3 gol in 7 minuti e vincendo ai rigori grazie a quel pazzo del portiere polacco Dudek, che visse la sua notte da leone ipnotizzando i rigoristi rossoneri. Un 5 maggio moltiplicato per 5, in diretta tv mondiale nella competizione europea più importante. Ci vollero mesi per superare quel trauma, la società ha protetto allenatore e squadra nel migliore dei modi, bisogna riconoscerlo, come non sarebbe stata capace quella nerazzurra, e l’ ottimo finale di campionato e le vittorie prestigiose contro Bayern e Lione in Champions sono figlie di questo clima. Nessun successo in bacheca, Barcellona e Juventus sul campo sono stati superiori, o almeno questo si pensava. Ora, neanche il tifoso milanista più scaramantico, avrebbe potuto pensare che il 25 maggio 2006 potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti: la pubblicazione delle intercettazioni che coinvolgono il dirigente Meani di oggi fanno scricchiolare l’ ottimismo che tuttidispensavano a piene mani come da comandamento berlusconiano e, come se non bastasse, oggi Shevchenko potrebbe chiedere ufficialmente di considerare chiusa la sua lunga e felice esperienza in Italia, per volare a Londra per una di quelle scelte di vita tipiche dei calciatori. Si evince abbastanza chiaramente che per non essere vittime del sistema e per evitare di subire altri torti, la società rossonera avrebbe fatto pressioni sui designatori per ottenere arbitri ma soprattutto guardalinee più “intelligenti”. Galliani lasciava il lavoro sporco a Meani, il quale teneva i suoi rapporti con Mazzei, designatore dei guardalinee, e Manfredo Martino, segretario della commissione arbitrale. Particolarmente felice il rossonero per la designazione di Pugliesi, evidentemente tifoso perché intercettato alla vigilia della semifinale Champions in cui auspicava che “ l’ importante è che si riesce a fare il culo a sti interisti”. Poteva mancare la politica ? Spunta un dossier presentato dal vicepresidente rossonero a Gianni Letta, con conseguente telefonata del’ indefesso Meani all’ arbitro Paparesta per informarlo e per consigliargli di telefonare a Galliani per ringraziarlo dell’ interessamento della vicenda che lo riguarda. Ora le parole dei magistrati che parlavano di grumo di potere attorno a Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina cominciano ad avere un senso. La moglie di Sheva e lo stesso ucraino potrebbero avere un motivo in più per chiedere di andarsene. Un incubo? Sì, è il 25 maggio.

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mercoledì, 24 maggio 2006

TONI, UN GOLEADOR NON UN FUORICLASSE

I più grandi club europei hanno nel settore avanzato un goleador e un fuoriclasse. Penso al Milan che ha schierato Gilardino o Inzaghi al fianco di Shevchenko, alla Juve che al genio e sregolatezza Ibrahimovic ha affiancato lo spietato bomber Trezeguet. Gli stessi campioni d’ Europa, il Barcellona, hanno un animale da gol come il camerunese Eto’o e uno, se non fuoriclasse: Ronaldinho e Messi. All’ Inter nell’ ultima stagione non c’era il goleador e, vedendo il rendimento di Adriano, nemmeno il giocatore capace di risolvere da solo le partite. Le mancate vittorie, al di là di quanto si è scoperto successivamente per lo scandalo intercettazioni, sono principalmente dipese da questo sotto il profilo tecnico. Per questo Luca Toni, capace di segnare più di 50 reti elle ultime due stagioni di serie A, all’ Inter serve. Se il suo acquisto è però in alternativa a quello di Adriano, si dovrebbe tornare sul mercato per reperire quel giocatore che ti fa vincere da solo le partite quando serve. Un Ronaldinho, un Totti tanto per intenderci. Non un Ronaldo, capace ai tempi belli di avere entrambe le straordinarie qualità e ora ottimo realizzatore. Forse un Cassano che torni a fare la differenza, recuperato sotto tutti i profili. Personalmente vedrei con favore, nonostante non abbia disputato una stagione da ricordare, l’ arrivo di Ibrahimovic, magari dopo una retrocessione in serie B della Juve che ne abbatterebbe il valore di mercato. Toni ( o Van Nistelrooy ) – Ibra o un Adriano che abbia voglia di ricominciare a lavorare seriamente non solo con Mancini ma soprattutto per l’ Inter e di questo non sono affatto convinto. Un goleador e un fuoriclasse, la formula vincente.

GRANDE NOVITA’ !!!

GUARDA LA COMPILATION!!! IL VIDEO CON I GOL DI LUCA TONI !!

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martedì, 23 maggio 2006

UN GIORNO DA LIPPI: LA MIA NAZIONALE

Un giochino che tutti fanno. In questi casi si dice che in Italia ci sono quasi 60 milioni di commissari tecnici. Mi sono anche io sbizzarrito e questa sarebbe stata la mia Nazionale.

PORTIERI :

Peruzzi , Abbiati, Amelia

Non avrei convocato Buffon: è coinvolto nello scandalo scommesse e psicologicamente rischia di pagare questa situazione, in un ruolo di per sè già molto delicato. Quindi spazio a Peruzzi e una riserva che dà garanzie come Abbiati, reduce da una stagione positiva a Torino, di esperienza e abituato a subentrare in corsa da riserva. Amelia la rivelazione dell’ anno.

DIFENSORI :

Nesta, Cannavaro, Pasqual, Zambrotta, Grosso, Oddo, Materazzi, Bonera

Dietro Nesta e Cannavaro c’è il vuoto: non si può non convocarli, anche se a Cannavaro ci penserei due volte prima di confermargli la fascia. Sulle fasce a destra Zambrotta titolare con Oddo come riserva e a sinistra ballottaggio tra Grosso e Pasqual, quest’ ultimo il migliore nel suo ruolo per rendimento in serie A. Materazzi è abituato a giocare ad alti livelli e avrei portato anche Bonera, che continuo a ritenere più bravo di Barzagli e ha più esperienza in azzurro, nonostante non sia reduce da una stagione molto brillante

CENTROCAMPISTI :

Pirlo, De Rossi, Gattuso, Camoranesi, Marchionni, Maresca, Perrotta, Totti

Totti se sta bene è un centrocampista offensivo con ampia libertà di movimento. Pirlo il regista con ai lati De Rossi e Camoranesi che danno qualità e quantità. Le alternative? Tutte di primo piano. Gattuso può sostituire tranne Pirlo tutti gli altri, Marchionni si fa preferire a Fiore per il suo ottimo stato di forma negli ultimi mesi e per la possibilità di essere utilizzato come esterno, Perrotta ha fatto benissimo come incursore vice Totti e Maresca poteva essere una di quelle novità che ai Mondiali fanno saltare il banco ed in più è reduce da una grande vittoria in Uefa.

ATTACCANTI

Toni, Gilardino, Del Piero, Inzaghi, Cassano o Lucarelli

C’è da fare una scelta: si ha fiducia in Del Piero ? Se la risposta è positiva, deve essere titolare, almeno in partenza. Altrimenti si rischia di ricadere nel solito equivoco della Juve capelliana. Toni e/o Gilardino in prima fila con il capitano della Juve. Inzaghi sa entrare a partita in corso e cambiare il volto del match. Cassano: lo porterei tutta la vita, ma previa una verifica sul suo stato di forma che doveva essere fatta mesi fa, magari programmando un allenamento mirato visto che al Real non ha avuto spazio come prevedibile. Altrimenti spazio a Lucarelli.

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lunedì, 22 maggio 2006

SE NE VA. DOPO I MONDIALI.

Non si è dimesso nemmeno il giorno dopo Reggina – Inter in cui gridò che tutti dovevano essere presi a calci in culo da Massimo Moratti e c’era qualcuno che pensava lo facesse oggi ? In fin dei conti, ha pensato il commissario della FIGC, sul piano penale non ha alcuna responsabilità, non si può escludere per ora che il figlio procuratore indagato dalla Procura di Roma cercasse di convincere in tutti i modi, anche queli più spregiudicati, i calciatori a passare sotto la tutela GEA e su quello sportivo sostituire un ct a 20 giorni dal Mondiale avrebbe azzerato le già minime speranze di vittoria. I dubbi erano e restano sul piano morale, di una certa sudditanza psicologica subita da chi l’ aveva portato al successo. Per alcuni di noi sarebbero sufficienti per alzarsi e salutare, anche se alla prova dei fatti non so quanti lo farebbero davvero. Marcello Lippi non è fra quelli. Incassata la conferma da Guido Rossi, è subito partito al contrattacco in maniera sanguigna e un po arrogante, come è nel suo carattere. Piuttosto che minacciare querele ai giornalisti dovrebbe prendersela con chi l’ha chiamato cane al telefono e che lo ricorda come fosse capace di parlare solo di pesca e fighe. Comunque la sua permanenza in Nazionale sarà ben che vada lunga meno di due mesi. Il suo successore potrebbe anche essere quel Fabio Capello che non seguirebbe la Juve in serie B. Dopo il ct, a seguito di un insuccesso tedesco o alla prossima scadenza del contratto, tornerà nella sua Viareggio o potrebbe tentare una avventura all’ estero, magari dopo un anno sabbatico a smaltire le tossine del Mondiale. A meno che da Torino qualcuno gli chieda a furor di popolo di tornare per dimostrare a tutti che sa vincere anche senza l’ ombrello protettivo di Moggi.

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LA PIOVRA A DUE TESTE

Dopo che si è cercato negli ultimi 3 giorni di prendere per i capelli l’ Inter per tirarla dentro nel calderone dello scandalo, solamente colpevole per ora di aver telefonato a Pairetto DOPO che sono stati fatti i sorteggi per chiedere quale era l’ arbitro europeo designato, e aver diffuso una lista di squadre e giocatori controllati dalla GEA, senza saper distinguere tra i casi di procura vera e propria e semplice consulenza giuridica per contratti pubblicitari, siam finalmente venuti a sapere la verità di Luciano Moggi. E’ stata pubblicata oggi da QN, quotidiano del gruppo che controlla La Nazione, Il Giorno e il Resto del Carlino, a firma di Giulio Mola, volto conosciuto anche dagli appassionati delle trasmissioni calcistiche dei network privati come esperto di calciomercato. La promessa fatta dal giornalista, nella logica clientelista che è alla base del sistema Moggi, era quella di pubblicarla quando sarebbe diventato palese che tutti erano coinvolti, che tutti sapevano che il calcio andava così. Premesso che non è vero e che ci sono diversi gradi di responsabilità, e se la Juventus è sicuramente ai vertici l’ Inter ma anche molte altre sono nel gradino più basso, e che le parole di quest’ uomo vanno prese sempre con il beneficio del dubbio ( ricordate quando si vantava di aver mentito così tante volte da permettersi ormai di dire la verità ? ), la parte più importante dell’ intervista è il perché questa vicenda, che Lucianone chiama “imboscata”, è diventata di pubblico dominio: è stata una faida fra le due mafie. Non ha usato queste parole, è solo la conclusione logica che tutti possono tirare: lui e la Triade, per proteggere la Juve, si sono dovuti comportare in quel modo per non essere sovrastati dal potere economico del gruppo delle televisioni, dell’ editoria che controllavano i diritti tv, il cui rappresentante ha un nome e un cognome: Adriano Galliani. Il quale, venuto a sapere dell’ offerta fatta a Moggi da Berlusconi nel famoso incontro dello scorso settembre per passare al Milan, avrebbe fatto scoppiare il bubbone, facendo arrivare a Carraro attraverso non si sa quali pressioni sulla Procura di Torino il faldone con le intercettazioni. A questo punto si aspettò fino a fine campionato, quando la Juve era ormai sicura del titolo, per dare in pasto alla stampa le intercettazioni, con la complicità dello stesso presidente federale e del suo segretario Ghirelli. Se non si parlasse di calcio, sono i classici sgarbi e ritorsioni fra famiglie della criminalità organizzata per il controllo dei traffici di droga, delle estorsioni, degli appalti. Oppure in termini più edulcorati, è tutto partito da una amicizia tradita. Credibile? Fino ad un certo punto, perché le intercettazioni delle Procure sono partite da denunce fatte da altri almeno due anni prima se non di più , come ho abbondantemente spiegato nell’ inchiesta che trovate su questo blog “I NEMICI DI MOGGI”. E’ chiaro che nel alcio italiano esistevano ed esistono ancora due centri di potere: quello che fa capo a Moggi e quello che fa capo a Galliani e Berlusconi, quest’ ultimo pronto a tornare in pompa magna nel calcio e che finalmente ha fatto capire a tutti come sia lui a decidere come possa muoversi Zio Fester ( “ gli ho detto che non si deve dimettere dalla Presidenza di Lega “). Al commissario Guido Rossi son già arrivati due “ consigli “ dell’ ex presidente del Consiglio: la restituzione di due scudetti e la non utilità di nuove regole, specie sul conflitto di interessi. Due consigli o meglio avvertimenti. L’ omertà la fa ancora da padrone, il muro è ancora saldamente in piedi: riuscirà la Federazione Giuoco Calcio liberata ad abbattere questa Piovra a due teste ?

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venerdì, 19 maggio 2006

LA RICONOSCENZA DI LIPPI

Marcello Lippi deve tutto alla Triade e alla Juventus e non se lo è mai dimenticato. Come ogni persona riconoscente dovrebbe fare. Luciano Moggi ha sempre creduto in quell’ uomo con la faccia da attore, che ci sapeva fare più con una canna in mano che con un pallone fra i piedi. Dopo le esperienze positive a Bergamo e Napoli lo ha portato nella grande piazza, ben sapendo che senza le spalle coperte da Lucianone non ce l’ avrebbe fatta. Lo ha difeso, sostenuto, indirizzato, plasmato. I successi in Italia ed Europa, poi dopo la prima stagione negativa ha rassegnato le dimissioni, perché la Juventus non è l’ Inter e voleva togliere i dirigenti dall’ imbarazzo di doverlo mandare via. Un anno alla guida della caotica squadra nerazzurra, senza le spalle coperte, salvato nello spareggio per la Champions dall’ odiato Roberto Baggio. Poi l’ Helsingborg e la Reggina, il famoso sfogo dei calci in culo da dare a tutti, giocatori e tecnico, ma senza rinunciare ai soldi che Moratti generosamente gli dava. Anche perché lui era sempre juventino, anche quando era all’ Inter. Lucianone gli lancia la ciambella di salvataggio, dà il benservito ad Ancelotti e lo riporta in alto. Vince ancora, solo in Italia però, avendo la Triade alle spalle sta tranquillo, mai una parola fuori dal coro e tantomeno quelle parolacce che per un toscano sono un normale intercalare. Fabio Capello, quello che non avrebbe mai allenato la Juve, cambia idea in mezzora e prende il suo posto, lasciandogli la strada spianata per la Nazionale, reduce dal doppio disastro trapattoniano. Il suo mentore al telefono non crede molto in lui senza la sua figura protettiva: al telefono dice al compare Giraudo che presto si farà raccomandare come un cane e che il suo successore non parla solo di pesca e fighe. Così Lucianone ci pensa lui e non manca di dargli i suoi preziosi consigli: non far giocare Cannavaro, fai fare solo un tempo a Zambrotta, Totti deve giocare al fianco di Gilardino. Nel supremo interesse della Juventus, mica siamo ancora all' Inter d'altronde. Gli sta vicino, come un padre fa col figliolo, per evitargli di sbagliare.E Marcello Lippi cosa fa? Gli da retta, come un cane con il suo padrone, perché sa che Carraro ha chiesto al suo iper protetivo papà di seguirlo più da vicino, forse anche al Mondiale come tutor per evitargli alcune fastidiose domande dei pochi giornalisti non allineati. Perché in fondo come ha pronunciato in una delle intercettazioni, forse anche in tono scherzoso, “…lui non è mica l’allenatore”. Il problema è che questa non è una battuta di un simpatico toscano, ma l’ amara verità.

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giovedì, 18 maggio 2006

INTER, SVOLTA A SINISTRA

  

Dopo due anni di relativa tranquillità, torna d’ attualità il refrain della fascia sinistra senza padroni dell’ Inter. Ieri è stata la giornata dell’ ufficializzazione dell’ addio dei due giocatori che nella stagione appena trascorsa hanno occupato quel ruolo: Giuseppe Favalli, approdato al Milan, nota squadra di gerontofili del reparto difensivo, e Pierre Wome, il camerunense noto più per le sue doti nascoste che per quello mostrato in campo, che è finito in Germania tra le file dei vice campioni del Werder Brema. Ci mancheranno? Sicuramente il terzino ex Lazio e Cremonese, pur senza essere Zambrotta, ha svolto in maniera più che sufficiente il suo compito, interpretando il ruolo in maniera prettamente difensiva come richiede Mancini e come ha imparato a fare sul lato opposto Javier Zanetti. Il mister, in bilico fino a pochi giorni fa, ha potuto spingere in maniera limitata per una sua conferma che la dirigenza gli ha proposto per una sola stagione, come consuetudine per i giocatori over 30( Favalli ha 34 primavere ). Il Milan che ha come termini di paragone Costacurta e Maldini, lo considera ancora un giovanotto e gli ha proposto un biennale. E’ stata quindi una scelta di convenienza più che tecnica, visto che tra Maxwell e Serginho forse avrebbe avuto più probabilità di giocare con il primo. Wome invece è stata una scommessa di Marco Branca, che gli ha fatto firmare un contratto di un solo anno, ma ha mostrato tutti i suoi limiti che gli sono stati sempre riconosciuti relativamente alla scarsa applicazione nella fase difensiva e di concentrazione. Più che un esterno di una difesa a 4 dà il meglio di sé come laterale di un centrocampo a 5, dove può prodursi in quale inserimento offensivo sfruttando anche un tiro che a Milano non ha mai mostrato. Nella seconda parte di stagione ha trovato più spazio, ma gli errori macroscopici nella partita d’ andata contro il Villarreal o a Parma in campionato sono stati fatali. E ora? Dopo essere stato parcheggiato ad Empoli per guarire dall’ infortunio al legamento crociato, arriverà il brasiliano Maxwell, ex Ajax, un altro affare a costo zero. Un giocatore di esperienza internazionale, più a suo agio in fase offensiva, dotato di un buon fisico, ma sulle cui condizioni fisiche ci sono molti punti interrogativi. Quindi si guarda alla Nazionale per Zambrotta e soprattutto Grosso, ma solo se l’ esborso non sarà molto elevato. Altrimenti Mancini si arrangerà con Cesar, il Serginho dell’ Inter, sperando che ritrovi un po dello smalto mostrato ad intermittenza nella Lazio.

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LA VENDETTA DEGLI EPURATI: I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 5 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.

GIUSEPPE GAZZONI FRASCARA



Nel 2004 il presidente del Bologna era fianco a fianco con Antonio Giaraudo e la Juventus. La battaglia era quella contro il doping amministrativo, termine con il quale si intende sia la manipolazione di alcune voci di bilancio per migliorare i conti delle dissestate casse delle società calcistiche sia i mancati pagamenti dei debiti tributari, come Irpef, Iva, Irap o altro. Per la prima, si presuppone che le società abbiano ceduto i propri calciatori a prezzi gonfiati, per migliorare il risultato netto dell'esercizio. Questo escamotage permette ai presidenti di attenuare il rosso cronico dei club calcistici e di sborsare meno soldi nel caso di una obbligata, perché prevista dal codice civile, ricapitalizzazione della società. Un'acrobazia finanziaria che per anni ha permesso di salvare le società dal fallimento, ma che tuttavia presuppone il reato di falso in bilancio. I nemici a quel tempo erano Franco Carraro e Roma, Lazio e Parma, salvate dal fallimento dal decreto spalma debiti e dalle dilazioni per l’ Irpef ottenute grazie al governo e al deus ex machina di Capitalia Cesare Geronzi. Sempre in prima linea nella battaglia per i diritti tv, in particolare per il digitale terrestre, la sua parabola è finita malamente, con la incredibile retrocessione di un anno fa che ha avuto come conseguenza anche il fallimento della sua attività di imprenditore. Tra i primi ad essere chiamato dai magistrati di Napoli per metterlo al corrente delle macchinazioni del sistema Moggi che han portato alla salvezza della Fiorentina, è ormai un fiume in piena, tanto da ricordare come fu comprata la rielezione di Galliani alla Lega promettendo una ricca mutualità ai club di serie B. “Comanda la Piovra, che manovra il calcio non attraverso la primitiva compravendita delle partite - dice oggi Gazzoni - ma con sistemi più scientifici e raffinati. E non gratis, se no sarebbe da stupidi. Magari più avanti scopriremo operazioni estero su estero. Moggi e Giraudo sono la testa. Quanto ai tentacoli, facciamo prima a dire chi non c'entra, e cioè Moratti, Berlusconi, Cellino e il sottoscritto. Gli altri sono o complici, o alleati o sparring partner. Poi ci sono tre società - Messina, Reggina e Siena - che sono i terminali ultimi della Piovra e, al tempo stesso, i pesciolini di cui essa si nutre. Infine, ma non per importanza, arbitri e giornalisti. La verità è che avevamo paura che Moggi ci mandasse in serie B e non parlavamo”.

KARL HEINZ RUMMENIGGE 



Ex grande giocatore degli anni Ottanta con le maglie di Bayern Monaco, Germania Ovest e Inter, è ora uno dei massimi dirigenti del club bavarese. La Juventus gli soffiò Kovac a parametro zero l’ estate scorsa e pochi mesi fa cercò di ripetere la stessa operazione con il francese Willy Sagnol, provocandone la reazione stizzita . “Luciano Moggi? Un mafioso. Ha agito in modo scorretto. Non mi e' piaciuto proprio come si e' comportato nella vicenda Sagnol, parlando al calciatore nei giorni delle partite di Champions che ci vedevano di fronte alla Juve. Doveva informare noi, come da regolamento. Cosa pensa, che a Monaco siamo tutti cretini? Tutti sanno chi e' Moggi e come lavora. L'unica replica che posso fare e' ripeterne il cognome: Moggi. Basta questo per qualificarlo". Negli ultimi giorni ha avuto la conferma di quel che già sapeva.

VINICIO FIORANELLI

E’ uno tra i molti procuratori che si sono opposti e hanno presentato decine di esposti alle Procure della Repubblica contro la GEA, a seguito delle quali fu aperta una inchiesta per abuso di posizione dominante e illecita concorrenza con minaccia e violenza. Migrato in Svizzera qualche anno fa per "andarsene dal calcio italiano", dice la sua sulla Gea:" Adesso lavoro solo coi club stranieri - spiegò Fioranelli al quotidiano La Repubblica lo scorso febbraio - In Italia non esiste un mercato libero, oggi la Gea usa con prepotenza inaccettabile il potere che ha accumulato grazie ai silenzi della Federcalcio. Chi ha alzato la voce per segnalare l´anomalia della società del figlio di Moggi, il suo rapporto privilegiato con la Juve, il suo controllo sul calciomercato ha perso il lavoro. Escluso...". Secondo Fioranelli ci sarebbero state molte "vittime" illustri dello strapotere Gea, tra queste Franco Baldini:" è uno dei migliori uomini di mercato che ci sono in Italia - continua Fioranelli -la Fiorentina di Della Valle, dico la Fiorentina che sta facendo una dura battaglia con i poteri consolidati, la scorsa estate non ha potuto tesserarlo. L´avrebbero voluto, i veti sono stati più forti... poi c'è Pieroni - conclude il procuratore - disperato, ha denunciato il sistema di potere organizzato da Luciano Moggi. Poi, sempre disperato, con le case all´asta e i beni sequestrati, ha accettato l´offerta dell´Arezzo, in serie B, società vicina a Luciano Moggi. E´ tornato a fare il direttore sportivo, ha smesso di raccontare quello che sa del calcio italiano".

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mercoledì, 17 maggio 2006

LA VENDETTA DEGLI EPURATI : I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 4 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Oggi vediamo chi sono i calciatori che hanno pubblicamente attaccato lo strapotere dei Moggi.

CORRADO GRABBI



Il più esplicito di tutti è Corrado Grabbi, 29 anni, a metà dei Novanta fenomeno delle nazionali giovanili: "Moggi mi ha distrutto perché non ho mai voluto lasciare l'agente che mi prese sotto tutela a 18 anni. Ho detto più volte "no" ad Alessandro Moggi e soprattutto al padre, presente, pressante. Ricordo il primo ritiro con la juve di Lippi, nel '94. Mi avvicinarono entrambi per dirmi: "Devi passare con noi, ti facciamo avere il contratto con la prima squadra". Altrimenti? "Te ne vai". Luciano mi convocava in ufficio sincerandosi sempre che fossi solo. Impazziva per i miei "no" alle sue intimidazioni: "Ci devi andare perché te lo dico io". Non era abituato ai rifiuti. Nel 1996 Luciano Moggi mi trattenne alla Juve fino alla chiusura del calcio mercato, per il gusto di lasciarmi senza squadra. Tentò di mandarmi al Prato, dove c'era il presidente Toccafondi, amico suo. Mi presentai a Milano mezz'ora prima della chiusura delle trattative e Toccafondi mi fece una proposta troppo bassa: non accettai. Moggi mi cacciò urlando: "Grabbi, giocherai solo nel giardino di casa tua" ". Profezia avverata. Quest’ anno Grabbi sta giocando nelle file del Genoa in serie C1

STEFANO ARGILLI



"Moggi controlla tutto il mercato, per chi non fa parte del suo giro è dura”. E’ storia recente, di poche settimane fa. Non ha peli sulla lingua Stefano Argilli. Lui, bandiera storica del Siena, che in maglia bianconera ha vissuto il doppio salto dalla C1 alla A, non avrebbe mai pensato di dover "cambiare aria". "La decisione non è dipesa da De Canio nè dal ds Perinetti - racconta dalle colonne dell' "Avvenire" - quanto invece dalla Gea. E precisamente dal signor Luciano Moggi. E' lui a fare il mercato del Siena e non solo. Lo sanno tutti che la sua Gea ha le mani in pasta un po' ovunque. Del resto al calcio italiano evidentemente fa comodo un accentratore. Quello che è mostruoso nell'organizzazione di Moggi è il conflitto di interessi che si crea. Se all'interno di un club sia il ds che il tecnico sono della Gea, è normale che sul mercato acquistino solo ed esclusivamente giocatori della loro scuderia. La Gea ha grande potere sui giocatori e le società di medio-basso livello. Chi ne è fuori deve arrangiarsi e cercare di disputare grandi campionati per emergere". Poi, sulla possibilità di "favori" da parte del Siena alla Juve, Argilli aggiunge: "Credo che un ragazzo di 20 anni, nato e cresciuto nella Juve, a livello psicologico la viva male questa partita. Il fatto che il Siena abbia detto che se la giocherà è un segnale importante, ma non penso che basti... Col Siena ho affrontato la Juve sei volte: quattro in campionato e due in Coppa Italia e abbiamo sempre perso...". Per la cronaca anche l’ ultimo Siena – Juventus finisce con un eloquente 0 a 3 maturato nei primi 9 minuti di gioco, a 3 giornate dalla fine di questo campionato.

ANDREA RUSSOTTO



Andrea Russotto, ex talento della Lazio ora in forza al Treviso, ad ottobre lanciò velenose accuse: "Mi dissero `senza la Gea non avrai futuro``. Il centrocampista offensivo due stagioni fa ha lasciato il vivaio biancoceleste per tentare l`avventura in Svizzera, al Bellinzona, ma a distanza di mesi ha chiarito come andarono le cose: "A dirmelo fu addirittura un dirigente della societa` Lazio, vicino a quella scuderia di procuratori. A quel punto allora ho preferito andarmene, questo non e` piu` calcio". Nel cercare di dare un volto a quel dirigente così prodigo di consigli, alcuni hanno pensato a Giuseppe De Mita, attuale direttore generale dell’Avellino, che all'epoca dei fatti ricopriva la stessa carica alla Lazio e che aveva in precedenza lavorato anche per la Gea. De Mita negò risolutamente: "Io non ho mai parlato con Russotto, né con i suoi genitori. E, in ogni caso, mi risulta che alla Lazio, sia in prima squadra sia nel settore giovanile, ci fossero giocatori rappresentati da diversi procuratori, non solo da quelli della Gea. Penso, quindi, che Russotto possa anche piantarla di fare certe dichiarazioni".
Uscì dalle nebbie il volto del dirigente laziale che avrebbe "consigliato" ad Andrea Russotto di farsi assistere dalla Gea per il bene della sua carriera. E' l'agente del giocatore a fare il nome: "Il papà del ragazzo mi ha riferito che Riccardo Calleri due anni e mezzo fa si recò presso la sua attività commerciale dicendo «sono un emissario della Lazio. La società biancoceleste farà il contratto al ragazzo se venite con me. Se accetterete, io posso anche portarlo all’estero». Il padre del ragazzo voleva invece che fossi io ad occuparmi del ragazzo e chiese un appuntamento ai dirigenti della Lazio, inviando diverse lettere al presidente Longo, Gardini, Cinquini, Patarca e Pasini. Quest’incontro non c’è mai stato e il ragazzo, a quel punto, ha fatto le sue scelte. È stato sbagliato da parte del ragazzo dire genericamente Gea. Ma Riccardo Calleri lavora per la Gea e questo è un fatto realmente accaduto".

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martedì, 16 maggio 2006

UNA CONFERMA FATTA COL CUORE

Roberto Mancini nei giorni scorsi aveva detto che era difficile trovare un allenatore migliore di lui, non tanto o almeno non solo sul piano tecnico, e che avrebbe continuato la sua avventura all’ Inter solo in caso di piena fiducia da parte di Massimo Moratti. Oggi il patron ai cronisti ha affermato che Fabio Capello è il miglior allenatore del mondo e che conferma il Mancio per l’ anno prossimo con l’ obbligo di vincere e che si sta comportando in maniera dignitosa e responsabile in un momento difficile per il calcio. Senza dover leggere troppo fra le righe, la scelta del patron è fatta col cuore e su un piano etico e morale, non su quello tecnico. Quindi se Fabio Capello non fosse stato coinvolto in questo affaire avrebbe scelto lui. E’ una deduzione logica che difficilmente può essere confutata. Cosa dirà ora il Mancio, dal momento che il proprietario della sua squadra non lo considera il migliore possibile per allenare l’ Inter? Quante volte abbiam chiesto che le decisioni nella società nerazzurra fossero prese basandosi su altri parametri? Lo scandalo intercettazioni ha quindi condizionato le scelte tecniche di Massimo Moratti e non ho problemi a dire che il modus ragionandi è ancora quello del tifoso e non del professionista e proprietario di una società per azioni. Quindi le premesse sono per l’ ennesima volta sbagliate.

MANCINOMETRO : Le percentuali di conferma salgono ancora e ormai sono attorno al 70 %. La palla passa ora a Roberto Mancini: potrebbe nemmeno tanto clamorosamente gettare la spugna ? Non è da escludere. Solo in questo caso rientrerebbero in gioco nomi come Eriksson e Prandelli.

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LA VENDETTA DEGLI EPURATI : I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 3 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco altri 3 nomi.

FRANCO BALDINI



"Quello tra Moggi padre e figlio non e' un conflitto d'interessi, e' un concorso d'interessi. Potrei citare interventi concorsuali anti-Roma sulle storie di mercato, ma e' giunto il momento che siano i calciatori a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a denunciare. Il problema e' che la famiglia Moggi vive dentro un sistema, il calcio italiano, affetto da conflitto d'interesse permanente da Galliani a Carraro". Queste le dichiarazioni di Franco Baldini nel febbraio 205, quando era già ai margini del management della Roma su pressione del direttore generale juventino che, in cambio di un interessamento per favorire l’ accordo sui diritti tv per la società capitolina, ha chiesto un atteggiamento più morbido da parte della Roma nei suoi confronti. Con il patron Sensi malato e senza più forze per condurre battaglie contro il sistema, la figlia Rosella ha cambiato rotta e se non una alleanza ha stretto un accordo di non belligeranza con la Juventus, che le aveva appena portato via l’allenatore, Zebina ed Emerson. Le sue dichiarazioni contro comportamenti strani di certi arbitri sono la goccia che fa traboccare il vaso e dalla scorsa estate uno dei dirigenti più capaci del calcio italiano è senza squadra. Alessandro Moggi e Mariano Fabiani, all’ epoca ds del Messina e grande amico di Lucianone, si autocandidano al suo posto e gli arrivi di Kuffour, Nonda e Taddei, tutti già contattati e in orbita Juventus, dimostrano che l’ aria nella Capitale è davvero cambiata. Pochi giorni fa è stato sentito dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti e sembra abbia confermato sia le accuse di Pieroni sia ricostruito il clima nel quale si è trovato a lavorare negli ultimi suoi mesi di lavoro alla Roma.

GIGI SIMONI



Con i toni educati e mai sopra le righe che gli appartengono, Gigi Simoni ha provato sulla propria pelle cosa significhi avere a che fare con un sistema che controlla il calcio, sia ai tempi del famoso anno del contatto Ronaldo – Iuliano sia l’ anno scorso quando fu fatto fuori dalla panchina del Siena per far posto a Gigi De Canio, uomo GEA. Parlò così dopo l’ esonero: “La Gea ha colpito ancora. Non capisco come un tecnico possa affidarsi alla Gea. Anche perchè, a meno che un tecnico non sia davvero bravo, è difficile non avere dei disagi. I tecnici più giovani, magari, si trovano costretti ad accettare situazioni che io non condivido. Io ho lavorato per 31 anni di seguito, da solo. Forse mi sarebbe servito solo un buon avvocato. Ma sono contento così, ho sempre deciso quello che volevo in piena autonomia, ho la coscienza a posto. Anche a me, qualche tempo fa, era stato offerto di entrare a far parte della Gea, ma ho rifiutato. Sarebbe difficile poi non essere condizionati negli acquisti, e in tutto il resto”. Gigi Simoni in Italia non ricevette più serie proposte di lavoro.

ALDO AGROPPI



Il potere di Luciano Moggi si ramificava come ampiamente visto nelle intercettazioni anche nel mondo dei media. Così il direttore generale della Juventus si serviva del suo potere per eliminare dalle principali trasmissioni televisive opinionisti scomodi o poco asserviti. E’ stato il caso di Zibì Boniek ad esempio, ma anche di Aldo Agroppi, ex allenatore costretto al ritiro per il suo essere contro e anche allontanato dal palcoscenico della tv per un ricatto della Triade. “ Se c’è lui, nessun juventino in studio…” : finì come si può immaginare. In questi giorni ha rotto il silenzio a modo suo: “ E' troppo comodo parlare ora, lo fanno tutti, anche quelli che prima sapevano e stavano zitti. Io ho combattuto quando era il momento, ci ho messo la faccia e ho pagato".

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lunedì, 15 maggio 2006

LA CUPOLA BENEDETTA E IL FUNERALE DI BARI

Il sistema di potere che è stato svelato e che ruota attorno a Luciano Moggi e alla sua corte ricorda per molti versi quello della della criminalità organizzata. Un boss riconosciuto, temuto e che controlla i destini di milioni di persone attraverso una fitta rete di affiliati e connivenze, tanto da essere addirittura visto come endemico da chi in quel territorio vive. Talmente rispettato se non adorato che chi è stato abituato a crescere e proliferare con quelle regole e quei metodi non solo non può farne a meno ma nemmeno lo vuole. Si sa chi comanda e cosa bisogna fare se si vuole stare tranquilli, se si vuole ricevere di tanto in tanto qualche regalo e sentirsi protetti in caso di sgarri del destino o di qualche avversario scomodo. “ Stai tranquillo, ci penso io” : era una delle frasi tipiche di Luciano Moggi nelle migliaia delle intercettazioni delle procure. Anche Robin Hood troppo finti per essere veri, come Sensi prima e Della Valle e Lotito poi, si sono ben presto piegati a questa logica, accontentandosi di battaglie di retroguardia per incassare più soldi dai diritti televisivi. Una allenza sinergica con l’ altro potentato di turno, quello rappresentato da Berlusconi e dal suo braccio destro Galliani, per dividersi equamente soldi e onori, in modo tale che per tutti gli altri restassero solo le briciole. Ho descritto questo clima per far capire come mai finora nessuno degli indagati si sia deciso a parlare o ammettere le proprie colpe, anche davanti a prove schiaccianti nelle quali c’è ben poco da capire. Paura ? Piuttosto convinzione che dare addosso alla Cupola prima che sia seppellita non è conveniente. Quindi tutti sulla stessa linea del boss e negare tutto, come nelle migliori tradizioni malavitose. Sperando che finisca come Tangentopoli. A proposito epocale e patetica la figuraccia fatta da Diego Della Valle in tv prima a Matrix e poi a Controcampo, sbugiardato da Di Pietro e dal direttore de Il Romanista Riccardo Luna. Sullo stesso piano vergognoso l’ex presidente del consiglio in pectore che in un baleno si dimentica di essere iper garantista e rivendica da una posizione quantomeno poco trasparente quel che non merita: se l’ imputato è lui parla di toghe rosse, se lo sono altri è giustizialista e parla di furti subiti. Non intendo parlare di giornalisti come Mughini e Sposini, che spero siano solo obnubilati dalla cieca passione bianconera quando vanno in tv a difendere e ringraziare la Triade e non siano nei pensieri generosi di Moggi. Mi voglio soffermare piuttosto sull’ atteggiamento di migliaia di tifosi bianconeri che esultano per una vittoria finta e che espongono striscioni nei quali si ricorre a citazioni machiavelliche per giustificare il loro operato. La vittoria ad ogni costo, anche calpestando la regola base dello sport e della vita: la lealtà: questa la stella polare di tutti questi, juventini e non , che temono, come ho descritto all’ inizio, che senza la Triade e forse senza la Fiat, senza il sistema insomma, tornino ad essere uguali agli altri e non più i privilegiati. Alle scene di festeggiamento, in campo e fuori, e alle solite dichiarazioni senza pudore e presuntuose di Fabio Capello, Roberto Mancini, in collegamento da SKY, ha dissentito scuotendo la testa e con un sorriso amaro che valeva più di cento commenti. A Bari non c’è stata una festa, ma il funerale di chi crede nel calcio e nello sport.

MANCINOMETRO : I cambi di opinione di Massimo Moratti sono frequenti come quelli climatici nel Nord Europa. Preoccupato dal danno di immagine che avrebbero lui e l’ Inter nel portarsi a casa un allenatore che della Triade fino in fondo è stato convinto assertore, sembra che abbia congelato la trattativa per portarlo a Milano, iniziata con uno o più incontri fra le parti nelle ultime settimane. Ciò non significa la conferma automatica di Mancini, che potrebbe anche decidere di andarsene da vincente della situazione, sia come vittorie sia come nemico di Moggi ante litteram. Probabilità in risalita, ma non oltre il 50 %.

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venerdì, 12 maggio 2006

SONO STATI NOMINATI: CHI SARA' ELIMINATO?

Queste le 41 persone alle quali è in corso di notifica l'invito a comparire emesso dalla Procura di Napoli nell'inchiesta sul calcio: Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Paolo Bergamo, Pier Luigi Pairetto, Tullio Lanese, Innocenzo Mazzini, Francesco Ghirelli, Massimo De Santis, Maria Grazia Fazi, Gennaro Mazzei, Pasquale Rodomonti, Duccio Baglioni, Ignazio Scardina, Carmine Alvino, Francesco Attardi, Fabio Basili, Paolo Bertini, Franco Carraro, Enrico Ceniccola, Gabriele Contini, Andrea Della Valle, Paolo Dondarini, Marco Gabriele, Giuseppe Foschetti, Silvio Geminiani, Alessandro Griselli, Marco Ivaldi, Giuseppe Lasco, Claudio Lotito, Leonardo Meani, Sandro Mencucci, Domenico Messina, Alessandro Moggi, Narciso Pisacreta, Claudio Puglisi, Gianluca Rocchi, Salvatore Racalbuto, Paolo Tagliavento, Stefano Titomanlio e Pier Luigi Vitelli.

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DOMANDE SENZA RISPOSTA: NEL MEZZO DI UNA RIVOLUZIONE

Sto partendo per il weekend...dopo aver saputo gli ultimi sviluppi dell'ichiesta napoletana mi sono venute spontanee queste 10 domande...ci rileggiamo lunedì..a sensazione ci saranno molte cose da scrivere..

1 – De Sanctis arbitrerà ancora una partita? Non dico dopo il Mondiale, ma proprio a partire da ora.
2 – Chi viola il regolamento sportivo scommettendo sulle partite può vestire la maglia azzurra?
3 – Riuscirà l’ormai onorevole avvocato Buongiorno, dopo aver fatto assolvere Andreotti e Bettarini, a far passare per un simpatico buontempone Luciano Moggi ?
4 – Dopo Tosatti e Biscardi, chi saranno i giornalisti che finiranno presto sputtanati ? Si parla di uno che si occupa di Inter per Mediaset e che non perde occasione per linciare Mancini reo di non essere più alla GEA e di un altro di una tv privata che si occupa di Juventus e si fa comprare con qualche cena pagata e qualche pacca sulle spalle…
5 – Ora che sono entrati in azione pure i carabinieri è ancora un pissi pissi bau bau per Galliani?
6 – Vi fa davvero pena vedere Moggi così disarmato di fronte a Staffelli di Striscia la Notizia?
7- tifosi juventini avranno il coraggio di festeggiare questo finto scudetto? A leggere gli incredibili commenti in blog come questo parrebbe di sì : http://jbc.splinder.com
8- Cosa aspetta Massimo Moratti a schierarsi, lui che si è sempre battuto per il calcio pulito? Perché i dirigenti di Lazio,Fiorentina,Udinese,Roma e Milan fanno lo stesso?
9 – Non è che il Milan va in B per la terza volta ?
10 – Fabio Capello era così all’oscuro di tutto ?

LA COPPETTA CHE SI PUO' FESTEGGIARE

Tre vittorie in manifestazioni ufficiali in due anni ( non succedeva da oltre 30 anni ), due campionati che definire almeno non condizionati o indirizzati è quantomeno difficile( quale altra squadra italiana potrà festeggiare appieno qualcosa quest'anno?), un gioco spesso convincente e una identità di appartenenza alla società e ai colori certa e provata. Dall’ altra parte della bilancia la notte di Villarreal, che lo stesso Massimo Moratti, gli addetti ai lavori e gran parte dei tifosi hanno imputato ai calciatori. Basta questo per considerare negativo il bilancio di Mancini e puntare su Fabio Capello ? Evidentemente sì, se si leggono tra le righe le parole di un mister abbastanza abbacchiato nella conferenza stampa del dopo partita, l’assenza di Facchetti e degli altri dirigenti ai microfoni della stampa e lo sguardo imbarazzato e severo del patron in tribuna durante la premiazione. Una espressione del viso che purtroppo gli interisti conoscono bene, quella che ha quando deve fare una cosa di cui non è molto convinto e che gli costa a livello personale. Come mandare via un allenatore scelto da lui. Al di là dell’ atteggiamento polemico della curva, che non mi sento di condividere ma nemmeno di condannare perché espressa nei canoni della civiltà, considero ancora che il progetto tecnico debba continuare almeno per un altro anno, non tanto perché non c’è nessuno migliore del Mancio che possa sedere su quella panchina, ma per la convinzione che con questa rosa e con questa disorganizzazione societaria nessuno, nemmeno Capello, avrebbe potuto fare meglio. Non so come stia maturando questa decisione, forse nell’ ultimo mese Moratti ha scelto di delegare la gestione manageriale ad una persona che scopriremo lunedì e che mi auguro non sia ancora Luciano Terraneo, presente all’ incontro con Capello senior e junior ( anche lui procuratore ) e figlio di Moratti in quel di Lugano la settimana scorsa e subito spifferato alla stampa. Quel Terraneo che, scaricato per far posto a Marco Branca, informò il Chelsea di una clausola contenuta nel contratto di Adriano, allora al Parma,e che costrinse l’ Inter a spendere oltre 20 milioni di euro per evitare la beffa. Ero tra i pochi che continuava a ritenere meno probabile la conferma dell’ allenatore anche in queste ultime settimane, ma continuo a sperare in qualche ravvedimento, anche perché in caso di esonero ci sarebbero altri 7-8 milioni di euro lordo da sborsare, oltre ai ricchi emolumenti richiesti da Don Fabio. Per quanto riguarda la partita di ieri, l’ Inter ha fatto valere la maggiore esperienza dei suoi uomini chiave, rischiando pochissimo contro una buona Roma infarcita come sempre di riserve ma capace di mantenere un buon livello di gioco e una personalità da grande squadra nel prossimo futuro. Restano negli occhi gli splendidi gol di Cambiasso e Cruz, senza dubbio assieme a Figo, positivo anche lui seppur molto stanco, i migliori per continuità e impegno.

MANCINOMETRO: La vittoria in Coppa non avrebbe inciso sulle decisioni. Le percentuali di conferma, dopo alcuni segnali giunti ieri sera come descritti nell'articolo, fanno propendere per ua percentuale di conferma in discesa: siamo attorno al 25 %.

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giovedì, 11 maggio 2006

TRIADE R.I.P. ! SOLO GALLIANI NON MOLLA LA POLTRONA

11 maggio 2006: l’ era della Triade, travolta dallo scandalo, è finita. Esempio di efficienza e potere per oltre un decennio, Moggi, Giraudo e Bettega escono, speriamo non solo momentaneamente, dal calcio con un marchio di infamia difficilmente cancellabile. Il titolo Juve crolla di quasi il 10% in borsa, solo il 28 giugno si insedierà il nuovo Cda. Nel frattempo nella riunione della Lega a Milano, tra tanti bisbigli e rare prese di posizione, spicca la spaccatura tra Galliani e Zamparini. Per il presidente del Palermo sarebbe necessario un azzeramento dei vertici anche della Lega per affidarne la gestione a manager esterni, ma l’ amministratore delegato del Milan frena e minimizza la vicenda intercettazioni parlando solo di “pissi pissi bau bau”. Ha parlato di nuovo codice etico, ma visto il conflitto di interessi che lo investe da anni dubito che sappia cosa voglia dire. Della auspicabile ma probabilmente effimera rivoluzione che dovrebbe attraversare il nostro calcio Galliani è uno di quelli che avrebbe tutto da perdere. Cosa aspettarsi da uno che avrebbe respinto le dimissioni di Carraro, facendo finta che l’ ex presidente federale per mesi ha nascosto l’ intera vicenda e solo l’allontanamento di Pairetto dalla Uefa lo ha costretto a renderla pubblica?

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LA VENDETTA DEGLI EPURATI: I NEMICI DI MOGGI ( PARTE 2 )

ERMANNO PIERONI



25 anni nel calcio in varie piazze d’ Italia come direttore sportivo, ma è a Perugia con Gaucci che ha la sua consacrazione. Alcuni affari come quello di Nakata, prelevato a Tokyo e rivenduto alla Roma per oltre 50 miliardi, restano il suo fiore all’ occhiello. E’ il presidente dell’ Ancona fallito nel 2004 quando viene cancellato dalla geografia calcistica per truffa e bancarotta fraudolenta. “Ho vissuto in un calcio corrotto, ma ho fatto il dieci per cento di quello che ho visto, a tutti i livelli. Ho pagato stipendi in nero, ho evaso le tasse, ma per questo ho fatto 53 giorni di carcere, 110 giorni di domiciliari. E la sera dell'arresto sono andato in ospedale con 43 agenti intorno". Coinvolto in sette inchieste, viene radiato ma poi riabilitato tanto che è tornato come dirigente in serie B nell’ Arezzo. Nel febbraio 2005 decide di vuotare il sacco e lo fa con una intervista a Repubblica. L'avversario più cinico, racconta, è stato Luciano Moggi, direttore generale della Juventus. Pieroni lo chiama il pescecane. E’ il direttore sportivo del Perugia gaucciano nella famosa partita contro la Juve che decise il campionato e anche lui finisce nel libro nero di Lucianone, tanto che convince Cimminelli, presidente del Toro ma amico di Giraudo, a fare marcia indietro e stracciare un contratto già depositato in Lega per farne il nuovo ds dei granata. Ecco uno stralcio di quella intervista: “Nella primavera 2002", una per tutte, "entrai in rotta di collisione con il figlio Alessandro sulla campagna acquisti. Io lavoravo per l'Ancona in serie B, Moggi junior procurava giocatori alla Ternana. "Se mi tocchi questa squadra", gli dissi, "ti porto dal pm Guariniello". Lui: "Lascia stare i tribunali, abbiamo conoscenze importanti, possiamo farti molto male"". “Luciano Moggi riesce a controllare attraverso suoi uomini otto squadre di serie A", assicura. "In queste settimane sta facendo pressioni per entrare nella Roma: vuole togliere di mezzo il direttore sportivo Franco Baldini per sostituirlo con Mariano Fabiani, oggi al Messina. Ha messo alla Lazio un "ds" fedele, Gabriele Martino. E ci sono suoi fidati all'interno di società apparentemente nemiche come la Fiorentina di Della Valle. Ha uomini - non solo rapporti stretti, uomini - in venti club tra serie B e C. Attraverso la Gea World presieduta dal figlio, duecento tra giocatori e allenatori sotto contratto, condiziona nemici e amici. Calciatori, dirigenti, qualche presidente. È storia di queste settimane: il Siena, penultimo in classifica, ha fatto il miglior mercato d'inverno. Ha preso sei uomini di peso, persino un difensore di prima fila della Juventus, Tudor, fin lì negato a tutti. Che cosa è successo? La Gea è riuscita a far cacciare Gigi Simoni, un gentiluomo del calcio italiano, per mettere in panchina un suo assistito, Luigi De Canio. Simoni si è sempre rifiutato di entrare nel parco Gea e ora paga. Moggi, sa, è riuscito a far litigare lo storico direttore sportivo del Siena, Nelso Ricci, con il presidente De Luca: la storia del rinnovo del contratto del brasiliano Taddei. Quindi, ha piazzato al suo posto il fido Perinetti, uno che di Moggi conosce tutti i segreti. Sono pronto a scommettere: Taddei a giugno finisce alla Juventus o alla Roma. Chiedete ai procuratori Canovi e Morabito come la Gea mette sotto contratto i giocatori. Li blandisce: "Se vieni con noi ti facciamo arrivare in nazionale". Poi li spaventa. Senta Grabbi, una promessa della Juventus, uno che con la Ternana in serie B ha fatto ventidue gol. Disse no a Moggi junior perché non voleva abbandonare il procuratore che l'aveva fatto crescere e adesso è a spasso". Padre manager e figlio procuratore, continua il racconto Pieroni, hanno sferrato l'attacco frontale la scorsa estate: "Ero con l'acqua alla gola e hanno tentato di portare l'Ancona sotto la loro ala. Erano quotidianamente informati dall'ex amministratore delegato, Vincenzo D'Ambrosio, e dal direttore sportivo Pietro Tomei. Agiscono così, ti sfiancano e ti sfilano la società. Tentai di rabbonirli prendendo in prestito un attaccante del giro Gea, Jardel, un pacco brasiliano in sovrappeso di 15 chili, 650 mila euro tra prestito e ingaggio". Di lui, ad Ancona, si ricorda la bellissima moglie. "Non è bastato. D'Ambrosio incontrò a mia insaputa Alessandro Moggi a Milano. E poi offrì all'antiquario vicentino Corona - l'imprenditore che aveva in mano la garanzia Iva da 13 milioni - un milione e 200 mila euro per comprare la sua quota in società: in contanti, tutti stipati in una valigia. Corona rifiutò". Nel calcio Luciano Moggi fa quello che vuole, chiude Pieroni. "Con me si è vantato di suggerire soluzioni all'attuale presidente federale, Carraro, tutti i giorni. Ha messo in pensione Picchio De Sisti e Aldo Agroppi, allenatori ostili. Il prossimo obiettivo è zittire Boniek, uno che alla Domenica sportiva ama dire la verità. Dal suo periodo trascorso a Torino ha ereditato amici decisivi: uno è il veterinario Pierluigi Pairetto, designatore degli arbitri. Oggi Moggi ha amicizie in tutti i gradi della Federcalcio: infatti non viene mai interrogato, deferito, punito".

Tanto per precisare molte cose dette da Pieroni nel febbraio 2005 si sono effettivamente realizzate : Baldini fu messo in un angolo e poi lasciò la Roma, Fabiani si spostò al Genoa ma tornò a Messina per la vicenda della combine, mentre alla Roma c’è Pradè, molto più morbido. Gigi Simoni ha confermato che il suo allontanamento fu deciso dalla GEA, Ricci lasciò anch’ esso il Siena, Taddei finì davvero alla Roma, Boniek non fu confermato alla Domenica Sportiva e l’ amicizia di Pairetto si è scoperto fin dove si era spinta..

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IL FUTURO DEL MANCIO NON DIPENDE DALLA COPPA

Come un anno fa si disputa a San Siro tra Inter e Roma la finale di ritorno di Coppa Italia, ma cambia la cornice e l’ atmosfera in cui si gioca. Previsti non più di 40.000 spettatori, tutta l’ attenzione rivolta dai mass media allo scandalo delle intercettazioni e una eventuale vittoria non potrebbe più essere considerata come la ciliegina sulla torta di una stagione in crescendo e ricca di promesse per il futuro. Infatti l’ eliminazione dalla Champions League come più volte ricordato ha scombussolato tutto l’ ambiente nerazzurro, da Moratti fino all’ ultimo dei tifosi e per questo, nonostante le rassicurazioni dell’ ultimo periodo, una eventuale affermazione questa sera non rafforzerebbe la posizione di Roberto Mancini. Il finale di stagione è stato in netto calando, fisico, tecnico e motivazionale, e le evidenti crepe nello spogliatoio con alcuni calciatori del calibro di Adriano lasciano filtrare preoccupanti spifferi che la società, come sempre poco presente, non fa nulla o non vuole fermare. Le voci su un possibile approdo di Capello sono tornate in auge, ma l’ ostacolo maggiore restano le pretese di Don Fabio che chiederebbe un sostanziale stravolgimento della rosa, con investimenti cospicui che finanziariamente Massimo Moratti non sembra possa effettuare, vista la prossima scadenza del decreto spalma debiti. Ci si aggrappa alla cabala che vede Mancini vincente per nove volte in carriera della Coppa e alle assenze di Mexes, Perrotta, Taddei e alle precarie condizioni di Totti, Chivu e De Rossi dei giallorossi. La posizione di Spalletti sembra molto simile a quella del Mancio di un anno fa, ma due sconfitte tra oggi e domenica contro il Milan ridimensionerebbero la portata dell’ impresa, salvo il terremoto che potrebbe investire la Juve e le altre indagate. Nonostante quest’ anno l’ Inter non abbia ancora battuto la Roma nei 3 precedenti ( 2 – 3 a San Siro e 1 a 1 all’ Olimpico in campionato, 1 a 1 una settimana fa in Coppa ) sono fiducioso per stasera, con il solito Cruz e lo stesso Adriano( sarà la sua ultima partita a San Siro?) chiamati a far dimenticare per una sera il problema del gol.

MANCINOMETRO: Nessuna novità, le probabilità di conferma sono attorno al 40%. Facchetti ha parlato di un contratto che scade nel 2007 per l' allenatore jesino, ma di fatto la sua situazione resta ancora traballante. Si liberasse Capello o più probabilmente Prandelli, a seguito della vicenda delle intercettazioni, probabilmente la panchina cambierebbe titolare nella prossima stagione.

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mercoledì, 10 maggio 2006

LA VENDETTA DEGLI EPURATI: I NEMICI DI MOGGI( PARTE 1 )

Vediamo chi sono coloro che,espulsi o emarginati dal sistema, con le loro dichiarazioni e le loro denunce, presso i giornali e le procure della Repubblica, hanno dato il via alle inchieste e alle intercettazioni di cui siam venuti a conoscenza in questi giorni. Ecco i primi 3 nomi.

LUCIANO GAUCCI

Travolto dal crac finanziario del Perugia, si è rifugiato a Santo Domingo, da dove pochi mesi fa ha sparato i suoi strali contro il sistema calcio, individuando in Carraro, Moggi e Geronzi i pupari del movimento. Nel 2000 spinse i suoi giocatori a giocare alla morte l’ ultima di serie A contro la Juve, consegnando di fatto lo scudetto alla Lazio, le cui azioni erano controllate da Capitalia, così come quelle del club perugino. Da allora la dirigenza juventina lo mise sul libro nero, ma dopo la battaglia giudiziaria combattuta per il ripescaggio del Catania in serie B anche il presidente Figc gliela giurò, convincendo anche Geronzi, suo principale in ambito lavorativo, a fare altrettanto. I suoi figli, arrestati per alcuni mesi, hanno confermato agli inquirenti le accuse del padre svelando in particolar modo i rapporti con la GEA nelle cessioni di giocatori come Liverani, Blasi, Nakata e Baiocco.

ZNEDEK ZEMAN

Il grande accusatore della Juve della Triade nella vicenda doping. Le sue dichiarazioni sull’ abuso dei farmaci spinsero il procuratore aggiunto di Torino Guariniello ad aprire l’ inchiesta che fece tremare le fondamenta della società juventina. Durante le intercettazioni per scoprire l’ abuso di sostanze nocive alla salute finalizzate alla frode sportiva si è scoperto questo nuovo filone di indagine, subito trasmesso ai vertici Figc e per conoscenza alla Uefa, per evitare un insabbiamento. Memorabile una sua risposta ad una frecciata della Triade: “ Non è vero che non mi piace vincere. Mi piace farlo rispettando le regole”. Dopo essere stato dimenticato dal calcio che conta per anni, l’ anno scorso va al Lecce e fa una stagione ottima, lanciando giocatori come Vucinic, Cassetti, Ledesma e Konan. I Semeraro però lo fanno fuori, probabilmente impauriti dalle conseguenze delle continue schermaglie verbali con la dirigenza juventina.

FRANCO DAL CIN

Il nome di Dal Cin è diventato famoso per gli appassionati di calcio la scorsa estate perché coinvolto, come amministratore delegato del Venezia, nella combine con il Genoa che costò al Grifone la retrocessione in serie C e ai lagunari il fallimento e la ripartenza dalla serie C2. Dal Cin fu squalificato per 5 anni a seguito di quella vicenda. L’ apice della sua carriera trentennale lo raggiunse negli anni Ottanta come direttore sportivo dell’ Udinese quando portò in Italia uno dei brasiliani più famosi di tutti i tempi, Zico, bandiera del Flamengo e della Nazionale verdeoro. Nell’ estate del 2004 Dal Cin dichiarò ai magistrati romani che nella vicenda legata al calcio scommesse che scoppiò quell’anno gli arbitri Gabriele e Palanca erano manovrati e facevano parte assieme ad altri fischietti di una “combriccola romana” della Can legata in qualche modo alla GEA WORLD di Alessandro Moggi. Da lì partì l’ inchiesta e le conseguenti intercettazioni che la procura di Roma ha portato avanti per oltre due anni e che vedono ora indagati i vertici della GEA, Moggi e alcuni arbitri.

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I METODI GEA DI MISTER PERCENTUALE

I più bravi, i più potenti, i più introdotti, i migliori. Il gruppo GEA WORLD diventato in pochi anni una anomalia di successo nello stantio e deregolato mondo delle procure sportive in Italia aveva un metodo di lavoro efficiente e sicuro che le procure di Roma e Napoli stanno finalmente svelando agli appassionati di calcio. Perché chi in quel mondo già lavorava lo conosceva benissimo e, non potendo fronteggiarlo, non si opponeva: se non puoi sconfiggere il nemico, fattelo amico. D’ altronde chi poteva avere delle conoscenze così altolocate come il figlio di Moggi, il figlio di Calleri, la figlia di Tanzi, il figlio di De Mita, la figlia di Geronzi che negli anni hanno fatto parte di questa società ? Cerchiamo di approfondire questo famoso modus operandi, mettendo in luce quel che di non lecito c’è e ricordando come sia in arrivo anche una sentenza dell’ Antitrust sull’ abuso di posizione dominante della stessa. Un calciatore di una piccola squadra, legato ad un procuratore di seconda fascia, disputa una stagione ad alti livelli, attirando su di sé l’ interesse di alcuni grossi club di serie A. A questo punto, uno dei procuratori legati al gruppo GEA avvicina il calciatore, gli consiglia di affidarsi a loro in esclusiva, sventolando come garanzia il nome di Luciano Moggi e di altre figure che contano del nostro calcio e facendo credere al giocatore che se passa nella loro scuderia avrà più possibilità di vestire la maglia di una grande e di fare carriera. Nello stesso momento, quello stesso procuratore prende contatti con le squadre interessate e “chiede”, nel caso di positivo esito della trattativa, un riconoscimento economico per i loro buoni uffici e per la consulenza e mediazione. Da notare che sarebbe in teoria vietato fare pressioni o avvicinare giocatori che già hanno dato la procura ad altri e ricevere soldi da altri che non siano il calciatore assistito. Senza dimenticare che questi pagamenti delle società coinvolte avvenivano in nero e quindi non dichiarati, come ha fatto notare Luciano Gaucci nel caso del trasferimento di Fabio Liverani alla Lazio. In questo caso i soldi ai procuratori entrano dallo stesso giocatore come percentuale sull’ aumento dell’ ingaggio ottenuto, da Cragnotti per la preferenza accordata e dallo stesso Gaucci per avergli fatto guadagnare una cifra superiore per il cartellino di Liverani a seguito della loro, come dire, consulenza. Di questa anomalia ne approfittava primo fra tutti Luciano Moggi, che sfruttava la GEA per decidere i destini di giocatori, allenatori e dirigenti e,a chi avesse rifiutato questo status, avrebbe approfittato per mettergli bonariamente qualche bastone fra le ruota della carriera. Evidente il conflitto di interessi e la turbativa al corretto svolgimento del claciomercato: Lucianone è sempre stato un mago nel riuscire a piazzare i giocatori da cedere ma almeno negli ultimi anni ha avuto vita ancora più facile potendo garantirsi l’ aiuto e la copertura del figlio Alessandro e della sua società. Le indagini della Procura di Napoli stanno indagando anche sulla triangolazione di rapporti tra Moggi, GEA e sistema arbitrale e su eventuali aggiustamenti di partite del massimo campionato a partire dal 2004 – 05, che, se provati, configurerebbero senza alcuna possibilità di diversa interpretazione l’ illecito sportivo conclamato. Occhi puntati quindi sulle indagini delle due Procure del centro sud: il terremoto che potrebbe squassare il calcio italiano può venire solo da lì e non da Torino, dove a pagare sarebbero solo Moggi. Mazzini e Pairetto, mentre arbitri coinvolti e Juventus se la caverebbero sostanzialmente senza troppi problemi.

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martedì, 09 maggio 2006

FEDELI ALLA FAMIGLIA

E’ letteralmente disgustante vedere i protagonisti del mondo del calcio non prendere posizione nella vicenda delle intercettazioni o peggio non compiere uno dei pochi atti che in questi momenti sarebbero necessari: fare un passo indietro e recitare il mea culpa. Se ci fate caso nessuno di quelli coinvolti nello scandalo ha finora ammesso come ,almeno sul piano morale ed etico, ci siano stati grave mancanze, per usare un eufemismo. Anzi, in alcuni casi, come per Antonio Giraudo, si è pure indetta una conferenza stampa aggredendo verbalmente coloro che hanno montato questo processo mediatico senza prima informarli del contenuto delle intercettazioni. Nessuno dei componenti della Triade si è dimesso, Pairetto è stato fatto fuori dalla Uefa e dalla Figc, il vice presidente Mazzini è stato privato di ogni potere, Carraro ha sì presentato le dimissioni ma non esclude di poter tornare al suo posto se ciò gli venga chiesto, naturalmente per il bene del calcio. Persino alcuni componenti della GEA, come Franco Zavaglia, sulla cui scrivania è stato trovato un appunto in cui faceva riferimento alle minacce sui calciatori per cambiare scuderia di procuratori, ha trovato il modo di dichiarare che si sono stufati di essere nell’ occhio del ciclone e che eventualmente torneranno a svolgere la professione individualmente. Sperare che almeno la maggioranza degli altri addetti ai lavori, calciatori, dirigenti e giornalisti, si indignassero e protestassero apertamente contro questo status era lecito, ma la paura di possibili ritorsioni future e forse di essere correi fa tenere posizioni di apparente garantismo. Non parlo solo di giornalisti come Tosatti e Biscardi che si sono presentati normalmente in tv a pontificare e cavalcare la polemica, senza accennare alla loro scomoda posizione, o ai loro colleghi che per fregiarsi dell’ amicizia di Don Luciano e a non perdere il posto di lavoro erano disposti a farsi dettare i pezzi da scrivere o a chiudere entrambi gli occhi. Piuttosto, se si escludono i Prandelli, i Mancini e gli Ancelotti, i dirigenti come Gardini del Treviso retrocesso, nonché i reietti del sistema, come Gigi Simoni, Pieroni, De Sisti che hanno pagato per non essersi schierati con il potentato, il silenzio ma anche le parole di stima di Adriano Galliani verso Giraudo, Moggi e Carraro sono inaccettabili. Perchè il gerente del Milan aveva bisogno di chiedere agli avvocati che comportamento tenere? Una semplice ma ferma condanna morale era così difficile da pronunciare? Oppure è piuttosto il caso di pensare che il bue non possa dare del cornuto all’ asino? Dove sono finiti Facchetti, Moratti, Della Valle, Sensi, Lotito, Lippi e i suoi nazionali? Tutti chiusi nel loro silenzio pubblico, mentre forse in privato si informano preoccupati sugli sviluppi dell’ inchiesta di Roma e Napoli e telefonano agli accusati manifestando la loro solidarietà. Perché, in fondo, da questa situazione hanno tutti da perderci qualcosa.

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lunedì, 08 maggio 2006

DIMISSIONI: CADE ANCHE LA TESTA DI CARRARO !

 

Effetto domino. Il presidente della Federcalcio ha visto crollare il suo castello fatto di protezioni e connivenze con il sistema e, senza più l’ ombrello di Silvio Berlusconi al governo, è rimasto solo. Petrucci, presidente del Coni, sembra abbia avuto carta bianca per mettere sotto pressione Franco Carraro, costretto a rassegnare le dimissioni, in quanto il suo conflitto di interessi avrebbe impedito di far luce sulle vicende in esame. Sarà Abete oppure Pagnozzi, segretario del Coni, a fare da nume tutelare per la Nazionale di Lippi, sempre più solo senza le sponsorizzazioni della dirigenza juventina, della GEA e dello stesso presidente federale ? Sono le avvisaglie delle intercettazioni della Procura di Napoli o un ulteriore scandalo che riguarderebbe alcune pesanti ipotesi di reato sul bilancio economico della Figc in una inchiesta promossa dal quotidiano QS in edicola nei prossimi giorni ? Solo Adriano Galliani, per ora, sembra resti saldo al suo posto, nonostante l’ evidente imbarazzo della sua duplice posizione di amministratore delegato del Milan e presidente di Lega.

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SI LAVORA SU CRESPO E CASSANO

 

Tutta l’ attenzione è rivolta agli sviluppi dello scandalo intercettazioni e agli ultimi due impegni stagionali, tra cui la finale di ritorno giovedì a San Siro. Poi sapremo quali decisioni avrà assunto Massimo Moratti, specialmente se darà continuità al progetto tecnico di Roberto Mancini e all’ attuale management coordinato da Facchetti e Branca. Il mercato però è già iniziato e l’ attenzione è al mercato delle punte, che si preannuncia molto vivace già nelle prossime settimane. Al di là della conferma o meno di Adriano, Martins e Recoba, i nerazzurri opteranno per due arrivi nel reparto avanzato. Si sono fatti tanti nomi, tra cui il sogno Henry, che ha fatto sapere di non gradire una squadra che non è nemmeno sicura di fare la Champions League, dovendo prima affrontare lo scoglio dei preliminari. I nomi su cui c’è una convergenza di idee fra lo staff tecnico e gli operatori di mercato sono principalmente due: uno è quello di Hernan Crespo, 31enne argentino del Chelsea con una lunga militanza italiana, l’ altro è quello di Antonio Cassano, il 24enne talento di Bari Vecchia, che ha vissuto un anno travagliato prima alla Roma e poi al Real Madrid che gli è costato un posto al Mondiale. Crespo ha più volte ribadito di voler tornare nel nostro Paese, ha già vestito con discreto successo la maglia nerazzurra nella stagione 2002 – 2003, quando mise a segno 16 gol in 30 partite, nonostante uno strappo muscolare che gli costò oltre tre mesi di assenza forzata. Roberto Mancini lo stima, sa che garantisce sempre un buon numero di reti, non avrebbe problemi di ambientamento ed è molto duttile. Inoltre troverebbe molti connazionali e, fattore non trascurabile, il Chelsea dovrebbe metterlo in vendita ad un prezzo non superiore ai 6-7 milioni di euro, specie se dovesse riuscire a mettere le mani su un pezzo da novanta. Nel modulo ad una punta di Mourinho si è ritagliato lo spazio di vice Drogba, giocando circa 2200 minuti in 26 presenze con 13 gol e contribuendo alla conquista del bis in Premier League. Un usato sicuro insomma, che potrebbe giocare al posto o al fianco di Adriano. Il discorso su Antonio Cassano è diverso: a gennaio sembrava possibile un suo arrivo a Milano che a conti fatti sarebbe sicuramente servito, ma Florentino Perez volle aggiungere alla sua collezione di attaccanti l’ex barese sborsando 5,5 milioni di euro alla Roma. Sovrappeso e fuori forma, sappiamo tutti come è andata a finire, tanto che in Spagna è famosa soprattutto una sua imitazione grottesca che ne mette in risalto l’ amore per le merendine e la sua irascibilità. Difficile trovi ancora posto nello scacchiere della rifondazione madridista e per questo Branca si è mosso per avere in prestito con diritto di riscatto l’ attaccante italiano che in rosa prenderebbe il posto di Martins o Recoba. Potrebbe essere l’ occasione per una rivincita in grande stile. In alternativa ecco Tavano, che però costa oltre 10 milioni nel pacchetto con il centrocampista Almiron, soldi che sembrano eccessivi per una probabile riserva. Tutto però ruota attorno ad Adriano, che se puntasse i piedi per una cessione potrebbe essere accontentato; una nuova sconfitta per una società che non sa trattenere e gestire i giocatori di maggior prestigio, salvo poi pentirsene amaramente.

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domenica, 07 maggio 2006

IL COERENTE E LA BANDA DEGLI IPOCRITI

  

Tutto si potrà dire di Roberto Mancini tranne che sia uno che è omologato o servo al potere di turno, che poi da anni è sempre lo stesso.Si è sempre comportato come si sentiva, pagando in prima persona nei casi in cui, specie quando calcava ancora i campi di calcio, è andato sopra le righe. Giustamente. Ero stupito anzi che nell’ intervista pre partita di sabato avesse voluto sostanzialmente glissare sull’ argomento usando l’ arma dell’ ironia, come già successo peraltro altre volte in occasione delle punzecchiature reciproche avute specialmente con Luciano Moggi. Si è voluto togliere qualche sassolino dalle scarpe l’ allenatore dell’ Inter ? In parte credo di sì e sarebbe pure normale. Esaminando nel merito quanto detto, ha espresso un pensiero che è condiviso da tutti quelli che non sono coinvolti direttamente dalla vicenda, ossia juventini che preferisconochiudere gli occhi perché temono che dietro ci sia molto altro e addetti ai lavori , giornalisti, dirigenti e calciatori, che con Moggi hanno avuto a che fare o che in futuro potrebbero ancora avere. E’ normale avere paura e rispetto nei confronti del boss del tuo mondo, anche quando la sua era potrebbe essere finita. La colpevolezza non sta ( ancora ) nell’ illecito sportivo vero e proprio, ossia la conferma che le partite sono state comprate. Lo sdegno è nel vedere che non è stato rispettato il principio base dello sport, quello della onestà e lealtà, perché l’ intreccio che è stato smascherato dimostra senza ombra di dubbio che non tutti partivano alla pari ad inizio stagione. Condizionamenti, ricatti, giochi sporchi, malcostume diffuso sul piano morale sono acquisiti e certi. Questo basta a dar ragione a Mancini quando sostiene che sono fatti gravissimi, sui quali bisogna vergognarsi. Non c’è da aspettare altre intercettazioni, interrogatori e indagini federali che stabiliscano concretamente quanto hanno inciso quelle parole sui campionati. Bastano i dubbi e i sospetti per chi vive lo sport come un fatto sentimentale e passionale, sia per chi ci gioca sia per chi lo segue. E il dubbio su tutto il periodo di gestione della Triade è pesante: dopo la chiacchierata tra Moggi e Baldas in cui il moviolista di Biscardi si faceva suggerire chi promuovere e bocciare in una trasmissione tv che ha la credibilità di un soldo bucato, come non ricordare che nel famoso anno del mancato rigore per fallo di Iuliano su Ronaldo il designatore fosse proprio Baldas ? Tanto per citare uno dei mille esempi che si potrebbero fare su cui avere dubbi è legittimo. “Io non ci sto”: una volta di più sto dalla parte di Mancini. Edè stridente che il presidente federale, che con i protagonisti di queste intercettazioni è sempre stato legato a doppio e triplo filo, si presenti davanti alla stampa per dire che farà una indagine seria e rigorosa. Ed è stridente che il presidente della Lega, nonché amministratore del Milan e legato a doppio e triplo filo con la Juventus della Triade,si faccia consigliare da un avvocato e non si dissoci almeno moralmente da questo andazzo. Forse perché in fin dei conti a questo sistema non è estraneo? Forse perché non può o non vuole ? Aspettiamo il lavoro delle Procure, ma la condanna morale dovrebbe impedire a queste persone di lavorare ancora nel calcio e nello sport. Ma una morale ce l’ hanno ?

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LACRIME DA COCCODRILLO

Prima l’ esultanza per i gol della vittoria. Poi addirittura la commozione al momento del giro del campo dei giocatori. Si sentono accerchiati e vittime di un complotto quando perlomeno sono stati loro a condizionare pesantemente il regolare andamento del calcio italiano da quando guidano la Juventus. Le parole del giovane Elkann fortunatamente non lasciano dubbi: comunque vada, insabbiamenti o meno, la Triade, uno dei centri di potere più inscalfibili nel nostro Paese, da domenica sera non esisterà più. Vincere lo scudetto, ora, dovrebbe essere l’ ultimo dei loro pensieri, ma anche di tutti quei bianconeri, la curva Scirea e non solo, che si sono chiaramente esposti a favore di Luciano Moggi. Sono senza vergogna o semplicemente è un modo di esorcizzare la paura? Sono i titoli di coda di un film che speriamo sia davvero finito.

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venerdì, 05 maggio 2006

I TONNI CHE STREPITANO E I FAZZOLETTI BIANCHI

 

Da una parte Franco Carraro, uomo di potere e di Palazzo, che cerca di arginare un malcostume se non uno scandalo in cui lui stesso è protagonista, promettendo una giustizia sportiva serena, seria, rigorosa ed autonoma. Dall’ altra uno sconvolto e tirato Antonio Giraudo, che parte al contrattacco e lancia i suoi strali contro l’ ennesima campagna mediatica contro la Juventus, colpevole di essere ancora troppo vincente e non più protetta dagli Agnelli, che sembra un tonno che strepita perché non vuole morire. Le loro sono le due patetiche facce della seconda giornata di pubblicazione degli interrogatori che vede, giornalisticamente parlando, Gazzetta dello Sport, La Repubblica e Corriere della Sera che hanno cavalcato la vicenda, con i soli Tuttosport e La Stampa, i due giornali di Torino, in posizione più morbida se non filo juventina come per il giornale sportivo. Una lotta di potere anche questa: è probabile che ci sia schierati dalla parte che si ritiene vincente o che questa vicenda venga presa come pretesto per far pagare qualcosa a Moggi e company, che negli anni hanno controllato tutto e tutti ma si sono creati anche parecchie inimicizie. Incrementate negli ultimi anni dopo la nascita della GEA diretta dal figlio Alessandro ma legata a doppio file a Lucianone, padrino influente ma anche un po macchietta di questo mondo. Vincenti ma antipatici e sporchi, una immagine che la stessa proprietà Juve, alle prese con il rilancio della Fiat, forse non può più avallare. Qualcosa si sta muovendo, stavolta sembra che non finirà con una bolla di sapone o con un insabbiamento, perché le intercettazioni che sono in mano ai giornalisti, anche quelle secretate, saranno pubblicate giorno per giorno. Come è appena successo per Ricucci e soci in un ambito solo in apparenza molto lontano. E’ assordante il silenzio di Galliani, presidente di Lega, ma anche di Massimo Moratti e della società Inter, già tirata pesantemente in ballo per la vicenda Cannavaro in cui più di una cosa ci sarebbe da chiarire. Chi può veramente dare un segnale forte, in attesa delle istituzioni, sono i tifosi, in ogni caso la parte più sana del calcio e che non ha, forse finora, più voce in capitolo. Quella che a stragrande maggioranza ha già considerato Luciano Moggi colpevole, come si evince dal sondaggio sul sito on line de La Repubblica. Quella che già domenica spero prenda una iniziativa clamorosa, quella di disertare gli stadi o, copiando quel che accade in Spagna, sventolando migliaia di fazzoletti bianchi, protestando contro questo andazzo di connivenze tipiche del mondo finanziario e non di questo che è ancora uno sport. Si è aperta una breccia nel muro, proviamo a sfondarla.

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DOMANDE SENZA RISPOSTA : SPUTTANATI PER SEMPRE

1 – Come è possibile che la proprietà Juventus non licenzi immediatamente Giraudo e Moggi che, dopo la vicenda doping, hanno ulteriormente e irrimediabilmente compromesso l’ immagine della Juventus in Italia e all’ estero, al di là di salvagenti legali e archiviazioni ?
2 – Pieroni, Russotto, Argilli, Gaucci, Mancini e Zeman : allora avevano tutti ragione ?
3 – Con che faccia Tosatti e la Biscardi band si presenteranno in tv nel fine settimana ?
4 – Come vi avevo anticipato mesi fa, capito come si fanno pressioni per convincere la società a cederti ? Che Cannavaro e Moggi avessero messo spalle al muro Branca e Facchetti, troppo deboli per poter contrastare Lucky Luciano, era una verità nota a molti. Cannavaro merita la fascia di capitano in Nazionale ?
5 – Quale motivo potrebbe mai avere Moggi a decidere quali arbitri promuovere o bocciare anche in una trasmissione tv, se non un interesse personale a livello di condizionamenti e favori per la propria squadra ?
6 – Come fa Pairetto ad affermare di essere in buona fede, se anticipa addirittura le convocazioni al compagno di merende ? Quale deontologia professionale può avere Pairetto nell’ intrattenere rapporti così stretti e perlomeno inopportuni con un alto dirigente verso cui dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia e imparzialità ?
7 – Credete ancora che un arbitro sia libero da condizionamenti quando va ad arbitrare una squadra influente ?
8 – Credete ancora che la GEA di Alessandro Moggi abbia solo normali rapporti di lavoro con la Juventus e che da questo conflitto di interessi non nascano clientelismi, turbative, condizionamenti e ingerenze su giocatori, arbitri e dirigenti ?
9 – Credete che la Juventus, ma anche il Milan, abbiano in partenza le stesse opportunità di vincere degli altri ? Perché Moratti e il suo staff non si è mai davvero schierato contro questo malcostume che sicuramente conoscevano ?
10 – Ha ancora credibilità il calcio italiano ?

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giovedì, 04 maggio 2006

UN RIMPIANTO DI NOME CRUZ

Una delle poche colpe di Roberto Mancini, come lui stesso ha riconosciuto recentemente, è stata quella di non impiegare dall’ inizio Julio Cruz in alcuni crocevia importanti della stagione, prime fra tutti la sfida di San Siro contro la Juventus e la trasferta di Villarreal. Forse certe occasioni sprecate malamente dal duo della perdizione Adriano – Martins sarebbero state sfruttare meglio, ma si sa che l’ attaccante brasiliano preferiva come compagni di reparto il nigeriano o al massimo Recoba. L’ attaccante argentino ha segnato ieri il gol numero 18, uno solo in meno di Adriano, mantenendo l’ Inter in forte calo di quest’ ultimo periodo in corsa per bissare il successo in Coppa Italia. Vittoria che comunque non avrebbe gli stessi significati dell’ anno scorso, quando, unita ad una seconda parte di campionato promettente e con buona continuità di risultati, sembrava potesse essere la base di partenza per successi di ben altro spessore che non sono arrivati. Anzi, dopo aver visto la partita ieri sera, il progetto Spalletti nella Roma sembra essere più promettente di quello nerazzurro, molto sinceramente: l’ impianto di gioco creato dal tecnico viareggino è ben riconoscibile e ha saputo sfruttare l’ handicap di assenza delle punte in punto di forza per un gioco veloce, aggressivo e letale nelle ripartenze. Dopo il gol in apertura, la squadra del Mancio ha controllato con buona disinvoltura il possesso palla avversario, legittimando il vantaggio con le occasioni di Stankovic e di Cruz nel finale di tempo. Nella ripresa la difesa, poco protetta da un centrocampo in calo fisico evidente, ha sbandato più volte e bisogna accontentarsi di un pari che lascia aperti i giochi per il ritorno. Fortunatamente il rientro di Totti sarà controbilanciato dalla assenza di Mexes, Taddei, Perrotta e probabilmente di Chivu. Sul fronte del mercato, penso che gli arrivi nel reparto avanzato terranno conto sia della delicata situazione dei conti della società sia dell’ impegno mondiale: probabilmente almeno un paio delle punte a disposizione l’ anno venturo non dovrebbero essere presenti in Germania. Per questo si lavora ad un prestito di Cassano e all’ arrivo di una prima punta che potrebbe essere anche un cavallo di ritorno come Crespo, che non costa molto.

MANCINOMETRO : Le percentuali di riconferma a mio parere restano attorno al 40%, nonostante il suo staff tecnico abbia già fatto programmi di lavoro per il ritiro estivo con Carminati, preparatore nerazzurro. La vicenda Adriano e una eventuale pesante sconfitta interna contro la Roma sono ancora nuvole nere nell’ orizzonte del futuro nerazzurro del Mancio.

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L'ORA DI CAMBIARE

Non mi ha sorpreso il contenuto delle dichiarazioni delle intercettazioni. Lavorando nell’ ambiente ed essendo venuto a contatto con almeno un paio dei personaggi coinvolti nell’ indagine, so bene metodi e modus operandi di chi professionalmente è ai vertici in questo campo. La legge del più forte e del chi si conosce, a vari livelli di importanza, è ancora il lasciapassare indispensabile per chi si vuole avvicinare al calcio e ai suoi protagonisti. L’ irrisolto e palese conflitto di interessi, fenomeno purtroppo molto italiano anche in altri settori, che vede Luciano Moggi, ma anche Adriano Galliani, come protagonisti principali è la causa numero uno per il progressivo allontanamento e disamore del pubblico dal primo sport nel nostro Paese. La mancanza di credibilità che permea l’ intero sistema e che coinvolge pesantemente sia le strutture dirigenziali di Federazione e Lega, nei quali spiccano l’ uomo di tutte le stagioni Franco Carraro e l’ amministratore del Milan, sia i due club che stanno dominando da ormai vent’ anni in serie A , sia la più grande e influente società di procuratori, la GEA WORLD, è un cancro indebellabile dall’ interno. Nemmeno Massimo Moratti, nemmeno gli altri presidenti e calciatori, possono sottrarsi a questo status, perché avrebbero più da perdere che da guadagnarci, sia a livello sportivo che a quello economico, ben più importante. Al tifoso da bar, che compra la Gazzetta ogni giorno, che va allo stadio e che sta ore a partecipare a forum su internet o a seguire le molte trasmissioni calcistiche in tv, farà un certo effetto sentire dalla voce dei protagonisti dubbi e perplessità che tutti sospettavano ma a cui non volevano o potevano credere. Il giocattolo d’ altronde è socialmente importante per un Paese come il nostro e romperlo avrebbe effetti devastanti. Si è però giunti a un punto di non ritorno, nel quale se non si interviene a fare piazza pulita si dovranno regalare biglietti e abbonamenti SKY per rivedere la gente appassionarsi a questo sport. Come i tifosi senesi e ascolani hanno dimostrato nelle ultime settimane, scagliandosi contro i loro beniamini per comportamenti in campo non propriamente limpidi e chiari. Gli stessi tifosi della Juventus dovrebbero voler sacrificare qualche scudetto in nome di una onestà morale che, limitandoci alla gestione Giraudo – Moggi, è incrinata: le ombre sulle loro vittorie recenti, a partire dall’ abuso dei farmaci per finire a quest’ ultima, sono ineliminabili. Ben vengano i nuovi stadi, biglietti meno cari e uno spettacolo tecnico più interessante di quello mediocre degli ultimi campionati, ma sarebbe sbagliato nascondere quel che è sotto gli occhi di tutti. Non ho molte speranze che si riesca effettivamente a cambiare qualcosa ( per ora ha pagato solo Pairetto licenziato in tronco per violazione della lealtà sportiva dall’ UEFA ), ma la presa di coscienza di tutti renderebbe ineluttabile una rivoluzione. Prima o poi.

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lunedì, 24 aprile 2006

INTER, NAVIGAZIONE A VISTA

Son passati quasi 15 giorni dal mio ultimo post. Riprendiamo la navigazione, commentando quel che di significativo è accaduto in questo ultimo periodo.

DERBY – Partita modesta tecnicamente e nemmeno troppo accesa dal punto di vista agonistico, in linea con l’ ora e il giorno in cui si è giocato. Il Milan ha fatto un po di più per vincerla e sfruttando una scivolata di Materazzi è riuscito a trovare il gol. Mancini, senza Cruz e Recoba, ha schierato il solo Adriano davanti, volenteroso ma sempre lontano dalla condizione migliore, e, come già successo l’ anno scorso, quando affronta i milanisti con una sola punta, per scelta o necessità, le busca sempre. La sensazione è che che anche fossero rimasti in campo per tutto il weekend pasquale non avrebbero trovato la sorpresa dentro l’ uovo. Ha provato a non perderla non potendo vincerla. Secondo posto quindi archiviato, la stagione rischia di essere addirittura peggiore di quella precedente in caso di vendetta della Roma, mai battuta in campionato.

DICHIARAZIONI ADRIANO E PIZARRO– Fortunatamente non smentite perché saremmo arrivati all’ assurdo. In macchina con l’ amico di sempre, si è sfogato senza peli sulla lingua, ben sapendo delle conseguenze: Adriano non è ( più ) ingenuo, forse non lo è mai stato, e tutto quel che dice e fa lo concorda con il procuratore Gilmar Rinaldi, che, come ho sempre scritto, lo vorrebbe portare via da Milano. Questa strategia del distacco non viene minimamente fronteggiata dalla società, alla quale fa forse comodo scaricare sul giocatore il probabile addio a fine campionato e allontanare da sé alcune colpe per quel che è successo. Le stesse dichiarazioni di Pizarro, critiche con il brasiliano, provano questa incandescente situazione in essere in seno al club. Quanto al merito, è stato sincero in alcune cose e meno in altre, come sul fatto di giocare nel derby. Quando si lamenta di essere il capro espiatorio delle sconfitte e di non essere difeso nei suoi momenti di scarsa forma,peraltro lunghissimi , si dimentica anche di suoi comportamenti poco professionali, come quando si presentò in ritiro sbronzo la mattina successiva alla nottata milanese con Ronaldinho e Martins.

DICHIARAZIONI MANCINI – Orgoglioso come sempre, non ci sta a passare per fesso, soprattutto nel caso Adriano. Non è il maggior colpevole di quanto successo quest’ anno, sbaglia quando si affida alle sensazioni dei giocatori sul loro stato di forma e quando non riconosce a mezzo stampa come nei momenti decisivi il salto di qualità, mentale ma anche nel gioco, sia mancato. E’ facile giocare bene e convincere quando non si ha più nulla da perdere, come nel finale di stagione scorso o sabato contro la Reggina. O ci sarà qualche cambiamento di rotta nello spogliatoio e in società, oppure il suo terzo anno, meno probabile di quanto si pensi negli ultimi giorni, non avrà in ogni caso successo.

MANCINOMETRO - Rispetto a due settimane fa, le percentuali di conferma salgono al 20 %, non per i risultati, ma per le minori probabilità di disimpegno di Moratti, anche per la scadenza del decreto spalma debiti, e per la difficoltà di arrivare a Capello o Prandelli

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martedì, 11 aprile 2006

MANCINI - INTER, DIVORZIO ANNUNCIATO

Ogni giorno che passa calano le percentuali di conferma di Roberto Mancini all’ Inter. Non penso che ormai siano superiori al 10 %. Tre gli indizi pesanti che fano propendere per questa che non è una semplice ipotesi ma quasi una certezza.

1 – Il disimpegno di Moratti. Le sue dichiarazioni di voler farsi da parte, che siano vere o solo una mossa demagogica come già avvenuto in passato per allontanare da sé le contestazioni o per costringere dirigenti a dimettersi, non concedono molte speranze al tecnico jesino. Era stato Moratti a volerlo portare all’ Inter , nonostante il parere contrario di Facchetti, Branca e persino Tronchetti Provera. Le sue parole di oggi sulla speranza che non vada all’estero, senza un accenno al fatto che è ancora l’ allenatore dell’ Inter e ha un contratto anche per l’ anno prossimo, sono significative.
2 – Le dichiarazioni di Mancini dopo l’ aggressione. Affermare pubblicamente di voler anticipare la sua partenza per allenare all’ estero è un voler mettere le mani avanti e fa capire quanto ritenga conclusa per molte ragioni la sua avventura all’ Inter, spie o non spie. Inoltre basta guardare i suoi sguardi e le sue espressioni, anche oggi nelle interviste post partita, per capire come la batosta non sia stata ancora superata, senza che la dirigenza spenda una sola parola per ridargli credibilità agli occhi dello spogliatoio e dell’ opinione pubblica.
3 – L’ addio dei suoi fedelissimi. Mihajlovic si ritira e, dopo quanto successo, anche Veron ritiene conclusa la sua avventura nerazzurra. Come se non bastasse, anche Giuseppe Favalli, personalmente voluto dal Mancio, si sta accordando con la Fiorentina che lo acquisterà a parametro zero. Un Mancini che pensasse di avere ancora qualche speranza di allenare l’ Inter anche l’ anno prossimo non si sarebbe privato del suo apporto, anche perché il rinnovo era dato per scontato fino a un paio di settimane fa. Prima del Villarreal.

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LA LUNGA VIA CRUCIS NERAZZURRA

Ci eravamo lasciati con la vittoria in rimonta di Ascoli sabato sera. Son passati 3 giorni 3 e nel frattempo in ordine cronologico c’è stata una contestazione non solo verbale ai giocatori in piena notte alla Malpensa, la solidarietà del Milan vera o presunta che fosse che ha ritardato l’ ingresso in campo di 10 minuti alla domenica, la ferma presa di posizione di Facchetti contro la violenza, lo postamento del derby al venerdì, le dichiarazioni di Mancini sulla sua voglia di andare via dall’ Italia, le scritte contro il patron sui muri vicino alla Saras, le parole di Moratti sul desiderio di mollare tutto, la qualificazione per la finale di Coppa Italia, le critiche di Galeone ad un imbecille ( oramai sono state sdoganate tutte le offese ) nerazzurro che li ha irrisi per tutta la partita. Cose che in qualunque altro club di calcio del mondo sarebbero successe mediamente in 3 anni. Effetti della notte di Villarreal e di quelle 40 ore che hanno fatto cambiare il futuro prossimo dell’ Inter. Se a ciò si aggiunge in queste ore il post weekend elettorale con una situazione di sicura ingovernabilità e la cattura della primula rossa mafiosa latitante da oltre 40 anni, si potrà capire il peso praticamente nullo di una semifinale di coppa Italia giocata alle 15.30 di un martedì di lavoro. Solari ha messo subito al sicuro il discorso qualificazione nell’ ambito di una partita controllata abbastanza agevolmente e che si è vivacizzata nel finale con il gol di Obodo e il consueto pericoloso rilassamento di alcuni giocatori interisti. Nulla di nuovo insomma, anche se non ricordo da quanti decenni non si raggiungesse per due anni di seguito la finale di Coppa Italia. Purtroppo ogni discorso tecnico tattico a questo punto è irrilevante perché la situazione all’ Inter in questo momento è quella di un totale vuoto di potere che causa una incertezza sia nel breve che nel medio termine. Colpa di Massimo Moratti che con le sue parole dei giorni scorsi e di oggi, da tifoso deluso e non da proprietario di una società sportiva per azioni, sta buttando tutto a mare, progetto tecnico di Mancini compreso. Se questa fosse la premessa per la definitiva cessione della società potrei anche accettarla, ma se fosse l’ ennesima pantomima per ricevere consensi esterni alla sua gestione sarebbe davvero irritante. Decida in fretta cosa fare dell’ Inter e non la lasci alla deriva per troppo tempo, rischiando di affondarla ulteriormente venerdì, giorno tra l’ altro della Via Crucis cristiana. La nostra è ricominciata da ormai una settimana.

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sabato, 08 aprile 2006

RICOMINCIAMO!

Con un occhio alla caccia alla talpa e uno ai possibili scenari futuri, non c’è stato tempo per pensare all’ Ascoli. Eppure era una sfida molto delicata perché storicamente l’ Inter dopo una batosta come è stata quella contro il Villarreal tende a sbracare completamente e a finire la stagione sulla stessa falsariga. Il primo tempo sembrava confermare questa tendenza, finchè nella ripresa Figo e Mihajlovic, oltre ai soliti urlacci di Mancini, hanno trascinato i compagni ad una rimonta in cui pochi credevano. Si possono discutere le loro prestazioni, ma come personalità e leadership sono quelli che si stagliano sul resto del gruppo in maniera netta; purtroppo uno smette a giugno e il portoghese ha 32 anni, quindi ha già imboccato la parabola discendente, seppur splendente. La delusione per la Champions e il tradimento di un progetto tecnico ben delineato restano intatti, ma finire la stagione in maniera positiva è un dovere. Il derby è una partita a sé e trarre indicazioni in vista della sfida del Venerdì Santo è fuorviante vista anche l’ incostanza di questa squadra a livello mentale, tarlo che si è riproposto martedì nell’ occasione sbagliata. Peccato per l’ assenza di Cruz che priva l’ attacco della pedina più continua di tutta la stagione, che fa aumentare qualche rimpianto per averlo visto in campo martedì solo nel finale. E Adriano? Infortunio muscolare a parte, è probabile che avrebbe visto la partita con l’ Ascoli dalla panchina, sia per la pessima forma atletica sia per l’ oggettivamente difficile condizione psicologica. Non so se voglia recuperare il rapporto con allenatore, compagni e tifosi o sia già pronto a lasciarsi alle spalle l’ avventura milanese per cercare il riscatto da un’ altra parte, magari dopo un Mondiale da protagonista.Alla fine di quest’anno scade il periodo in cui pensava di vincere qualcosa di importante: non è successo, anche se per colpa sua. Le percentuali di una sua partenza restano alte, con o senza la conferma di Mancini. Il brasiliano sarebbe stato in buona compagnia ad Ascoli: Recoba, Stankovic, Figo tra i peggiori in Europa fuori dall’ undici iniziale, come Veron, che è infortunato, ma penso avrebbe fatto la stessa fine. Un segnale importante, preso non solo per la stanchezza accumulata in terra spagnola. Un segnale che vedremo se sarà riproposto venerdì.

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venerdì, 07 aprile 2006

E ORA? 3 ( IM )POSSIBILI SCENARI DEL FUTURO NERAZZURRO

E ora? Cosa ci si deve aspettare nei prossimi 40 giorni, quando finirà la seconda stagione nerazzurra di Roberto Mancini? Premesso che a tutt’ oggi molto probabilmente quel che accadrà è sconosciuto persino alla mente di Massimo Moratti, proviamo a immaginare tre possibili scenari, così verosimili da avere ognuno una parte di realtà e un pizzico di ironia.

SCENARIO 1

  

Massimo Moratti non dorme più, non rilascia dichiarazioni tutti i giorni ai giornalisti, sta ore al telefono con Facchetti, Corso, Suarez, Boninsegna, Beccalossi, Ronaldo, il figlio di Ronaldo, Trochetti Provera, Afef, Branca, Oriali, Hodgson e Lucescu. A tutti chiede consigli e tutti “disinteressatamente” gliene danno, compreso quello che gli riga ogni macchina la macchina sotto gli uffici della Saras. Roberto Mancini intanto riprende il controllo della situazione, punta finalmente su Pizarro e vince in rimonta il derby inserendo nella ripresa Adriano che fa una doppietta con due azioni magnifiche prendendo in velocità quattro giovanotti come Costacurta, Maldini, Cafu e Serginho. Il Milan viene eliminato dal Barcellona, la Juve vince lo scudetto ma è dilaniata dalle polemiche tra Capello e la tifoseria e il secondo posto dell’ Inter e la conquista della seconda coppa Italia di fila fanno tornare la voglia a Moratti. Il patron si affida alla coppia dirigenziale ex Roma Lucchesi e Baldini, fa finta di mandare via Branca e Oriali ma continua a pagarli e disegna la nuova Triade nerazzurra confermando Facchetti, informato dei cambiamenti 5 minuti prima della conferenza stampa di presentazione. Mancini rimane così come Adriano, che fa un Mondiale in crescendo, diventa papà e di notte resta sveglio solo per i vagiti del neonato e non per andare all’ Hollywood. Se ne vanno in molti, tra cui Recoba, Martins, Materazzi, Julio Cesar, Cristiano Zanetti e soprattutto Veron, che dopo l’ infortunio non tornerà più in campo. I colpi di mercato sono quelli di Henry e Riquelme, ai quali si aggiungono italiani come Tavano, Amelia, Grosso e Barone.

SCENARIO 2

  

Massimo Moratti non dorme e non mangia più, non rilascia dichiarazioni nemmeno a sua moglie Milly e alla sorella Bedy, sta ore davanti al pc a scrivere nei forum interisti post offensivi contro i giocatori e Mancini, ma poi, pentendosi, ne scrive altrettanti giustificandoli perché son ragazzi. Legge tutti i commenti che ci sono nel forum e decide di accettare tutti i loro consigli, anche se in contrasto fra di loro, compresi quelli di chi ogni mattina gli sputa nel caffè nel bar in centro davanti agli uffici della Saras. Roberto Mancini intanto, lasciato solo da quel che resta della società, non riesce a invertire la rotta, cade male nel derby e difende a stento il terzo posto dal ritorno di Fiorentina e Roma. Vince la Coppa Italia, ma lo spogliatoio è ormai lacerato ed è impossibile superare alcune fratture con molti giocatori, in particolare con Adriano, che finisce spesso in panchina prima di un infortunio muscolare che gli fa saltare il finale di stagione e che lo fa partire anzitempo per il Brasile per preparare il Mondiale. Facchetti, informato 5 minuti prima della decisione di Moratti, lo chiama per esonerarlo, e viene sostituito da Eriksson, che torna in Italia dopo i rifiuti incassati da Prandelli, Capello, Spalletti, Mourinho, Hiddink, Trapattoni, Suarez ed Helenio Herrera. L’ arrivo dell’ ex ct inglese, che ha conteso la Coppa al Brasile in finale, fa tornare la voglia al patron che si fa un regalo aspettato da tempo: Ronaldo, al quale viene garantita la protezione della società per tutelare la sua riservatezza nelle nottate passate all’ Hollywood, al Casablanca, al Luminal ed all’ Old Fashion. Adriano alla fine sceglie il Real Madrid, mentre Recoba, Martins e Cruz rimangono. Veron, Favalli, Cesar e tutti gli ex laziali se ne vanno , mentre l’ altro grande colpo è quello dell’ acquisto di Victoria Beckham, felice di lasciare Madrid per Milano, che sarà accompagnata dal marito, in rotta col Real Madrid. Arrivano quasi solo stranieri, viene promosso Andreolli dalla Primavera e ci sono pochi innesti in un mercato condotto "sapientemente" ancora da Branca, che porta a parametro zero Poulsen e Roberto Carlos. 

SCENARIO 3

  

Massimo Moratti non dorme, non mangia e non beve più, tanto che sia la moglie, sia la sorella sia i giornalisti lo scambiano per Pannella e gli chiedono solo delle elezioni, di quando finirà il digiuno e soprattutto stavolta per cosa lo fa. Sta ore nel suo ufficio davanti al televisore e vede e rivede cento volte Villarreal – Inter e tutte le altre grandi sconfitte, dall’ Alaves al Lugano, dall’ Helsingborg allo Schalke, dallo 0 – 6 col Milan al 5 maggio. Si addormenta e fa incubi tremendi in cui gli appaiono il suo giardino senza Recoba e le sue raffinerie senza petrolio. Decide così, dopo una seduta spiritica in cui vengono evocati gli spiriti di Prisco, Meazza e Bramieri, di lasciare l’ Inter e lo fa all’ unica persona a cui la potrebbe mai lasciare: l’ amico Tronchetti Provera, che ai rossi di bilancio di Pirelli e Telecom aggiunge quello della società nerazzurra. Roberto Mancini nel frattempo vince il derby, arriva secondo ma perde la finale di Coppa Italia, evita i preliminari come il Milan perché vince la Champions League in finale contro il Villarreal grazie ad un autogol d Arruabarrena. A giugno però si dimette per il cambio di proprietà, assieme a tutti gli altri dirigenti e allo staff tecnico, ma Moratti gli paga comunque anche l’ ultimo anno di contratto. Tronchetti vuole Fabio Capello, ma la Juventus non lo molla e si accontenta di strappare Prandelli alla Fiorentina per iniziare un nuovo progetto tecnico con un mix di giovani e campioni affermati. Adriano è felice e rimane, mentre la spalla del brasiliano in avanti sarà proprio Bojinov, lungamente inseguito a gennaio, al quale si aggiungerà la giovane stella argentina Aguero. Arrivano anche Pasqual sempre da Firenze e Diarra a centrocampo, con Pizarro che raccoglie il testimone da Veron. Se ne vanno molti ultratrentenni e si inizia una progressiva italianizzazione della rosa. Il colpo di mercato a sorpresa è quello di Cristiano Ronaldo, reduce da un Mondiale da protagonista,e strappato a suon di milioni al Manchester United, dal responsabile del mercato Sartori, ex Chievo.

 

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DOMANDE SENZA RISPOSTA: MOGGI ( SPECIAL EDITION POST JUVENTUS ARSENAL )

Nella speranza che un giorno un giornalista rivolga queste domande a Luciano Moggi e non sia discriminato, che non gli venga impedito l’ accesso al campo di allenamento o che addirittura la sua carriera non sia in pericolo, ecco ciò che vorrei chiedere al direttore generale della Juventus dopo l’ eliminazione dalla Champions League, a cui ieri la Gazzetta dello Sport non ha nemmeno dedicato il titolo di apertura.

1 – Fischiare o criticare apertamente la Juventus, rientra nella libertà di espressione o è un delitto di lesa maestà da punire con il silenzio stampa?
2 – La situazione di Ibrahimovic, tecnica, contrattuale ed ambientale, è così diversa da quella di Adriano? Come è possibile che questo svedese si permetta di insultare Capello mentre esce dal campo e ricattare proprio lei don Luciano chiedendo il quadruplo del suo ingaggio quando la scadenza è ancora lontana?
3 – Lo sa che a Londra sono in semifinale guidati da un 18 enne costato 20 volte meno di Vieira e che lei su di lui ha investito 80 milioni di euro al lordo?
4 – Ha notato che nel momento cruciale della stagione per due anni di fila è finita in anticipo la benzina? Non è che si è pentito di aver mandato via su precisa richiesta di Capello mister creatina Ventrone ? Oppure è stato l’ unico epurato per via della vicenda doping?
5 – C’è un nesso tra la constatazione che la Juventus non ha una dimensione europea e l’ influenza molto limitata sua e della GEA fuori dai nostri confini?
6 – Ha notato che in Champions League il numero dei cartellini gialli e rossi a carico dei suoi giocatori per situazioni di gioco come può essere un intervento da dietro è notevolmente superiore rispetto alla serie A ?
7 – Mi conferma che da Capello si aspettasse che vincesse altri due scudetti e che si facesse eliminare meritatamente e senza discussioni da Liverpool e Arsenal nei quarti di finale in Europa?
8 – Camoranesi spesso in preda a vere e proprie ribellioni, Del Piero che bofonchia per non essere mai stato titolare nelle partite che contano, Vieira e Ibrahimovic che sembrano due fantasmi da mesi, Nedved che sostiene che ci vorrebbe uno psicologo, Buffon che flirta con il Milan e a cui non è piaciuto non essere stato difeso dall’ ambiente quando è tornato dall’ infortunio, Thuram in panchina nella partita decisiva con l’ Arsenal. Non è che Capello si è già fatto odiare da mezza squadra come è successo in passato a Roma e Milano?
9 – Dopo aver venduto anche terreni e immobili per fare cassa, investire oltre 120 milioni di euro lordi in due anni nel mercato e pagare uno dei monte ingaggi più alto di tutta Europa, superiore a quello dell’ Inter, come pensate lei e Giraudo di trovare i soldi qust’anno avendo fallito ancora la remunerativa Champions? Anticiperete anche stavolta la riscossione dei soldi dei diritti tv degli anni futuri, aggiustando così il bilancio ?
10 – Non mi aspetto che mi dica se l’ha mai fatto, conoscendo la sua fama. Qualche telefonata a giornalisti compiacenti o ad amici nell’ ambiente per mettere i bastoni fra le ruote a Zeman o Roberto Mancini ha mai pensato di farla?

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giovedì, 06 aprile 2006

LE 40 ORE CHE CAMBIARONO L' INTER

Prima della partita. L’ atmosfera è tesa, sia sul pullman sia nello spogliatoio. Mancini chiede ai suoi di non partire troppo arretrati, a Cambiasso di occuparsi in prima battuta di Riquelme, a Recoba di mettersi tra le linee e ad Adriano, molto silenzioso, di farsi vedere per suggerire il passaggio e far salire la squadra. Gli argentini sentono molto la sfida con molti dei loro connazionali, in particolare Veron e Samuel.

Primo tempo. Il Villarreal inizia forte, ma pian piano l’ Inter conquista campo e non rischia mai seriamente. La palla arriva facilmente alla trequarti ma Adriano si vede pochissimo e Recoba perde una infinità di palloni, così molto velocemente il pallone torna dietro. Sulle punizioni ci va sempre il Chino ma il piede non è caldo. Figo si accentra troppo, ma le urla di Mancini sono soprattutto per le punte e fa scaldare Cruz e Martins. Veron inizia la sua gara nella gara con Sorin, è molto agitato e si arrabbia due tre volte per i suoi suggerimenti non capiti. Cambiasso soffre contro Riquelme, ben spalleggiato da Tacchinardi e Senna e chiede a Stankovic di aiutarlo. Molto fallosi Samuel e Materazzi, ma regge lo zero a zero, nonostante qualche brivido nel finale.

Intervallo. Roberto Mancini sente puzza di bruciato e si arrabbia specie con le punte, ma è Veron, in trance agonistica, spalleggiato da alcuni compagni, a spronare energicamente Adriano. Il brasiliano non sta zitto, risponde pesantemente e intervengono lo staff tecnico e dirigenziale, Mihajlovic e Zanetti a fare da cuscinetto tra i due. Volano spintoni e urla, Adriano ha una piccola crisi isterica e colpisce borsoni e zaini, stufo di essere il capro espiatorio. Anche quelli del Villarreal sentono quel che sta succedendo. Materazzi, Mihajlovic e Zanetti i più attivi nel far tornare la calma, Mancini parla ancora e richiama ognuno alle proprie responsabilità. Subito dopo vengono informati Moratti e Tronchetti Provera di quel che è successo.

Secondo tempo. L’ Inter arretra il raggio d’azione sulla spinta del Villarreal e Mancini fa entrare Martins per Recoba. Riquelme continua a dettare calcio finchè batte una punizione che pesca Arruabarrena solissimo, lasciato da Veron che doveva marcarlo, e supera Toldo che ha sbagliato l’ uscita. Increduli per il gol, scende il gelo tra i calciatori che non riescono quasi mai ad alzare il baricentro del gioco. L’ attacco non tiene palla, a centrocampo c’è un pressing asfissiante e la difesa rincula ancora di più: la paura blocca le gambe e Materazzi perde la testa . Mancini e Orsi, senza più Recoba e con Veron poco illuminato in regia, inseriscono Mihajlovic e gli chiedono di tirare ogni punizione e affidarsi ai suoi lanci. Toldo salva altre volte il risultato, entra Cruz per l’ infortunato Veron e qualche suo colpo di testa permette ai compagni di risalire. Il tiro di Stankovic e un presunto rigore su Martins, prima del fischio finale.

Post partita. Shock generale, tutti a testa bassa nello spogliatoio, Mancini è stravolto e inizia una dura requisitoria. Entra, accompagnato da Branca, anche Moratti, che ascolta le parole del suo allenatore, il quale tra le altre cose dice di sentirsi tradito e di non riconoscere più la sua squadra. Come primo responsabile della situazione informa i dirigenti di essere pronto a qualsiasi soluzione , ma mai parla di dimissioni. Il patron ascolta e pronuncia poche ma delusissime parole sul comportamento di alcuni senza mai fare nomi. Si decide di congelare la situazione nell’ immediato, Facchetti rappresenta la società nelle interviste, con il mister che si assume ogni responsabilità e solo Zanetti e Cordoba parlano con la stampa, gli altri filano nel pullman, 45 minuti dopo la fine della partita. Adriano in fondo da solo, I-pod e testa bassa, non parla con nessuno dei compagni, il più vicino è Martins. I capi della Nord al seguito della gara scelgono la linea dura e preparano la contestazione diretta innanzitutto verso i calciatori e Mancini. Primo atto all’ aeroporto di Valencia, dove un gruppetto di supporters tenta di assaltare i giocatori che vengono difesi dalla polizia. Il secondo a Malpensa alle 3 dove i capi rimasti in Italia si accordano per non far del male a nessuno, ma con l’ obbligo dei giocatori di passare davanti a loro, tra due ali di poliziotti, comunque meno di venti. Cori di scherno, insulti, qualche sputo, pochi i risparmiati tra cui J. Zanetti, Figo e Cambiasso. Adriano si fa venire a prendere come sempre dall’ amico italiano che lo riporta a casa e parla con Gilmar, il suo procuratore, informandolo della situazione e dicendogli di esporsi mediaticamente per far sapere il suo stato d’ animo.

Ieri. La squadra torna ad allenarsi, Veron e Stankovic usciti malconci fanno solo terapie. Mancini, dopo una notte insonne, sceglie di non tornare sull’ argomento di ieri e prepara la trasferta di Ascoli, facendo capire che ci sarà qualche cambio. Bocche cucite, solo Facchetti parla informalmente con alcuni giornalisti, i quali grazie a procuratori e a gole profonde all’ interno della società vengono a conoscenza di tutto quel che è successo. L’ attenzione è tutta per Moratti il quale, molto deluso, dai suoi uffici fa sapere di non voler parlare e sente telefonicamente non solo lo staff dirigenziale, ma anche amici e consiglieri del CDA nerazzurro, sfogandosi e raccogliendo anche molti inviti a far piazza pulita e disfarsi di Mancini per non perdere Adriano. Si prende tempo, in attesa del doppio appuntamento pre pasquale contro Ascoli e Milan. Unico sorriso la vittoria in Coppa Italia Primavera contro il Milan. In ambienti vicini alla curva c’ è chi spinge per altre clamorose azioni dimostrative di aperto dissenso contro Moratti per convincerlo a lasciare. 

Oggi. La squadra si allena normalmente alla Pinetina. Finalmente parla Moratti che definisce inspiegabile e inaspettato il comportamento di alcuni giocatori, primi responsabili del fallimento di una stagione che doveva essere quello della conquista di qualcosa di importante. In particolare difende Veron e non nomina mai Adriano. “Assolve” Mancini, tradito, ma non può considerare un successo la sua gestione. Parlando di punti fermi, cita se stesso tra quelli che non ci sono e, nonostante la voglia ancora immensa di Inter, mette in dubbio la sua presenza futura. Insomma, farà esonerare Mancini da qualcun altro. Intanto l’ allenatore rilascia una breve intervista a InterChannel e Sky, scusandosi a nome della squadra con tifosi e società per il modo in cui è venuta l’eliminazione. Ribadisce di non dimettersi e lancia una frecciatina, probabilmente all’ interno della società, a chi vorrebbe un epilogo di questo tipo.

Questa la cronaca, abbastanza realistica e verificata, di quello che è successo da quella maledetta sera di due giorni fa fino ad oggi pomeriggio. Le 40 ore che hanno fatto tornare l’ Inter all’ inferno.

postato da: chico75 alle ore 16:31 | link | commenti (5)
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QUELLI CHE..NON PENSANO CHE MANCINI SIA IL PRIMO COLPEVOLE

GIANLUCA ROSSI

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GIGI SIMONI

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MARCO LOMBARDO

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DOMINIQUE ANTOGNONI

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FRANCO ROSSI

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postato da: chico75 alle ore 12:12 | link | commenti
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MANCINI: CONCORSO DI COLPA, MA E' IL MENO RESPONSABILE

Questo blog nacque a poche ore dalla sconfitta contro la Juventus che ha mandato in soffitta anche per quest’anno il sogno di rivincere uno scudetto. Già allora la panchina di Roberto Mancini subì un primo robusto scossone, ma non è nemmeno paragonabile a quella di queste ultime ore. Giustamente, perché se la Juventus comunque si può tranquillamente considerare più forte, il Villarreal è un ottimo complesso, molto ostico da affrontare, ma con un solo grande giocatore attorniato da un manipolo di buoni gregari. Se a ciò si aggiunge il modo in cui questa eliminazione è venuta, non ci si può sorprendere se un progetto tecnico lungo due anni venga messo in discussione in 90 minuti. Ma cosa ha sbagliato Mancini? La sua assunzione di responsabilità nelle dichiarazioni post partita corrisponde alla realtà dei fatti? Non sto da una parte per partito preso, per difendere la ragione stessa di esistenza di questo blog: non ha funzionato nulla ieri sera e quindi anche l’ allenatore è da chiamare sul banco degli imputati. Ecco le sue colpe.

- L’ approccio mentale alle partite decisive. Se tutta la squadra non ha un minimo di reazione, è bloccata dalla paura di sbagliare e non riesce a dare il meglio di sé nelle occasioni più importanti, significa che anche l’ allenatore non riesce a preparare questo aspetto. Non è un problema di motivazioni, perché in gare del genere vengono naturali; piuttosto se l’ allenatore dichiara prima della partita che l’ atteggiamento sarà quello di fare la partita e puntualmente accade il contrario, perlomeno non è riuscito a convincere anche la truppa.
- La mancata sostituzione di Veron. Dopo l’ infortunio l'argentino non ha più ritrovato la condizione. Ieri sera, ad una regia imprecisa e di piccolo cabotaggio, si è aggiunta una condizione psicologica deleteria per la squadra: ha avuto battibecchi per tutto il match con Sorin, capitano dell’ Argentina e colpevole di aver perorato la causa di Riquelme con il ct Pekermann. Anche prima della punizione sfociata nel gol, era intento a litigare con un avversario tanto da perdersi Arruabarrena che ha uccellato Toldo.
- Inserire Mihajlovic invece di Cruz. Togliere un centrocampista offensivo per un difensore quando sei sotto di un gol non può mai essere una mossa condivisibile perché, agli occhi di tutti, è un non sense calcistico. In finali del genere gli schemi saltano, si gioca con i lanci lunghi e le torri dell’ argentino sarebbero state più utili di una punizione.

Quelle le colpe che gli riconosco, ora le accuse per cui il Mancio, sempre secondo la mia opinione, è da considerare innocente.

- La formazione iniziale. E’ quella che tutti avrebbero schierato, con Figo recuperato, con Recoba che ha potuto giocare per 4 partite di fila, con la coppia titolare Veron – Cambiasso in mezzo, con la miglior punta della rosa Adriano e senza Wome a far danni dietro, inserendo Materazzi.
- La gestione delle punte. Ha puntato tutto su Adriano, l’ unico che poteva cambiare l’ inerzia della partita con un colpo da campione, ed in cambio ha avuto un indisponente silenzio. Ha chiesto a Recoba di muoversi tra le linee di centrocampo e attacco e lanciare il brasiliano e il Chino si è competamente perso. Ha messo Martins che nell’ unica azione degna di questo nome è scivolato al momento del tiro. Inzaghi e Sheva sono nell’ altra sponda del Naviglio.
- La condizione fisica. A detta di tutti era per gran parte della rosa più che buona, come si era visto all’ andata e in campionato col Messina. Un solo infortunato, solo Figo e Veron non erano nel migliore dei momenti di forma, a causa dei recenti infortuni. Erano comunque completamente recuperati sul piano fisico.
- Lo schieramento tattico. Quello abituale e che ha dato i frutti migliori anche all’ andata, quando aveva sfondato sulla sinistra individuando in Sorin l’ anello debole del sistema difensivo del Villarreal e sull’ altra fascia Zanetti era stato irresistibile. Martedì puntava su Figo e Stankovic che non si sono mai visti.
- Quel che è successo tra primo e secondo tempo. Semplicemente la conseguenza dell’ atteggiamento indulgente e passivo di Moratti e della società nei confronti di alcune presunte stelle del reparto avanzato e delle loro mancanze. Quel che ha impedito non solo a Mancini ma anche ai suoi predecessori di vincere qualcosa.

Due dei tre errori sono riferibili ai cambi a frittata fatta, ma non esiste la controprova che i sostituti avrebbero fatto meglio. Resta l' approccio mentale, ma mi affido a un paragone molto calzante. Se l' alunno non va bene in una materia può essere colpa dell' insegnante che non spiega bene, ma principalmente del ragazzo che non si applica a sufficienza. Al tirar delle somme, in una scala di responsabilità, a poco più di 24 ore dal tradimento Inter in terra di Spagna, Mancini ne ha meno di società e giocatori.

postato da: chico75 alle ore 01:21 | link | commenti (19)
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martedì, 04 aprile 2006

DISASTRO INTER, UNA AMAREZZA CHE SI RIPETE

Non ci sono scusanti, l’ Inter ha fatto tutto l’ opposto di quello che doveva, come avevo puntualmente scritto, e il Villarreal ha meritato la qualificazione, non solo per quel che ha fatto nella ripresa stasera, quando i nerazzurri sono spariti dal campo. Tatticamente, tecnicamente, caratterialmente e fisicamente: è un k.o. su tutta la linea. Non solo non è arrivata quella grande prestazione che stavo aspettando dall’ inizio della manifestazione, ma nemmeno quella sufficiente delle ultime prove. E’ l’ ennesima sciagurata serata per una società che non solo con Mancini ma in tutta l’era Moratti ha mancato le occasioni chiave. Non serve parlare di migliori o peggiori, se si va fuori in questo modo ci vuole un ripensamento generale. Completamente incapaci di incidere i giocatori che dovevano fare la differenza: Figo, Veron, Stankovic, Recoba, Martins e Adriano, che sono quelli deputati alla manovra offensiva e a segnare. Se poi si vuol dare la colpa a Toldo per il gol o all’ arbitro che non ha fischiato un possibile rigore significa non voler guardare in faccia alla realtà che è ben più complessa. E’ una debacle che segna pesantemente in maniera negativa il progetto tecnico di Roberto Mancini, che avrà indubbiamente delle colpe, ma che non è il principale responsabile di questa situazione, ormai atavica. Ad un certo punto le colpe degli allenatori finiscono e iniziano quelle dei giocatori. Rimango dell’ idea che debba rimanere, ma solo con una chiara, forte e convinta presa di posizione dei vertici. Se dovesse essere confermato per mancanza di alternative prepariamoci a vivere un’ altra situazione simile a quella che portò Cuper all’ esonero. Quel che c’è da cambiare è come viene gestita questa società, in maniera dilettantesca, inefficiente e confusa, a cominciare dal rapporto con i giocatori. Nessun allenatore del mondo in questa situazione riuscirebbe a vincere una Champions o uno scudetto. Il contrasto con la qualificazione del Milan, indubbiamente fortunato ma ricco di giocatori decisivi messi in condizione di fare bene quando serve, è una coltellata al cuore dei tifosi che sanguina già da parecchio tempo.

postato da: chico75 alle ore 23:22 | link | commenti (50)
categorie: calcio, inter, mancini, villarreal

10 COSE CHE L' INTER NON DEVE FARE STASERA

1 – Non dimenticarsi di essere più forte del Villarreal.
2 – Non sbagliare l’ approccio alla partita, in termini di concentrazione, specie all’inizio.
3 – Non gestire il risultato, non avendo le caratteristiche per farlo.
4 – Non lasciare spazio a Riquelme.
5 – Non stravolgere l’ assetto difensivo.
6 – Non far giocare Wome e Cesar sulla fascia sinistra, specie dall’ inizio.
7 – Non dimenticare in panchina Recoba.
8 – Non perdere il controllo dei nervi, specie in caso di svantaggio.
9 – Non metterla sul piano fisico, ma puntare sulla tecnica dei vari Veron, Figo e Stankovic.
10- Non perdere questa grandissima occasione.

 10 cosas que l' Inter no tiene que hacer esta noche

postato da: chico75 alle ore 09:52 | link | commenti (5)
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DOMANDE SENZA RISPOSTA: GIORGIO TOSATTI

Ok, Mazzone è stato maleducato, ma lei non si è messo sullo stesso piano ? Ok, Zeman ha esagerato, ma non è forse vero che con la Juventus e il Milan non usa  le stesse stilettate che riserva agli altri, in primis Roberto Mancini e l' Inter ?

postato da: chico75 alle ore 09:43 | link | commenti (3)
categorie: calcio, domande senza risposta
domenica, 02 aprile 2006

ZORO, L' INTELLIGENZA E LA SCELTA DI IGNORARLO

In una serata già triste per un dramma vero come quello dell’atroce morte di un bimbo, ho trovato sinceramente ingiustificabile il comportamento riservato dalla curva Nord a Zoro. A Messina avevano esagerato tutti: Zoro stesso, che ha abbandonato il campo che per lui è luogo di lavoro, i tifosi, che si ostinano a ululare ai giocatori di colore, sia per razzismo sia per innervosirli, e il giudice, che ha diffidato per 5 anni 10 ultras, pena che non si vede infliggere nemmeno uno che aggredisce un poliziotto con un coltello. Una persona che minimamente dice di amare l’ Inter e il calcio, nonché minimamente intelligente, non tira fumogeni durante un derby europeo, massima espressione dello sport pedatorio, rischiando o di estrometterla dalle coppe o una esemplare squalifica del campo. Impedendo legittimamente agli altri, nonché a se stessi, di vederla, e accettando il verdetto sportivo, qualunque sia. Principio base dello sport stesso, purtroppo in Italia poco praticato. Per lo stesso motivo ieri sera comportarsi in quel modo non aveva alcun senso e sottolineo con piacere la sonora disapprovazione della maggioranza del pubblico di San Siro, che tra l’ altro di soldi ne spende anche di più. Non ho toccato il tema del razzismo, perché è una piaga sociale che purtroppo va al di là di un ululato durante una partita di calcio. Che in curva ci siano molti esponenti di estrema destra, le cui idee razziali sono conosciute da tutti, aggiunge un elemento alla discussione, che si intreccia con la considerazione, propria non solo degli ultras, che Zoro abbia cercato un po di facile pubblicità. A pensare male si fa peccato, ma, conosciuto il contenuto di una sua intervista nei giorni precedenti alla partita d’andata, il dubbio che il suo gesto fosse premeditato mi viene. Di fronte a gratuiti insulti come quelli di ieri, che offuscano tra l’ altro l’ immagine di un club che fa dell’ integrazione e della solidarietà valori assoluti e condivisi, mi piacerebbe che una società avesse il coraggio di non mettere in vendita i biglietti della curva, regalandoli gratuitamente a bambini e ragazzi accompagnati dai genitori. Ci sarebbero meno striscioni, fumogeni e meno pubblico al seguito della squadra lontano da San Siro, ma l’incitamento e il tifo dei bambini non sarebbero da meno. Per quanto riguarda Zoro, una scelta dettata dall’ intelligenza sarebbe stata quella di ignorarlo. Il silenzio spesso può essere molto rumoroso. Specie in una serata in cui la tv ha mostrato quanto può essere barbaro l’ animo umano.

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DIVERTENTE INTER, SOLARI GALACTICO

Un sabato molto positivo, se non fosse per la morte di un piccolo innocente e per i cori contro Zoro, di cui parlerò a parte. La scelta di Mancini di far riposare quasi tutti i titolari in vista del ritorno col Villarreal ha pagato. Forse poteva essere fatta anche a Parma, dove, nonostante i 18 tiri verso la porta, alcuni giocatori non sono sembrati completamente concentrati sulla partita. Comprensibile, vista l’ importanza della Champions League. Così i 3 punti persi una settimana fa, sono stati in fretta recuperati sul Milan, caduto a Lecce con molte seconde linee che non giocando quasi mai non hanno il ritmo partita ( Amoroso, Rui Costa, Jankulowski ). La Coppa Italia tanto snobbata invece permette ai nerazzurri di far respirare l’ aria della competizione a chi viene meno impiegato e contro il Messina si è visto. Dopo uno svarione difensivo dovuto ancora a scarsa attenzione nei primissimi minuti, Pizarro ha macinato gioco e chiamato ripetutamente in causa gli esterni argentini Kily e Solari, tra i migliori in campo, assieme a Mihajlovic e Burdisso. Una notazione per l’ ex madridista: è tra quelli che ha sofferto maggiormente il trasferimento dal Real, soprattutto a livello fisico, non è mai stato un fenomeno né un mostro di continuità ma sicuramente, in caso di assenza di Figo o Stankovic, deve essere il primo cambio. E’ mancato solo il gol a Cruz, a differenza di Martins che è stato più preciso e lucido che nelle ultime settimane. In prospettiva Champions, sia Burdisso che Solari possono avanzare la loro candidatura, specie il primo visto che Wome in una linea a quattro continua a non convincermi in fase difensiva ( il meglio di sé in carriera lo ha fatto comeesterno di un centrocampo a 5 ). Se a Villarreal si riuscirà a resistere al submarino amarillo, l’ Inter resta in corsa per migliorarsi rispetto all’ anno scorso, sia in Italia che in Europa, e Mancini sarà sicuro della conferma, come mi auguro. Con tanti saluti agli avvoltoi di turno che vogliono affossare il primo progetto tecnico convincente dai tempi di Trapattoni.

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sabato, 01 aprile 2006

FRASI ( MAI ) DETTE IL PRIMO APRILE. PURTROPPO

ADRIANO : “ Mi è sempre piaciuto il Milan, un giorno potrei giocarci “.
MORATTI :“ Quest’ anno la mia favorita per lo scudetto è l’ Inter, anche se potrebbe sembrare che stia scherzando “.
RONALDO : “ I neroazzurri mi vogliono sempre bene, a partire dalla gente e dai tifosi che mi hanno voluto e mi vogliono ancora”.
ANCELOTTI : “ Poulsen? Un codardo. Ha colpito a tradimento Kakà per tutta la partita. Questo giustifica il comportamento di Totti all’ Europeo”.
GALLIANI : “Adesso capisco Totti all’ Europeo dopo aver visto Poulsen “.
CAPELLO : “ Io alla Juventus? Non andrei mai ad allenare i bianconeri. Rispetto la società, ma a me non interessa andare lì: sono scelte di vita".
MOGGI : “ In cosa consiste la nostra amicizia? Se ad esempio siamo entrambi su uno stesso giocatore, l'altro non si mette certo ad alzare il prezzo. Galliani e' il mio... miglior nemico”
VIERI : “ Io posso andare in giro a testa alta, io alla mattina mi posso guardare allo specchio, voi no, perché voi non avete la coscienza. Sono più uomo di tutti voi messi insieme".
ELKANN : "'Del Piero costa troppo per quello che rende. E' un lusso che non ci possiamo piu' permettere"
LOTITO : " In 3 anni risanerò la Lazio, bado anche ai valori, bisogna essere didascalici. Cosa significa?Dare l' esempio. Ho capito per primo che bisognava cambiare strada. Il Milan punta sulle stelle, noi sui giovani "

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giovedì, 30 marzo 2006

ECCO COME TROVARE I BIGLIETTI PER I MONDIALI DI CALCIO

INCHIESTA: biglietti Mondiali Germania 2006, World Cup Germany 2006 tickets

La Coppa del Mondo un affare per ricchi? Biglietti ormai introvabili e non vendibili separatamente dai tour di viaggio organizzati? Non è completamente vero. Basta scandagliare la Rete e affidarsi alle agenzie di ticketing internazionali, quelle che professionalmente si occupano di vendere biglietti per gli spettacoli, sportivi e non, di tutto il mondo. Le principali si trovano in Inghilterra e Stati Uniti, Paesi in cui la professionalità e l’ organizzazione sulla gestione dell’ evento sportivo tout court raggiunge livelli ancora impensabili da noi. E’ il caso della TicketsNow ( www.ticketsnow.com ) , una delle più importanti a livello mondiale, che ha la sede principale in Illinois, Stati Uniti, con una sede periferica in Germania, che ha a disposizione ancora centinaia e centinaia di biglietti per assistere a tutte le partite del Mondiale. I prezzi? Naturalmente maggiorati, come la legge dello Stato americano permette a chi possiede regolare licenza. Per Italia – Repubblica Ceca ce ne sono ancora 200 e si va da un minimo di 390 dollari ad un massimo di 1.790 per il pacchetto all inclusive, che comprende anche l’ accesso alla sala ristorante, guida e trasporto allo stadio. Circa 220 i biglietti per Italia – Ghana, con cifre più contenute per i settori intermedi, mentre per la sfida contro gli Stati Uniti, molto sentita oltreconfine anche per la presenza di molti nostri connazionali, la forbice dei prezzi è tra i 790 e 2.000 dollari, con una disponibilità in rapida discesa ma ancora oltre i 150 posti. Per ordinarli è possibile servirsi del sito internet dell’ agenzia, garantito dai più moderni sistemi di protezione antifrode, mentre i tickets vengono spediti direttamente a casa con un sovrapprezzo per il nostro Paese di circa 40 dollari. Per chi volesse chiedere ulteriori informazioni, basta mettersi in contatto con il customer care, a cui gli operatori rispondono! , in lingua inglese o spagnola, ma anche sfruttare una live chat presente nel sito con una responsabile, come ho fatto io, aspettando l’ inezia di 7 secondi 7 e chiarendo con Vickie, davvero gentile e puntuale, ogni mio dubbio. Appassionati di Brasile, Argentina, Inghilterra o altre Nazionali? No problem, biglietti ce ne sono ancora centinaia, basta mettere in preventivo di pagare almeno 1.000 dollari per la categoria di posti più economica. Per molti potrà sembrare una pazzia, ma se si pensa che i Mondiali nel Vecchio Continente, dopo le previste edizioni in Sudafrica e Sudamerica, torneranno fra 12 anni…

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COME IL MONDO HA VISTO INTER - VILLARREAL

Trasformandomi nel Klaus Davi della situazione, diamo una occhiata a come i media internazionali hanno titolato il post Inter – Villarreal, cominciando naturalmente da quelli spagnoli.

 As : “Sconfitta promettente . Il Villarreal incassa la prima sconfitta a San Siro contro un avversario di livello superiore, ma ugualmente gli mette paura tanto che l’ Inter si è dovuta accontentare di una vittoria esigua” .
 Marca : “ Il Villarreal conquista un buon risultato nonostante la sconfitta. L’ Inter è una macchina. Adriano è una macchina. Ma, come ogni macchina, bisogna scaldarli affinchè funzionino alla perfezione. E’ quello che ha fatto il Villarreal con un gol nel primo minuto di partita”
 SkySport : “ Una super Inter è in vantaggio. L’ Inter si riprende da un disastroso inizio e sconfigge il Villarreal in un incontro ricco di emozioni “
 The Guardian : “ L’ Inter colpisce due volte ma un sorprendente Villarreal segna un gol in trasferta. L’ Inter ha fatto una ottima figura ma il Villarreal ha ancora la possibilità di raggiungere la semifinale “.
 Equipe : “Piccolo vantaggio per l’ Inter. L’ Inter andrà al Madrigal con un vantaggio minimo la prossima settimana. I milanesi si sono imposti per 2 a 1 ma hanno sofferto e concesso un gol ad inizio partita che potrebbe fare la differenza “
 Record : “L’ Inter senza Figo batte il Villarreal ma la qualificazione resta aperta”
 Olè : “ Pupi football. Né Riquelme, né Veron, né Cambiasso. Il migliore di Inter – Villarreal è stato Zanetti che ha giocato come un Campione”
 Globo : “ Con un gol di Adriano l’ Inter batte il Villarreal. L’ attacco della Selecao sembra essere in sintonia. Dopo Ronaldo che ha trascinato il Real Madrid nella Liga, il quarto gol dell'anno di Adriano può segnare la svolta”
 Sports Illustrated : “L’ Inter accelera contro il Villarreal. Martins segna il gol della vittoria ed Adriano esce fuori dalla crisi nella vittoria contro gli spagnoli “
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RIMONTA INTER, MA I GIOCHI SONO APERTI

Doveva andare meglio, poteva andare peggio. Prima della partita un successo per 2 a 1 sarebbe stato considerato un mezzo passo falso, ma dopo il gol subito al primo minuto aver rimontato e vinto contro una squadra non eccezionale ma molto ostica fa tirare un bel sospiro di sollievo. E’ stata un’ Inter discreta, super in Javier Zanetti e Stankovic, ha ritrovato i gol dei due attaccanti, ma che non ha sciolto i dubbi complessivi sull’ efficacia della manovra offensiva. La prestazione da grande squadra che punta ad andare in fondo a questa competizione insomma non c’è stata e questa è la preoccupazione maggiore per l’ immediato futuro. Assieme alla condizione precaria di Veron, molto statico ed impreciso, e a qualche amnesia difensiva di troppo ( Cordoba dov’ eri sul gol?). Senza la rete subita in apertura, la qualificazione si poteva ipotecare a Milano e non averlo fatto, come contro l’ Ajax, è un demerito. Gli spagnoli si confermano un gradino sotto ad Arsenal e Lione, avversarie delle italiane, come livello tecnico, Riquelme escluso( il migliore dei suoi con Gonzalo), ma come ho scritto da tempo sono molto insidiosi per chiunque da affrontare. Un gol lo fanno sempre, anche a Milano Forlan, a segno da 5 partite, ha timbrato il cartellino, ma anche lo prendono, e la difesa lo ha regalato ad Adriano. Sono pur sempre alla prima sconfitta in Champions League, è un dato da non dimenticare. Per una volta anche Roberto Mancini, che tatticamente ha preparato bene la sfida decidendo di sfondare nel lato di Sorin, non mi ha convinto nelle scelte: Wome in fase difensiva vale Gresko, non ha le capacità e l’ attenzione per fare la diagonale dietro e stasera si è fatto bruciare da Josè Mari dopo 30 secondi! Perché non Burdisso? Anche Cesar e poi Martins, fortunato nell’ occasione del 2 a 1, non mi sono sembrati all’ altezza di una partita così: perché non Cruz e Solari? La speranza è di recuperare Figo, Recoba e magari Favalli, del quale spesso si sottovaluta l’ importanza, per un ritorno che l’ Inter può affrontare agevolmente se gioca nell’ unico modo che sa: non aspettare ma aggredire e fare la propria partita, perché Adriano e soci ne hanno tutte le possibilità. Altrimenti nel piccolo Madrigal si potrebbe fare dura, specie se si va sotto di un gol. Un ultimo cenno al brasiliano: lontano dalla migliore condizione, come si è visto anche nelle conclusioni, prive della solita potenza, ma in netto progresso fisico e come determinazione. Nonostante tutto è’ ancora nettamente il migiore del reparto avanzato e quindi pensare di farne a meno sarebbe un suicidio.

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mercoledì, 29 marzo 2006

INTER - VILLARREAL, 10 MOTIVI PER ESSERE OTTIMISTI

1 – L’ Inter è tecnicamente molto più forte del Villarreal, specie a centrocampo.
2 – Abbiamo una tradizione e una abitudine a giocare grandi sfide internazionali decisamente superiore.
3 – Non sono in un grande momento: nelle ultime 15 partite tra Liga, Champions e Copa del Rey hanno vinto solo 3 volte, pareggiato 7 e perso 5. Non vincono in trasferta dal 10 dicembre.
4 – Agli spagnoli mancano Tacchinardi, Josico, Josemi e Arruabarrena.
5 – Gioca Adriano e se si ritrova può fare la differenza.
6 – Se si escludono Figo e il lungodegente Favalli, l’ Inter non ha assenze di rilievo ed è in una buona condizione di forma.
7 – Nelle partite di Coppa l’ Inter di solito dà il meglio: Mancini ne ha vinte due ed è in lizza per vincerne altrettante.
8 – E’ una partita fondamentale della stagione, si gioca in casa e la spinta del pubblico di San Siro può essere determinante.
9 – Veron, il faro del gioco nerazzurro, ha la possibilità di prendersi una grande rivincita sul connazionale Riquelme, che gli ha tolto il posto in Nazionale argentina e sarà motivatissimo.
10 – La Juve ha perso malamente e questo deve dare ancora più rabbia e fiducia per fare strada in Champions League.

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martedì, 28 marzo 2006

DOMANDE SENZA RISPOSTA: PATRICK VIEIRA

Chi ha fatto l' affare tra Juventus e Arsenal? La Juventus che lo ha preso per 20 milioni di euro con un contratto quadriennale da 5 milioni di euro netti l' anno oppure i Gunners che hanno incassato e puntato sul precoce talento del 18enne Cesc Fabregas ?

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CAPELLO, O IMPRESA O FALLIMENTO

Grande in Italia, pallida in Europa, specie in trasferta. E’ la storia della Juventus, la cui dimensione internazionale è di molto inferiore ad Ajax e Liverpool ad esempio. La fortuna aveva spinto i bianconeri negli ottavi, la sconfitta netta di Highbury riporta bruscamente alla realtà l’ ambiente torinese che si dovrà accontentare della supremazia nei confini nazionali, a meno di una grande prestazione nel ritorno a Torino. Se Roberto Mancini è stato preso per vincere o il campionato o la Champions, a Fabio Capello si chiedeva di vincere in campo internazionale. Gli acquisti di Vieira, Kovac e Mutu quest’ anno e Ibrahimovic, Emerson e Cannavaro l’ anno scorso sono stati fatti per conquistare la coppa dalle grandi orecchie. Non nascondiamoci la realtà: per vincere lo scudetto bastavano Trezeguet e Del Piero, Nedved e Camoranesi. Gli scudetti prima dell’ avvento di don Fabio erano 27 ed essere a 29 non cambia di molto la storia: li poteva vincere anche Lippi. Ma come è maturato questo 2 a 0? E’ spiegabile solo con la maggiore freschezza atletica degli inglesi e con un metro di giudizio arbitrale meno protettivo rispetto all’ Italia? Non solo: tatticamente Capello non è riuscito a trovare le contromosse per il 4-5-1 di Wenger, con il solo Henry punta e con Reyes a fare da spola tra attacco e centrocampo, supportato da Pires. Su quella fascia sinistra, da dove spesso parte anche l’ attaccante francese fortemente voluto da Moratti, Zebina viene travolto e Camoranesi non fornisce il solito apporto. In mezzo stupisce chi in Italia ancora non lo conosce il 18enne spagnolo Fabregas, che fa fare una figuraccia al suo maestro Vieira. Con l’ ultimo indisponente Ibrahimovic e Mutu annullato da Eboue, non ci sono spazi per creare gioco e per far arrivare uno straccio di palla a Trezeguet. Le espulsioni di Zebina e Camoranesi complicano il ritorno contro una squadra londinese che è a 28 punti dal Chelsea ed era senza Campbell, Cole e Lauren, tre titolari del reparto arretrato: bisognava fare di più. Lo spettro del Liverpool sembra tornare quando tutti già pensavano alla possibile semifinale contro l’ Inter e, in caso di eliminazione, Fabio Capello dovrà risponderne in prima persona.

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lunedì, 27 marzo 2006

ANCHE SEVERGNINI STA CON MANCINI

 

Anche Beppe Severgnini, ironico e mai banale scrittore e giornalista, nella sua consueta rubrica Italians sul Corriere della Sera e al martedì sulla Gazzetta dello Sport, sollecitato da me sull' argomento, sta con Mancini. Potete leggere qui la sua risposta:

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/06-03-27/02.spm

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MANCIO, NON TENERE FUORI ADRIANO!

La sconfitta di Parma ha lasciato più scorie a livello di pressione esterna su Mancini e sull’ Inter che all’ atto pratico sulla classifica e sulla sostanza della stagione. Il Milan è distante cinque punti, ma c’è ancora lo scontro diretto e un calendario abbastanza abbordabile, mentre la Roma, quinta in classifica, è sei punti più giù, con molti giocatori in infermeria e che sarà presto chiamata a uno scontro ad eliminazione contro gli stessi viola. Al di là dello sciagurato errore di Wome, giocatore che come ho sempre ripetuto vale Gresko, ci sono i 18 tiri indirizzati verso Bucci, 9 nello specchio e 9 fuori, che testimoniano come ancora una volta sia la difficoltà a sbatterla dentro il cronicizzato problema di questa squadra. Se si creano le occasioni, spesso con una manovra fluida, non si può criticare l’ allenatore, che sta ruotando tutte le punte senza cavarne un ragno dal buco: è quel che si legge anche nell’ articolo di oggi di Cecere sulla Gazzetta, che però i titolaristi del giornale di Corrado Verdelli stravolgono facendo passare la situazione attuale come colpa del mister. Chi mi legge sa che al primo passo falso il partito degli anti Mancini a prescindere dà fiato a trombe e tromboni compiacenti. Nessuna sorpresa quindi. Detto anche dell’ errore di Materazzi sul gol, Samuel e Cordoba in mezzo restano un’altra cosa, e della pessima serata di Veron, tenuto comunque in campo per fargli migliorare una condizione non ancora ottimale dopo l’ infortunio, torno subito a parlare della partita chiave di mercoledì contro il Villarreal, che, volenti o nolenti, catalizza tutte le attenzioni. Se delle sette qualificate che han giocato nel weekend nei rispettivi tornei nazionali, solo due hanno vinto, un motivo ci sarà. Sento aria di panchina per Adriano e spero che Roberto Mancini non cada in questo errore: il brasiliano è uno dei pochi che, anche se in crisi, può risolvere con una giocata il match e tenere in apprensione l’ intera retroguardia. Capirei se ci fossero delle alternative come ha il Milan con Inzaghi, ma né Martins, né Cruz mi sembrano in grado di cambiare il volto a questo attacco. Inoltre ritrovare la via della rete potrebbe servirgli per ritrovare quella sicurezza finita chissà dove e fargli assaggiare la panchina nella partita decisiva, come già successo nel derby, porterebbe dietro una serie infinita di problematiche, prime fra tutte la sua permanenza a Milano. Personalmente punterei su di lui sia per l’ andata che per il ritorno, rischiando per una volta le tre punte in caso di situazione difficile. Per l’ eventuale sostituzione di Figo, non stravolgerei l’ assetto base e o avanzerei J. Zanetti o darei una chance a Solari, altro abituato a gare di livello internazionale, che probabilmente meritava già sabato al posto di un Cesar troppo lontano da quello vero. C’è molta tensione alla vigilia, ma se correttamente incanalata può fare da traino per un approccio determinato e voglioso contro un Villarreal che verrà qui per chiudersi e ripartite in velocità. Diamo fiducia a questa Inter.

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venerdì, 24 marzo 2006

MANCINI RISPONDE A PARREIRA E INVOCA QUEL QUALCOSA IN PIU'

Le conferenze stampa di Roberto Mancini non sono quasi mai inni alla banalità come per la maggior parte dei suoi colleghi. Una delle qualità, che spesso è considerata difetto non solo nel mondo del calcio, dell’ allenatore nerazzurro è quella di prendere posizione su temi anche spinosi dell’ attualità pallonara. Così se Parreira poche ore prima aveva insinuato che Adriano e compagni conservassero energie in vista del Mondiale, il Mancio ha dichiarato che si dovrebbe dare la possibilità ai calciatori di rinunciare alla convocazione e rimanere a riposare. Un parere interessato, ma condivisibile. Come non ricordare il tour de force dell’ Imperatore nei mesi invernali? L’ Inter ha pagato carissimo già una volta, con Ronaldo ai Mondiali ’98, il dazio di un gravissimo infortunio al suo calciatore di maggior prestigio, fatto che ha condizionato negativamente il destino sportivo della società di via Durini. Non fosse accaduto, scudetti e Champions League molto probabilmente avrebbero trovato posto in bacheca. Ne sono convinto. Personalmente non mi schiero dalla parte degli affaristi dei club del G14 che vorrebbero ridurre al minimo gli impegni delle selezioni nazionali, ma alcuni ct, con l’ ausilio della stampa dei loro Paesi, tengono letteralmente sotto scacco i calciatori, che non possono mancare nemmeno in una amichevole in Kuwait. Ogni riferimento ai brasiliani è puramente voluto. Un altro passo interessante della conferenza stampa è l’ ammissione che la squadra deve fare qualcosa in più per puntare ai grandi traguardi: una accusa nemmeno tanto velata alle punte? Il mister jesino le difende, predica tranquillità, ma a precisa domanda sulle qualità di Martins lo invita senza tanti giri di parole a mostrarle in fretta perché nel calcio d’ oggi le partite importanti passano. Spazio a Recoba quindi a fianco di Adriano. Parma è importante per il secondo posto, ma è indubbio che è con il Villarreal che si deve dimostrare quel qualcosa in più invocato da Mancini.

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LA PORRA DEI TIFOSI DEL VILLARREAL. COME FINIRA' PER VOI ?

Stanno per arrivare. E ci credono. I tifosi del Villarreal sono pronti a invadere Milano per continuare a sognare nella loro prima avventura in Champions League. Nel sondaggio lanciato dal forum degli appassionati del “ submarino amarillo “ ( www.forogroguet.com ) ben l’ 80 % di loro non credono di uscire sconfitti da San Siro e, molti di quelli che hanno pronosticato una sconfitta, hanno la sensazione di riuscire a ribaltare il risultato nella bomboniera del Madrigal. Confidando nella vena realizzativa di Riquelme, la stella della squadra, e del redivivo Forlan, a segno nelle ultime quattro gare, ma anche sperando nel centrocampista Senna o nelle altre due punte Josè Mari e Franco. Come scritto la scorsa settimana, è una squadra molto ostica da affrontare quella allenata dal cileno Pellegrini: pareggia spesso, segna pochi gol ma ne subisce altrettanti. Per questo il risultato più pronosticato dai tifosi, circa il 50%, per la partita d’ andata è quello di un pareggio. Il Villarreal è reduce dall ‘ 1 a 1 in casa del Valencia, salvato da Canizares che con una prodezza ha parato il rigore di Riquelme, ma in classifica la zona Uefa è ancora da conquistare e così nel match contro il Betis non potrà far riposare i titolari. Ora tocca a noi: come finirà Inter – Villarreal ?

 Las porra de aficionados de Villarreal

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categorie: calcio, inter, villarreal, post en espanòl
giovedì, 23 marzo 2006

PARREIRA: ADRIANO E GLI ALTRI PENSANO AL MONDIALE!

Vi sorprendete per le pessime prestazioni e il precario stato di forma di Adriano, Ronaldo, Roberto Carlos, Dida, Cafu, Julio Cesar ? Il ct del Brasile Parreira dice quello che molti pensano e che il solo Ronie ha avuto spudoratamente il coraggio di dichiarare davanti a un microfono dopo l’ eliminazione in Champions League. “Stanno risparmiando energie in vista del Mondiale, in particolare Ronaldo, a cui le critiche saranno da stimolo per trascinare la Selecao in Germania”. Premesso che è un fenomeno tutt’ altro che nuovo per la galassia calcistica, queste affermazioni si vanno a inserire nel già infuocato clima tra la Fifa e il G14, l’organismo che raggruppa i principali club europei e che ha chiesto un risarcimento forfettario di 860 milioni per aver finora messo a disposizione i propri giocatori per le selezioni nazionali. Certamente, per restare ad Adriano, sarebbe quantomeno fastidioso per i tifosi nerazzurri vederlo tornare in grande forma nel prossimo giugno indossando la prestigiosa casacca verdeoro. Avere al fianco Ronaldo e dietro Kakà, Ronaldinho ed Emerson aiuterà sicuramente, ma solo un finale di stagione all’ altezza delle sue qualità potrebbe togliere qualche brutto pensiero a chi lo incita dalle tribune di San Siro e a chi lo paga ogni 27 del mese.

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LE DOMANDE SENZA RISPOSTA: CRISTIANO ZANETTI

Cos' ha di diverso la panchina nerazzurra da quella juventina ?

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RISERVE SONO E RISERVE RIMANGONO

25 minuti a buon ritmo, un gol fatto e almeno tre mancati, poi voglia, motivazioni e anche fiato sono venuti meno. Come è già successo in altre uscite stagionali in Coppa Italia e in Champions, a qualificazione già assicurata. Sono queste le riserve di cui qualcuno invoca maggiore spazio? A parte Julio Cesar, che visibilmente non ha assorbito mentalmente la decisione di Mancini di puntare su Toldo, praticamente tutti gli altri non meritano di trovare spazio nelle partite chiave della stagione, infortuni e/o squalifiche permettendo. Non è un caso che i migliori siano stati Samuel, che riserva non è, e Mihajlovic, che ha ancora motivazioni nonché classe da vendere. Esaltarsi per un gol comunque molto bello di Solari e vederlo poi sbagliare passaggi e cross in serie non lascia tranquilli, anche perché gli altri esterni che sono stati impiegati, da Kily a Cesar, che in quindici minuti ha fatto capire di essere lontano anni luce da una condizione presentabile, non costituiscono serie minacce a Stankovic e Figo. Gli stessi Pizarro e Cristiano Zanetti nel corso della ripresa sono lentamente scomparsi dal gioco lasciando ai friulani una sterile supremazia che solo per l’ incapacità degli avversari non ha procurato rischi maggiori. Pallido pure Cruz, che soffre i giocatori fisicamente imponenti come Natali, un capitolo a parte merita Martins: che fine ha fatto quel furetto un po pasticcione ma tremendamente veloce e fastidioso per i difensori che gli giocavano contro? Mi ripeto, come per Adriano: prima della condizione psicologica serve ritrovare quella fisica, seguendo ancora più rigorosamente le regole ferree della vita da atleta. Non tocca a Mancini, che vedendo i suoi attaccanti vorrebbe rimettersi in scarpette e calzoncni, vigilare, ci sono dirigenti chiamati a farlo. Resta palese dove si deve correggere la rosa: uno/due grandi giocatori e sostituti maggiormente motivati e con più talento. Magari italiani.

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categorie: calcio, coppa italia, inter
mercoledì, 22 marzo 2006

L' INTER STASERA NELLA COPPA ITALIA DA RIFONDARE

Andreolli, Mihajlovic, Solari, Kily, Cristiano Zanetti, gli stessi Cruz, Martins e Pizarro. Parlare di un’ Inter infarcita di riserve stasera nella semifinale di Coppa Italia contro la disastrata Udinese, anch’ essa con molti titolari lasciati a casa come Iaquinta, non è sbagliato. Difficilmente si arriverà alle 15.000 presenze a San Siro e testimonia se ce ne fosse bisogno il fallimento di una manifestazione che per importanza dovrebbe essere la seconda in Italia e invece spesso non raggiunge il numero degli spettatori del Trofeo Berlusconi o del Trofeo Tim in pieno agosto. Roberto Mancini, che ne ha vinte ben nove nella sua lunga carriera, parla di una partita più importante della trasferta di Parma e sul piano formale non ha torto: pur sempre si tratta di una coppa e all’ Inter la bacheca non è che sia così piena di recente. Dopo la vittoria dell’ anno scorso riconquistarla però assumerebbe grande valore solo in caso di una accoppiata con la Champions League, la coppa dalle grandi orecchie che manca da Milano da una quarantina di anni e ha un valore mediatico dieci volte superiore a uno scudetto. Cosa fare per non rassegnarsi al coma profondo di questa Coppa? Due le possibilità: o ricalcare la formula di Coppa d’ Inghilterra e Copa del Rey, con partita unica ed entrata in scena delle grandi fin dai primi turni magari contro squadre di serie C1, C2 e serie D, o far accedere alla fase finale solo le prime otto della classifica della serie A alla fine del girone d’ andata o a dicembre, come già avviene nel basket, in modo tale da avere sempre sfide di grande richiamo e fascino, magari fermando il campionato per due settimane, svolgendo tutte le partite in quel periodo con semifinali in sede unica. Purtroppo i contratti tv garantiti e la cecità di certi dirigenti hanno blindato questa formula ancora per alcuni anni, impedendone di fatto il suo successo. Poi ci si chiede perché la gente si allonatana dagli stadi…

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TRIADE E ANCELOTTI, DUE CONFERME SENZA CERTEZZE

 

La Triade che resterà ai vertici della Juventus, con la conseguente conferma di Fabio Capello, e il rinnovo fino al 2008 di Carlo Ancelotti sulla panchina milanista. Due conferme che giungono in un momento delicato per le due società, sia a livello sportivo, con i quarti di Champions League la prossima settimana, sia a livello politico e societario, con un appuntamento elettorale alle porte e con la definizione di nuove strategie da parte della finanziaria Ifil, che controlla tra gli altri la società bianconera, ma anche la Fiat. Tutto si conclude nel migliore dei modi, quindi? Oppure c’è sotto qualcosa di poco chiaro o quantomeno di ancora irrisolto? Partiamo dalla Juve. La notizia fatta filtrare attraverso il giornale di casa Agnelli, la Stampa, non è uscita per caso e serve per passare la patata bollente nelle mani soprattutto di Giraudo, che da mesi vorrebbe disimpegnarsi dal club bianconero, stufo di doversi praticamente inventare manovre spericolate come la cessione della sede per racimolare i soldi per il bilancio e la campagna acquisti. Un importante incarico nel ramo immobiliare e un ruolo di responsabilità nel comitato per l’ organizzazione degli Europei 2012: queste le offerte lavorative da tempo sul piatto del manager. La sua risposta evasiva ieri alle domande dei cronisti sulla sua riconferma ne sono una riprova: o decide di continuare alle stesse condizioni oppure si prende la responsabilità di andarsene. La precisazione di oggi della stessa Ifil della volontà di proseguire il rapporto, ma con la necessità di trovare ancora un accordo, confermano questa tesi. Staremo a vedere. Per quanto riguarda Ancelotti invece, il rinnovo quando si è in piena lotta per il secondo posto, a meno dieci dalla prima in classifica e con un difficile quarto di finale contro il Lione in Europa, non può essere visto solo come un segnale di stima e fiducia per il lavoro svolto, tantomeno come garanzia di riconferma. Piuttosto mi sembra sia stato fatto per calmare le voci sempre più insistenti degli abboccamenti con il Real Madrid, mai smentiti, nonché come una mossa che possa rafforzare il gradimento per Berlusconi in vista delle prossime elezioni. Uscire con i campioni di Francia, dopo Istanbul, rimescolerebbe le carte. Quindi la sua situazione non resta molto diversa da quella di Roberto Mancini, sotto contratto fino al 2007, riconfermato in pectore da Moratti e dalla dirigenza, ma che, in caso di fallimento contro il Villarreal, tornerebbe percilosamente sulla graticola. Con o senza secondo posto e Coppa Italia.


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martedì, 21 marzo 2006

GLI AFFARI DI MERCATO: JUAN SEBASTIAN VERON ( 1 )

Si parla sempre negativamente dell’ Inter in chiave di mercato, chiaramente a volte non a torto. Il fatto poi di non vincere un campionato o una Champions da molto tempo contribuisce a vivisezionare al microscopio soprattutto gli errori, a discapito dei buoni affari che, soprattutto negli ultimi due anni, sono stati nettamente superiori alle scelte sbagliate. Sia in fase di acquisto che in quella di cessione. Merito agli operatori di mercato Branca e Oriali, che hanno dovuto anche abbassare il monte ingaggi nerazzurro( ora è inferiore a quello di Milan e Juve ), ma anche e soprattutto al progetto tecnico di Roberto Mancini, da subito improntato su giocatori di grande tecnica a centrocampo e di innesti mirati che facessero fare il salto di qualità nel reparto arretrato. Molti dei nuovi arrivi erano già stati compagni o alle dipendenze del Mancio, fatto che gli ha sempre creato non poche critiche, ma che alla prova del campo si è mostrato vincente. Dimostreremo che con il tecnico jesino la società di Massimo Moratti per la prima volta da anni ha investito meno in proporzione di quello che è stato poi il valore sul campo dei nuovi acquisti. Partiamo da Juan Sebastian Veron, forse il caso più eclatante, gocatore per il quale tecnicamente stravedo. Era il 3 giugno 2004 quando il sito ufficiale annunciò l’ approdo in prestito gratuito per un anno del centrocampista argentino, reduce da una stagione tormentata in maglia Blues culminata con una operazione alla schiena e finito nella lista degli indesiderati di Mourinho. Assieme a Crespo, che, con la stessa formula, è finito al Milan. Veron in Italia aveva lasciato un grande ricordo, 140 presenze disseminate con le maglie di Samp, Parma e Lazio e arricchite da uno scudetto, una Coppa Uefa, due Coppe Italia, una Supercoppa europea e una italiana. Passò poi al Manchester United per 40 milioni di euro, con un rendimento con alti e bassi, e poi al Chelsea per 26 milioni, voluto fortissimamente da Ranieri. Per ritrovarsi scelse ancora la serie A, l’ Inter, ma soprattutto Roberto Mancini, suo ex compagno sia a Genova che a Roma, con il quale c’è sempre stata una profonda stima reciproca. Nella sua prima stagione fatica a ritrovare l’ antico smalto e a prendere in mano le redini del gioco nerazzurro, tanto da essere schierato più di una volta sulle fasce e a lasciare il mezzo alla coppia di frangiflutti Cambiasso – Cristiano Zanetti. La squadra mostra subito nella difesa il suo reparto più fragile e non sopporta un giocatore portato più a impostare che a difendere. I tanti pareggi allontanano in fretta l’ Inter dalla vetta, la manovra di gioco è a tratti brillante a tratti macchinosa, senza inventiva nel mezzo e involuta sulle fasce. Il mister punta con convinzione sulle sue idee di gioco e, registrata la difesa anche grazie a Mihajlovic, sposta la Brujita nel mezzo: segue un lungo filotto di successi che riporta l’ Inter al terzo posto, la squadra è malamente eliminata dalla Champions dal Milan, con Veron schierato trequartista nel ritorno, ma vittoriosa in Coppa Italia contro la Roma. In estate il Chelsea riprende Crespo ma lascia Veron all’ Inter con una formula mai del tutto chiarita, prolunga fino al 2007 con la società nerazzurra e mai scelta fu azzeccata. Il suo gol permette la conquista della Supercoppa italiana nella tana bianconera e finora ha avuto un rendimento costante e sempre ad altissimi livelli, detta i ritmi del gioco con precisione, classe e con quella maturità che forse non ha mai avuto. Non si limita a costruire ma offre un contributo dinamico in fase di ripiegamento impensabile, formando con Cambiasso una delle migliori coppie di centrocampo d’ Europa, non inferiore a Emerson-Vieira. I molti che credevano non potesse essere un regista adatto al 4-4-2 si devono ricredere e l’ argentino costringe alla panchina anche il neo acquisto Pizarro, con il quale la convivenza tattica si è rivelata problematica. La notizia di un suo ritorno dettato da ragioni familiari in Argentina mobilita l’ ambiente che non manca occasione per ribadire stima e fiducia nel calciatore e nell’ uomo; è uno di quelli che non ha paura di metterci la faccia e prendere posizione contro i ritardi di Adriano di rientro dal Brasile. Un leader, in campo e fuori, come spesso ribadisce a ragione anche il Mancio. Costato zero euro, con un ingaggio “normale “ attorno ai 3 - 3,5 milioni di euro. Arrivato come un calciatore in declino e ora indiscusso signore del centrocampo. Stare con Mancini significa anche stare con Veron: diversamente difficilmente sarebbe arrivato a Milano e difficilmente rimarrebbe.

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lunedì, 20 marzo 2006

VERON E RECOBA ESALTANO L'ORCHESTRA INTER

Il partito dei disfattisti e di coloro che stanno contro Mancini e l’ Inter a prescindere da tutto dovrà aspettare per levare nuovamente le proprie voci a mezzo stampa e tv. Ieri contro la Lazio, avversario tradizionalmente ostico, vittoria numero 20 in campionato su 30 partite, manovra piacevole e fluida e atteggiamento di grande personalità e sicurezza per tutti i 90 minuti. L’ ennesima risposta per chi, anche in questo blog, continua a lamentare che Mancini non ha dato un gioco a questa squadra e che si viva sulle invenzioni e sui colpi dei singoli, pur bellissimi come Figo ieri. Il merito del mister è quello di aver creato attorno a calciatori di grande tecnica un complesso che si muove con buona continuità nelle trame offensive e con precisi meccanismi nella fase difensiva. Mentre dietro la solidità è sostanzialmente mantenuta anche con Materazzi al posto di uno dei due centrali titolari e ultimamente anche con Wome sulla fascia, in mezzo Juan Sebastian Veron dimostra con i fatti di essere un elemento insostituibile per classe e geometrie. Sta probabilmente vivendo uno dei migliori momenti della sua carriera, che ne fanno senza ombra di dubbio uno dei centrocampisti più forti d’ Europa. Affronterò uno dei prossimi giorni il tema, ricordo bene lo scetticismo che accompagnò il suo acquisto. Pekermann è uno dei pochi che insiste nel tenerlo lontano dalla Nazionale per non creare pressione a Riquelme. La Brujita si è infortunato alla mezzora di Inter Juventus sul punteggio di 0 a 0: non è esagerato dire che le cose sarebbero probabilmente andate diversamente. L’ assist per il secondo gol di Recoba è un’ altra risposta a chi, poco tempo fa, mi scrisse che l’ argentino non sa verticalizzare. A proposito del Chino: ha sfruttato al meglio la possibilità della seconda maglia consecutiva da titolare in campionato entrando in tutte e tre le reti nerazzurre e mostrando quel che dovrebbe e potrebbe far vedere più spesso.Il motivo dei rimproveri e dell’ insoddisfazione del Mancio nei suoi confronti è proprio quello di chi conosce per esperienza diretta i giocatori tecnicamente dotati e si arrabbia se non vengono sfruttate appieno queste qualità. Il suo atteggiamento non è mutato da quando è all’ Inter: vuole vederlo decisivo e continuo per non sprecare quel meraviglioso sinistro. Come scrissi sabato, da buon profeta, ha finalmente l’ occasione per dare un senso positivo alla sua avventura italiana all’ Inter, ossia guidandola a un grande successo. Se non si infortuna e si esprime così, non c’è concorrenza che tenga ora come ora con gli altri attaccanti della rosa. All’ appello manca ancora Adriano e a questo punto non so più quale sia la strategia da seguire per recuperarlo, visto che si sono provate tutte; è il momento che trovi dentro di sé la serenità e la voglia per ritrovarsi. Il fatto di averlo visto sbagliare una deviazione di testa da posizione favorevole non essendo riuscito a staccarsi da terra in maniera adeguata, ricordandomi il peggior Vieri, mi fa pensare che la brillantezza fisica ancora non ci sia. Questo l’unico motivo di preoccupazione della domenica che sfata il tabù Lazio.

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sabato, 18 marzo 2006

L'ULTIMO CANTO DEL CHINO

A 30 anni appena compiuti, con il contratto in scadenza e dopo 9 anni ricchi più di delusioni e promesse non mantenute che di altro. Uno scenario desolante per ogni giocatore che al’ inizio della carriera fosse considerato un potenziale fuoriclasse. Eppure Alvaro Recoba ha davanti i due mesi più importanti da quando è all’ Inter, l’ occasione che aspettava per lasciare un segno nella sua avventura nerazzurra e fare il sospirato regalo al suo primo tifoso Massimo Moratti. La rincorsa ad un ruolo da protagonista assoluto spero possa ripartire domenica contro la Lazio, quando Mancini dovrà scegliere il compagno di reparto di Adriano e, dopo le ultime pallide prestazioni di Martins, il Chino è in vantaggio su Julio Cruz. L’ ennesimo infortunio muscolare sembra alle spalle, serve solo uno dei suoi gol capolavoro o qualche assist per risvegliare definitivamente dal lungo letargo invernale Adriano e il posto contro il Villarreal sarà suo. Il mister non aspetta altro, un segnale che gli dimostri che può finalmente contare su di lui e, in questo senso, il surplus di allenamento fisico che sta facendo in questi ultimi giorni è un segnale di disponibilità che ha accolto positivamente. Moratti, l’ unico che non ha mai smesso di aver fiducia nel suo fatato piede sinistro, ha lasciato perdere la possibilità a gennaio di arrivare a Cassano, per non togliergli ulteriore spazio. In effetti la concorrenza stagionale non è molto agguerrita: Adriano e Martins sono al loro peggiore anno da quando sono in Italia e il solo Cruz, che peraltro ha caratteristiche diverse, è stato all’ altezza della situazione. Per un motivo o per l’ altro però Recoba non è riuscito a lasciare il segno, sempre alla ricerca di quelle 4 partite da titolare che non ha mai avuto a disposizione qui a Milano e di una condizione fisica accettabile. 17 presenze, spesso spezzoni di partita, e 3 gol in campionato, appena 5 con 1 gol, nei preliminari, in Champions League. Per la prima volta c’è la concreta possibilità che possa lasciare l’ Inter, nonostante da mesi sia già pronto un rinnovo biennale a circa 2,5 milioni di euro all’ anno. Il probabile arrivo di una nuova punta e la sensazione che l’ appuntamento con il destino non arrivi mai potrebbero portarlo in Spagna o a ricongiungersi con Novellino, dovunque vada. Proprio nei giorni che si parla del ritorno di Ronaldo, la mente corre a quel 31 agosto 1997, giorno del debutto in campionato del Fenomeno, ma che si trasformò nella scoperta per il pubblico nerazzurro di quel ragazzo uruguaiano di cui si era innamorato Moratti in videocassetta. L’ ingresso nel secondo tempo, con i nerazzurri sotto di un gol, e due perle che mandarono in visibilio San Siro, compreso il sottoscritto, presente allo stadio, e che permisero a Simoni di allontanare le voci di un imminente esonero. Sembrava l’ alba di una carriera splendente, invece a tutt’oggi è stato il suo canto del cigno. Eppure mai come oggi il sogno di far ricredere molti sul suo conto è forte: è uno dei pochi che con una giocata, un calcio piazzato può cambiare le sorti del match. Mancini non gli neghi questa ultima possibilità e gli faccia subito un regalo: la maglia di titolare contro la Lazio.

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venerdì, 17 marzo 2006

I VIDEO GOL DELLA CHAMPIONS LEAGUE

Dopo il link dei gol della serie A, ecco il video del gol di Stankovic contro l' Ajax e gli altri video dei gol di Champions.

Clicca qui: http://www.champions-league.org

 

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LA FORZA DI RONALDO E GLI STRISCIONI ORGANIZZATI

La telenovela è appena iniziata e ha già anche una fine. O almeno una data entro il quale quasi sicuramente si rincorreranno voci e trattative, ma non ci sarà nulla di definitivo. Ronaldo ha già fatto sapere che dopo il Mondiale sceglierà dove andare. E’ un giocatore sotto contratto con il Real Madrid, ma la rottura con l’ ambiente e la società è ormai netta e il Fenomeno dei tempi andati, che tutto è tranne che ingenuo, ha già mosso i fili della sua strategia per preparare l’ ennesimo trasloco della sua corte. Con reciproca soddisfazione. E’ già successo ai tempi del Psv, del Barcellona e dell’ Inter: una motivazione buona per l’ opinione pubblica( prima Cuper, ora i tifosi del Bernabeu) per mascherare una scelta personale, ancorchè legittima, se è vero che lasciò l’ Inter per una società che gli desse più prestigio e opportunità di vincere. La maledizione della Champions League però ha continuato a tormentarlo e nemmeno in maglia blanca è riuscito a vincere la più importante manifestazione europea per club. Quel che trovo interessante nella vicenda Ronaldo – Inter bis è che le voci sono alimentate dalle varie anime della società nerazzurra: Massimo Moratti rilascia dichiarazioni sul tema con cadenza quasi giornaliera, Facchetti, contrario come Branca ma si sa quanto contano, gli ha già spedito due frecciatine tutt’altro che amichevoli, i giocatori rispondono senza problemi esprimendo più o meno direttamente la loro opinione e anche i tifosi, sia quelli da poltrona, sia quelli da stadio fanno sentire la loro voce. Per questi ultimi cambia naturalmente il mezzo: i primi intervengono nei sondaggi promossi dai media, gli altri alzano striscioni e fanno cori al Meazza o addirittura alla Pinetina. Esemplare quello a favore del suo ritorno esposto al campo d’ allenamento: troppo mediatico per essere spontaneo, qualcuno che non vuole o non può esporsi mediaticamente, nelle varie correnti interne al cda nerazzurro, ha voluto far sapere la propria opinione. Cose che succedono da sempre: in cambio di favori più o meno leciti, alcuni tifosi si prestano a contestazioni, anche violente, per indirizzare il dissenso o il sostegno al proprietario della società. Questo accade maggiormente nei club in cui c’è un presidente che fa tutto di testa sua, lasciando alla dirigenza un potere operativo meramente di facciata. Come Moratti. Tanto per restare nell’attualità basta ricordare il sostegno degli ultras della Lazio, a cui Lotito ha tolto molte impunità e vantaggi commerciali come la gestione del merchandising, alla misteriosa cordata ungherese di Chinaglia, che sa tanto di truffa, in cambio del ripristino di quei favori. Tornando a Ronaldo, è bene ricordare che gode ancora di una tale popolarità e forza commerciale che può permettersi di aspettare il momento opportuno per sedersi al tavolo delle trattative. Il Real Madrid fa buon viso a cattivo gioco, sperando che un grande Mondiale rialzi le sue quotazioni: in questo momento infatti, con lo stipendio che percepisce, è assai probabile che sia costretto a regalarlo a parametro zero. Ho già scritto qui dieci motivi per cui sono contrario al ritorno di Ronaldo(clicca sulla tag Ronaldo nella parte destra della home), ma è chiaro che se le alternative si chiamano Iaquinta o Babel preferisco riprovare e rischiare con Ronie. Se si parla di Henry, Fernando Torres o Eto’o il discorso allora cambia. All’ Inter servono i fuoriclasse che decidano le partite chiave e diano una immagine planetaria alla squadra: di mezzi giocatori e campioni ne ho a sufficienza.

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mercoledì, 15 marzo 2006

LE DIECI COSE DA SAPERE SUL VILLARREAL

Per non farsi trovare impreparati quando milanisti e juventini ti chiederanno che razza di squadra si troverà di fronte nei quarti di Champions.

1 – Villarreal si trova a 35 km da Valencia. E’ una città di appena 45 mila abitanti e, nonostante abbia molti monumenti romani, non è un classico posto da villeggiatura. Per divertirsi meglio puntare su altre città della costa Blanca.
2 – E’ alla prima esperienza in Champions League ed è ancora imbattuta in questa edizione. Ha eliminato nei preliminari l’ Everton, ha vinto il gironcino con Lilla, Manchester United e Benfica e negli ottavi ha fatto fuori con due pareggi i Rangers, non senza soffrire. Battiamoli ed entriamo nella ( loro ) storia.
3 – Hanno ben dieci sudamericani nella rosa e la colonia argentina è quella più numerosa. L’ undicesimo è il mister, il cileno Pellegrini, l’ artefice del miracolo Villarreal, quarto l’anno scorso in Liga ed eliminato in semifinale della Coppa Uefa. Superfluo dire che in campo si parlerà spagnolo e sarà quasi un clasico.

4 – El submarino amarillo, il sottomarino giallo, è il soprannome del club, dal colore della loro divisa da gioco. La base del sottomarino è il Madrigal, 23 mila posti, stadio piccolo e ribollente di entusiasmo, campo da gioco con misure al limite del regolamento. Affondiamoli.
5 – Pareggia spesso e ci ricorda la prima stagione di Mancini: in Champions sei volte nelle ultime otto partite, in Liga dieci volte in un totale di 27 incontri. Occhio però perché in trasferta quasi sempre fa un gol: per questo fondamentale sarà non subirne nella partita d’ andata
6 – Non segnano molto, ma sanno difendersi molto bene. Sono la terza migliore retroguardia nella Liga e nel girone di qualificazione hanno subito solo una rete. Difesa e contropiede: questa la semplice ricetta di Pellegrini. Difficile prendano più di un gol a partita.
7 – Veron ha l’ occasione per prendersi una rivincita contro Riquelme che, su decisione del ct Pekermann, ha preso il suo posto nel centrocampo biancoceleste. Sono i due giocatori maggiormente in grado di influenzare la manovra delle rispettive squadre. Bloccare Riquelme, scartato dal Barcellona ed esploso proprio in camiseta amarilla, significa aver già mezza qualificazione in tasca. In Liga 11 gol e 5 assist.
8 – Un altro scarto, stavolta del Manchester United, l’ uruguaiano Forlan, è la punta di diamante, anche se, dopo un anno straordinario con 25 centri nella Liga, quest’ anno è fermo a 8 gol complessivi. La distribuzione del gol è quindi molto varia e per la gran parte è frutto di una manovra collettiva e non di azioni individuali.
9 – Ci sono ben 3 vecchie conoscenze del nostro calcio: uno è l’ ex juventino Tacchinardi, che si alterna tra campo e panchina e che salterà l’ andata per squalifica. Gli altri due sono l’ esperto Josè Mari, due stagioni in rossonero, e l’ argentino Sorin, ex Lazio e Juventus. Proprio quest’ ultimo non è da sottovalutare perché se è in giornata con le sue incursioni dalla sinistra può far male
10 – Prima della sfida di andata non potrà permettersi di rilassarsi in campionato: è ad un punto dalla zona Uefa e sarà impegnato nelle sfide contro Atletico Madrid, Valencia e Betis. La condizione psicofisica non potrà quindi essere delle migliori, al contrario dell’ Inter che può programmare un minimo di turnover.

 LAS 10 COSAS DE SABER SOBRE EL VILLARREAL

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MISSIONE COMPIUTA, VILLARREAL ARRIVIAMO!

Se tutto va messo in relazione con il risultato, la qualificazione dell’ Inter ai quarti di Champions League per il secondo anno di fila non fa una grinza. L’ Ajax ha sfruttato nel migliore dei modi nella partita d’ andata il primo tempo orribile dei nerazzurri per scappare sul 2 a 0, ma era bastato semplicemente giocare per 45 minuti per acciuffare i lancieri e indirizzare sul binario giusto anche la partita di ritorno. Stasera non si è ripetuto lo stesso errore, ma era francamente difficile riuscire a non aver ragione di uno degli Ajax più deboli degli ultimi 20 anni. Quindi, al di là della soddisfazione per aver passato il turno, coerenza vuole che si sottolinei che pensare di fare molta strada giocando complessivamente come in questa doppia sfida contro gli olandesi sia una pia illusione. Tenere la qualificazione in bilico fino al quarto d’ora della ripresa va a demerito della squadra di Mancini, che conferma la solita difficoltà a trovare la via della rete e una condizione quantomeno deficitaria in alcuni dei suoi uomini chiave, come Veron, Cambiasso, Martins e lo stesso Adriano. Il brasiliano fino al rigore malamente sbagliato non si era mosso male, pur dovendo lasciare il centro dell’ area a Martins, scelta dettata dal fatto che si voleva sfruttare l’ arma del contropiede contro un Ajax che si sarebbe dovuto sbilanciare per cercare il gol. Fatto che non è avvenuto praticamente mai, così il nigeriano al di là di una girata finita sulla traversa ha continuato a pasticciare oltre il lecito, mentre l’ Imperatore, sfiduciato, è lentamente scomparso dal campo riapparendo solo a tempo scaduto sbagliando una comoda occasione per il raddoppio. Ritengo che Recoba e soprattutto Cruz abbiano fondati motivi per recriminare contro la scelta del Mancio. Veron da qui alla sfida contro gli spagnoli, fra 15 giorni, ha solo bisogno di recuperare lo smalto perduto per via dell’ infortunio, mentre Cambiasso e Figo sembrano quelli che avrebbero bisogno di tirare un po il fiato. Cristiano Zanetti e Cesar già domenica potrebbero trovare spazio contro la Lazio. I migliori sono stati Stankovic, più continuo del solito e determinante con il grande gol che fa il bis di quello di Amsterdam, e Materazzi, perfetto sullo spauracchio Huntelaar. Sotto con il Villarreal, da non sottovalutare, ma obiettivamente ad altri è toccato di peggio. L’ obiettivo deve essere Parigi, da stasera un po più vicino, ma principalmente è quello di fare finalmente una grande prestazione, cosa che in questa Champions ancora non si è vista.

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lunedì, 13 marzo 2006

ADRIANO, MEGLIO TARDI CHE MAI

Il 25 febbraio scrissi in questo blog “come una eventuale squalifica di Adriano sia forse più salutare di un suo impiego contro l’ Udinese: ha assoluto bisogno di allenarsi con esercizi mirati per recuperare esplosività e brillantezza in vista del ritorno della Champions, lontano poco meno di 3 settimane”. Il riferimento era alla manata al livornese Grandoni, che dopo un paradossale balletto tra organi giudicanti sportivi, portò alla conferma dei 2 turni di assenza. La prestazione contro la Sampdoria, specie dopo il gol liberazione, è stata un continuo crescendo, sia di convinzione sia di forma: gli serviva allenarsi e gli serviva fare un gol decisivo. Quello contro la squadra di Novellino non varrà nulla di importante, ma permette di rosicchiare 2 punti al Milan e 3 alla Roma ed è un ottimo viatico in termini di fiducia e serenità per tutto l’ambiente per la sfida contro l’ Ajax. Confido in un’ altra prestazione importante del brasiliano e di tutta la squadra martedì sera, con una partenza sprint per mettere alle corde la resistenza e l’ entusiasmo dei giovani lancieri. Per farlo Roberto Mancini punterà anche su Veron a centrocampo , restato in campo ben oltre le aspettative, Materazzi in difesa, al posto dello squalificato Cordoba, Toldo inporta, che ha ormai sorpassato Julio Cesar nelle gerarchie, e uno presumibilmente tra Recoba e Cruz davanti. Al di là degli uomini, basta giocare come sempre, ossia per vincere: l’ Inter non è una squadra che può lasciare l’ iniziativa agli avversari perché quando l’ ha fatto spesso ha perso o ci è andata molto vicina. Il passaggio del turno servirebbe anche a zittire quella gola profonda che, al termine della chiacchierata di Mancini alla squadra lo scorso mercoledì, pensò bene di informare subito l’ amico giornalista. Fatti che succedono dappertutto ( come non ricordare i metodi della vecchia guardia rossonera quando si son trovati di fronte allenatori non graditi come Tabarez, Terim o il ritorno di Capello ) ma all’ Inter di più perché, come più volte spiegato, non c’è una struttura societaria credibile, unita e univoca. Come non ricordare quando un giocatore nerazzurro, durante una sera all’ Hollywood, rivelò al figlio di un famoso giornalista la fuga di Vieri e Di Biagio dal ritiro? Chiudo ricordando, ai tanti che sono forse ciechi o non vogliono vederlo, come l’ Inter continui a viaggiare a più dodici punti rispetto allo scorso campionato, quando a questo punto Juve e Milan, in testa appaiate, avevano un vantaggio di sedici punti sui nerazzurri, che tra l’altro avevano Udinese e Sampdoria alle costole. Il miglioramento mi pare evidente e raggiungere i quarti in Champions, eguagliando il risultato dell’ anno scorso con la prospettiva di superarlo, darebbe l’ impulso necessario per convincere tutti della bontà del progetto tecnico.

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sabato, 11 marzo 2006

PERCHE CAPELLO NON VENNE ALL'INTER

Molti si sono chiesti perchè l’ Inter, quando decise di non continuare con Zaccheroni, non prese in considerazione Fabio Capello, in partenza da Roma e poi finito sulla panchina juventina. Lo stesso tecnico campione d’ Italia rivelò che era disposto a lavorare per il club di Moratti lasciando intendere che ci fu più di un abboccamento, ma poi, vista l’ indecisione del patron, si accordò con Luciano Moggi e Antonio Giraudo in un paio di giorni. Quel che spinse l’ Inter ad abbandonare la pista Capello furono le richieste economiche e tecniche di don Fabio da Pieris. Al di là di un contratto pari a quello delle stelle della squadra, chiese l’ acquisto di 4 grandi giocatori, la cessione di alcune pedine importanti della rosa nerazzurra e addirittura la ridefinizione di alcuni ruoli in società. Alla Juventus è riuscito ad avere voce in capitolo nella campagna acquisti, cosa mai successa prima, e ha preteso un grande nome per ogni settore del campo: arrivarono Cannavaro ( pagato zero euro all’ Inter ma che ha un ingaggio al lordo delle tasse di quasi 10 milioni l’anno), Emerson e Ibrahimovic, che sono costati alla Triade bianconera un non facile programma di risanamento che addirittura è sfociato nella cessione della sede ed ha avuto come conseguenza uno dei pochi bilanci in rosso. I nerazzurri, che hanno imboccato la via del risanamento dopo anni di follie ed errori sul mercato, non potevano nè vollero accontentarlo e Moratti, che già ammirava Mancini da tempo, sciolse i dubbi e puntò sul tecnico jesino. Ora lo stesso sta accadendo al Real Madrid che non può più permettersi di sbagliare dopo il flop della strategia dei Galacticos. Don Fabio ha chiesto un ingaggio superiore di un euro a quello delle stelle della squadra, la cessione di Ronaldo, Roberto Carlos, Zidane, Salgado ed Helguera e l’acquisto di almeno 4-5 grandi assi mondiali: Vieira, Gerrard, Adriano e Ibrahimovic e un difensore da scegliere in una rosa ristretta che comprende tra gli altri Chivu e Cannavaro. In alternativa sarebbero graditi anche i giovani spagnoli Fabregas dell’ Arsenal e Xabi Alonso del Liverpool, ma solo se questo sacrificio fosse necessario per arrivare ad altri grandissimi colpi. E’ vero che ha i risultati dalla sua parte e che il Real è il club più ricco del mondo, ma con giocatori di questo livello saprebbero vincere in molti. Forse anche il tanto criticato Zeman, ma anche il tutt’ altro che suo amico Mancini. Il quale firmò un triennale da circa 10 milioni netti in totale, un terzo di Capello, che chiese per il primo anno l’ arrivo dei suoi fedelissimi Favalli, Mihajlovic e Veron, tutti a parametro zero, che ha puntato su Cambiasso, costato zero e in cui quasi nessuno credeva, e si è pure trovato il non richiesto Davids. Quest’ anno poi, sulla scia del successo in Coppa Italia e del buon finale, aveva indicato come necessario l’ arrivo di un grande difensore ( scelse Luisao del Benfica, ma poi si spalancò la possibilità di prendere Samuel) , di un portiere ( accettò Julio Cesar portato al Chievo da Branca), di un esterno ( voleva Cesar, accettò Solari, Figo fu scelto da Moratti )e di un regista che potesse prendere gradualmente il posto di Veron, ossia Pizarro. Come si nota richieste ben diverse da quelle di Capello e soprattutto la condivisione di un programma di ridimensionamento delle spese e dei costi, scommettendo comunque sulla sua convinzione di portare l’ Inter ad una grande vittoria nel giro di due-tre anni e di cambiare radicalmente la filosofia di gioco. Ha portato, finora, due trofei nei due anni che l’ Inter ha speso meno, facendo vedere significativi progressi sul piano della qualità della manovra. Un piccolo miracolo in fondo l’ ha già compiuto, anche senza chiamarsi Capello.

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venerdì, 10 marzo 2006

AJAX E VILLARREAL, OCCASIONE DA NON PERDERE!!

Scampato il derby, evitate Barcellona, Lione e Arsenal. Non si può dire che sia stato un brutto sorteggio quello di Parigi, anche se la storia del calcio, la pazzia congenita di questa società e la scaramanzia impongono di concentrarsi esclusivamente sull’ avversario di martedì, l’ Ajax. Certo è che se qualche mese fa avessero prospettato per ottavi e quarti della Champions League la possibilità di due sfide contro i lancieri e il Villarreal tutti avrebbero messo la firma. Non nascondiamoci la realtà, è una occasione da non perdere, a patto di ritrovare la vera Inter che per molti mesi di questa stagione ha marciato ad un ottimo ritmo e offerto buone trame di gioco. L’ operazione Champions non può prescindere dal recupero di Veron in mezzo al campo e di Adriano davanti, con la possibile sorpresa di un Recoba che possa finalmente essere determinante nei destini di questa società. Nel Villarreal gioca l’erede della Brujita in Nazionale, quel Roman Riquelme molto apprezzato anche dallo staff tecnico nerazzurro, attorno al quale girano le fortune del club valenciano. Piedi buoni, grande visione di gioco e intelligenza, ha trovato nell’ ambiente senza troppe pressioni di questa squadra, rivelazione degli ultimi anni in Liga, il posto ideale per la sua consacrazione. Riuscire a limitarlo, significherebbe ridurne del 50 % il potenziale offensivo, che, dopo la perdita di Figueroa, è nei piedi dell’ uruguaiano Forlan e dell’ ex milanista Josè Mari. Non sempre titolare Tacchinardi, che come Josico salterà l’andata per squalifica. Altri ottimi giocatori sono i due argentini, il giovane difensore centrale Gonzalo Rodriguez, due anni fa vicino ai nerazzurri, e Sorin, un passato anche nella Lazio cragnottiana. Una squadra ostica, che gioca in velocità, molto difficile da affrontare, che sa chiudersi molto bene in difesa e ripartire in contropiede. E’ alla portata di J. Zanetti e compagni, ma bisognerà stare attenti a non fare un passo falso nella partita d’ andata in casa perché si potrebbe fare molto dura. Semprechè martedì Huntelaar non si trasformi in uno dei peggiori incubi della storia recente interista: Mancini non potrà permettere altri pericolosi rilassamenti alla sua truppa. Sperando in una giornata finalmente da grande Adri, che si dice si sia allenato finalmente bene in quest’ultima settimana. Guardare alla semifinale e al possibile primo storico incrocio europeo con la Juventus è prematuro e farebbe venire inutili capogiri. Ajax martedì e poi Villarreal. Avanti!

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giovedì, 09 marzo 2006

BUON COMPLEANNO INTER!

Oggi, 9 marzo, è il 98esimo compleanno dell’ Inter. Cosa vorreste come regalo, possibile o impossibile che sia ??

La conferma di Mancini, della gran parte della rosa attuale e 1-2 interventi mirati sul mercato

Il ritorno di Ronaldo

L’ arrivo del duo Fabio Capello – Luciano Moggi dalla Juve

L’ addio di Massimo Moratti

Una Federazione, una Lega Calcio e il sistema calcio in generale, arbitri e media compresi, non manipolati e condizionati dai soliti noti

 

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QUEI TRE DAVANTI CHE L' INTER NON HA

Kakà – Inzaghi – Shevchenko. La netta vittoria del Milan sul Bayern, altra squadra che come Chelsea e Juventus fa del gioco, della solidità e della continuità i propri punti di forza, si spiega così e fa capire perché l’ Inter si ritrovi con 4 punti di ritardo in campionato sui rossoneri dopo essere stata avanti di 6 fino alla partita con la Fiorentina. Come ho scritto ieri, nell’ ambito di un progetto tecnico riconoscibile e vincente, cosa che non ha da tempo il Real Madrid, ma che hanno le tre grandi italiane, Inter compresa, sono i grandi giocatori del reparto offensivo a farti vincere le partite in cui ti giochi tutto in 90 o 180 minuti. Non c’è papera di Dida che tenga se davanti hai tre draghi del genere, senza contare Gilardino che tutto è tranne che una riserva, così come ininfluente sono stati gli errori di Julio Cesar nelle sconfitte contro i viola e contro i bianconeri. Il nostro trio d’ assi che dovrebbe fare la differenza, Figo – Adriano – Martins, è monco per due terzi da tempo e senza di loro non c’è Capello o Mancini che tenga. Non si va avanti, né in Champions né in campionato. Ritrovarsi, già a partire da martedì contro l’ Ajax, non è impossibile, specie se l’ Imperatore ritrova la via del gol, come fece un anno fa di questi tempi contro il Porto, schiantato nel ritorno a San Siro da una fantastica tripletta. Anche allora si giocò una settimana dopo gli altri, e speriamo che le coincidenze non si fermino qui. Lo stesso trio juventino, Nedved – Trezeguet – Ibrahimovic, a cui si aggiunge Del Piero, cifre alla mano, è stato molto più determinante di quello nerazzurro, nel quale il solo Cruz ha fatto compiutamente la sua parte. L’ Ajax si deve battere, come non conta, in attesa che il sorteggio di domani non regali nell’ eventuale turno successivo un altro derby italiano. Due considerazioni sul turno di Champions. Completamente sbagliate le scelte tecnico tattiche di Magath del Bayern e di Lopez Caro del Real Madrid: il tedesco ha impostato una gara d’ attesa, difensiva, senza averne gli uomini, specie sugli esterni, lasciando possesso palla e iniziativa ad una squadra tecnicamente superiore come il Milan, che quando può attaccare va a nozze. Il carneade spagnolo ha puntato sui senatori Raul e Ronaldo, entrambi per motivi diversi completamente fuori forma, sbugiardando il mercato di questa stagione e i soldi investiti sui rampanti Baptista ma soprattutto Robinho e Cassano, entrati solo nel finale. L’ eliminazione è meritata e definitiva fine del ciclo madridista, che dovrà rifondare sacrificando qualche grande nome ormai sul viale del tramonto. La seconda è che Barcellona e Lione, maggiori artefici del calcio spettacolo in Europa, sono i veri spauracchi di tutti nel sorteggio. Non trovarli davanti sarebbe già un successo, Ajax permettendo.

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mercoledì, 08 marzo 2006

IL VALORE AGGIUNTO DI KULOVIC E RONALDINHO

Solo la fortuna, materializzatasi in un clamoroso errore del portiere Wiese a due minuti dalla fine, ha impedito alla Juventus di fare la fine del Chelsea. La solidità e la continuità dei bianconeri e dei Blues nei rispettivi campionati sono qualità che nella formula ad eliminazione diretta contano fino ad un certo punto. I colpi risolutori dei fuoriclasse e dei giocatori dotati di maggior estro e fantasia, nonché i singoli episodi che possono incidere sul normale svolgersi di una partita, fanno la differenza a questo punto della Champions League. Non si vuole criticare due società vincenti che sono ai vertici mondiali, ma sottolinearne le loro caratteristiche strutturali. Dire che la Juventus avrebbe comunque meritato la qualificazione è come riconoscere un qualche valore alla vittoria ai punti in una partita di calcio. Il Werder Brema era stato bravo nella partita d’ andata a sovvertire nel finale il risultato dopo che il gol di Trezeguet del provvisorio 2 a 1 aveva quasi chiuso la qualficazione e nella partita di Torino non si è snaturato chiudendosi in difesa a protezione dell’ esiguo vantaggio. Ha segnato con Micoud e ha sfiorato in almeno altre tre occasioni la rete probabilmente decisiva, pur subendo come normale specie nella ripresa il predominio dei bianconeri. Non sarebbe stata scandalosa per nulla la qualificazione tedesca, mentre Fabio Capello deve ringraziare la Dea Bendata che gli ha permesso di gioire nonostante avesse completamente sbagliato sia le scelte di formazione sia l’ approccio tattico e tecnico. Ha ammesso a fine partita che non si aspettava la loro pressione né di subire a tal punto il fuorigioco esasperato orchestrato da Schaaf. In quel di Barcellona invece a decidere è stata la magia di Ronaldinho che ha sbloccato un match che i blaugrana hanno controllato a loro piacimento fin dall’ inizio. Timido e monocorde l’ atteggiamento del Chelsea che si è presentato al Nou Camp come se dovesse difendere lo 0 a 0. Mourinho non è riuscito ad inventarsi nulla e ha sperato che un episodio potesse dare il la alla rimonta Con Lampard malconcio, Robben e Drogba annullati da Marquez e compagni c’ era poco da sperare, specie se non si rischia di giocare con due punte nemmeno nel secondo tempo. Il tecnico portoghese ha ragione quando ricorda l’ espulsione dell’ andata come episodio condizionante la qualificazione, ma la sua squadra non si è dimostrata mai al livello tecnico di questo Barcellona; forse cederà alla tentazione di portare a Stamford Bridge qualche grande nome, magari meno incline alla disciplina tattica, ma più decisivo in queste partite. Capello per questo spera di recuperare Ibrahimovic, croce e delizia, nella migliore forma: sa che senza le sue invenzioni difficilmente potrà sperare di arrivare fino a Parigi. A meno che la fortuna ci metta ancora una grossa mano.

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martedì, 07 marzo 2006

CHELSEA BATTE BARCELLONA 339,2 A 105,6 (MILIONI)

  

Tra i tanti motivi che fanno di Barcellona – Chelsea di stasera l’ ottavo di finale più interessante di Champions League, ho trovato significativa l’ inchiesta pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo Deportivo, che mette a confronto la rosa delle due squadre relativamente a quanto sono costati alle loro società. Il risultato, peraltro prevedibile, dimostra come si possa essere ai vertici dei rispettivi campionati da ormai due anni seguendo sul mercato due strategie totalmente diverse. Abramovich non ha badato a spese per seguire le indicazioni dei suoi allenatori, offrendo cifre spesso superiori al necessario per convincere le altre società a privarsi delle loro stelle o presunte tali. Joan Laporta e lo staff blaugrana hanno puntato molto sulla valorizzazione del vivaio, riuscendo a mettere a segno anche ottimi affari sui giocatori a parametro zero, e investendo decine di milioni di euro solo sulle grandi stelle, investimento per altro inferiore al valore di mercato attuale e in riferimento al loro rendimento in campo. Nel Chelsea solo sei giocatori della rosa erano già nelle file dei Blues prima dell’ avvento del magnate russo: Cudicini, Terry, Gallas, Huth, Lampard e Gudjohnsen, addirittura ben dieci neo acquisti sono costati più del portoghese Deco, pagato 15 milioni di euro dopo il brillante Europeo portoghese, mentre i compagni Ferreira e Carvalho, voluti da Mourinho, sono stati pagati rispettivamente 20 e 30 milioni di euro. La partita di stasera non sarà solo la possibilità per gli spagnoli di consumare la vendetta dopo l’ eliminazione dell’ anno scorso: è un modo per mostrare al mondo che si può vincere anche spendendo meno ma facendolo meglio. Vediamo la tabella che mette a confronto le due rose, con l’ anno di acquisto o di approdo in prima squadra e il costo in milioni di euro.

BARCELLONA
Giocatore Anno Costo in Mil. Euro
Valdes 2002 0
Jorquera 2003 0
Belletti 2004 4
Marquez 2003 5
Puyol 1999 0
V.Bronckorst 2003 0
Gabri 1999 0
Oleguer 2002 0,5
Edmilson 2004 6,2
Silvinho 2004 2,4
Van Bommel 2005 0
Motta 2001 0
Xavi 1998 0
Deco 2004 15
Iniesta 2002 0
Ezquerro 2005 0
Giuly 2004 7
Eto'o 2004 27
Ronaldinho 2003 30
Messi 2004 0
Larsson 2004 0
Maxi Lopez 2005 6,5
TOTALE 105,6

CHELSEA
Giocatore Anno Costo in Mil. Euro
Cech 2004 11
Cudicini 2000 0
Ferreira 2004 20
Carvalho 2004 30
Terry 1997 0
Del Horno 2005 12
Geremi 2003 10,3
Huth 2002 0
Gallas 2001 9
Johnson 2003 9
Makekele 2003 24
Essien 2005 38
Lampard 2001 16
Diarra 2005 4,5
Maniche 2005 0
Gudjohnsen 2000 7,3
Cole 2003 9,9
Drogba 2004 38
Robben 2004 20
Wright-Phillips 2005 31,5
Crespo 2003 25,2
Duff 2003 25,5
TOTALE 339,2

 

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lunedì, 06 marzo 2006

RIPARTE LA STRATEGIA MEDIATICA CONTRO MANCINI

Il giorno dopo Roma – Inter riparte la strategia mediatica contro Roberto Mancini, mentre nessuno sotolinea che la squadra nerazzurra è stata la prima a fermare la striscia di 11 vittorie consecutive della Roma dominando per buona parte dell’ incontro in un campo ostico come quello dell’ Olimpico dove ci lasciò la pelle il Milan e la Juve , prima di far sua la partita, fu brava a non prendere gol nell’ arrembraggio iniziale di Totti e compagni. Trascurando chi ha ripreso le solite boutade dei giornali inglesi su Benitez, meritano in particolare un cenno i due totem delle vendite in Italia, ossia i quotidiani RCS Gazzetta dello Sport – Corriere della Sera, che dall’ arrivo di Verdelli alla direzione della Rosea hanno aumentato considerevolmente il numero degli interscambi fra le redazioni nella firma di editoriali e rubriche, nonché i gadget, vedi collana dei dvd sui comici. Mentre sulle pagine del Corriere per una volta la prima firma dello sport, il buon Tosatti, risparmia critice feroci all’ Inter e a Mancini, limitandosi a definirlo fortunato al cospetto del povero e bravissimo Spalletti, viene consegnato l’ onere e l’ onore di attaccare il mister a Umberto Zapelloni, ex responsabile dei servizi sportivi dello stesso giornale e noto per essere un profondo conoscitore del mondo della Formula Uno e della Ferrari in particolare, tanto che due anni fa scrisse anche un libro sulla Rossa. Nel suo editoriale di prima pagina Zapelloni scrive: “Una prova di carattere, dicono quelli che se ne intendono ( quindi non lui aggiungo io).Ma che carattere può avere una squadra che in un mese è quasi sparita dall’ alta classifica? Una squadra che in 5 partite ha totalizzato 5 punti…..Partite cominciate male, corrette in corsa, giocatori che si ricordano di essere da Inter solo nel secondo tempo dopo prestazioni a dir poco imbarazzanti….torna in mente la frase pronunciata da Moggi dopo il confronto diretto di San Siro…Aveva capito tutto.Intuito lo sgonfiamento del sufflè. O forse aveva soltanto letto il suo dossier”. Un attacco durissimo, ripetuto per tutto il pezzo, a Mancini e alla società Inter. Con tanto di richiamo alla frase di Don Luciano in pagina 2 a mò di sfottò. Il rispetto per le opinioni altrui è sacrosanto, ma quando Moratti si indigna per il trattamento che la Federazione gli riserva dovrebbe aprire gli occhi anche davanti a questi attacchi mezzo stampa tramite delatori più o meno affermati e credibili. Un articolo del genere è impensabile contro Juventus e Moggi, che per molto meno inibì l’ ingresso ad un paio di giornalisti circa due anni fa al centro sportivo, colpevoli di aver scritto notizie infondate, sempre secondo Don Luciano. Per molto meno Galliani ha già rimproverato la Gazzetta perché colpevole di aver detto che il Milan segue Frey e vedrete che ci sarà un cambiamento di linea evidente. Per molto meno lo stesso Milan pretese e ottenne che un giornalista sportivo di Italia Uno fosse dirottato a seguire l’ Inter perché non gradito, per molto meno giornalisti come Franco Rossi oppure opinionisti come Agroppi non vengono più invitati in trasmissioni Mediaset. Nemmeno un cenno nell’ editoriale al 57% di possesso palla all’ Olimpico, agli 11 tiri verso Doni, al fatto che all’ Inter mancavano 5 titolari e almeno 3 erano acciaccati e fermi per quasi tutta la settimana. Nemmeno un cenno ai 12 punti in più rispetto alla stagione precedente e alla partita ufficiale numero 100 di Mancini sulla panchina nerazzurra, con sole 10 sconfitte e con una bacheca rispolverata con due coppe e con buone probabilità di proseguire il cammino in Champions quest’ anno. Semplici dimenticanze che non possono o devono intaccare il teorema di Roberto Mancini pompato, perdente e arrogante. Chi sarà la prossima volta lo Zapelloni di turno?

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DA ROMA CON UN PUNTO E UN BICCHIERE MEZZO PIENO

Due erano gli errori da evitare nella partita contro la Roma. Iniziare con un approccio molle stile Ajax, Juve, Palermo e compagnia bella e prendere conseguentemente una rete consentendo ai capitolini di fare il gioco che prediligono, ossia recuperare palla e verticalizzare sui centrocampisti che si incrociano e inseriscono senza palla velocemente verso l’area avversaria. Passano meno di 10 minuti e puntualmente accade il patatrac, con Materazzi che lascia via libera al brasiliano Mancini e Wome che si fa addirittura passare fra le gambe l’ assist per Taddei. A proposito, apro una parentesi sul terzino camerunense: siamo ai livelli di Gresko e Marco Branca, che lo presentò come una sua scommessa, penso si sia ricreduto in fretta. Un Mancini infuriato ha così chiesto a Figo, rimasto in panchina perché visibilmente malconcio, di entrare già attorno alla mezzora per Kily Gonzalez, impalpabile come molti altri. Seconda parentesi: dopo averlo criticato per i cambi troppo ritardati, ora si accusa il mister di porre rimedio troppo in fretta ai suoi errori. Un po di onestà intellettuale, please. Comunque la partita, dal 35’ in poi, è stata quasi costantemente in mano ai nerazzurri, che in alcuni tratti hanno letteralmente schiacciato nella loro area Chivu e compagni, il cui argine ha retto, grazie alle pretsazioni maiuscole di Mexes e De Rossi in particolare che di testa hanno disinnescato Cruz, chiamato spesso in causa a fare da sponda per gli inserimenti dei compagni. In una situazione del genere è normale aver rischiato due tre contropiede pericolosi, ma Toldo non ha praticamente toccato palla dopo il gol, quindi per nove decimi di partita. A differenza di Doni, che, non senza qualche sbavatura, ha chiuso la sua porta fino al colpo di testa di Materazzi su cross proprio di Figo. Parentesi numero tre: Materazzi per questa squadra è importante sia sotto il profilo tecnico che temperamentale , ma resta di una spanna sotto Samuel, quindi se vuole giocare abbandoni l’ illusione di farlo col Milan e opti per una squadra appena al di sotto delle tre grandi. Oppure rimanga a Milano e riuscirà a ritagliarsi il proprio spazio come quest’anno. Alla resa dei conti il pareggio ci sta, ma la differenza di valori in campo è parsa per buona parte dei 90 minuti di gioco abbastanza netta. Come sempre manca una punta che si inventi il gol, come ha fatto Inzaghi contro l’ Empoli. O Adriano ritrova lo smalto di dicembre o si fa dura per il secondo posto, che comunque domenica sera dovrebbe essere più vicino dopo Juve-Milan. I cinque punti nelle ultime cinque partite sono la logica conseguenza di questo. Questo sia che in panca sieda Mancini o ci fosse stato chiunque altro al posto suo. Che ieri ha forse sbagliato a dare fiducia a Wome e Kily, ma ha fatto un po di turn over per le condizioni non brillanti di Figo, Burdisso e Martins, sommate alle assenze di Samuel, Adriano, Julio Cesar, Favalli e Veron. Non dimentichiamolo. Teniamoci il punto e guardiamo il bicchiere mezzo pieno: sabato sera la Samp e poi il ritorno con l’ Ajax. Prima in Champions qualche vittima illustre potrebbe essere già caduta.

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sabato, 04 marzo 2006

A ROMA SERVE UNA GRANDE INTER

Ha molti significati la partita di domenica sera con la lanciatissima Roma di Spalletti. Per Roberto Mancini, nonchè per i molti ex biancocelesti in rosa,  le sfide con i giallorossi ricordano le amarezze nei derby di campionato trascorsi sulla panchina laziale, ma anche la prima vittoria in una competizione ufficiale su quella nerazzurra nella finale di Coppa Italia. Quest’ anno la partita di andata è stato probabilmente uno dei crocevia negativi della stagione perché la sconfitta a San Siro per 3 a 2 fu l’ inizio di un mini ciclo negativo in cui l’ Inter conquistò solo 2 punti nelle due partite successive contro Samp e Lazio. Lì la Juve prese definitivamente il largo e il distacco non si è più concretamente ridotto, specie dopo la famosa sconfitta nello scontro diretto a Milano. Montella, Totti e Taddei sorpresero un’ Inter che non ebbe il giusto approccio con la partita, fatto che si è purtroppo ripetuto più volte in altri primi tempi quest’ anno. Le 11 vittorie consecutive della banda Spalletti hanno riportato la Roma a soli 4 punti di distanza in classifica ed una eventuale sconfitta all’ Olimpico, unita alla vittoria della Fiorentina contro il Siena, riaprirebbe addirittura i giochi per la qualificazione Champions. Una trasferta delicata, da affrontare senza Samuel, Veron, Adriano, Favalli e probabilmente Julio Cesar. L’ Inter ha la possibilità di interrompere questa striscia di successi? Sicuramente, a patto di non concedersi supinamente come un agnello sacrificale al probabile arrembaggio ad inizio partita. La chiave è a centrocampo con il pressing portato da De Rossi e Dacourt che, in assenza di Totti, dovranno verticalizzare velocemente per Montella( spesso a bersaglio quando vede la Beneamata) e per i tagli dalle fasce di Taddei e Mancini. Occhi puntati su Cambiasso e Pizarro che dovranno far valere il loro superiore tasso tecnico in mezzo per mettere in moto Figo e le due punte, in cui l’ unica certezza è Cruz. Storicamente le sfide tra giallorossi e nerazzurri sono ricche di gol e quella di domenica non dovrebbe sottrarsi alla statistica, anche se l’ assenza di Totti e Veron toglie dalla contesa i giocatori di maggior classe. Mancio chiede una prestazione importante che dia lo slancio per la conquista del secondo posto e per proseguire il cammino nelle Coppe. Luci sull’ Olimpico: domenica è una delle partite da non fallire.

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venerdì, 03 marzo 2006

MATERAZZI DOPO VIERI: UN'ALTRA RISERVA AL MILAN?

E’ da 5 anni all’ Inter e si è fatto apprezzare dai tifosi nerazzurri per la grande grinta e determinazione che ha sempre messo in campo, anche troppa alcune volte, facendosi al contempo odiare dagli avversari che lo insultano sistematicamente in ogni stadio d’ Italia. Non è mai stato all’ altezza dei grandi interpreti del ruolo, perché ha limiti tecnici e caratteriali abbastanza visibili, ma negli anni scorsi quando era disponibile ha sempre giocato a buoni livelli da titolare. Che Marco Materazzi sia e sia stato uno dei giocatori simbolo dell’ Inter in questi anni è fuor di dubbio e per questo le notizie sempre più insistenti di un suo trasferimento al Milan hanno scatenato un mezzo putiferio. Sia fra i tifosi nerazzurri, che non gliela perdoneranno, che fra quelli rossoneri, che in gran parte non lo sopportano. Gli screzi con Roberto Mancini quest’anno sono stati molteplici, ma in realtà dare ragione al giocatore è difficile guardando quanto è stato impiegato quest’ anno. 15 presenze in campionato, di cui 11 da titolare, la dodicesima sarà a Roma, che si sommano alle 7 presenze in Champions League non credo siano un motivo sufficiente per chiedere la cessione. Senza contare che il difensore è stato anche fermo per un infortunio muscolare subito contro i Rangers che l’ ha fatto fuori dai giochi per oltre un mese. Dopo un inizio difficile, per tornare a una forma accettabile dopo il periodo madridista, Walter Samuel è tornato ad essere uno dei difensori più forti del nostro campionato e con Cordoba forma una coppia molto solida come dimostrato dai numeri. Mancini ha fatto quello che avrebbero fatto tutti i suoi colleghi: far giocare i più forti. Non creda Materazzi che se andasse al Milan giocherebbe di più l’ anno prossimo: Galliani e Braida stanno cercando un giocatore di grande livello internazionale per sostituire Maldini e da schierare con Nesta e questo giocatore non potrà mai essere lui. Spero che la dirigenza nerazzurra, che ha in mano le redini del gioco, essendo Materazzi non in scadenza di contratto, si faccia pagare il giocatore per il suo valore, e non cada nella trappola orchestrata a suo tempo da Cannavaro e Moggi. Il Milan, dopo Vieri, sta rubando all’ Inter un’ altra riserva.

 

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giovedì, 02 marzo 2006

BALLACK-CHELSEA E LE ULTIME DI MERCATO

Una doccia fredda per chi credeva che Michael Ballack potesse essere ad un passo dall’ Inter. Infatti oggi pomeriggio in una intervista alla BBC il suo procuratore Becker ha dichiarato che il Chelsea è in pole position per il suo assistito, con una offerta quinquennale che si aggira attorno ai 40-45 milioni di euro. Cifre fuori dalla portata di ogni altro club che non abbia alle sue spalle un Abramovich, che ricordiamolo ha coperto personalmente un buco di gestione di oltre 200 milioni di euro dei Blues. Come scrissi qualche giorno fa le uniche possibilità che l’ Inter aveva di convincere il giocatore erano di natura economica, perché sul piano del prestigio internazionale la squadra nerazzurra non può purtroppo fornire alcuna garanzia di vittoria. Sono le stesse parole che ha usato oggi Becker per spiegare le ragioni dei contatti molto avviati con Peter Kenyon, amministratore delegato della squadra londinese, e con il Real Madrid, che resta in corsa, nonostante le incertezze societarie che di fatto rallentano ogni strategia. Abramovich può offrire garanzie sia sul piano tecnico che su quello economico, non c’è che dire. Difficile un ultimo rilancio di Moratti in persona, che si è sbilanciato pesantemente a favore del centrocampista del Bayern, come fece alcuni mesi fa solo con Messi. Chiaro comunque il tentativo del procuratore tedesco di alimentare un’ asta e di chiamare pubblicamente in gioco le squadre europee più importanti. Capitolo Ronaldo: nella società nerazzurra ci sono varie correnti pro e contro il ritorno del brasiliano, che sarebbe considerato interessante solo a fronte di un eborso economico per il suo cartellino non superiore ai 5 milioni di euro. Sussistono molti dubbi sia per la sua condizione fisica, sia per le sue motivazioni che per le reazioni del pubblico. L’ Inghilterra potrebbe essere la destinazione finale di Luis Nazario da Lima, anche se sia Wenger che Ferguson preferirebbero puntare su giocatori più giovani, mentre Mourinho si è già per tempo chiamato fuori da ogni interesse per il brasiliano. Il Liverpool e il Tottenham potrebbero superare la concorrenza. Non bisogna dimenticare che alla fine di questa stagione scade il periodo che Adriano si era dato per vincere qualcosa di importante con l’ Inter e che il ricco rinnovo firmato pochi mesi fa non sarebbe un ostacolo ad una sua eventuale partenza in caso di braccio di ferro stile Ronaldo. Una situazione che in via Durini temono molto, nonostante le prestazioni del giocatore quest’ anno non abbiano entusiasmato e che solo un Mondiale da protagonista potrebbero rilanciare, anche in chiave Real. Branca si sta muovendo ancora sul fronte dei parametri zero, dopo il brasiliano Maxwell che prenderà il posto nella rosa di Wome, mentre per l’ erede di Veron continua la corte a Roman Riquelme, regista della Nazionale e del Villareal, nonostante il club iberico ne abbia più volte annunciato l’ incedibilità. In Italia osservato speciale Almiron dell’ Empoli. Sempre dalla Spagna conferme dell’ interesse per l’ ex genoano Diego Milito, che sta disputando una ottima stagione nel Real Saragozza. Molto asado al fuoco per il prossimo futuro di un’ Inter che continuerà a parlare sudamericano e sempre meno italiano.

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DIECI PIU' DI VIERI

Ho scritto che ci sono in Italia almeno dieci attaccanti meglio di Vieri, della cui esperienza e utilità Lippi ha dichiarato non ne vuole fare a meno. Per fortuna che con la sua solita magnanimità ci ha pensato Materazzi in allenamento ad azzopparlo, risparmiandoci il fondato dubbio che avrebbe potuto giocare dall’ inizio contro i tedeschi. Mi ripeto: fisicamente è alla ricerca della forma migliore da troppo tempo, segna pochissimo, non è mai stato un giocatore capace di fare la differenza entrando a partita in corso. Mai. Inoltre metterebbe pressione a due come Toni e Gilardino, che con una presenza ingombrante come quella verrebbero sacrificati per far entrare il Bobo musone nazionale al primo spiffero. E’ stato un grande bomber, meritava di vincere di più sia in maglia nerazzurra che con quella azzurra, ma Lippi si convinca che è meglio lasciarlo libero di girare per spiagge e locali notturni.
Chi sono i dieci attaccanti dieci italiani migliori di lui a tutt’oggi?
 
Luca Toni
Alberto Gilardino
Francesco Totti
Alessandro Del Piero
Antonio Cassano
Filippo Inzaghi
Cristiano Lucarelli
Vincenzo Iaquinta
Francesco Tavano
Francesco Flachi
 
Come caratteristiche tecniche i suoi concorrenti sono Toni, Lucarelli e Iaquinta, tutti più giovani, più sani e con più gol segnati di lui non solo in questo campionato, ma anche in quello precedente. In Germania Bobo ci vada per tifare l’ Italia dell’ amicone Lippi. A meno che il ct azzurro non debba ricompensare l' attaccante di qualcosa...
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TROPPA ITALIA PER ESSERE VERA

Italia - Germania 4-1. Ma anche Croazia-Argentina 3-2, Francia-Slovacchia 1-2, Eire-Svezia 3-0. Per non parlare della Repubblica Ceca rimontata in Turchia di due gol negli ultimi minuti, dell’ Inghilterra che batte l’ Uruguay al 90’, del Brasile che vince in Russia solo con una deviazione di petto involontaria di Ronaldo e dell’ Olanda e della Spagna che vincono di misura con Ecuador e Costa d'Avorio. I risultati delle amichevoli, specie quelle che capitano in uno dei momenti chiave della stagione dei club , spesso sono poco veritieri e fuorvianti. Così come nel passato anche recente, in partite di qualificazione, si erano giustificate prestazioni poco convincenti con la motivazione che non fossero decisive, così non si deve credere che in un baleno l’ Italia sia la prima avversaria dei verdeoro per il titolo. Possono però servire per valutare uomini e schemi in vista dell’ appuntamento di giugno. A questo proposito il ct tedesco Klinsmann, ex panzer nerazzurro, non se la passa bene: imbarazzanti in difesa, poco mobili a centrocampo e inconcludenti davanti, i suoi uomini hanno offerto una prestazione disastrosa, senza quella compattezza e solidità anche caratteriale tipica dei teutonici. Troppo brutti per essere veri. Anche Michael Ballack, probabile prossimo nerazzurro,  ha fatto scena muta. Ci sarà da rivedere qualcosa, come la decisione di far fuori Woerns, per far giocare Huth, una delle riserve del Chelsea, o di non puntare da subito su elementi giovani e di classe come Metzelder e Schwiensteiger. Marcello Lippi avrà davanti mesi di tranquillità, in cui anche il partito pro Cassano troverà purtroppo pochi appigli nell’ opinione pubblica per muovergli qualche costruttiva critica. L’ ex allenatore juventino sembra aver cementato un buono spirito di gruppo, la squadra è solida e la scelta di puntare forte su Pirlo davanti alla difesa, come non aveva fatto Trapattoni, è corretta. Giocherà con le 3 punte anche al Mondiale, nel caso in cui Totti non recuperi? Se vuole pensare in grande, come l’ Italia deve fare, è auspicabile di sì, come lo è quello di puntare sui pochi giocatori di talento che abbiamo e che servono più di un mediano o di un terzino che completano la rosa. Sperando che Bobo Vieri sia ancora infortunato, in modo tale da togliergli un grande problema di gestione dello spogliatoio e di rispetto della gerarchia dei ruoli in attacco. Se porti uno come Bobo, non è per fargli giocare gli ultimi 20 minuti nel caso in cui si debba recuperare un risultato. Quindi o gioca, ma non è tra i primi dieci attaccanti italiani, oppure lo lascerei a casa, porterei Lucarelli e darei un segnale di grande stima a Toni e Gilardino. Lo stesso dicasi per Del Piero, per non rivivere quel che è già successo nelle precedenti competizioni della Nazionale. Servirà anche creare un cordone di protezione nei confronti di Lippi, che quando è lasciato da solo a combattere nel mare in tempesta, perde spesso la bussola, anzi la testa. Nella Juventus questo ruolo di difensore lo interpretava alla grande Luciano Moggi, lo farà anche in azzurro? La Nazionale “simpatia” di Lippi e Moggi sarà quella vincente?
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categorie: calcio, nazionale
lunedì, 27 febbraio 2006

LA NAZIONALE MOSTRA I MUSCOLI

Non sto con Marcello Lippi e  non per la sua naturale antipatia e arroganza. La Nazionale che si sta delineando è probabilmente quella più povera di talento degli ultimi vent’anni e la rinuncia a Cassano, più o meno definitiva, ne è l’ ennesima riprova. Sarà una squadra muscolare, più vicina al clichè teutonico che al calcio samba, legata alle corse di Gattuso e Zambrotta, alle invenzioni di Pirlo e ai gol di Toni e Gilardino, due prime punte che non faranno mai una coppia ben assortita. D’ altronde se le alternative si chiamano Del Piero, ottima riserva della Juventus, il crepuscolare Vieri, che sarà pure motivato ma non si alza più da terra oltre i 10 cm, e Iaquinta, reduce da un anno passato più in infermeria che in campo, non si può essere troppo ottimisti. L’ infortunio di Totti, che stava attraversando uno dei momenti di forma più brillanti degli ultimi anni, priva l’ Italia dell’ unico giocatore in grado di fare la differenza nelle partite in cui non conta essere più convinti o correre di più, ma avere il grande campione che ti inventa dal nulla il gol. Vero che stiamo vivendo uno dei periodi più poveri di talenti della nostra storia: confrontarsi con il Brasile di Ronaldinho e Kakà e  l’ Argentina di Tevez e Messi, ma anche con l’ Inghilterra di Lampard e Gerrard o la Svezia di un fuoriclasse come Ibrahimovic, è imbarazzante. Il capitano della Roma in azzurro ha fallito spesso, come Del Piero, a differenza di Antonio Cassano che fu l’ unica cosa da salvare degli ultimi disastrosi Europei. Nel Real non gioca, quindi Lippi non può valutarlo. Spiegazione assurda: cosa gli vieta di prendere un aereo e verificare di persona la condizione dell’ ex barese durante le sedute di allenamento? Avere un giocatore tutto genio e sregolatezza può essere quella carta in più per sbloccare le partite inchiodate sullo 0 a 0: non gli si chiederebbe di giocare al massimo 90 minuti, ne bastano anche 5 fatti bene, come lui sa fare, per essere decisivi. Lippi punterà su altro. Sulle motivazioni, sul gruppo, sulla corsa, sulla tattica. Sulla tecnica inevitabilmente meno, anche perché in rosa non c’è nemmeno una ala o una seconda punta che sappia dribblare l’uomo ( Marchionni, Esposito, Flachi, Tavano dove siete?). Parleranno i risultati, come sempre, che hanno già condannato due volte un Trapattoni che non ha saputo osare e rischiare nel momento cruciale. Per Lippi, l’ uomo che ha vinto due volte con la Juve, fare peggio è oggettivamente difficile.
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categorie: calcio, nazionale

MORATTI, C'è POCO DA RIDERE

Predica bene ma razzola male. Così Diego Della Valle aveva descritto l’ operato di Massimo Moratti all’ indomani dell’ annuncio della cessione dei diritti televisivi a Mediaset. Alla luce di quanto successo questo fine settimane le parole del patron viola sono quantomai azzeccate. La lotta contro il sistema non si fa criticandolo una tantum e poi schierandosi con Juventus e Milan, che sostengono da sempre l’ operato del presidene federale, quando si tratta di votare per l’ elezione del presidente di Lega o per la ribadire la soggettività dei diritti pay delle partite di campionato. Così, invece di sottrarsi al potere costituito, ci si accontenta di essere la Cenerentola delle 3 sorelle, raccogliendo le briciole che gli altri lasciano nel loro cammino vincente. Battersi per un management imparziale, efficiente e soprattutto esterno nei posti chiave di Federazione e Lega, come succede all’ estero o negli sport americani, sarebbe il modo più semplice e rivoluzionario per far sentire le proprie ragioni. Magari rinunciando a qualche milione di euro ma ottenendo in futuro più credibilità per tutto il barnum calcistico, anche agli occhi dell’ opinione pubblica. Talmente semplice che non lo farà mai. Intanto Moggi, Giraudo, Galliani e Carraro sorridono e si preparano ad un ribaltone pilotato, che solo nominalmente porterà facce nuove al potere, ma che in realtà servirà solo per mettere le mani sul business degli Europei 2012. Il nocciolo dell’ intera vicenda è l’ esigenza di riformare la norma che regola la prova tv o comunque di correggerla. Già dimenticata la possibilità di punire i simulatori, che continuano a cadere a piede libero, si concordi di prenderla in esame solo se la reazione o il colpo violento vada effettivamente a segno. Inoltre è paradossale che solo per il fatto che un arbitro veda o non veda un episodio pressochè simile, si passi da una semplice ramanzina a una squalifica per più giornate. Semplificare la norma e lasciare meno spazio possibile all’ interpretazione. La certezza delle regole e delle pene, capisaldo di ogni sistema giudiziario veramente democratico.

 

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categorie: calcio, inter, moratti
sabato, 25 febbraio 2006

MESSI, SOGNO PROIBITO DI MORATTI

“ L’ unico giocatore per cui varrebbe la pena fare una follia”. Le parole di Massimo Moratti dello scorso luglio, all’ indomani del Mondiale Under 20, rivelavano senza mezzi termini il nuovo innamoramento calcistico del patron nerazzurro. Lionel Messi, classe 1987, è ormai il gioiello più splendente che è apparso di recente sul palcoscenico mondiale, tanto da proporsi prepotentemente come possibile rivelazione dei prossimi Mondiali. Il Barcellona, dopo una querelle durata mesi sulla validità del suo primo contratto da professionista, gli ha fatto firmare un contratto quinquennale da 5,5 milioni di euro a stagione, fissando la clausola di rescissione a 150 milioni di euro. Praticamente incedibile. Nike e Adidas se lo contendono in una battaglia legale appena cominciata. Con Ronaldinho ed Eto’o forma il trio d’ attacco più forte al mondo e ha appena fatto ammattire Del Horno, costringendolo all’ espulsione, e l’ intera difesa del Chelsea, una delle migliori al mondo, a Stamford Bridge. Ad agosto in amichevole scherzò ripetutamente Thuram, Cannavaro e soci in amichevole. Il vero fenomeno è lui e la sua storia incredibile ne è la conferma. Complimenti al Barcellona che ha investito su quel genietto con problemi di crescita a 13 anni e ora se lo coccola invidiato da tutti. D’ altronde dalla Catalogna passò anche un certo Maradona. A Moratti resta la consolazione della simpatia di Messi per i colori nerazzurri, mai smentita e anzi confermata dalle sue scelte nelle sfide alla Playstation contro Ronaldinho. IostoconMancini vi segnala il blog dove sapere tutto sulla sua carriera e vedere tutti i video dei suoi gol, per gustarsi all’ infinito le magie di un fuoriclasse che difficilmente vedremo mai in Italia.
LIONEL MESSI BLOG : www.lionelmessi.org
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categorie: calcio, inter, messi

ADRIANO, MEGLIO LA SQUALIFICA

Il ricorso del procuratore federale contro la sentenza della Disciplinare che aveva annullato la squalifica di Adriano procura un senso di fastidio generale. Allo staff tecnico e ad Adriano innanzitutto, in quanto si saprà solo alla vigilia del match contro l’ Udinese se potrà contare sul brasiliano, con un ulteriore ritardo sulla tabella del programma di recupero mirato annunciato dallo stesso Mancini. Alla società del patron Moratti, che si vede tirata dentro in un conflitto di poteri interno al Palazzo, fatto che non porta mai a nulla di buono, in quanto, a seconda di come sarà la decisione della CAF di sabato a mezzogiorno, si parlerà di sentenza “politica”, se verrà confermato l’ annullamento, o di accanimento giudiziario sportivo per il terzo caso di squalifica conseguente all’ uso della prova tv. Se è stato squalificato Samuel, per lo stesso motivo anche l’ attaccante nerazzurro dovrebbe rimanere fermo ai box, in quanto l’ intenzionalità del gesto violento potrebbe essere dedotta dalla velocità del gesto di reazione del brasiliano e dalla direzione del suo sguardo. Siam come sempre nel campo della pura discrezionalità e quando si evoca il processo alle intenzioni non è poi una eresia. Quel che dà fastidio alla gente è la mancanza di uniformità nell’ interpretazione di situazioni pressochè identiche, nonché la sensazione, neppure sbagliata, che nel calcio il più forte la faccia sempre franca. Mi limito a sottolineare come una eventuale squalifica di Adriano sia forse più salutare di un suo impiego contro l’ Udinese: ha assoluto bisogno di allenarsi con esercizi mirati per recuperare esplosività e brillantezza in vista del ritorno della Champions, lontano poco meno di 3 settimane. Contro Udinese e Roma ci possono pensare Cruz e Martins, con il recupero del Chino ormai alle porte. Adri deve tornare a fare la differenza: solo così l’ Inter può avere chances per giocarsela fino in fondo nelle tre manifestazioni.
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giovedì, 23 febbraio 2006

MOURINHO COME MANCINI ?

  

Inter – Juventus come Chelsea – Barcellona ? Roberto Mancini come Josè Mourinho ? E’ la domanda che gli appassionati di calcio a tutto tondo, che amano seguire come il sottoscritto anche le vicende pallonare fuori dai nostri confini, si stanno chiedendo dopo il rovente dopo partita del big match di Champions. In entrambi i casi è una decisione arbitrale ad aver scatenato le polemiche: il fallo di Cordoba su Nedved, da cui è scaturito il gol di Del Piero, e il fallo di Del Horno su Messi verso la mezzora del primo tempo, che ha portato all’ espulsione del basco. Conosciamo bene le dichiarazioni di Mancini, che ha accusato senza mezzi termini il ceco di essere un simulatore. Identiche le accuse del tecnico del Chelsea, che ha apostrofato il nuovo Messi – a argentino come un bravo teatrante, scatenando la stampa inglese che si è spinta oltre definendolo “ a dirty dog” , con la sua consuete “ironia” tutta britannica. “L'espulsione? Mi è sembrata un normale scontro di gioco, anzi, piuttosto è stato Messi ad andare addosso a Del Horno e poi si è messo a rotolare, rotolare, rotolare. Ottima intepretazione, bravo. Chiedo a Sky di mostrare ininterrottamente per una settimana la moviola dell'incidente, per indurre l'Uefa a far ripetere la partita e annullare il cartellino rosso". Dichiarazioni pesantissime, che si sommano alla minaccia di mandare in campo la squadra riserve nel match del Camp Nou, e che contribuiranno a rendere ancora più rovente il clima, già surriscaldato dalle vicende dell’ anno scorso e delle polemiche per l’ arbitraggio di Collina. Tornando ai due mister, al di là di alcune spigolature caratteriali, entrambi sono abbastanza presuntuosi, sicuri di sé e molto ambiziosi, non si notano molti altri punti in comune. Il portoghese cura maniacalmente la fase difensiva e raramente il suo Chelsea tocca alti livelli di spettacolarità, puntando sui colpi dei propri campioni, su tutti Lampard, Drogba e Terry, e sugli errori degli avversari per sbloccare il risultato. Ricorda molto il pragmatismo e la ferrea disciplina di Fabio Capello. Chelsea e Juve inoltre sono squadre molto quadrate, compatte e costanti nel rendimento, tanto che per entrambi il bis nei rispettivi campionati è vicino. Punta più sulla tecnica e sul possesso palla il mister nerazzurro, specie a centrocampo, che ha anche un approccio più soft nella disciplina di gruppo. Inoltre purtroppo la bacheca personale pende decisamente dalla parte del Mourinho furioso, che ha vinto tutto col Porto dei miracoli e si sta ripetendo con i Blues, se si escludono, almeno per ora, i successi internazionali. Le due partite sono state decise dagli episodi specifici, ma anche dai colpi dei grandi giocatori, come Ibrahimovic e Del Piero da una parte e Messi, Ronaldinho ed Eto’o dall’ altra. Stelle che hanno fatto scena muta sia nell’ Inter che nel Chelsea ei rispettivi big match, come ben sanno i due mister, ma che non possono pubblicamente dire. Non sanno perdere? Forse, ma sanno quale è la strada per vincere. 
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INTER, INFERNO E RITORNO

 
La convalescenza continua. La linea verde dell’ Ajax ha rischiato di far saltare in aria il progetto Mancini perché le conseguenze psicologiche di un tracollo in terra olandese sarebbero stati dilanianti. Non è la prima volta quest’ anno che la squadra ha un approccio molle e discutibile con la partita: Palermo, Roma, Siena e in parte Juventus in campionato, Oporto in Champions, tanto per citare i casi più clamorosi. La sensazione è che sia una squadra che si specchi troppo in se stessa, conscia di avere grande qualità tecniche e che fatichi a entrare nel clima di battaglia della partita. Le tossine psico-fisiche conseguenti all’ uscita dal giro scudetto non sono ancora state superate e probabilmente la sfida contro i bianconeri andava preparata in un clima più sereno, perché ora la squadra gira in riserva. In un discorso generale, il primo tempo dell’ Inter non è stato molto diverso da quello di Milan e Juventus, a conferma di una sempre difficile ri-abitudine ai climi “ da dentro o fuori “ tipici della Coppa. Su quotidiani e tv viene messa in risalto solo la fatica dell’ Inter, un po perché l’ avversario non era dei più forti, un po per la solita ambasce a criticare apertamente le due squadre più potenti. Roberto Mancini si è preso qualche colpa per l’ atteggiamento generale, dribblando poi le domande sull’ impiego di Cesar e la rinuncia a Pizarro dall’ inizio. Aveva preparato tutta un’ altra partita il mister nerazzurro, confidando di reggere la prevedibile iniziata sfuriata degli olandesi e ripartire con veloci contropiede orchestrati sugli esterni per le due torri Cruz e Adriano. La mancanza di pressing in mezzo e la libertà degli esterni di avanzare indisturbati ha fatto saltare i piani, in aggiunta al pasticcio sul secondo gol avversario. Finalmente positivo il cileno, entrato dall’ inizio della ripresa: Mancini non era quello che aspettava troppo a fare sostituzioni? Nulla di trascendentale, ma vanno sottolineati i cambi azzeccati quando si fanno, compreso quella del brasiliano, a cui la squalifica in campionato può tornare utile per dedicarsi completamente all’ allenamento. Piuttosto c’è da ritrovare una certa compattezza nello spogliatoio, perché la poca serenità di Adriano e  il diverbio fra allenatore e Materazzi sono stati visti da tutti in campo. Fra 3 settimane a San Siro bisogna ripartire da questo secondo tempo, spegnendo fin da subito le velleità di rimonta di un Ajax che sta ricominciando un ciclo con giovani davvero molto interessanti, come Maduro, Rosales e Huntelaar, già ora più di semplici promesse.
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categorie: calcio, , inter
mercoledì, 22 febbraio 2006

MANCINI, TRA ADRIANO E AJAX

I fantasmi e le polemiche del campionato non lasciano in pace l’ Inter nemmeno in terra olandese. Roberto Mancini percorre ancora una volta la strada del sarcasmo e dell’ ironia, per commentare la terza squalifica stagionale con la prova tv ai danni della sua squadra. “ E' meglio che non aggiunga altro, altrimenti prendo qualche altra giornata, non aspettano altro. Adriano non credo abbia alcun tipo di colpa. Quello che è successo sabato non meritava neppure di essere considerato come un episodio da prova televisiva “. Queste in sintesi le sue parole nella conferenza stampa pre Ajax. Ricordiamo che per usare la prova tv sono necessari tre elementi: gioco fermo, fuori dalla vista dell’ arbitro e particolare violenza e gravità nel gesto di reazione. Solo l’ ultimo di questi è dubbio, anche se il brasiliano ultimamente fa fatica a non rispondere a certe provocazioni e falli, spia del suo momento negativo. Personalmente ritengo difficile uno sconto, sulla base che non è importante se abbia preso la mano o il volto quanto il gesto del giocatore e la velocità del colpo farà probabilmente propendere per l’ intenzionalità. L’ attualità dice però Ajax e ai lancieri bisogna stare attenti, anche perché sono una formazione aggressiva e molto preparata tecnicamente e tatticamente. Hanno limiti di esperienza e nel reparto difensivo abbastanza evidenti, ma se verrà lasciato a loro il comando delle operazioni la situazione potrebbe farsi complicata. Un’ Inter in salute non avrebbe problemi, il momento negativo per mancanza di risultati potrebbe aver minato certe sicurezze di gioco. Occhio alle due ali rapide e scattanti Rosales e Rosenberg, alla regia di Maduro e al gioco aereo di Huntelaar, pagato a gennaio ben 9 milioni di euro e stella dell’ Under 21 olandese. Dubbio Cesar – Kily e Martins – Cruz con favoriti i primi, ma con Mancio possibile anche un’ Inter con Adriano unica punta e centrocampo a cinque.
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BALLACK-HENRY: BISOGNA PROVARCI

 

La prima serata dell’ andata degli ottavi di Champions ha messo in vetrina due dei giocatori che servirebbero all’ Inter per fare l’ ultimo salto di qualità di cui ha bisogno, fermo restando la conferma di Adriano in avanti e Mancini in panchina: Michael Ballack e Thierry Henry. Facile a dirsi, non impossibile a farsi, almeno quest’ anno. Infatti il tedesco è in scadenza di contratto e il francese, per la nuova normativa europea sui trasferimenti, può svincolarsi dall’ Arsenal per una cifra attorno ai 6-8 milioni di euro. Il problema principale è superare la concorrenza degli altri grandi club europei: perché mai due stelle di prima grandezza dovrebbero venire all’ Inter che non si può dire sia una squadra vincente, né in Italia né in Europa? La motivazione economica quindi potrebbe fare la differenza: Ballack chiede un quadriennale da cinque milioni di euro netti l’anno, per un investimento lordo totale di 40 milioni di euro. La punta francese viaggia attorno alle stesse cifre, se non qualcosa di più, ai quali va aggiunta la spesa, seppur esigua in linea teorica, per il cartellino. Attenzione però: per un gentleman agreement fra i più grandi club europei  questa possibilità che le nuove norme offrono non è ancora stata utilizzata, quindi si dovrà passare per forza di cose attraverso una contrattazione diretta con i Gunners, che chiederanno verosimilmente una cifra attorno ai 15 milioni di euro nel caso in cui si rassegnino a lasciarlo andare. Molto dipenderà dall’ esito di questa Champions League. Se si proseguirà sulla linea di risanamento, è quantomeno improbabile l’ arrivo di entrambi, anche se potrebbe essere sacrificato qualcuno ( Martins ? Materazzi ? J. Zanetti ? ) per reperire contanti da investire sul mercato. Tecnicamente Ballack prenderebbe il posto di Veron, che torna in Sudamerica, e sarebbe il vertice avanzato di un rombo di centrocampo con Cambiasso vertice basso e Stankovic e Figo esterni. Henry, con la sua capacità di essere sia prima che seconda punta, potrebbe adattarsi bene con il brasiliano che spesso gira troppo al largo dal centro dell’ area. Spendere denaro per acquisti mirati e soprattutto di grande qualità, come è stato fatto per Samuel e Figo, più un paio di occasioni prese a parametro zero, come già fatto per Maxwell. Il mercato dell’ Inter è già delineato, nei ruoli e forse anche nei nomi. Sperando che la tentazione di non smontare tutto non prevalga, sull’ onda di qualche delusione sul campo.
 
Vi segnalo due blog da visitare, in lingua inglese e francese, su Ballack ed Henry, dove troverete anche tutti i link ai loro siti ufficiali:
 
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categorie: calcio, , inter, henry, ballack
martedì, 21 febbraio 2006

RONALDO, 10 MOTIVI PER IL NO

1 – A Madrid si lamenta di non essere amato dalla tifoseria del Bernabeu, a San Siro sarebbe anche peggio
2 – Non ha più stimoli né voglia di allenarsi come un professionista
3 – Dopo gli infortuni non è più quel giocatore rimasto negli occhi del popolo nerazzurro
4 – Sarebbe il capo espiatorio degli eventuali insuccessi della squadra
5 – Non è il giocatore che farebbe fare l’ ultimo salto di qualità a questa Inter
6 – Economicamente non sarebbe una operazione vantaggiosa: tra cartellino e ingaggio, presumibilmente triennale, costerebbe circa 50 milioni di euro lordi
7 – Quest’ anno ha subito già tre importanti infortuni che lo hanno tenuto a lungo fermo ai box
8 – E’ sempre alla ricerca della condizione migliore, ma fatica a trovarla
9 – La sua movimentata vita privata sarebbe sempre al centro dell’ attenzione
10- Roberto Mancini preferirebbe un campione più giovane e non sul viale del tramonto
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categorie: calcio, inter, ronaldo

INTER, RINNOVI E RIMPIANTI

  

Due rinnovi di contratto nelle ultime ore in casa Inter. Due rinnovi con motivazioni diverse, una tecnica ed una economica. Julio Cruz, 32 anni, è apprezzato sia dalla società, in particolare dal patron Massimo Moratti, sia dallo staff tecnico, in quanto è un giocatore utilissimo, produttivo, visto il numero dei gol segnati a partita in corso, e che non si lamenta mai quando viene relegato in panchina, anche quando avrebbe ragione per farlo. L’ argentino ha strappato un ricco biennale a circa 2,5 milioni di euro netti, condizione imposta dal suo procuratore per respingere le sirene soprattutto spagnole. A parer mio è una ottima quarta punta, ma se deve recitare il ruolo da protagonista per l’ intera stagione non ne è all’ altezza in una squadra come l’ Inter. Francesco Toldo, 35 anni,  addirittura ha firmato fino al 2009, acconsentendo di spalmare ulteriormente i compensi che gli sono ancora dovuti in un periodo di tempo più ampio( e nel contempo guadagnando di più ) e convincendosi che Julio Cesar non è un ostacolo insuperabile. Sembrava dovesse partire, ma evidentemente ha scelto la strada più comoda e sicura dal punto di vista economico. Una alternativa che garantisce sufficiente tranquillità in caso di infortuni o cali di forma del brasiliano. Il prossimo rinnovo dovrebbe riguardare Recoba, che può contare sui cosiddetti santi in paradiso, all’ incirca sulle cifre che percepisce Julio Cruz. La conferma dei due sudamericani viene a costare all’ anno quanto avrebbe preteso per stagione Antonio Cassano, italiano più giovane, più bravo, più potenzialmente decisivo dei due messi insieme. Roberto Mancini a gennaio si era sbilanciato nei confronti del talento di Bari Vecchia, che al Real Madrid difficilmente, anche con l’ eventuale partenza di Ronaldo, comunque bilanciato dall’ ennesimo acquisto galactico, troverà molto spazio. Vedendo le sofferenze del reparto avanzato crescono i rimpianti per non aver investito subito quel che si sarebbe potuto risparmiare dopo.
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categorie: calcio, inter, cruz, toldo

VIDEOGOL: ROBINHO

Riprendendo una delle belle abitudini di Mondofootball e in vista della ripresa della Champions League, dopo aver già segnalato nei link dove vedere gratis i gol delle partite di serie A ( e di serie B ) sul sito di RaiSport ( perché pagare il canone mensile a Passport di Gazzetta.it ? ) ecco un link per vedere i gol e seguire la carriera di una delle stelle del Real Madrid e del Brasile, tra l’altro molto apprezzato da Roberto Mancini:
Robson De Sousa Robinho.
Se volete vedere i gol e seguire giorno dopo giorno la sua avventura al Real Madrid, andate sul blog RobinhoWEB : http://www.robinhoweb.com
Se volete vedere anche i video gol del Real Madrid vi segnalo anche il sito http://www.robinho.org
 
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categorie: calcio, video gol, robinho
lunedì, 20 febbraio 2006

MORATTI, PER ORA, STA CON MANCINI

Massimo Moratti alla fine ha parlato, confermando la fiducia a Mancini e la scelta fatta un anno e mezzo or sono, quando decise di consegnargli il timone dell’ Inter. Una dichiarazione probabilmente obbligata, per ricompattare l’ ambiente e dedicare tutte le attenzioni alla trasferta di Amsterdam di Champions League. L’ ennesima dimostrazione che l’ importanza e la credibilità degli altri dirigenti nei momenti decisivi è relativa, ma loro stessi sono ben consci di questo e alla fine contenti di poter scaricare su altri gli oneri della loro professione. Da domani torna la Champions League, competizione che può ancora stravolgere una stagione europea caratterizzata finora dal dominio di Juventus, Lione, Chelsea, Bayern Monaco e Barcellona nei rispettivi campionati.
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AAA: FACCHETTI E BRANCA DOVE SIETE?

Mi sono riletto tutte le news del sito ufficiale nerazzurro www.inter.it per contare le dichiarazioni della dirigenza nerazzurra relative a Mancini o alla delicata sfida contro il Livorno dopo la pesante sconfitta contro la Juventus. Risultato, come ben sapevo : zero. Né Moratti, né Facchetti, né tantomeno Branca hanno speso o voluto spendere una sola parola per difendere l’ operato del proprio tecnico, del proprio gruppo di giocatori, spronandoli in vista degli impegni successivi. Nel frattempo però uscivano su stampa, tv e internet i nomi più disparati dei futuri tecnici nerazzurri, da Eriksson a Benitez, e Mancini era bersagliato da un fuoco di fila che, come ho scritto nei precedenti post, ha molti padri e padrini. Non che la società sia stata con le mani in mano: ha consigliato a Figo di ritrattare le dichiarazioni su Moggi, facendo come sempre riferimento ad errori di traduzione del giornalista di turno, e ha obbligato il mister a scusarsi pubblicamente per il suo comportamento nel post partita contro la Juve. Invece di metterci loro la faccia, insomma di fare quello per cui sono pagati, l’ hanno mandato allo sbaraglio, situazione non nuova per i passati tecnici che sono transitati dalla Pinetina. Ripetersi è diventato noioso, ma la vera differenza con Juventus e Milan è proprio questa: appena c’è un problema, ecco spuntare i faccioni di Moggi e Galliani dovunque c’è un giornalista o una telecamera a ridimensionare o rispedire le accuse e le polemiche al mittente. All’ Inter non si è mai capito davvero a chi tocca questa incombenza, perché Moratti parla quando e come vuole e nel frattempo ha un lavoro nel gruppo petrolifero di famiglia che spesso lo porta lontano. Facchetti, presidente nerazzurro, e Branca, responsabile dell’ area tecnica, sono spesso latitanti: perché?  Perché la vecchia gloria Giacinto non è ancora intervenuta? Perché l’ex cigno di Grosseto non spende cinque minuti a settimana per chiarire l’ operato della società? La risposta è semplice quanto disarmante: poiché Moratti spesso li scavalca nelle decisioni di calciomercato, nei rapporti con la stampa e con i calciatori, si sentono delegittimati e nei momenti delicati non si fanno vedere. Come non ricordare la multa di 100 Euro a Recoba per aver lasciato la panchina durante Inter-Roma o la medaglia d‘ oro consegnata a Fontana per la militanza nerazzurra  dopo essere stato messo fuori rosa per dichiarazioni violente e vergognose durante la stagione contro il suo allenatore? In queste situazioni si crea così un deficit di comunicazione e immagine in cui si inseriscono gli addetti ai lavori per colpire l’ obiettivo di turno, spesso l’ allenatore, che si trova solo a schivare gli attacchi più o meno violenti. Mancini poi ha la colpa di non fare confidenze sulla formazione, cene o regali ai giornalisti, di essere alquanto presuntuoso e ricco e di insultare Bettega nel tunnel degli spogliatoi perché non può stare lì. Al di là delle considerazioni tecniche, ecco spiegato ad esempio lo scarso spirito agonistico a Livorno di giocatori che non vengano “ guidati “, sotto tutti i profili, da una società lontana anni luce dall’ avere una struttura professionale ed efficiente. Vincere qualcosa di importante in questo ambiente assomiglia molto ad un miracolo.
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DAJE FRANCE'

Roberto Mancini, assieme al presidente Giacinto Facchetti, ha augurato a Francesco Totti, giocatore che ha da sempre considerato suo erede per fantasia, classe e tecnica, una pronta guarigione dopo l’ operazione subita domenica sera presso Villa Stuart a Roma in seguito al grave infortunio alla caviglia subito nella partita contro l’ Empoli.
I medici sono ottimisti di metterlo a disposizione di Marcello Lippi in vista dell’ appuntamento mondiale di giugno.
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domenica, 19 febbraio 2006

INTER, LA PUNTA CHE NON C'E'

La punta invocata da Mancini a gennaio non era un capriccio, come era stata presentato dalla stampa, anche su imbeccata di una gran parte della dirigenza nerazzurra, la stessa che sta premendo per fare terra bruciata attorno al tecnico jesino. La crisi che attanaglia Adriano e Martins, la strutturale fragilità muscolare di Recoba e la buona volontà di Cruz servono ampiamente a spiegare l’ unico punto in tre partite conquistato dai nerazzurri. Mi ripeto: in certe partite non conta molto l’ allenatore, ma i grandi campioni che ti fanno vincere le partite anche immeritatamente con un solo guizzo. Che l’ Inter non vincesse a Livorno era nell’ aria, non solo per le molteplici assenze: Veron, Cambiasso, Stankovic, Samuel, Favalli, Recoba e Julio Cesar, più la rinuncia a Figo, che non dimentichiamolo ha 33 anni e deve essere preservato. Innanzitutto si è capito perché Pizarro non è entrato in campo nel match contro la Juve: è completamente fuori condizione tecnica e mentale. Anche nell’ Udinese all’ inizio faticò molto: gli serve sentire una completa fiducia attorno per rendere al meglio. Quindi o si punta l’ anno prossimo su di lui come sostituto di Veron, oppure meglio venderlo, senza tanti altri discorsi. Cristiano Zanetti, Materazzi e Toldo hanno fatto una buona prestazione, mentre Solari e Kily sono onesti comprimari e nulla più. Inferiori a Cesar, che ha potuto debuttare nell’ ultimo quarto d’ora e che diventerà ben presto il primo cambio di Stankovic e Figo. Continua la paurosa involuzione delle due punte nerazzurre: se il migliore della Primavera non fosse Momentè, una zanzara che non ha grande talento per diventare in futuro una stella, si potrebbe pensare a puntare su un giovane. Tanto per precisare: se Lupoli, Rossi o Foti fossero la quinta punta interista lancerei uno di loro. I problemi di Adriano sono di natura personale innanzitutto: scoprire che la sua fidanzata aspetta da lui un bambino quando erano sull’ orlo di una separazione gli ha creato parecchi turbamenti. Lei porta avanti la gravidanza in Brasile dai suoi genitori e l’ auspicato riavvicinamento durante il suo ultimo viaggio in Brasile non c’è stato. Il non trovare il gol ha aumentato le sue insicurezze: è un ragazzo fragile che somatizza in maniera particolare i momenti no che attraversa. La reazione di Livorno, aggiunta a quella di Firenze su Brocchi, è sintomatica. Gli serve un gol importante per sbloccarsi. Martins semplicemente non ha colmato le lacune nel bagaglio tecnico e quest’ anno, tra infortuni e Coppa d’ Africa, sta ancora rincorrendo la migliore condizione. L’ unica colpa del Mancio è stata forse non puntare dall’ inizio su Cruz, ma l’ argentino non è che stia attraversando un gran periodo di forma: da gennaio in poi se si vanno a spulciare le prestazioni in campo viaggia ad una valutazione sotto la sufficienza. Contro un Livorno schierato soprattutto per non prenderle, con Lucarelli isolatissimo davanti, con tanti saluti al gioco spumeggiante di Donadoni, e con la insufficiente determinazione messa in campo, figlia della mancanza di vicinanza della dirigenza alla squadra, come spiegherò presto, serviva un gol su corner o punizione o un guizzo del singolo che non ci sono stati. Le spiegazioni tecniche ed ambientali a questo difficile momento nerazzurro ci sono in abbondanza, se poi si vuole imputare tutte le colpe a Mancini è un altro discorso.
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categorie: calcio, inter, mancini
giovedì, 16 febbraio 2006

SINISA, SCOMMESSA VINTA

Sinisa si ritira. Uno dei fedelissimi di Roberto Mancini a fine stagione smetterà di fare il calciatore togliendosi maglietta e pantaloncini per infilare la tuta. Infatti entrerà a far parte del già nutrito staff tecnico del Mancio, chissà se ancora all’ Inter. Il suo arrivo un anno e mezzo fa dalla Lazio aveva suscitato un coro quasi unanime di critiche e perplessità, bollato dai più come spia di Mancini nello spogliatoio. Il serbo, ruvido e orgoglioso come pochi, ha continuato a lavorare nonostante il pessimo inizio suo e della squadra, nell’ anno del record dei pareggi, fino a firmare il gol decisivo per la conquista della Coppa Italia, trofeo sottovalutato solo quando non si vince e che nella bacheca milanese mancava da 23 anni. Nella stagione 2004/2005 ha collezionato 20 presenze e 4 gol, tutti con quel magico sinistro su calcio piazzato che per anni è stato un incubo per i portieri avversari. In 14 anni di serie A ha messo insieme 45 reti, non male per un difensore. Il mio giudizio su Mihajlovic è quello di un campione che all’ Inter è arrivato nella fase calante della sua carriera, a differenza di molti altri passati sotto le insegne nerazzurre , che grandi giocatori non lo sono mai stati. Il suo palmares resta invidiabile: 1 scudetto col Vojvodjna Novi Sad, 2 scudetti con la Stella Rossa, 1 scudetto con la Lazio, 3 Coppe Italia con Lazio ed Inter, 2 Supercoppe italiane con Lazio ed Inter, 1 Coppa Campioni e 1 Coppa Intercontinetale con la Stella Rossa ,1 Coppa delle Coppe e 1 Supercoppa europea con la Lazio. Condite da 63 presenze nella Nazionale jugoslava. La sua forte personalità gli ha spesso causato molti problemi, pagando in prima persona per le sue reazioni esagerate e scomposte e facendosi odiare sportivamente da quasi tutte le tifoserie avversarie. E’ stata una scommessa vinta, in relazione a quanto poteva dare a 33 anni suonati, anche se il suo nome resterà nella storia per i due cicli di vittorie con Stella Rossa e Lazio. Chissà che prima della fine dell’ anno la sua esperienza, il suo senso della posizione e soprattutto il suo piede sinistro possano servire ancora.
postato da: chico75 alle ore 16:53 | link | commenti (9)
categorie: calcio, inter, mancini, mihajlovic

GEA: ECCO UNA DELLE DENUNCE

La notizia dell’ apertura di una inchiesta giudiziaria nei confronti della GEA e dell’ iscrizione di Alessandro Moggi nel registro degli indagati era nell’ aria. L’ accusa è quella di “ illecita concorrenza con minaccia e violenza “ ( art. 513 bis cp ), in riferimento al sospetto di posizione dominante. Se l’ accusa di Gaucci era passata quasi in secondo piano perché proviene da un uomo che non dimentichiamolo è espatriato a Santo Domingo prima che le conseguenze del fallimento del Perugia Calcio lo travolgessero, è presumibile che una delle denunce presentate nei confronti della GEA abbia preso spunto dalle parole del giovane talento Russotto del Treviso di alcuni mesi or sono. Ripropongo la vicenda così come l’ ho pubblicata sul blog http://mondofootball.iobloggo.com
Chissà se sarà l’ occasione per alzare il velo su qualcosa di sicuramente poco pulito che gravitava attorno alla Lazio di Cragnotti ed ad alcuni centri del potere pallonaro.
 
RUSSOTTO : “Senza GEA non vai avanti ! ”
 
Ancora veleno sugli scambi di mercato che ruotano attorno ai giovani talenti nostrani. Andrea Russotto, ex talento della Lazio ora in forza al Treviso, lancia velenose accuse: "Mi dissero `senza la Gea non avrai futuro``. Il centrocampista offensivo due stagioni fa ha lasciato il vivavio biancoceleste per tentare l`avventura in Svizzera, al Bellinzona, ma ora intervistato da Radioincontro chiarisce come andarono le cose: "A dirmelo fu addirittura un dirigente della societa` Lazio, vicino a quella scuderia di procuratori. A quel punto allora ho preferito andarmene, questo non e` piu` calcio".
Nel cercare di dare un volto a quel dirigente così prodigo di consigli, alcuni hanno pensato a Giuseppe De Mita, attuale direttore generale dell’Avellino, che all'epoca dei fatti ricopriva la stessa carica alla Lazio e che aveva in precedenza lavorato anche per la Gea.
De MIta nega risolutamente: "Io non ho mai parlato con Russotto, né con i suoi genitori. E, in ogni caso, mi risulta che alla Lazio, sia in prima squadra sia nel settore giovanile, ci fossero giocatori rappresentati da diversi procuratori, non solo da quelli della Gea. Penso, quindi, che Russotto possa anche piantarla di fare certe dichiarazioni".
Mentre si profila un'inchiesta federale sulla vicenda, esce dalle nebbie il volto del dirigente laziale che avrebbe "consigliato" ad Andrea Russotto di farsi assistere dalla Gea per il bene della sua carriera. E' l'agente del giocatore, ora in forza al Treviso, a fare il nome: "Il papà del ragazzo mi ha riferito che Riccardo Calleri due anni e mezzo fa si recò presso la sua attività commerciale dicendo «sono un emissario della Lazio. La società biancoceleste farà il contratto al ragazzo se venite con me. Se accetterete, io posso anche portarlo all’estero». Il padre del ragazzo voleva invece che fossi io ad occuparmi del ragazzo e chiese un appuntamento ai dirigenti della Lazio, inviando diverse lettere al presidente Longo, Gardini, Cinquini, Patarca e Pasini. Quest’incontro non c’è mai stato e il r